Just stuff

Negli ultimi tempi mi sono trovata spesso a tornare e a ritornare sul mio rapporto con gli oggetti, il fatto che mi definiscono, che lo voglia o no, il motivo per cui desidero qualcosa, e poi lo compro, barattandolo con una quantità variabile del mio denaro, e quindi del mio tempo e, in ultima analisi, della mia libertà. Mi sono resa conto che, in una fase della mia vita, ho utilizzato gli oggetti per affermare la mia identità e la mia indipendenza, prima di tutto dalla mia famiglia di origine (credo sia anche un percorso piuttosto comune).

Vi faccio una premessa sperando di non essere troppo noiosa: me ne sono andata da casa a 21 anni, ma fino a 24 abbondanti i miei mi hanno “mantenuta agli studi”. Quando sono uscita di casa, ho dovuto accettare (giustamente non so, comprensibilmente di sicuro, comunque mi è servito) di ridimensionare notevolmente il mio stile di vita; è stato un cambiamento piuttosto drastico, che in teoria avrebbe dovuto pesarmi: ma non è successo. Già allora avevo chiaro in testa che stavo scambiando certi agi e privilegi (non solo economici) con una maggiore libertà, con la possibilità di vivere la mia vita senza vincoli che stavano diventando sempre più insopportabili.
Sempre a posteriori mi rendo conto che questa esperienza mi ha insegnato il valore del denaro, ma purtroppo non il dis-valore di certi comportamenti. Appena ne ho avuto la possibilità, iniziando a lavorare e quindi ad avere un po’ disponibilità economica, ho ampiamente recuperato il tempo perduto. Ho traslocato in una casa sproporzionata rispetto alle mie esigenze (nella quale io e il Trev abbiamo vissuto comodamente in due per parecchio); ho comprato una macchina che ho adorato fino all’ultimo, ma che era francamente ridicola rispetto alle mie necessità; ho iniziato a spendere, ho iniziato a comprare. Era il mio modo per dichiarare al mondo che ero finalmente indipendente, libera e adulta. Che avevo successo nel mio lavoro (un lavoro che, incidentalmente, non c’entrava nulla con quello per cui avevo studiato, e che i miei genitori non capiscono ancora adesso), e ovviamente soldi da spendere. Questa tendenza è continuata per un po’ anche dopo l’arrivo del mio principe :) Gli oggetti contribuivano a identificarci anche come coppia, nei confronti del mondo esterno: i libri che entrambi amavano, i mobili per la nostra casa, i regali per gli amici comuni… fino ad arrivare, naturalmente, all’appartamento che abbiamo comprato nel 2005, che è stato un po’ l’apoteosi di tutto questo processo, insieme a tutto quello che ci abbiamo messo dentro (o che abbiamo scelto di non metterci).

Come sapete abbiamo iniziato a invertire il processo: ma non per questo gli oggetti smettono di definirci. Lo fanno per assenza: quelli che decidiamo di non comprare, o di eliminare. Ma non solo; perché, minimalismo o no, io continuo ad avere certe debolezze. Ho fatto dei passi avanti, ho razionalizzato la stragrande maggioranza degli acquisti, voluttuari o non: continuo a essere affascinata da una bella borsa in una vetrina, o da un abitino nero dal bel taglio, ma da lì a comprare ce ne passa: quando dico che ho provato la fatica del superfluo, e che questo mi ha cambiato, non sto usando una frase a effetto, è proprio vero. Non solo non compro: proprio non ho voglia di comprare. Ma ci sono ambiti, ci sono cose, per cui questo non vale; sono i miei punti deboli, sono oggetti assolutamente superflui e tendenzialmente costosi, ma li desidero comunque, e devo trattenermi per non comprarli. Razionalmente so che non mi servono, o quantomeno non mi sono necessari. Che costano una bella cifra, in assoluto e in relativo. Che il marketing (bla bla bla), i bisogni indotti, gli status symbol. Ma non posso farci niente, li voglio e basta: e se per il resto il legame tra “lo voglio” e “lo compro” tendenzialmente si è spezzato, e in mezzo intervengono tutta una serie di riflessioni semi-automatiche che, più spesso che no, svelano l’incantesimo, mi mostrano cosa c’è dietro lo schermo dorato, e in definitiva mi portano a non comprare, per questi oggetti non c’è nulla da fare, l’unico motivo per cui evito di sfoderare la carta di credito è, semplicemente, che mi impongo di non farlo. Almeno per un po’. Perché alla fine vincono loro. Di solito, si tratta di oggetti con una mela sopra.

In casa nostra di mele ce ne sono un bel po’, inclusi due, anzi tre iPhone: la settimana scorsa la sottoscritta, dopo mesi, ha ceduto e si è comprata il 4S, abbandonando il “vecchio” 3GS, peraltro perfettamente funzionante. Non vi nascondo che mi sento quasi in colpa, e provo l’impulso fortissimo a giustificarmi (sìssì, anche con voi che mi leggete), dicendovi che ho aspettato di avere tutti i soldini lì ammonticchiati, che non ho usato la carta di credito, che il lavoro va bene… :) Mi è venuto spontaneo domandarmi il perché di questo impulso (excusatio non petita…), e sono arrivata a una conclusione.

Banale, peraltro: la peer pressure funziona nei due sensi, e bisogna starci attenti. Posso dire, in tutta sincerità, che la mia “voglia di 4S” non nasceva dal desiderio di farmi bella con il prossimo mio. Almeno quello l’ho superato, in altre parole non ho più nulla da dimostrare a nessuno o quasi. Lo voglio per me, piace a me, fa una serie di cose che io trovo utili o gradevoli, non cambierebbe niente se nessuno sapesse che ce l’ho. Questo strano senso di colpa, però, nasce eccome dal desiderio di sottrarmi al giudizio di chi potrebbe dire “Ma come, decluttering, minimalismo, eliminazione del superfluo, e poi il telefono da 600€?”
Ed è un impulso è solo apparentemente più sano di quello, uguale e contrario, a spendere 600€ per un oggetto che non ci serve solo perché “fa figo”.  Quando dico che non ci sono regole, non voglio solo ricavarmi una facile via di uscita, che giustifichi qualsiasi incoerenza: credo davvero che l’importante non è comprare o non comprare, spendere o non spendere, ma mettersi in discussione. Farsi domande autentiche e darsi risposte oneste. Cercare di interrompere il circolo vizioso e diretto “lo voglio/lo compro” inserendoci le riflessioni di cui sopra. A quali altre cose dovrò rinunciare per avere questo oggetto? Mi darà qualcosa (che non significa necessariamente “mi sarà indispensabile”, eh…)? O finirò per non usarlo davvero, perché in realtà non rientra nella sfera dei miei reali interessi, e lo desidero solo per sbatterlo in faccia ai colleghi durante la pausa caffè?

Le mie risposte erano accettabili in entrambi i casi: posso permettermi il nuovo iPhone (concetto che per noi esclude finanziamenti, carte di credito revolving e altre cose del genere, ma sono scelte), e so che mi darà qualcosa. Lo so perché, qualunque cosa voglia dire su di me come persona :), utilizzare il suo predecessore ha continuato a comunicarmi una sensazione positiva, non chiamiamola gioia ma insomma avete capito, fino all’ultima volta che l’ho spento, per accendere l’altro. In altre parole: per me, il periodo di adattamento edonistico rispetto a questo tipo di oggetti è molto lungo. Ma molto (la pagina di Wikipedia purtroppo è solo in inglese; io ne avevo parlato qui). Insomma, me lo sono comprato, pur consapevole che 600€ sono tanti, e che potrei vivere benissimo senza. Giusto, sbagliato? Né l’una né l’altra cosa (credo).

“[...] Oggi, sempre di più, la gente compra un computer come fa per un’auto: perché la definisce [...] È la cultura del consumismo. [...] Si può dire molto di una persona guardando la sua macchina, il barbecue che tiene in giardino, il cellulare che ha in tasca, il computer che staziona nel suo ufficio. Ma non esiste una risposta giusta o sbagliata: più grande e costoso non è per niente sinonimo di buon carattere e solidi valori morali. In effetti, spesso è tristemente vero il contrario. [...] Perciò sì, le cose che possiedo dicono molto di me. Ma quello sono, e quello restano: cose. Oggetti che [...] non dovrebbero mai diventare elementi di distrazione rispetto a ciò che conta veramente, né fattori ai quali consentire di definire il mio carattere, i miei rapporti, le mie convinzioni”. (Da Minimal Mac)

…anche questo vale nei due sensi.

In una parola (e lo dico prima di tutto per me, che ho la spiccata tendenza a trinciare giudizi come polli): attenzione a giudicare gli altri, in base agli oggetti che hanno o che non hanno, allo stile di vita, alle indulgenze che scelgono di concedersi e ai sacrifici ai quali si assoggettano, e di cui solo loro conoscono la vera entità e le motivazioni. Levarsi il paraocchi ed evitare facili buonismi è sano e sacrosanto, ma per giudicare gli altri c’è sempre tempo: cominciamo dalla nostra situazione, sicuramente ce n’è per tenerci occupati e pure a lungo.

Serendipity: L. di Downshifting per caso torna dopo un lungo silenzio e pubblica questo.
Aspetto i vostri commenti: ma siate delicati, che sono una persona sensibile :) E se poi volete farmi sentire meno “in colpa”, ditemi quali sono le vostre debolezze. In ogni caso, parliamone.

minimo è su Facebook, su Twitter e su Scoop

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59 pensieri su “Just stuff

  1. Emma

    Mi fai sorridere! Direi che fino all’iPhone mi ritrovo bene nelle tue parole anzi uguale. NOn mi serve nulla e non voglio nulla….ma per me neanche iPhone. Ma non ti giudico se lo vuoi e ti serve allora va bene. Il mio cell. è vecchio, ho pure perso il copri batteria proprio 2 giorni fà, ma non ne voglio un’altro perche per me è un oggetto che uso per le emergenze e basta. Ma credo che ognuno di noi ha le proprie debolezze.
    Io invece compro ancora i fazzoletti di carta (poi si mettono in compostiera), è vero che non sono costosi. Ma per me che sono contraria all’usa e getta, che voglio fare la paladina del rifiuto i rifiuti… la mia “scusa” è semplice, ho 3 figli e non posso pensare di stare a lavare e stirare fazzoletti per tutti….è la mia pigrizia che viene fuori ma chissà forse un giorno mi metterò a cucirli tanto per sfidare la mia pigrizia!
    Credo comunque che sia difficile passare da una vita di consumi ad una vita senza consumi. Credo che gente come noi siamo già avanti alla maggior parte della gente e che qualche debolezza ci può pure stare :) Beh almeno fa qualche bella foto per il blog da condividere con noi!
    Emma

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    1. elle Autore articolo

      Ciao Emma, sei stata *veramente* delicata e ti ringrazio :)
      Io ho veramente un debole per quel tipo di oggetti: è vero che li uso in modo intensivo perché mi piacciono davvero, mi piace scoprire cosa possono fare, pasticciarci, e come accennavi tu mi sono anche molto appassionata al discorso foto. Fino all’iPhone mi limitavo a dire a Marco: “Guarda che bello quello, fai una foto” perché, anche in viaggio, girare con la macchina fotografia mi era scomodissimo. Oggi invece mi diverto moltissimo, e Instagram è forse la app che utilizzo di più in assoluto. Siamo tutti diversi, e a parte tutto mi pare importante non martirizzarsi ;)

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      1. Emma

        concordo. Anche io sogno una macchina fotografica, per ora uso la piccola digitale di mia figlia…quasi quasi mi fai venire voglia del iCoso quello in offerta :) hahahahaha

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  2. Silvia

    Ego te absolvo, sei lucida e spietata e anche solo per questo ti meriti la libertà di fare quello che vuoi, senza giustificarti.
    Noi abbiamo cenni di arredamento fighetto in casa, traducono in qualche modo alcuni momenti faticosi culminati con un premio fisico, il Bello (per noi in quel momento). Ora non li compreremmo più, probabilmente, ma stanno lì a ricordarci perché adesso siamo diversi.
    Silvia di recente ha scritto Vantaggi dell’essere sfasata

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    1. elle Autore articolo

      …uff… sospiro di sollievo ;)
      Altra debolezza: le cose “belle” in generale. Che magari non sono necessarie e nemmeno utili. Però anche la bellezza dà qualcosa, eccome se. E i mobili di design fanno parte di quella parrocchia.

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  3. goddessinspired

    Io non sono soggetta al fascino degli oggetti con la mela, anzi, faccio parte della schiera dei loro detrattori, l’ ultimo cellulare che comprai mi costò 30€ e ancora funziona, anche se poi l’ ho sostituito due volte con il cellulare di mio padre che lui mi ha ceduto dopo essersene preso uno nuovo (l’ ultimo che si è preso è peraltro proprio un i-phone). Non spendo quasi mai per dei vestiti, finché davvero non mi serve qualcosa di nuovo perché ho consumato le scorte precedenti. Non compro più libri, da quando ho il kindle. Ma mettimi davanti dei trucchi, ed è la fine, sissignore… Personalmente ritengo assurdo spendere 600€ per un cellulare, ma so che può essere ritenuto altrettanto assurdo spenderne 90 per una palette di colori per il face painting come farei io… Quindi, direi che in definitiva ognuno ha il suo tallone d’ achille, nel mio processo di decrescita sono riuscita a eliminare gli acquisti superflui in ogni campo. Tranne quello dei trucchi. Come per te però, mi lasciano soddisfatta a lungo, quindi ho deciso di essere indulgente con me stessa, e direi che tu puoi fare altrettanto no? ^_^
    goddessinspired di recente ha scritto Fondotinta Minerale Chrimaluxe*

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    1. elle Autore articolo

      Io viaggio da anni con un mascara, una matita nera e zero ombretti. E forse, senza arrivare ai 90€ della tua palette di colori, alla tua “debolezza” dovrei avvicinarmi un po’ di più ;)

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        1. elle Autore articolo

          Ho eliminato il burrocacao, almeno quello industriale, da quando ho letto che è praticamente solo paraffina. Cioè petrolio. Cioè non idrata e non protegge, insomma è una stra-bufala.

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          1. goddessinspired

            Ce ne sono alcuni decenti e facilmente reperibili, ad esempio quello dell’ Erbolario ai quattro burri è davvero idratante e protettivo e non ha petrolati vari e inutili! Sai che dovremmo creare un progetto di tutorial di trucco minimo? :D Come truccarsi poco e con poco valorizzandosi tantissimo…! :D
            goddessinspired di recente ha scritto Lush Morbidissima.

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  4. Selene

    Mah, ricordo che proprio tu avevi definito il minimalismo un modo di stare bene, quando ti chiedevo se l’avere un’asciugatrice non fosse contraddittorio. Penso che la chiave stia qui. Insomma, ha senso arrivare alla rinuncia fino all’autofustigazione? È come passare dalla bulimia all’anoressia. Non mi sembra affatto più sano.
    Certo, se invece consideri il “comprare impulsivamente” come una dipendenza, allora ci si può chiedere: bisogna fare come gli alcolisti, che sono costretti a non toccare più alcol per il resto della vita? L’esempio dell’alcol mi è venuto spontaneo, ma mi rendo conto ora della delicatezza dell’argomento – diciamo – in questo contesto.
    Il punto comunque è proprio questo: non mi sembri, a giudicare dalle riflessioni, una “alcolizzata” degli oggetti. Qualche volta, come premio per un risultato, ad esempio, farsi un regalino può fare bene al corpo e all’anima.
    Magari potreste semplicemente imporvi delle regole, che possono anche essere una specie di gioco: “vinco” il diritto di farmi un regalo se faccio questo, oppure dopo aver accumulato un certo numero di “punti” facendo determinate cose :)
    Selene di recente ha scritto A lezione di talento

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    1. elle Autore articolo

      Hai detto bene, è come passare da un estremo all’altro. E non credo che ci arriverò mai, in definitiva perché mi piacciono certe cose e continueranno sempre a piacermi, indipendentemente da tutto. Il discorso “regole” lo trovo un po’ pericoloso, perché subisco un po’ troppo il fascino di certe strutture in tutti gli ambiti, ma in un certo senso lo applico già; a un certo livello, probabilmente lo facciamo tutti… ma credo che cambino radicalmente le “regole”, o se vuoi gli alibi che ci costruiamo ;) Questo acquisto è arrivato dritto dritto dopo che è andato in porto un determinato lavoro, per dire.

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  5. Michela

    Anche io ti assolvo con formula (mezza piena). Mezza perchè condivido la passione per la Mela però magari potevi continuare ad usare il 3G. Cmq non ti giudico affatto perchè temo il momento in cui il mio Nexus S diventerà obsoleto…e io sarò mooolto vulnerabile. Il mio tallone d’achille per adesso è il cibo: non riesco a resistere a mangiare in un buon ristorante o acquistare materie prime di qualità o cibi ricercati.
    Michela di recente ha scritto Tasmania: Under Down Under

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  6. Sarà

    Ti scrivo con l’ iPad bianco comprato il mese scorso. mi esercito nel minimalismo, mica a fare lo stilita! Forse non aderirò alla pura dottrina, ma sono fermamente convinta che se un oggetto mi piace, ne farò un uso gradevole per me, non è stato comprato in modo compulsivo e non andrà meramente ad occupare spazio su una mensola e soprattutto me lo posso permettere, lo compro senza colpa. Non sono esattamente San Francesco, neanche voglio esserlo: anche se sono convinta che il fraticello prima di tutto abbia fatto un’operazione di decluttering perchè non ne poteva più…. Tornando a me mi piace pensare di fare buon uso della razionalità e di non essere granitica, quindi mi compiaccio del divano comodissimo nella sala, dell’acquerello provenzale e del fatto che sulla mia mensola non ci sono soprammobili, perchè se volevo vivere in convento e in restrizioni avrei fatto un’altra scelta. L’esistenza è una serie di scelte, ognuno fa le proprie in modo consapevole.Il senso di colpa occupa spazio nella mia sfera emozionale :))

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    1. elle Autore articolo

      In realtà il senso di colpa l’ho superato quasi subito… più che altro mi ha fatto specie, e ho voluto parlarne.
      Sono d’accordo in particolare con il “e soprattutto me lo posso permettere”, che è un elemento che troppo spesso si tende a non considerare come meriterebbe…

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  7. Diana

    In questi ultimi mesi (anche grazie al tuo blog) ho riflettuto molto su decluttering e minimalismo, forse complice anche la “crisi” (o meglio l’atmosfera di crisi) che spinge al risparmio, alla frugalità, al riuso. Al culmine di questo stato d’animo ho persino venduto il mio adorato iMac 24″, e ancora ho qualche fitta di magone quando ci penso. Sono stata e in parte sono ancora Apple-dipendente, ma penso di esserlo ora in maniera più lucida, più consapevole dei bisogni indotti. Per me la discriminante è la soddisfazione nell’uso, che è una sensazione inequivocabile che non dipende affatto dal giudizio altrui o dall’immagine… preferisco pensarci un po’ e spendere un po’ di più e avere quella cosa, e soltanto quella, che è perfetta per me, piuttosto che riempirmi di plasticaccia da buttare via e sostituire in un circolo vizioso. Ho convinto la mia compagna a prendere un Macbook Air 11″ come unico computer, ho dato via tutto il resto… dopo un anno è felicissima, ancora lì che gongola ogni volta che apre il suo gioiellino. E allo stesso modo a metà pomeriggio ci concediamo un Nespresso e gongoliamo davanti a quella macchinetta comprata in palese violazione dei nostro nuovo anti-consumismo, ma mai acquisto fu più azzeccato… Voglio oggetti che migliorino la mia giornata e mi semplifichino la vita, che non siano ridondanti, che non mi facciano perdere il tempo prezioso che voglio dedicare ad altro… e anche che dimostrino che chi li ha costruiti ci ha pensato bene, li ha progettati con passione, perché funzionino al meglio, perché durino. E anche se ormai tutto è “designed for the dump”, io li farò durare ancora di più.
    (scusa la prolissità!)

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    1. elle Autore articolo

      Nessuna prolissità, anzi grazie perché non avrei saputo dirlo meglio. Mi riconosco perfettamente nelle tue parole; quando ho parlato di un tempo di adattamento edonistico molto lungo, mi riferivo esattamente a quel “gongolare” ogni singola volta che uso o maneggio un determinato oggetto. Vale per l’iPhone, vale per il mio amato Mac, valeva per la mia bellissima macchina che ho venduto ma che rimane nel mio cuore, e potrei continuare a lungo :)

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  8. Alberto

    Eh, eh… argomento ricco mi ci ficco. Il mio primo Mac è datato 1992, un Classic II, in bianco e nero. Era un’altra epoca. Campeggiava sulla mia scrivania in redazione (personalmente all’epoca non me lo sarei potuto permettere) era lento, aveva una memoria ridicola, registrava su floppy. Ma era già troppo avanti. In casa avevo un Pc che mi era stato regalato. Windows non esisteva ancora, credo, e comunque funzionava solo con l’astruso Dos. L’avrò usato due volte… Mi ero innamorato del mio Mac. Un amore lungo che dura ancora dopo vent’anni (nessuna storia con una donna per me è ancora durata così tanto). Ne ho cambiati diversi negli anni, sia al lavoro che in casa. Oggi ho un iMac acquistato nel 2010 e un PowerBook del 2004 che ancora mi da qualche soddisfazione. Ho anche un vecchio iMac di quelli trasparenti (2001) che però sto cercando di vendere (nell’ottica della mia opera di decluttering). Non c’è detrattore che tenga, sono oggetti utili, semplici, tecnologicamente un passo avanti (due?), esteticamente superiori, estremamente minimal. Pensati, progettati, voluti e disegnati da un pool di ‘illuminati’ guidati da un uomo che non è sempre stato un miliardario, ma che al contrario ha sempre avuto delle linee guida minimaliste, improntate alla semplicità, all’esperienza della facilità d’uso e dell’utilità. È assolutamente comprensibile non resistere alla tentazione della mela. Figurati per me che ne sono un discepolo da così tanto tempo. Detto questo, è giusto porsi delle domande sull’effettiva ragione dell’acquisto. Mentre per quanto riguarda i computer, non ho mai avuto dubbi, sui device portatili le domande me le sono fatte. Il mio primo iPhone è stato il 4s, non ho mai acquistato uno dei modelli precedenti. Erano troppo costosi in relazione al vantaggio che ne avrei avuto. E non c’era la possibilità di pagarlo a rate incluse nell’abbonamento al gestore. Ma quando questa possibilità è arrivata (con 3), e il mio vecchio BlackBerry ha tirato le cuoia, non ho avuto il minimo tentennamento. Per quanto riguarda l’iPad, invece, per quanto io sia follemente innamorato dell’oggetto (e ogni volta che passo da un Apple Store resto lì ipnotizzato a tamburellare sul suo display), non credo lo acquisterò. Ho un iPhone e un portatile che assolvono a molte delle funzioni dell’iPad. L’unico, seppur valido motivo per acquistarlo, sarebbe la funzione di e-book reader. Per la quale però esistono device forse migliori, sicuramente molto più economici. Questa mia debolezza (che io però considero una forza) per le macchine Apple, non l’ho mai avuta per nient’altro, automobili, moto, orologi, niente. Fra tutti i soldi che ho speso in questi miei 24 anni di produttività (e di guadagni), gli unici che non rimpiango sono probabilmente quelli spesi per i miei Mac. Ma adottare uno stile di vita minimalista significa per forza negarsi qualsiasi cosa? No, perchè io sono nuovo di queste lande e tante cose non le so. Però so che non mi piace nessun tipo di integralismo. E se è vero che non spenderò più tanti soldi in scarpe, vestiti, ristoranti e quant’altro, è altrettanto vero che so perfettamente che appena ne avrò la possibilità cambierò il mio portatile Apple… senza alcuna remora.

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    1. elle Autore articolo

      La risposta alla tua domanda è “NO ASSOLUTAMENTE NO”. Mele o non mele, non auto-fustighiamoci. Siamo sinceri con noi stessi ma non facciamoci del male, che la vita è già tanto difficile di per sé, e il mondo pieno di brutture. Scoprire cosa è importante per noi, cosa riesce a comunicarci valore e a migliorarci la vita, secondo me è già un dono. Che poi sia un iPhone, un Mac, una palette di colori, un bel mobile, non importa.

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    2. Diana

      Alberto, un Classic II del 1991 troneggia inutilmente (ma meravigliosamente) nel mio studio… e funziona ancora perfettamente! Me ne vergogno un po’, ma è così: un bel prodotto Apple può anche commuovermi.

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  9. lella

    interessante la domanda di alberto, no non credo che per essere minimalisti sia sempre necessario privarsi di qualcosa… minimalismo può essere non avere intorno mille inutili e inutilizzati oggetti, non per forza tagliare drasticamente “tutto”…un po’ di indulgenza concediamocela, verso noi stessi… ognuno di noi trovi una strada verso il minimalismo, ma la sua strada, non la strada di tutti….

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    1. elle Autore articolo

      Nemmeno io lo credo infatti. Penso che minimalismo debba essere “meno”, anche “meglio”. E per me Apple = meglio :)

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  10. Sab

    No, decisamente minimalismo non significa (per me) integralismo. Significa riflettere su cosa realmente da’ un valore aggiunto alla mia vita, su cosa mi piace davvero e cosa invece e’ solo “fuffa”. Quindi se per te l’I-Phone e’ importante e ti sei gia’ fatta tutte le domande del caso, non hai nessun motivo di sentirti in colpa.

    Da parte mia, la mia debolezza e’ la carta, non intesa come materiale ma come contenuti. Libri, riviste, foto, diari, bigliettini, lettere, etc. Una parte sono “clutter sentimentale”: ho diari scolastici di ogni anno da quando andavo alle medie, agende piu’ recenti dove appiccico biglietti del cinema e dei musei, diari privati con le mie riflessioni di adolescente, letterine scambiate con le amiche al liceo… mi tremano i polsi al solo pensiero di affrontare tutta questa roba!
    Ho invece gia’ iniziato con la parte meno personale, ho eliminato (regalato o venduto) una 50ina di libri. Pero’ continuo a comprarne. Nonostante l’ebook reader ricevuto a Natale, solo in gennaio abbiamo comprato 3 libri di meravigliose fotografie e una guida di viaggio. Come si fa a prendere queste cose in versione ebook? Io non ce la faccio. Non sono cose necessarie e nemmeno poi cosi’ utili. Ma li adoro, ho un sacco di “coffee table books” con foto splendide, di viaggio o di natura, e li riguardo spesso. Le guide dei viaggi passati ogni tanto vado perfino a rileggerle! Insomma per me non sono soldi buttati ne’ spazio occupato per niente. Per cui non mi sento poi cosi’ in colpa a comprarli. Un pochino si’, eh :) ma non tantissimo.

    Soprattutto perche’ non sono una compratrice assidua in nessun altro campo. Vestiti, scarpe, borse, accessori, trucchi e similia non mi interessano. Nonostante un marito nerd che ama circondarsi dell’ultimo gadget uscito, neanche la tecnologia mi attira tanto, mi basta che abbia le funzioni base, e se ne hanno inventate di nuove mi ci vuole del tempo per capire se mi servono davvero o no. Sono una late-adapter come si dice in markettese. :P Al limite mi attira qualche oggetto per la casa ma ho capito che e’ “aspirational clutter” e sto cercando di smettere, anche perche’ in casa davvero non c’e’ piu’ spazio..

    Ho anche smesso di comprare stupidissimi souvenir prendipolvere quando viaggio, e sto anche iniziando a eliminare un po’ di quelli gia’ accumulati. Su questo punto mi hai aperto gli occhi con questo post: mi sa che i souvenir sono proprio quel genere di oggetti che “mi definiscono” agli occhi degli altri. Oggettini provenienti da mille posti diversi per dire al mondo “io amo viaggiare, guardate in quanti posti sono stata!”. Ma a pensarci bene, in camera abbiamo appeso un planisfero con le puntine dei posti visitati. In sala invece una cartina dell’Europa con segnati a pennarello gli itinerari dei viaggi fatti. Sugli scaffali della libreria abbiamo decine e decine di guide turistiche e libri di foto di luoghi. Direi che anche se non ci sono la matrioska o il cammello di legno fa lo stesso, no? ;)
    Sab di recente ha scritto Anonimato o no?

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  11. Elisa

    Ciao Laura!
    Un saluto veloce e un po’ di vicinanza spirituale.

    Ho un sacco di mele in casa anch’io (si si, convivono benissimo con gli androidini verdi, sono grandi amici anzi!), e per ognuna condivido con te una punta di senso di colpa e una camionata di edonistiche endorfine ad ogni tap, click e sngick!

    ;)

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  12. yliharma

    come ho scritto a L. di “Downshifting per caso” lo dico anche qui: non esiste una formula magica del minimalismo e non esistono regole universalmente valide, ognuno ci “mette del suo” proprio perché qui non si tratta di leggi da tribunale, ma di scoprire insieme percorsi che ci possono aiutare a vivere meglio con noi stessi, il prossimo e l’ambiente.
    per me ad esempio il minimalismo che conteggia i possedimenti e si impone limiti non va bene, mi farebbe stare male e stressare troppo…
    yliharma di recente ha scritto Un tuffo nel Medioevo

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  13. Giuliana

    Rispecchia il momento, l’attuale il tuo post…ciò che sto vivendo. Dovendo prendere le redini della gestione familiare dei miei, d’accordo con loro sto cercando di eliminare il superfluo di tanti anni. E’ una terapia, che funziona.
    Mantenere l’ordine e il tenere solo ciò che è
    necessario aiuta, anche ad affrontare meglio la situazione.
    E lo scovare ogni giorno ” i tesori sommersi”, li chiamo così gli oggetti che hanno avuto una storia e mi fanno capire meglio mia madre e le sue tante passioni, mi intenerisce a dismisura e intristire.
    Prossima tappa, la mia cantina….

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  14. L

    Serendipity…o comune sentire, chissà? Questo, comunque, mi aiuta a far pace con le mie idiosincrasie!
    A proposito di mela, sono riuscita a starne lontana per anni, ben consapevole che ne sarei stata stregata. Eccomi nel club! Ma d’altra parte, come dici tu, ci sono altre categorie che non guardo nemmeno: scarpe e vestiti? Per la sopravvivenza. Non mi trucco. Non ho la macchina. Grazie ad R ho un fantastico iPad2 che è diventato praticamente un’estensione del mio corpo. E allora? ;)
    L di recente ha scritto Accidenti a me

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  15. Stella

    Credo che il monito sui giudizi sia valido in generale :)
    Io getto alle ortiche minimalismo ed ecologia quando si tratta di cose per le belle arti: in colorificio posso spendere follie, persino se si tratta di spray (mi corspargo il capo di cenere).
    Stella di recente ha scritto Pavia goes green (almeno un po’)

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  16. Paola

    ehm… se pensi davvero di vendere l’iPhone di prima fammi sapere! sono interessata.
    saluti cordiali,
    Paola

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  17. Alliandre

    Guarda, quando ho letto su Twitter che vendevi il 3GS c’è stato un magico momento in cui le mie manine si son messe ad andare da sole sulla tastiera. “wow mo’ me lo piglio io costa la metà dai è minimalismo anche quello un iphone a metà prezzo”.

    Poi ho letto lo stream of consciousness che avevo scritto (avevo word aperto, sai che figura una frase così nel bel mezzo di una traduzione che parla di tutt’altro? :-P) e mi son detta freeeena, il cell ce l’ho è praticamente nuovo e fa esattamente tutto quel che voglio che faccia, l’iPhono è belliFFFFimo ma non mi serve. (Che brava che sono.)

    Capisco la tentazione e capisco il cedimento, anche se non è il genere di cose per cui cederei io (la mela, intendo, o almeno fino a che non collasserà il cellulare, perché anche l’ipad mi piace, ma quel che fa l’ipad e che mi serve lo faccio col pc e col cell e col kindle quindi anche lì resisto-poi non è detto che non ceda davanti al Fire, eh).

    Io i miei cedimenti li ho, sempre e catastroficamente, e nonostante il kindle, in libreria. Maledette librerie. Trovo *sempre* qualcosa da acquistare, sempre, nonostante la tessera della biblioteca e nonostante bookcrossing e nonostante stia pian piano declutterando la libreria di casa. Ai libri, semplicemente, non so resistere.

    Maledetto anche il kindle, eh; è la cosa più minimalista del mondo, avere il lettore di ebook, ma quando capito anche solo per caso nel sito di Amazon la mia carta di credito ULULA dal dolore. Graziaddio ci sono anche un chilemmezzo di ebook gratuiti, eh, però se guardate la mia wishlist su Amazon beh, ecco… :-)
    E calcolate che quando capito in libreria prendo anche robe che con la wishlist di Amazon c’entrano niente… perché toh questo non l’ho messo in wishlist, perché questo non è in wishlist ma fa niente, peerché questo non è in wishlist ma solo perché non era ancora uscito, e toh questo autore non lo conoscevo, e blahblahblah.

    A questo punto, meno male che sono bravissima a tirare il freno con le mele e la roba di design dal prezzo improponibile, eh. Son già socia sostenitrice dell’editoria mondiale, io.
    Alliandre di recente ha scritto Benedetta Anna, bella preghiera :)

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      1. Diana

        Anch’io ero sulla buona strada, poi hanno aperto la Feltrinelli nella mia città… che sensazioni a girarci dentro, sono tornata alla mia adolescenza di divoratrice di libri. Ma ne ho comprati solo due ;)

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        1. Sab

          Io quando qualche anno fa hanno aperto la Feltrinelli a 100 metri da casa mia ho fatto i salti di gioia… il mio portafogli un po’ meno :P Mi sa che di socie sostenitrici, l’editoria mondiale ne ha almeno due :)
          Sab di recente ha scritto Anonimato o no?

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  18. Hobina

    suvvia, io al posto tuo non mi tormenterei così tanto: hai comprato l’Iphone, che sarà mai! Se ti serviva, se ti piaceva, se potevi permetterti la spesa che male c’è? Anch’io oggi mi sono comprata un paio di stivali nuovi quando avevo giurato a me stessa che non avrei comprato scarpe per tutto il 2012, eppure mi servivano e li ho comprati e non sono pentita. Credo che l’importante sia non comprare oggetti sulla scia emotiva, di quelli di cui ti penti un secondo dopo aver riposto la cartina nel portafoglio. Se l’acquisto è ponderato non c’è nulla di male, non è che dobbiamo tornare a vivere nelle caverne!

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  19. Vogliounamelablu

    Che forte, Elle! Che analisi accurata…
    Io se non mangio prima di andare al supermercato ancora metto roba in più nel carrello!! Le spese più impegnative sono di solito ben ponderate, ma è difficile sottrarsi alle sirene della “roba”.
    Oggi una mia amica mi ha raccontato di un sogno in cui il terremoto metteva a rischio la sua stanza in cui tiene gli armadi di abiti, e della sua ansia di mettere al sicuro la sua “roba”, quella dell’armadio più prezioso…
    Vogliounamelablu di recente ha scritto Calligrafia ad oriente

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  20. lorenzo

    Argomento spinoso per me che sono un convinto detrattore del modello Apple in cui individuo contemporaneamente diverse derive. A parte questa considerazione puramente personale, penso che, per assurdo, un eccessivo integralismo nel minimalismo annulli il concetto stesso di minimalismo e non sposti il problema di una virgola, in quanto non si farebbe altro che sostituire alla schiavitù verso di certi comportamenti e idee, una schiavitù verso altri comportamenti e idee magari minimaliste ma senza avvicinarsi minimamente all’essenza del minimalismo. È quella che io chiamo “sovraccompensazione minimalista”.

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  21. suxgiu92

    Beh se può farti sentire un po’ meno in colpa non hai aggiunto un nuovo oggetto ma ne hai sostituito uno che già c’era (e che volendo puoi anche rivendere) con uno più funzionale ;)
    Io mi sto seriamente chiedendo se quando la Apple presenterà il nuovo iPhone varrà la pena cambiare il mio (il 4), ora come ora direi di no, non c’è nulla che il mio modello non faccia e anche se ci fosse le cose che mi servono le fa.
    Tuttavia so che al prossimo keynote la Apple presenterà qualcosa di favoloso e il mio iPhone che qualche minuto prima era perfetto diventerà vecchio e obsoleto e il nuovo diventerà un bisogno assolutamente irrinunciabile, me lo sento.
    Complimenti per il blog ;)

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    1. elle Autore articolo

      Grazie per i complimenti :)
      In effetti l’idea è esattamente quella di rivendere il mio 3GS, per ora mi sono limitata a un blando passaparola ma penso che presto lo metterò su eBay.
      I prodotti Apple sono malignamente fatti per far sembrare orrendamente vecchio e superato tutto quello che fino a un minuto prima era il top del top. Per capirlo bastava guardare il mio 3GS a confronto con il 4 di Marco, oppure dare un’occhiata al nostro iBook. Che è un gioiellino e funziona ancora perfettamente, ma rispetto a uno degli ultimi MacBook, o peggio ancora di un Air… ci siamo capiti.
      È il motivo per cui mi sono IMPOSTA di saltare una generazione, con gli iPhone ;)
      Devo dire invece che non ho subito il fascino del nuovo iPad né ho dovuto farmi particolarmente violenza per comprarlo: il mio, di prima generazione, va che è un piacere, e nessuna delle nuove funzioni del 2 *per me* giustifica la sostituzione.

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  22. Alessandro

    Non so se già l’hanno scritto nei commenti (erano troppi da leggere :P) ma vorrei tranquillizzarti. C’è una citazione (che conoscerai di sicuro, anche se non ricordo di chi sia) che fa “non tenere nulla che non sia bello o utile”. Se per te un iPhone è bello (secondo me si) fai bene a comprartelo. I soldi te li sei sudati, goditeli. L’importante è che non sostituisca le persone che ti circondano, e che non lo usi per fingerti “superiore”. Circondarci di cose che riteniamo belle ci fa stare meglio, quindi perché non farlo? ;)

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  23. elena

    Secondo me nelle “mele”c’è qualche appetizzante strano, come in certi biscotti. Persino a me, che di computers e aggeggi tecnologici vari capisco pochino (non so nemmeno scaricare la musica da Emule),l’Iphone tira tantissimo. Poi non lo compro, perchè 1.al momento mi costa come uno stipendio da call center e 2. perchè davvero non lo utilizzerei per bene, quindi lunga vita al mio cell da 40 euri senza fotocamera e senza niente….ma sventolatemi un paio di Camper sotto al naso e mi vedrete coi sudori freddi…
    elena di recente ha scritto Confusa e felice?

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