Anche questo è downshifting (aka Faccio un salto in Liguria)

Oggi, dopo averla perseguitato per mesi e mesi e mesi (!), ospito finalmente un post di Stima di Danno. Stima l’ho conosciuta per caso su Facebook, ormai più di un anno fa, quando ha rilanciato uno dei miei post dal profilo di Lucia/VoglioUnaMelaBlu (anche lei a lungo perseguitata: ma ne valeva la pena). Tra un like e un commento e una mail abbiamo scoperto di avere in comune una serie di cose, tra cui un posto con cui lei è riuscita a far pace un po’ più di me, con quei giri sorprendenti che a volte fa il destino e che sembrano tanto fili di luci natalizie (restiamo in tema). Insieme ad altre DonneDiMeraviglia che ho avuto il piacere di conoscere di persona alla fine di ottobre, Stima è un esempio di un fenomeno che, frequentando Internet da tanto tempo, (le chat prima, poi i client di messaggistica, poi i newsgroup, oggi i social network – diolavecchiaia), ho sperimentato un sacco di volte: se rischi e esci allo scoperto (che non ha niente a che fare con il mantenere l’anonimato o no), se esprimi un pezzetto di te in modo autentico, per un tempo abbastanza lungo, finisci per generare un campo di attrazione, che attira irrimediabilmente persone simili a te. A volte sono sconosciute, altre erano conosciute ma ti rendi conto che è il caso di ri-conoscerle, altre ancora, com’è il caso mio e di Stima, vi siete sfiorate per anni senza incrociarvi mai. Ma lo fate adesso, e il contatto si chiude e le lucine si accendono.
Due parole sul post, che in realtà è in tre parti (c’è il post leggero citato più sotto e il resto della storia). Downshifting non significa solo smettere di lavorare, o lavorare di meno. Può anche significare, o almeno io la vedo così, lavorare di più in termini di orario, ma con il cuore più leggero. È quello che è successo a Barbara.

Mi accingo a scrivere un post per Minimo. Laura mi ha dato carta bianca. Da tempo. E io so benissimo quale dovrebbe essere l’argomento per me, qui in questo blog: il lavoro. Tuttavia mi risulta difficile, per una volta, parlare di me. Ho un lavoro minimo, è vero, e il mio passo indietro rispetto ad un percorso professionale già un po’ bislacco non è stato voluto, è stato subìto. A giorni alterni scopro i vantaggi e gli svantaggi di questa situazione, ma fatico a trovare la chiave per parlare della faccenda senza sbattere troppi dettagli personali in rete. In questo momento non mi va, forse in futuro.

E così oggi scrivo di Barbara, di cui ho già accennato in questo post leggero.
Ne ho parlato prima con lei, ovviamente, un panzerotto nella mano sinistra e la penna nella mano destra, l’intervista che si trasforma in racconto coinvolgente ed in emozione empatica.
Lei è bionda, occhi chiari, minuta. Stupisce vedere come si accalora, appassionata ed orgogliosa. Ha carattere questa donna!

Ed eccola, la voce di Barbara:

“Sono sposata ed ho una figlia preadolescente. Per molti anni ho lavorato in una società multinazionale tedesca nell’ufficio acquisti e logistica. Entrata come centralinista part time, senza titolo di laurea, ho fatto la classica scalata, raggiungendo un ruolo di responsabilità e coordinamento di risorse che doveva essere formalizzato con una promozione significativa. Era un ambiente quasi esclusivamente maschile, dove ho visto e sopportato di tutto e dove ogni mio avanzamento di carriera era commentato con pettegolezzi infondati. Ho sempre ignorato tutto questo, dritta per la mia strada.
Ad un certo punto però mi sono trovata al centro di una vicenda di mobbing, che per un po’ ho subito, con conseguenze sulla mia salute e sulla mia serenità.
Ho reagito, mi sono tutelata con un legale, ho raggiunto una transazione a me favorevole.
E ho cambiato vita, buttandomi in una nuova avventura: questa attività”.

La nuova avventura di Barbara si chiama A Fugàssa ed è un piccolo negozio dove si vende cibo da asporto, con forte prevalenza di specialità liguri e lunigiane. Un forno professionale, un bancone, due tavolini.
Tutto qui, si potrebbe dire, se non fosse che non mi risultano molti locali milanesi dove si possono gustare la vera focaccia genovese, la focaccia di recco, la farinata appena sfornata…

“Mi è sempre piaciuto cucinare – prosegue Barbara – e quando mi è capitata l’occasione di poter sfruttare questo negozio per la mia idea ho subito colto la palla al balzo, investendo la mia liquidazione.
Si tratta di una vera e propria passione, quando posso frequento anche corsi professionali. Il più recente riguardava il pandolce genovese, per Natale ne preparerò un po’.
Da quando ho aperto A Fugàssa ho cambiato vita, umore, qualità del sonno! Ho orari più elastici, torno a casa stanca e un po’ più tardi rispetto a quando ero in ufficio, ma fortunatamente mia figlia sta crescendo e impara a gestirsi le ore in cui è a casa da sola.
Certo, a volte ho paura. Al momento non ho ancora raggiunto la fase del guadagno, ma posso dire che negli ultimi mesi la focacceria si sta facendo conoscere ed apprezzare. Anche se in questa posizione è un po’ dura fare i grandi numeri”.

Certo, la zona è quello che è: periferia residenziale, pochi uffici, all’interno di un complesso condominiale e quindi con poco passaggio… Ci vorrà tempo, il lato positivo è che la concorrenza è davvero poca e per gli abitanti dell’isolato può essere comodo poter contare tutti i giorni su un punto vendita di pane fresco e altre golosità ben più caratteristiche.

Ma forse è proprio qui la scommessa di Barbara: portare una nota di personalità in un luogo anonimo della città. Il suo locale è un piccolo puntino luminoso e profumato in questo inverno particolarmente grigio.
Ed ecco che qui – tra un panzerotto, una farinata, una focaccia farcita, una torta salata, gli sgabei… – ci troviamo a fantasticare su micro-strategie promozionali, progetti di espansione, iniziative aggreganti per diventare un riferimento nell’anonimo quartiere.

Che ne direste se, ad esempio, A Fugàssa diventasse un punto di bookcrossing per il quartiere? Farinata e Fenoglio, Sgabei e Sgalambro… suonano bene, no?

Per chi vuole farsi venire l’acquolina in bocca, ecco la pagina Facebook e il blog .
Se capitate a Milano, in zona Inganni-Bisceglie, andate a cercarla. “Faccio un salto in Liguria!” diciamo noi, in ufficio. Ci si arriva con la MM Rossa, in Liguria.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

32 thoughts on “Anche questo è downshifting (aka Faccio un salto in Liguria)

  1. farinata e pandolce???? se non fossi a centinaia e centinaia di km verrei di corsa!!! il pandolce me lo fa sempre mamma per colazione (alla faccia del Natale) e per me è meglio di qualunque altra cosa 🙂
    in bocca al lupo a Barbara e grazie a Stima di Danno per avercela fatta conoscere! (e l’idea del bookcrossing è carinissima)
    a parte questo posso dire che ho conosciuto sul web persone straordinarie che sono diventate amiche anche se non ci siamo incontrate mai. e non pensavo fosse possibile.
    una di queste è Giulia http://gikitchen.wordpress.com/ 🙂
    yliharma di recente ha scritto Attenti alle trappole

    1. Io sul Web ci ho incontrato anche Colui Che Mi Sopporta da quasi 2 lustri, quindi… ci credo eccome!

  2. @Stima di Danno: tempo fa non ho accettato la richiesta su Facebook senza spiegazione e me ne scuso qui, ma mi stavo dedicando a un “ripulisti” dei contatti e non me la sentivo proprio di aggiungere persone nuove…sorry 🙂
    Se sei su google+ ti aggiungo volentieri: lì è tutto più “light” e meno impegnativo 😛
    yliharma di recente ha scritto Attenti alle trappole

    1. ahahah non ti preoccupare, a me partono le richieste random così, senza un perché 😀 a dire il vero non mi ricordavo più! mi trovi su google+, sì, anche se non ci vado mai…tranquilla, ci si becca ;D
      Silvia di recente ha scritto Il resto della storia

    1. Oh benvenuta! Colgo l’occasione anche per (ri) farti i complimenti per il logo delle Imperfezioni e per tutto il resto del tuo lavoro, che è stupendo davvero 🙂

  3. anche a me sta succedendo questa cosa un po’ magica che, in pochi giorni, sul web ho incontrato donne spettacolari, che mi piacciono. Per puro caso pare che su questa pagina una scriva e una commenti. Le altre, che non conosco, alla prima occhiata mi sembrano della stessa pasta 🙂
    mentre mi crogiolo nel mio stupore da principiante, mi sono anche entusiasmata per questa storia: quante cose riescono a fare le DONNE con due sogni e un po’ di coraggio! (anche gli uomini, ma vado fuori tema….)
    Barbara – mammafattacosì di recente ha scritto Strategie di sopravvivenza: il metodo Freezer

    1. A me è piaciuto molto anche il fatto che questa cosa sia nata da una situazione di mobbing, e quindi di disagio e di discriminazione. Vedete cosa succede quando ci si rimbocca le maniche e si combatte anziché limitarsi a lamentarsi e a chinare la testa?

  4. I love pucciness!!!
    mi avete fatto venire voglia di scrivere un altro post per laura (aiuto!).. ma sono combattuta tra farmi passare la voglia e ripiegare come al solito sui fiori di feltro oppure fare fatica e fare un gesto inutilmente ma radicalmente politico che è dire la mia. Di certo questo sarebbe lo spazio giusto.
    Vogliounamelablu di recente ha scritto Colorare con lo zucchero: biscotti di pasta frolla decorati con la glassa all’acqua

  5. Un grazie a Silvia. Solo ora scopro il tuo nome. Hai saputo raccontare la mia storia come io non sarei riuscita a farlo. Un grazie non solo per la pagina che mi hai dedicato, ma per tutti i consigli che, gentilmente, mi hai regalato per riuscire a mettere in evidenza il mio piccolo negozio. Come avrai capito non ho dimestichezza con chat o blog, ho anche poco tempo per dedicarmi, ma c’è sempre una prima volta per tutto.

    1. Ciao Barbara!
      Spero di avere modo di conoscerti di persona al più presto (e anche di fare la conoscenza della tua focaccia!) 🙂

  6. E’ proprio vera la storia dei campi di attrazione ed è quello che più mi piace di questa “rete”.
    A volte si va dritti per una strada che sappiamo non essere la nostra ma la verità non la raccontiamo nemmeno a noi stessi.

  7. Pomeriggio in auto con il grande: papà voglio una focaccina? E così il salto a trovare Barbara e la focaccia lo abbiamo fatto come promesso a Silvia: ne valeva la pena, davvero e grazie all’insegna verde!
    Ruben di recente ha scritto {this moment}

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