Consigli per il post-decluttering (II)

La prima parte, dedicata alla vendita, la trovate qui.

Dicevamo delle altre strade possibili per liberarci dei risultati del decluttering che non meritano il cassonetto: il baratto oppure la donazione.

Baratto
Sempre complice l’economia decisamente traballante, il baratto negli ultimi tempi è diventato di moda, e le comunità dedicate sono spuntate come funghi: siti Web dove, previa registrazione, si creano annunci per gli oggetti da mettere in circolo e si indicano i nostri desideri. Vi ho già segnalato ZeroRelativo, che è un po’ la decana delle community di baratto in Italia (è attiva dal 2006, qui il blog), e Reoose, che invece è più recente e si distingue per la possibilità di fare baratto anche in modo asincrono, tramite l’assegnazione di un punteggio a ogni oggetto.
Esiste anche la pagina Facebook Riciclo con scambi e baratti, che conta quasi 700 membri. Io la trovo un po’ caotica, ma è frequentatissima e molto attiva.

Se preferite non affidarvi al Web, ovviamente è possibile scambiare vestiti e oggetti con amici e parenti, magari organizzando quella cosa molto fashion di cui ormai si sente parlare un po’ ovunque, ovvero lo swap partyCi si ritrova in una casa e ognuno porta quello che desidera scambiare, magari accompagnando il tutto con una cena, una merenda o un brunch (l’ho detto, no, che è una cosa fashion?). Funziona particolarmente bene tra donne, per rinnovare il guardaroba senza spendere un euro, passare un pomeriggio o una serata insieme e magari fare pure nuove amicizie. Come osserva giustamente Rapanello Urbano, quel che ci piace è avere qualcosa di diverso da indossare: ma non è mica detto che diverso e nuovo debbano coincidere!
Vi segnalo anche il post di Mariaelena su come organizzare lo swap party perfetto.

A Milano esiste una elegantissima Swap Boutique, per tutti quelli che considerano il baratto un’ultima risorsa che sa di scantinati umidicci e di miseria. E sono sempre di più le associazioni che organizzano swap party, dov’è bello anche solo andare a curiosare: sono troppi per segnalarli tutti, ma Google è vostro amico.
Detto questo: organizzare o partecipare a uno swap party tra amici è in cima alla mia lista dei desideri della piccola minimalista, ma non ci sono mai andata nemmeno vicina. Forse non mi sono impegnata abbastanza, o forse, quando abbiamo iniziato il nostro decluttering, ho trascurato questa alternativa in favore della vendita. Magari frequento le persone sbagliate, o è una questione logistica.
A proposito di percezione del baratto, mi sono letteralmente cadute le braccia leggendo i commenti a questa lettera pubblicata da L’Espresso (dove si parla tra l’altro di un altro tipo di scambio, quello che riguarda tempo e prestazioni), e in particolare la frase che segue: “[…] alla luce di quello che ho appena descritto, nella miseria del baratto solo uno snob riesce a trovare delle solide valenze empiriche, io ci vedo tragedia e disperazione […].” Cosa ne pensate?
Forse la crisi economica può avere una conseguenza minimamente positiva, quella di insegnarci a sfatare questo mito triste del baratto come “shopping dei poveri”; e, più in generale, di farci rendere conto una buona volta che acquisire non significa necessariamente acquistare e che, quando ci serve qualcosa, entrare in un negozio e pagarlo a prezzo pieno non è l’unica alternativa. 

Dono
La biblioteca per i libri (ma non tutte li accettano, cosa che non finisce di stupirmi); le associazioni di volontariato che danno supporto a persone in difficoltà; le parrocchie; i cassonetti della Caritas…
Io preferisco di gran lunga fare donazioni a organizzazioni laiche, ma ognuno decide per sé. Resta il fatto che, senza voler fare retorica, quel che a noi non serve più può migliorare, cambiare o addirittura salvare la vita di altre persone.
Nel 2010 in Italia c’erano quasi 2.800.000 famiglie in condizioni di povertà relativa, che per due componenti è pari ad una spesa mensile di 992,46 euro, e 1.156.000 famiglie in condizioni di povertà assoluta, ovvero “con una spesa mensile pari o inferiore a quella minima necessaria per acquisire l’insieme di beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile”. A Bologna raddoppiano i senzatetto. A Milano si rivolgono alla Caritas non solo i disoccupati, ma anche chi un lavoro ce l’ha e comunque non arriva a fine mese. Quale sia la situazione della nostra povera Italia maltrattata in ogni modo, lo sappiamo tutti: persino una cosa idiota come svuotare un armadio può essere un modo per dare una mano.
Alternativa “tecnologica”, Freecycle: “La rete Freecycle è composta da 4.993 gruppi e 8.804.327 membri in tutto il mondo. È un movimento, spontaneo e totalmente no-profit, di persone che, su base locale, donano e acquisiscono gratuitamente oggetti, contribuendo così a evitare che vadano a ingrossare le discariche”. Diffusissima negli USA, la rete Freecycle in Italia conta solo 22 gruppi. Dato che il più vicino a me (Asti) mi è parso molto poco attivo, mi sono iscritta a quello di Milano, che conta più di 1400 membri.

Commenti sull’Espresso a parte (!), sembrerebbe tutto molto bello. E lo è, ma come in tutte le cose i lati della medaglia sono (almeno) due, e penso sia importante parlare anche di quello un po’ più “oscuro”. Anzitutto, leggete questo: che bello il baratto, dice un membro di ZeroRelativo, peccato che troppi barter scambiano solo oggetti firmati, ne sottolineano il costo e pretendono “oggetti di pari valore”. Ne è nato un certo dibattito.
Seconda notazione: dando un’occhiata ai vari siti Web e gruppi, a volte l’impressione è che gli annunci “Cerco” siano nettamente superiori agli “Offro”. In altre parole, che questo tipo di iniziative vengano viste da tanti solo come una possibilità di acquisire qualcosa gratis. Mi verrebbe da dire che è un atteggiamento molto italiota, ma spero di essere la solita esterofila (posizione un po’ esacerbata, lo devo ammettere, dagli avvenimenti degli ultimi tempi, che mi fanno definitivamente dubitare del QI medio della popolazione del Bel Paese). I vostri commenti al riguardo, così come qualsiasi suggerimento su dono e baratto, sono più che benvenuti… giusto per capire se sono io che con l’età sto diventando esageramente cinica.

Insomma, non abbiamo più scuse: le alternative per liberarci di tutto il superfluo esistono, si tratta solo di decidere qual è la più adatta per noi. Allora, cosa aspettate ad aggredire quell’armadio a muro? 🙂

minimo è anche su Facebook e su Twitter

22 thoughts on “Consigli per il post-decluttering (II)

    1. Queste affermazioni mi rendono profondamente triste, quanto bisogna essere “piccoli” per avere idee così? Mah.

  1. ho dato un’occhiata alla boutique di milano, pensando che avrei potuto andare a curiosare un po’ , ma li avete visti i prezzi per accedere al servizio ? 250 euro l’anno o 50 al mese che siano…io che come tante di noi ho gli armadi pieni e faccio vita semplice, non me li spendo neanche acquistando il nuovo…

  2. secondo me hai ragione ad essere “indignata” e triste.
    aggiungo una considerazione: possibile che non si riesca a far passare l’idea che il costo di un oggetto non ne definisce la qualità? possibile che alcuni siano così legati allo status symbol dell’oggetto firmato da non riuscire a vedere quanto la cosa sia stupida? capisco perfettamente che ci sia differenza tra una lavatrice Candy e una di marca sconosciuta, ma tra un vestito Gucci e uno che mi faccio fare dalla sarta con lo stesso modello? e tra la pasta Barilla e quella del discount? mah…
    purtroppo dalle mie parti di baratto non se ne parla proprio, tutti i vari siti/gruppi qui in Umbria non hanno minimamente attecchito: mi devo limitare a vendita e donazione, che di solito si riduce a donazione che vendere mi annoia a morte 😀
    (la chitarra ancora non sono riuscita a venderla…postata anche su altri siti….finirà al mercatino dell’usato o donata a qualche scuola di musica)
    yliharma di recente ha scritto In segno di rispetto e di amore

    1. Dunque.
      Ammetto di essere parziale nei confronti delle cose di marca, almeno alcune. Sia perché “sono belle” (una borsa di Hermès per me è un’opera d’arte, a prescindere dal fatto che non me la possa permettere né in questa vita né in altre), sia perché ritengo che spesso valga la pena di spendere un po’ di più per un prodotto di qualità. Detto questo hai ragione sul fatto che spesso si possa ottenere lo stesso valore con un prodotto non griffato, sia dal punto di vista della qualità che dell’estetica. Il problema semmai è come (se vado da una sarta a farmi replicare un certo modello, a parte i materiali che sceglierò dovrò essere sicura che lei sia veramente capace di riprodurre quel taglio, e così via, mentre in certi casi – e sottolineo in certi casi – il marchio è o dovrebbe essere una garanzia in questo senso).

      1. eh infatti hai azzeccato il punto “il marchio è o dovrebbe essere una garanzia”: secondo me quel “dovrebbe” non lo valuta nessuno. cioè se una roba è di marca la compro e basta, preferendola a una identica non di marca senza neanche provare a valutare le alternative. ma spesso NON è vero. guarda a tutti i prodotti di cosmesi, magari anche di farmacia, magari di marca, che dovrebbero per questo essere ottimi e fare bene alla pelle e costano un pozzo: sono buoni? NO, fanno schifo!!! ma schifo schifo! io non tornerei mai indietro a spendere centinaia di euro l’anno per prodotti cosmetici che fanno male a me e all’ambiente solo perché sono di marca e sono bombardata dalle pubblicità che ne lodano le qualità.
        e questo è un esempio…ho comprato vestiti di marca che mi sono durati meno di quelli del mercatino: colori che stingono, tessuti che si infeltriscono, roba che deve essere lavata solo a secco (????) pena la distruzione totale…
        yliharma di recente ha scritto In segno di rispetto e di amore

        1. Purtroppo hai ragione. Sono una convinta (issima) sostenitrice del “poco ma buono”, preferisco comprarmi UN capo di qualità, che tre così così, e questo significa anche che tendo a privilegiare cose abbastanza classiche (la tendenza di stagione sembra un’ottima idea lì per lì, ma l’anno successivo si rivela un pessimo investimento) e praticamente sempre negli stessi colori, quelli che mi piacciono, mi stanno bene e stanno bene tra loro. Ho una borsa di Furla (comprata in outlet, peraltro, a un prezzaccio) che vale il suo peso in oro, è stupenda, robustissima, e malgrado sia rossa (che non è il mio colore preferito anzi) praticamente sta bene con tutto. In realtà basta poco per capire subito cosa sarà un ottimo acquisto e cosa non uscirà mai dall’armadio, è che a volte (spesso) ci facciamo abbagliare dall’affare, dall’entusiasmo, da quello che vorremmo ci stesse bene o andasse bene per noi, e invece nella realtà non ci azzecca… e anche dalla marca.

  3. grazie cara per la citazione…il decluttering, per me, sta diventando una filosofia di vita. gli oggetti che accumuliamo neli anni hanno un valore affettivo che fa la nostra “memoria storica”. siamo affezionati al vecchio maglione o alla felpa ormai vintage senza pensare che se la dessimo via aiuteremmo delle persone che ne hanno bisogno. senza contare che, eliminando il vecchiume potremmo fare spazio alle novità…in questo momento, sul gruppo scambi e baratti che hai citato, sto scambiando un set arricciacapelli che non uso più (ho i capelli cortissimi) con una decorazione hand made da regalere a natale…e se mi ricresceranno i capelli? farò un nuovo scambio!!!
    yummymummy di recente ha scritto Saponi natalizi

  4. Purtroppo sembra che nonostante la crisi viviamo ancora in un mondo (paese?) che da’ troppa importanza alle apparenze, e pochissimi si sognerebbero di dire ad alta voce “questo vestito l’ho barattato con una delle mie vecchie cose”. Fa troppo sfigato…
    Personalmente non sto per ora pensando al baratto perche’ voglio svuotare casa, non semplicemente scambiare un oggetto con un altro. Per ora quindi vendo, dono o butto, non baratto. Ma non escludo ovviamente che in futuro lo possa fare.
    Il discorso oggetti firmati non lo capisco proprio se si tratta di vestiti. Quando compro un pezzo di vestiario o un accessorio, guardo prima di tutto se mi piace o no, poi il prezzo (e per me gia’ 30 euro possono essere troppi se si tratta di una magliettina o di un paio di infradito). STOP. Della marca mi frega meno di zero. Anche perche’ io sono una che i vestiti li divide in due tipologie:
    1) quelli con cui mi sento a mio agio e allora li metto TUTTI I GIORNI (non sto scherzando, letteralmente sempre lo stesso) a parte quando sono a lavare / asciugare, e che nel giro di 1-2 anni saranno da buttare perche’ consumati (e questo a prescindere se siano di marca o da mercatino)
    2) quelli che dopo un paio di utilizzi mi rendo conto che non ci sto bene, hanno qualche difetto etc e quindi li usero’ controvoglia se va bene una volta a stagione.
    Non vale quindi la pena per me comprare roba che costa tanto!! Ma io sono un po’ una mosca bianca, di quello che pensano gli altri guardando come mi vesto non mi importa nulla.
    Invece le marche sono secondo me importanti quando si comprano oggetti tecnologici o specialistici (attrezzatura sportiva, elettrodomestici etc). Ma qui si entra in un altro ambito credo.
    PS sorry se ho “rubato” la tua idea e ho fatto un post con i vari modi di liberarsi degli oggetti che non vogliamo piu’, in realta’ non ci ho nemmeno pensato che probabilmente avevo preso spunto da te anche se non me lo ricordavo. Ora rimedio e metto un link ai tuoi post nel mio!! Sorry ancora!
    Sab di recente ha scritto Come far uscire di casa gli oggetti indesiderati

  5. Ho un osservatorio privilegiato su quello che significa “case stracolme di oggetti inutili”: per lavoro visito case (non faccio il topo d’appartamento e neppure la donna delle pulizie) Sono anni che analizzo il fenomeno, vedo che effetti hanno le case stracolme sulle persone e anni che tento di liberare/semplificare la mia vita e la mia casa. Parlando con una mia cliente svedese ho scoperto che per loro è normale scambiarsi i vestiti e gli accessori tra amiche. Ogni tanto si incontrano e si scambiano i vestiti. E che aveva provato a proporlo ad amiche italiane ma che non aveva avuto successo , solo reazioni stupite o imbarazzate. Abbiamo ancora la mentalità che vestito usato corrisponde a parente povero. Domani parto per Vienna , venerdì andrò ad una inaugurazione di una mostra a cui sono stata invitata; il tono della serata è elegante; non avevo nessuna voglia di spendere un sacco di soldi per cui ho telefonato a mia cugina, che è molto più festaiola di me , e mi sono fatta prestare una borsetta da sera e una stola . Senza problemi o imbarazzi. Per contraccambiare il favore, quando le restituirò le sue cose, le regalerò un vasetto di marmellata fatta con le mie manine! Un altro esempio che posso portare è quello di una mia amica svedese che quando sono andata a stare in affitto dopo la separazione mi ha chiesto se volevo in regalo acune cose che a lei non servivano più. All’epoca, circa 10 anni fa sono rimasta stupita da quell’offerta, devo dire però che tutto mi è servito; potremmo fare noi lo stesso, quando sentiamo di qualcuno dei nostri amici/ conoscenti che cambia o mette su casa , offrire pentole, piatti, biancheria, abat jour, tavolini o quant’altro abbiamo in abbondanza. Per quanto riguarda vecchie coperte e piumini un’ottima idea è di contattare un canile o gattile privato e di chiedere se ne hanno bisogno.
    Ora che abbiamo imparato la lezione però dobbiamo imparare a non ricascarci, cioè non ritrovarci fra due anni con lo stesso problema!!! Valutare ogni singolo acquisto, dal punto di vista economico e anche sull’impatto che avrà nella nostra vita e nell’ambiente in cui viviamo.

    1. In Nord Europa sono molto, molto più avanti di noi da questo punto di vista…
      Posso capirti: quando è venuta da me la persona che avrebbe dovuto seguire la vendita della mia casa, ha fatto ovviamente qualche foto. Le ho chiesto se voleva che spostassi/sistemassi qualcosa e mi ha risposto “Stai scherzando, magari tutte le case fossero come la tua! Sapessi cosa vedo normalmente!” 🙂
      E speriamo davvero che questa crisi abbia almeno questo piccolo lato positivo. Ma quando e se torneranno a girare i soldi, forse la gente farà l’opposto, e riprenderà a spendere più di prima per esorcizzare… chissà.

  6. Benedetta ragazza, sapessi quello che devo fare io quando vado a fare le foto!!! Ho visto di tutto: mi è capitato pure la dentiera della …ehm….ex padrona di casa….ora…..passata….di la….; niente , parli con i parenti/eredi e spieghi che dovrebbero ecco, magari, togliere la spazzola con annessi capelli e la vestaglietta appesa dietro la porta del bagno E i 18 quintali di giornali/libri/piatti/bicchieri/soprammobili che non si riesce neanche a capire quanto è grande l’appartamento ma niente….loro sperano beatamente che le cose ,puff spariranno, o, ipotesi irrealistica che chi comprerà si innamorerà della libreria in palissandro, e te lo sottolineano con orgoglio, costata 4 milioni nel 1972, e quini se l’accolleranno con tutta la chincaglieria annessa.
    Ti vedono quasi come una nemica: cosa devono fare loro di tutta quella roba? Non si potrebbe fare che gli acquirenti se la possono prendere con la casa? Perché tu continui a rompere dicendo che fra 20 giorni c’è il rogito e quindi l’appartamento deve essere vuotato?
    Per esperienza dico che un appartamento o una casa sgombri si vendono in metà del tempo, perchè risultano più spaziosi, ariosi e trasmettono armonia e pace.
    C’è anche il versante opposto: si, l’appartamento mi piace, è nella zona che volevo, è luminoso, i metri ci sono tutti, la disposizione è ok, è ristrutturato così non devo fare niente/non è ristrutturato così lo sistemo come voglio io, ma non mi sta la libreria, la MIA ha 4 metri e mezzo, qui la parete è 4 metri e 10 e dove metto io i miei 4500 libri? Eh? Eh? Comperare una nuova libreria? Ma sta scherzando? Quasi sempre segue che la libreria è in palissandro……Ormai odio il palissandro.Oppure tutto va bene, pure il prezzo, ottimo si si , ma non mi sta il MIO armadio in camera da letto che lei non può capire ho così tanti vestiti che non so nemmeno più dove metterli. Quindi stanno cercando un contenitore per armadi/ librerie e non una casa….
    Stavo per spararmi un colpo o in alternativa buttarmi dal terrazzo ( del quinto ed ultimo piano) quando una tipa mi ha detto che si la casa era perfetta ( equidistante dalle case dei genitori di lui e della mamma di lei ) , ma NON C’ERA LO SPAZIO SUFFICIENTE PER LA SUA COLLEZIONE DI SCOIATTOLI DI PELUCHE E DEI SET DI VALIGIE.
    Allora che te ne pare? Dopo aver visto tutto questo acquisto a cuor leggero solo merci deperibili, mentre pondero ben bene anche l’acquisto di un bloc notes….

  7. Ho parlato anche io di spese proprio nell’ultimo post (Spendere meno vs. spendere meglio) 😀

    Io spero che la mentalità da, come diceva qualcuna, vestito di seconda mano = parente povero piano piano passi. Le mie amiche e ragazze che ho conosciuto, da quando sanno degli swap parties, non fanno altro che chiedermi: quando è il prossimo?? 😀

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