I miei primi 5 km

Vi avevo promesso che avrei scritto di nuovo di corsa una volta finito il C25K, “verso la fine di novembre”. Siamo arrivati all’inizio di gennaio, e nel frattempo abbiamo chiuso quel programma e iniziato il B210K (Bridge To 10 K), che dovrebbe portarci a correre i 10 km. Marco ha qualche problema al ginocchio che, se siamo fortunati, in realtà è un’infiammazione. Io vi ho intrattenuto con regali di Natale (qui e qui), varia varietà, LBD, storie profumate di focaccia e momenti light, saldi e piccoli trucchi anti-caos, ma di corsa non ho più parlato. Motivo?

Francamente non lo so, forse ho voluto essere scaramantica. Ma oggi, se avete voglia di leggermi, faccio ammenda. Vi avverto: è stato un viaggio, molto molto emotivo.

Ai 5 km ci sono arrivata la prima volta il 24 novembre, in 37 minuti scarsi (non un gran tempo, ma cerco di evitare il più possibile le menate quanti-minuti-al-km e quanti-km-al-minuto), e con due allenamenti di anticipo rispetto alla chiusura del C25K.
Come al solito usciamo dopo le 19, fa discretamente freddo. Come al solito, poco dopo la partenza, Marco mi supera, una sagoma rossa e nera che presto scompare in lontananza, e mi ritrovo da sola con il mio respiro e la mia musica.
La caviglia per le prime centinaia di metri va un po’ convinta, e a ogni passo mi sembra di sentire distintamente ogni vite, ogni pezzetto di metallo duro, freddo e alieno dentro l’articolazione, traballo e quasi zoppico: sto correndo veramente male, lo so ma mi faccio forza, so che poi piano tutto si scalda, si scioglie, e ogni volta, rapide come un battito di ciglia, molto più rapide della mia andatura, mi attraversano il cervello tutte insieme mille immagini di stampelle, gessi, medicazioni, fisioterapia, dolore, paura anche, radiografie, visite ortopediche, passi, tantissimi passi; e, ogni volta, gratitudine, e incredulità nel vedere che tutti quei passi mi hanno portato dove sono ora, quando temevo che non avrei più camminato, figuriamoci corso.
Ma è solo il tempo di un paio di respiri, è già il momento di attaccare la prima salita e non c’è più spazio per nient’altro, la caviglia si è convinta ma i polpacci si induriscono subito. Cerco di stare il più possibile sull’asfalto evitando il marciapiede e il pavé (che odio), ma c’è nebbia, e devo fare attenzione a non farmi investire dalle macchine che arrivano in senso opposto. Finalmente conquisto la mia piccolissima vetta, so che ora mi aspetta una discesa e poi di nuovo una salita per arrivare di fronte all’ospedale, dopodiché avrò tutto il viale per me, dritto-dritto fino a casa sotto la luce arancione dei lampioni.
È la parte di percorso che mi piace di più, non solo perché è in leggera discesa (!), ma anche perché quando arrivo qui mi sono scaldata e non c’è più freddo o nebbia o pioggia che tenga. Non c’è dopo e non c’è prima, ma solo questo momento, questo passo, c’è un altro runner che arriva in senso opposto e mi fa un cenno (lo sapevate, voi, che i runner si salutano come i motociclisti?); c’è Marco avanti e ancora davanti, e lo distinguo appena; c’è l’edicola che sta chiudendo, e poi le strisce pedonali con le auto che spesso ti lasciano passare, ma a volte sembra facciano apposta per farti fermare. E a te sembra che, se ti fermerai anche solo un secondo, qualunque sia quell’incantesimo meraviglioso che ti ha fatto correre fino a quel momento, si romperà e non riuscirai a ripartire. E poi c’è il bar, pieno di gente che sbircia fuori da sopra il bordo dell’aperitivo, o ti squadra proprio mentre è fuori a fumare, e per un momento incroci il loro sguardo e ti sembra di leggere i loro pensieri come fumetti nell’aria fredda: “Oddio guarda questa, col freddo che fa”.
Ma è solo un attimo, è sempre solo un attimo, hai già superato anche la pizzeria, con i camerieri fuori che aspettano di cominciare a servire i primi clienti e il profumo caldo che viene dal forno. Tra poco passerai di fronte a casa e dovrai combattere l’istinto di fermarti, sarà il momento più brutto perché dovrai convincere le gambe che non siamo arrivate, c’è un altro giro da fare; e mentre l’iPhone ti dice che sono quasi 3 km, c’è un piccolo dislivello, che all’andata nemmeno te ne accorgi ma ora fai proprio fatica. Lo sai che stai rallentando, ma non te ne importa più di tanto: l’importante non è andare veloci, l’importante è resistere, è non fermarsi, e passo dopo passo rivivi tutto come prima. La salita/i polpacci (ma ora un po’ di più), la discesa/la salita, e poi respiri e ti sembra di volare perché hai di nuovo davanti il viale arancione tutto e solo per te. E se ti parte nelle orecchie una cosa come questa, non puoi fare a meno di seguire il ritmo e di sentirti davvero perfettamente “viva e vegeta“: non ti manca il fiato, non hai freddo e non hai caldo, non ti fa male niente, semplicemente corri, e sei felice perché stai correndo e contemporaneamente perché sai che tra un po’ ti fermerai. Ma non troppo presto, però: prima fatemi correre ancora un po’. Fatemi arrivare di nuovo verso casa, e quando la vocina mi dice che ce l’ho fatta, che ho finito l’allenamento, che ho corso 30 minuti, a fermarmi non ci penso nemmeno: mancano poche centinaia di metri per arrivare ai 5 km, e non importa se non riuscirò a correrli nei 35 minuti “previsti”. È un traguardo che, due mesi fa, non avrei mai pensato di tagliare, mai, e adesso lo vedo lì a portata e non saranno pochi minuti in più a impedirmi di arrivarci. Passo davanti a casa senza fermarmi e Marco mi guarda sorpreso quando si rende conto che non sto rallentando: gli dico che devo arrivare ai 5km! e proseguo ancora, solo altri 200 m! Quando finalmente la vocina del coaching mi annuncia che ce l’ho fatta, mi fermo di botto e le gambe, sulle quali mi pareva di volare fino a un attimo fa, all’improvviso sono due pezzi di legno che controllo solo quel tanto che basta a evitare di cadere per terra; mi manca il fiato, e mi viene contemporaneamente da ridere e da piangere, sono drogata di endorfine e non mi sembra vero.

Lo so che sono soltanto 5 km, che a tanti sembreranno robetta, ma ve la ricordate, voi, la prima volta che avete corso per 5 km senza fermarvi? Perché io me la ricorderò per sempre.

“Running is real. It’s all joy and woe, hard as diamond. It makes you weary beyond comprehension, but it also makes you free.”

(…e se non vi piace correre, andate in palestra, a nuotare, fate yoga, giocate a tennis, o semplicemente camminate. Basta scuse! :))

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47 pensieri su “I miei primi 5 km

  1. Sara

    certo che me lo ricordo: la prima volta che ho corso per 5 km. Si delineò il pensiero che potevo farlo per altri 5. E adesso penso che potrei farne più di 42!! prima di diventare decrepita ci riuscirò. Forse novembre 2013. La corsa mi fa il defrag dei pensieri, un giorno si e uno no. Per me scrivere e correre si equivalgono. mi vengono idee nuove, soprattutto risolutive di qualcosa che mi tormenta. Il tuo post lo leggo ora: cuffie e scarpette, sto per uscire…. così ti mando il link del mio! Buona corsa, se ti incotrassi ti farei un cenno!!!

    http://www.facebook.com/sara.capoccitti?sk=notes#!/note.php?note_id=499104571614

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    1. elle Autore articolo

      Hai detto bene: correre fa il defrag dei pensieri, è proprio vero!
      La tua nota mi risulta non accessibile, credo sia un problema di permessi; hai voglia magari di mandarmela via mail? minimoblog AT gmail PUNTO com
      Buona strada! :)

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  2. Alliandre

    :)
    Qui il traguardo iniziando è fare il lungolago senza fermarsi, dai giardini a lago a Tavernola e ritorno sono circa 5k (passando per il parco di Villa Olmo, dalla strada sono un po’ di più, ma il parco è più bello). La prima volta che ce l’ho fatta avevo Run Free della colonna sonora di Spirit nelle orecchie e volevo andare avanti a correre ad libitum. Poi le ginocchia (già allora) m’avrebbero segato la vita, ma vabbé.
    Sul lungolago vedi di quegli elementi (Ironman, anyone? :P) che quando passi in macchina ti vien voglia di parcheggiare dove capita e seguirli a razzo ;) Poi non ce la fai eh, ma vabbé :)
    Per ora sono in palestra sul treadmill (e l’abbonamento scade a giugno, finché c’è sfrutto), ma non vedo l’ora di ributtarmi fuori :)

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    1. elle Autore articolo

      Io opterò per la palestra solo se le condizioni meteo dovessero farsi davvero proibitive (anche se il tappeto sarebbe consigliato anche per questioni di superficie). Finora è andata bene, e siamo quasi a febbraio! :)

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      1. Alliandre

        Per ora sono talmente drogata dal treadmill e dalla sua superficie morbidosa che solo all’idea di disfarmi le ginocchia sull’asfalto rabbrividisco… poi vabbé l’anno prox dimezzo l’abbonamento, ché annuale ormai costa troppo, per cui torno giocoforza sul lungolago. Vorrà dire che per non soffrire troppo farò anche qualche excursus boschivo (Appiano, Lurate, Svizzera, Valbasca, non è che manchino gli sterrati qua eh) :)

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  3. Sara

    Eccola:

    Un fritto di paranza

    Vi scappa a volte di dover necessariamente fare qualcosa? Come la pipì, intendo. Mi scappa un gelato alla vaniglia, una ciambella di Veroli, mi scappa di scrivere. Mi scappa di correre… Alle volte ci vuole, il solito tapis roulant senza soluzione di continuità all’esterno annoia. Così trascino marito e figli in pontinia, egoisticamente, per una corsetta sul lungo mare come nelle vere riviste di running californiane. Soltanto che la mia idea non è originale, cioè la foto sulla rivista californiana deve aver fatto centro, perché a San Felice in diversi si stanno facendo la loro corsetta e il solitario marciapiede assolato che immaginavo non è esattamente solitario. Percorso studiato con la macchina, distanza pure. Cuffie inear nelle orecchie e scarpe semiprofessionali per non sentirsi una schiappa e si va. Corro un chilometro, due, e penso che però le gambe girano e se pure non sono in California, bene uguale, è fico lo stesso. Aumento la velocità e il cervello inizia automaticamente la deframmentazione dei pensieri. Sguardo venti metri davanti a me, ma guardo e non vedo. Fino a che vedo il profilo di una tizia con relativo cane stazza media che trotterellano. Nooo il jogger della domenica ( anche se è sabato)! Dicesi jogger domenicale il tizio che corre per sentirsi bene, saltuariamente e che di solito per svolgere questa attività occupa con il suo cane – che matematicamente corre più veloce di lui, cioè almeno a sette minuti per chilometro – quasi tutto il marciapiede o la pista ciclabile. Per dovere giornalistico mi preme sottolineare che il signore – tale Fixx, un nome, un programma- che ha ideato questo strano ibrido tra la corsa e la camminata veloce è morto a 52 anni. Di infarto. Si vantava di fare un sacco di jogging e di mangiare a scatafascio. L’avversione per questa specie di sportivo non l’avevo mai compresa fino in fondo, perché a mio avviso la prova esclusivamente chi è munito di città con percorsi pianeggianti o parchi per correre. Cioè non io.

    Il suo culone da jogger, intanto, aumenta di superficie con il diminuire della distanza di sicurezza tra me e lei, cioè tra me e la sua invidiabile riserva lipidica. Immaginando l’impatto, i pensieri raggiungono la velocità della mia corsa e in sequenza, argomento: ma porca miseriaccia puoi farti un po’ di lato? Io c’ho sparata nelle orecchie Come Inside dei Chemical Brothers e nelle tue scommetto che ci starebbe bene La Paranza, di Silvestri “…Con prudenza E eleganza E con un lento movimento de panza…”. Ma lei niente continua a trotterellare, forse spera che a forza di procedere a saltelli quel culo le si possa scrollare di dosso. Scendo dal marciapiede, accelero e risalgo. Un chilometro. Due. Un altro. Un tizio mi sfiora il braccio. Gomiti aderenti al corpo, corsa elegante, sfila via. Che cosa avrà pensato del mio culo da cinque minuti e 50 al chilometro? Che almeno io non avevo il cane. Riprendo fiato, mi cambio la maglietta, ci sediamo al ristorante. “ Come è andata?”, mi chiede il marito sottilmente orgoglioso di una moglie che si tiene in forma. Sto per rispondere, ma arriva la cameriera:

    Signora, quest’oggi le possiamo proporre un ottimo fritto. Di paranza.

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    1. elle Autore articolo

      Ieri ho corso per un’ora per la prima volta, perdipiù non stavo benissimo (ho fatto poco più di 8k). Dai 10 sono lontana ma, come scriveva Sara, farne 5 significa anche che ti balena il pensiero che puoi farne 10. Farne 10, che magari puoi fare una mezza… e via così. Ogni allenamento mi dà un’euforia incredibile, e ogni volta mi sorprendo perché riesco a superare un altro piccolo limite.

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    1. elle Autore articolo

      Grazie Emma!
      Anche per me minimalismo e corsa sono strettamente collegati, in un modo che forse non ho ancora capito del tutto.

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    1. elle Autore articolo

      Silvia, mai dire mai! Ti assicuro che se ad agosto qualcuno mi avesse detto che avrei corso 5k prima della fine dell’anno gli avrei sputato in faccia… :)

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  4. Sara

    Verissimo. la prima volta che sono uscita per correre ho corso sessanta secondi e per gli altri 59 minuti ho camminato…Sta tutto nell’iniziare, poi non smetti. Io mi diverto a farmi le playlist su misura e ho pure scaricato quegli allenamenti vocali che ti guidano minuto per minuto e ti dicono quando accellerare o rallentare, di questi ultimi però non sono molto convinta…
    Manco io ho capito la connessione tra corsa e minimalismo. anche perchè il liberarsi del superfluo l’ho scoperto da poco, ma ci sto prendendo la mano…

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    1. elle Autore articolo

      È vero, tutto sta nel cominciare e nel superare i “dolorini di adattamento”. Poi diventa una dipendenza!
      Da qualche parte ho letto che correre fa sudare, e sudare è come fare una doccia “da dentro”. Forse è questa la chiave. E poi c’è il fatto che (almeno per me) correre è zen, perché non posso fare a meno di essere e rimanere “nel momento” (cosa che per me è, in generale, molto molto difficile).
      Ci devo riflettere. Continuando a correre ovviamente ;)

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  5. Sab

    Bravissima!!! Io avevo iniziato a giugno, 2-3 volte la settimana, 20 minuti a botta all’inizio, poi mezz’ora… in cui pero’ correvo 3 minuti e poi camminavo 1 o 2. Non sono andata molto avanti, a meta’ luglio ho smesso.
    Sono allergica alla fatica e non sono mai riuscita ad andare oltre alla fase “oddio sto morendo” :( Forse dovrei riprovarci e vedere di superare il punto in cui rompi il fiato. E magari mi potrei mettere qualche musica nelle orecchie, mi sembra di capire che e’ molto utile! :)

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    1. elle Autore articolo

      Senza musica io non andrei da nessuna parte, su di me ha un effetto euforizzante assolutamente unico. Prova il C25K, si comincia con un minuto di corsa e uno di camminata ed è veramente alla portata di tutti (e fammi sapere come va!)

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      1. Sab

        Il problema come credo di aver gia’ detto e’ trovare il momento adatto per inserire la corsa (o qualsiasi altro sport) nelle mie giornate senza dover rinunciare a dei momenti liberi. So gia’ che se mi metto a correre il lun-mer-ven dopo l’ufficio (mar e giov faccio francese) non duro, perche’ ho assoluto bisogno di avere dei giorni in cui stacco dal lavoro, arrivo dritta a casa e mi svacco sul divano. Altrimenti non avro’ mai successo in un’attivita’ sportiva perche’ faro’ sempre fatica a mettermici, ogni santo giorno sarebbe uno sforzo. Sono in un’impasse… Magari quando fa meno freddo vado all’ora di pranzo. O il freddo e’ solo una scusa? Puo’ anche darsi… :P Comunque ti faro’ sapere se mi ci metto! :)

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        1. elle Autore articolo

          Non è mica detto che tu debba per forza iniziare andando due o tre volte la settimana. Prova con una e parti da lì. Tutto per gradi, come il decluttering ;)

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        2. effemmeffe

          Ok, mi paleso. Sono anche io una patata da divano che ha iniziato a settembre col C25K e ora sta puntando ai 10km (!)
          Il trovare il momento adatto è solo una scusa.
          Davvero, la pensavo pure io e avevo anche buoni motivi familiari per pensarla, con una compagna incintissima!
          Poi ho provato e mi sono reso conto che il tempo perso per correre è davvero poco: col C25K all’inizio da quando arrivavo a casa a quando avevo finito la doccia era passata poco più di mezz’ora. Mezz’ora, mica chissà che.
          Poi certo il tempo aumenta, ma in modo inversamente proporzionale diventa sempre meno tempo perso e sempre più goduria.
          Ed ora che sto puntando ai 10km sto comunque fuori per una 50ina di minuti, aggiungici la doccia e comunque non è mai troppo tempo impegnato.
          Per il freddo a me son bastati una trentina di euro da decathlon, lo patisco per i primi 3/4 minuti poi inizio a scaldarmi e sudare.
          Il mio unico problema attuale è il buio.
          Per l’impasse a me è servito molto il seguire il programma, le tre uscite settimanali erano un piacere e mai un peso.
          E non sono assolutamente uno sportivo, eh? Come per Elle, se qualcuno sei mesi fa mi avesse detto che sarei stato così contento di correre gli avrei riso in faccia…

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          1. elle Autore articolo

            Benvenuto! :)
            Effe è stato il mio faro nella notte, sta anche lui su FF ed era più o meno a 3/4 del C25K quando noi iniziavamo. Leggere dei suoi allenamenti mi è stato di grande aiuto, specie quando avevo dei dubbi: “ma io non lo so mica se ce la faccio a correre 10 minuti di fila”… ora mi fa sorridere ma era stata una pietra miliare.

            Replica
    1. elle Autore articolo

      Capisci bene che se mi mettessi a scrivere di mamme e bambini sarei COME MINIMO un filo ridicola ;)
      E una volta arrivata ai 5… sai già che ci sono i 10 ad aspettarti!

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  6. Stella

    HIHIHI tanta stima!
    Io son quella nel bar che pensa: “Mamma mia, neanche se mi puntassero un forcone nel didietro farei jogging con ‘sto tempo” XD
    Però ho un mio piccolo progettino di recupero fisico per il 2012, che comprende i dvd di Rachel Bryce! Basta scuse!
    Stella di recente ha scritto Time Travellers

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    1. elle Autore articolo

      Uelà, guarda che se dici a un runner che fa jogging viene a prenderti a casa sai ;)
      Comunque non importa che sia corsa o qualcos’altro, l’importante è fare qualcosa. Basta scuse! :)

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  7. annetta

    Hai letto “lo zen e l’arte della corsa”…Libro molto molto bello per principianti, aspiranti e amanti della corsa e dello sport in generale. Io purtroppo mi sono dovuta fermare per problemi al ginocchio, ciò non toglie che quello resti un gran libro…

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  8. Alliandre

    Luca Speciani, l’ho in wishlist da un secolo, leggevo i suoi articoli su Correre. Dovresti poterlo trovare anche su Amazon.it.
    Grazie per avermelo ricordato, Annetta!

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  9. Pingback: il blocco dello scrittore » Blog Archive » Del sopravvalutare se stessi

  10. lafiammiferaia

    Io venerdì ho per la prima volta superato la prova del moribondo (dicesi prova del moribondo fare dieci km in meno di un’ora). Ed è stato stupendo perché del tutto inaspettato: pensa che io volevo uscire solo a fare una corsetta, perché di voglia non ne avevo molta, ma ancora meno voglia avevo di starmene a casa assalita dai miei sensi di colpa per non aver mosso il sedere dalla sedia! ;)
    E, cmq, se qualcuno anche solo 2 anni fa mi avesse detto che IO avrei corso… altro che grosse risate, mi sarei fatta!! ;)

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  15. eleonora

    Ti comprendo benissimo perchè anche a me è successo esattamente così… è una sensazione di grande soddisfazione arrivare oltre quello che la tua testa ti dice che non saresti riuscita a fare!! “Non ce la faccio.., ora mi fermo… NO! non posso fermarmi, ancora un altro pò..” poi passa la soglia di affaticamento e inizia l’adrenalina dell’orgoglio.. “ce la devo fare… altri 2 minuti.. altri 200 metri!” e la prima volta fai 5 km in 37 ‘ e ti dici “corro altri 3 minuti e arrivo a 40′”.. ok i tempi non sono ottimi, la distanza non è tantissima..ma hai superato il blocco..ora ti sembra che puoi migliorare giorno dopo giorno!
    grande soddisfazione!!!

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    1. elle Autore articolo

      Scusa la risposta molto tarda… È vero, è una soddisfazione pazzesca, e soprattutto la consapevolezza di riuscire a superare i propri limiti tende a “tracimare” e ad avere effetti positivi anche in altri ambiti, non solo nella corsa!

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