Consigli per il post-decluttering (I)

Avete svuotato un armadio (o tutti), sgombrato una erercaensola o l’intera casa. Siete soddisfatti e orgogliosi della vostra impresa. E adesso? La domanda non è filosofica, ma molto pratica: basta un decluttering anche minimo per rendersi conto che il vero problema, spesso, non è rinunciare alla seconda macchina del caffè, o al guardaroba di capi dai colori e dalle taglie improbabili: ma cosa farne una volta che abbiamo deciso di liberarcene. Un problema non da poco, perché rischia di compromettere i nostri sforzi (non mi ci metto nemmeno, poi tutta quella roba dove la metto, guarda che disordine, per tanto così era meglio prima…).

Un esempio tipico è il guardaroba (dato l’argomento, parlerò al femminile… mi scuseranno i lettori maschi). L’abbiamo affrontato con coraggio. Abbiamo detto addio a quei jeans che da anni non entravano più (e con loro, alla “me-stessa-più-magra-e-più-giovane”). Abbiamo preso atto di tutti gli acquisti dissociati accumulati nel corso di anni (che fatica). Tanti capi hanno preso la via del cassonetto, ma altri (nella mia esperienza sono la maggior parte) sono in buone o in perfette condizioni, anche se non sono (più) adatti a noi, magari si tratta addirittura di capi o accessori firmati (no, non fermatevi a mangiarvi le mani per i soldi che avete buttato: capita a tutti. Passiamo oltre, che è più sano), con un certo valore. Il risultato finale è che l’armadio è finalmente ordinato, ma di fianco si innalza una pila di vestiti e accessori di cui non sappiamo cosa fare. Abbiamo l’impressione che il risultato di tutti i nostri sforzi sia… più disordine di prima. È una realtà con cui mi sono scontrata spesso, e quindi ho pensato che potesse essere utile mettere insieme alcuni consigli su come affrontare il post-decluttering.
Le alternative fondamentalmente sono tre: a) vendere b) scambiare c) donare. Oggi mi occupo della prima, le altre due le vedremo prossimamente.

Vendere
Ho l’impressione che sia l’alternativa meno gettonata (paradossalmente?). Sia perché comporta un certo sforzo, sia perché (sempre mia impressione, smentitemi se del caso) c’è questa idea più o meno cosciente che l’unico motivo valido per vendere il nostro usato sia una necessità economica. E che, quindi, si tratti di un’attività poderosamente lesiva della nostra immagine, di persone ricche, di successo e totalmente autosufficienti. Sono convinta che riuscire a superare la pessima fama all’usato, venduto e acquistato, sarebbe un enorme passo avanti (economico, ecologico, sociologico, attaccate voi un -ico a caso perché ci stanno bene un po’ tutti). Partiamo quindi da un presupposto molto chiaro: vendere (o acquistare) usato non significa essere ridotti in miseria. Significa avere a disposizione oggetti superflui che mantengono un loro valore e che altri potrebbero volere, in cambio di una somma di denaro. Detto questo, come fare materialmente se vogliamo intraprendere questa strada?
Anzitutto, tenere presente che, salvo eccezioni (gente che si scanna su eBay per un oggetto al quale voi non avreste dato due lire, oppure la scoperta che quell’orribile attaccapanni è in realtà un costosissimo oggetto di design), vendere usato non significa diventare ricchi. Non dimenticare mai che lo scopo primario non è guadagnarci (e nemmeno andare in pari) ma liberarci di un oggetto superfluo. In qualche caso l’avremo ampiamente ammortizzato, in qualche altro no, ma nell’equazione deve sempre entrare il fatto che per noi non ha più senso conservarlo: qualcuno ci sta pagando per liberarcene.
Per trovare questo qualcuno esistono due strade: eBay e i negozi dell’usato.
Il vantaggio di eBay è che si tratta di una struttura ben consolidata e ben organizzata, che ci permette di fissare noi il prezzo dell’oggetto e in generale di controllare da vicino la transazione. Si può utilizzare la modalità tradizionale (quindi l’asta) o quella più recente degli annunci, ottima per gli oggetti che sarebbe complicato spedire, o comunque per i casi in cui si preferisce che lo scambio oggetto/contanti avvenga di persona (molto più semplice, per tanti motivi). L’asta è meno diretta e più impersonale, si basa su un sistema di feedback e sul presupposto che chi acquista paghi il dovuto, tramite bonifico o PayPal (in quest’ultimo caso al venditore verrà addebitata una commissione), prima della spedizione dell’oggetto.
Lo svantaggio di eBay è che richiede tempo ed energie per creare l’asta o l’annuncio, rispondere alle domande dei potenziali acquirenti, spedire l’oggetto o organizzare lo scambio (e anche per gestire gli inconvenienti che a volte si verificano).
Fatta eccezione per oggetti molto ricercati, se si vuole vendere (ve lo ricordate, vero, che il nostro scopo è liberarci di tutta quella roba?) bisogna partire da un prezzo di partenza (molto) basso e rassegnarsi alla possibilità di ricevere anche una sola offerta, e quindi che il ricavato sia miserello. Ovviamente nessuno ci vieta di partire da una cifra alta o altissima e sperare nel colpo di fortuna, ma tendenzialmente non è una tecnica che paga 😉

I negozi dell’usato stanno spuntando come funghi e ce ne sono un po’ di tutti i tipi. La mia esperienza si limita ai due estremi della catena: il primo è un negozio di usato firmato, aperto di recente in Alessandria e che si chiama DejaVu. dove finora sono andata solo a curiosare. Mi ha colpito per la quantità e la qualità dell’assortimento (è incredibile vendere quanti soldi riusciamo a spendere in capi costosissimi che poi non mettiamo!), e la  proprietaria è pure simpatica, ma non le ho ancora portato niente di mio.
Come funziona (credo che il meccanismo sia lo stesso ovunque): capi e accessori (di stagione, puliti e in ottimo stato) vengono ritirati in conto vendita ed esposti in negozio per un determinato periodo. La valutazione dipende ovviamente da una serie di fattori ma, per quel che ho potuto vedere, è sensata. Alla fine del periodo, se è rimasto invenduto, ovviamente l’oggetto viene restituito.
I negozi di quest tipo ormai si trovano un po’ ovunque nelle grandi città e non solo, e si occupano di abbigliamento firmato, di abbigliamento e accessori per neonati e bambini, di mobili, e naturalmente libri, CD, DVD, fumetti e perfino videogiochi.

All’estremo opposto, ci sono i “grandi magazzini” dell’usato, di solito in franchising. Noi abbiamo fatto una prova in settembre, con una trentina di oggetti e oggettini di tutti i tipi, dalla lampada al vaso decorativo dell’Ikea.
Il prezzo di vendita di ogni oggetto è stato stabilito previa ricerca su Internet (quindi in modo affidabile e trasparente), l’eventuale ricavato ripartito tra proprietario originale e negozio. Finora abbiamo venduto 16 oggetti, per un totale di 41€, a tutti gli effetti di cose che non sarebbe stato assolutamente pensabile vendere per altri canali: le avremmo probabilmente buttate (o tenute in cantina a fare muffa…) quindi, anche se il ricavo totale non è eccezionale, per me l’esperienza è decisamente positiva e la ripeteremo.
Altro grande vantaggio: al termine del periodo di vendita, si può decidere se ritirare gli oggetti oppure darli in beneficenza, liberandosene definitivamente.

Il mio consiglio: se quello che avete da vendere presenta un minimo di attrattiva (articoli di elettronica, accessori firmati…), vale la pena fare un tentativo con eBay, perché ci sono ampie probabilità che il ricavato vi ripagherà dello sforzo.

Questo, naturalmente, se vi va di dedicare un po’ di tempo a gestire aste/annunci. Se non è così, o per oggetti meno appetibili (articoli per la casa, piccolo elettrodomestici funzionanti ma magari non perfetti esteticamente, abbigliamento in buono stato ma “anonimo”…), la scelta giusta è il negozio, più o meno specializzato: il ricavo sarà probabilmente inferiore, ma una volta portato l’oggetto in negozio non dovrete fare altro che ripassare a ritirare i vostri soldi.

Altre segnalazioni in ordine sparso e declinando ogni responsabilità etc. etc.:
il Mercatino dell’Usato
per chi è in zona, i mercatini dell’usato di Milano e Cambiago della cooperativa Di Mano in Mano, dove si trova un po’ di tutti ma in particolare arredamento, abbigliamento vintage e oggetti per la casa, compreso antiquariato
al Libraccio è da sempre possibile portare il proprio usato (libri, CD, DVD – noi l’abbiamo fatto varie volte); in ogni città e provincia ne esiste qualcuno, ormai, quindi sta a voi fare una ricerca mirata e magari andare a curiosare… ma attenzione a non farsi prendere dalla sindrome dell’outlet.

E poi, ovviamente, c’è il classico passaparola tra amici: per noi si è rivelato ben poco efficace, perfino quando regalavamo anziché vendere. Forse frequentiamo le persone sbagliate, o forse la riluttanza è ancora più forte, se l’usato proviene da una persona conosciuta. Comunque, è un canale a costo zero, e quindi vale sempre la pena di provare.

Cosa pensate della possibilità di vendere il vostro usato (vi sembra normalissimo, vi mette a disagio, ritenete che non ne valga la pena)? Avete mai venduto su eBay o tramite un negozio? Avete qualche segnalazione da fare (magari le raccogliamo in una pagina apposita!)? Ditemi tutto che sono curiosa!

[Foto di Oltre l’asfalto]
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26 thoughts on “Consigli per il post-decluttering (I)

  1. Io e una mia amica ad ogni cambio di stagione facciamo “lo spoglio dell’ armadio”. Ci scambiamo i vestiti in buono stato che possono interessare all’altra, quelli restanti li regaliamo a famiglie numerose che li prendono molto volentieri. Inoltre è un’ occasione per divertirci e provare abbinamenti originali!

  2. Io ci ho provato con dei vestiti. Ammetto che erano abbastanza fuori moda, ma c’era anche qualcosa di bello, ad esempio un completo gonna e giacca rossi un po’ troppo vistosi per me, messi una sola volta ad un matrimonio.
    Ho provato prima con un negozietto di vestiti e accessori usati sotto casa, non hanno preso niente perche’ non c’erano marchi (anche dal completo, avevo staccato tutti i marchietti interni perche’ mi davano fastidio.
    Poi sono andata al Mercatino ( http://www.mercatinousato.com/ ) dove non hanno voluto niente perche’ era novembre e di roba invernale ne avevano gia’ tanta, anche del completo mi hanno detto “questo potrebbe andare per capodanno, ma ne abbiamo altri”.
    Infine ho messo su Ebay annunci solo la roba estiva visto che era ormai marzo (e il completo l’ho dato a mia mamma) ma senza alcun successo. Ok queste cose che ho messo su Ebay sono un po’ fuori moda ma non tutte… e il prezzo era di 5 euro a pezzo, tra l’altro non essendo un’asta era pure trattabile.
    Insomma con i vestiti finora nulla di fatto. Mi da’ fastidio l’idea di buttarli, penso che a breve li regalero’ alla Comunita’ di Sant’Egidio.

    Invece sono riuscita a vendere attraverso il Mercatino un completo da te’ anni 70 (orrendo) e alcuni libri. Pero’ la prossima volta provo a mettere prima su Ebay (sempre Annunci) perche’ prendere 10 euro del completo da te’ mi e’ sembrato davvero poco, era in ottime condizioni… mi da’ un po’ fastidio prendere solo il 50%, per alcune cose significa 1 euro o poco piu’, non vale nemmeno lo sbattimento di portargli la roba e andare a prendere i soldi!
    Su Ebay Annunci ho venduto solo un casco da scooter, ma ci ho fatfo 40 euro!! Questa e’ stata l’unica soddisfazione finora, e anche qui ho dovuto aspettare: annuncio messo a fine marzo, durava tre mesi. Nulla di fatto. Rimesso a settembre, venduto a ottobre. 🙂
    Nei prossimi giorni vorrei mettere annunci per le ultime schifezze che ho selezionato per il decluttering, ma alcune cose non so se buttarle direttamente. Mi dispiace buttare la roba, ma oggettivamemte non so a chi possano interessare..
    Sab di recente ha scritto Decluttering a modo mio

    1. Per quanto riguarda i negozi come Mercatopoli bisogna rassegnarsi, il ricavo è minimo, vale la pena solo a certe condizioni. Con i vestiti su eBay ho sempre avuto poca fortuna anche io, infatti non lo uso praticamente più in quel modo, sono riuscita a vendere solo cose griffate. Annunci per me è buon compromesso perché tutto sommato richiede uno sforzo limitato. Alla peggio c’è sempre la donazione…

  3. io su Ebay annunci ho venduto un pacco di roba,compreso il servizio da tè di mia nonna (bellissimo, ma i rigattieri lo guardavano con schifo dicendomi che non era Sheffield. A dai?)da 12 persone. Alcune cose vanno via subito, altre, tipo gli sci che ovviamente non sono ultimo grido,restano lì e attendono. Per gli scambi tra amici, come sai abbiamo battuto la via dello swap e ha funzionato, quindi rifaremo a fine inverno. Gli stupendi abiti anni 60 di mia madre che a me,purtroppo, non entrano più, per il momento attendono una degna collocazione presso un negozio dell’usato in sintonia con l’affetto che provo per queste meraviglie.Altrimenti, baratto
    elena di recente ha scritto Ah là,nona!* aka Sfidare se stessi

  4. Credo che il decluttering non si dica “fatto” fino a che gli oggetti che lo riguardano transitano per casa: in quel caso è solo spostare le cose, non fare pulizia del superfluo e inutile. 🙂
    ( PS: se vi va leggete il mio ultimo post e lasciate un commento – mi piacerebbe un confronto!)
    Marina di recente ha scritto Nel caso in cui

    1. Il tuo commento mi ha fatto realizzare che non saprei a quali condizioni definire completo il (un?) decluttering, prima di tutto perchè la definizione stessa di decluttering mi sfugge. Dovrò meditarci.
      Resta che uno scatolone staziona tutt’ora nella nostra sala e viene regolarmente alimentato di libri che poi prenderanno la via del libraccio o della biblioteca. Non penso che potrò mai dire veramente di aver finito.

  5. Sono un’amante del decluttering ma devo dire che la vera difficoltà per me è capire dove piazzare tutto ciò che vorrei eliminare, in particolare i vestiti. Non ho mai provato a venderli per una serie di motivi: non conosco a Milano posti dove potrei portarli e non so se avrei tempo per occuparmene. La finalità comunque non sarebbe di guadagnare soldi ma semplicemnte di eliminare senza troppo sensi di colpa, perchè vendere sicuramente dà una giustificazione all’eliminare…
    Quello in cui sono bravissima, invece, è preparare sacconi di abiti e piccoli oggetti che regalo ai poveri, portandoli in parrocchia. In questo modo sento di fare del bene e sono soddisfatta.
    Ma anche qui ci sono dei limiti:
    1. non riesco a regalare vestiti che so che sono costati tanto e sono ancora in ottime condizioni
    2. difficilmente nelle parrocchie prendono oggetti di grandi dimensioni, come ad esempio mobili (ho un po’ di quadri e cornici da eliminare).
    So comunque che farò un enorme passo in avanti quando avrò il coraggio di regalare vestiti in buono stato… ci sto lavorando!
    Nel frattempo: avete qualche altro suggerimento per mercatini e posti su Milano dove prenderebbero, anche gratuitamente, oggetti usati?

    1. Ciao Maria!
      In realtà a Milano non hai che l’imbarazzo della scelta, ci sono parecchi negozi e mercatini più o meno specializzati (mobili, capi firmati e altro). Rimanderò la tua richiesta su Facebook, nel frattempo ti consiglio banalmente una ricerca su Google, dovresti già trovare parecchi spunti.
      Buon decluttering! 🙂

    2. perché fai fatica a dare vestiti “preziosi” alle famiglie che sono in difficoltà? per loro avrebbero ancora più valore che per altre persone che le userebbero solo come un capo qualsiasi. Le persone meno abbienti hanno la stessa soddisfazione e lo stesso bisogno di vestirsi “bene” che le persone normali. anzi sapere che i tuoi vestiti sono considerati i vestiti della domenica ed esibiti solo in grandi occasioni ti dovrebbe fare piacere. Pensa che non stai dando via le tue cose, ma che stai facendo un regalo 🙂
      Marina di recente ha scritto Nel caso in cui

      1. Marina, penso che sia un atteggiamento abbastanza normale… Del resto c’è chi non dà di proprio nemmeno un filo, altroché vestiti firmati.
        Vorrei anche chiarire che io non intendo in nessun modo dare giudizi di valore sulla destinazione di oggetti/mobili/abiti post- decluttering. Chi se la sente di dare tutto in beneficenza senza fare troppe distinzioni ha tutto il mio rispetto, ma vorrei che tenessimo tutti sempre presente che ogni situazione è diversa e che giudicare dall’esterno è sempre molto facile.

        1. sì lo so, è che proprio io non capisco la differenza tra i vestiti che sono costati molto e poco. Sono comunque vestiti che non ci vanno più (o non fanno più per noi) non vedo la differenza. una cosa inutile, lo è indipendentemente dal suo valore commerciale-economico di adesso o di prima.
          Marina di recente ha scritto Buio

  6. Per i vestiti, come ho già avuto modo di dire, abbiamo trovato la via dello swap (il prossimo, a proposito, sarà il 26 novembre, non so ancora di preciso dove).
    Non ho mai avuto occasione di venderli, ma dubito che qualcuno li comprerebbe.
    Al Mercatino mi hanno rifiutato uno scatolone di roba (tra cui anche una centrifuga nuova, mai usata), ma non ho capito il perchè. Siccome però son stati maleducati, non ci rimetterò più piede.
    Su Annunci ho venduto con successo qualche mobile, con la clausola che l’acquirente venisse a recuperarlo, quindi è andata benone! Non ci ho guadagnato granchè, ma la casa si è sgombrata…

    1. Simpatici quelli del Mercatino, complimenti!
      Io da Mercatopoli mi sono trovata bene (motivo per il quale ne ho anche parlato qui!). Certo credo che il trattamento possa variare da negozio a negozio, ma sono stati molto gentili, abbiamo anche parlato un po’ dell’usato, dell’importanza di prolungare la vita degli oggetti, ho fatto loro alcune domande su come stava andando il negozio e su come avevano reagito le persone a questa “novità” della compravendita dell’usato. Non mi sono sembrati interessati solo ai 3 euro del frullatore, ecco, e questo mi è piaciuto molto.

  7. ciao, ti leggo da un po’ e ho trovato il coraggio di affrontare gli scaffali dei libri di I e II media con relativi quaderni (non tutti..) del figlio in I superiore. (Ma ora… tenere o non tenere i barattoli di pastelli colorati e pennarelli di cui è rimasto il marrone, l’arancione, il rosa-pelle? chi potrebbe volerli?) – Segnalo, per chi è a Bologna, freecycle.com, dove si regalano e cercano oggetti di vario tipo. Io sono riuscita a cedere una cucina ventennale (trasloco in altra regione) a una giovane coppia che metteva su casa.
    saluti e ad majora con la tua iniziativa!
    Paola

    1. Ottimo suggerimento, FreeCycle da noi sta ancora prendendo piede (negli USA invece è diffusissimo) ed è da tenere presente! La cessione della cucina mi pare una bella impresa 😉

  8. ho messo in vendita la chitarra acustica su ebay annunci, però….si è fatto vivo solo un tizio piuttosto inquietante che mi ha pure chiesto l’amicizia su facebook e tampinato di email nonostante gli avessi detto subito che l’avevo portata ad un amico che era interessato…ora purtroppo l’amico si è tirato indietro…che faccio? contatto il tizio insistente? sinceramente sono un pochino preoccupata all’idea di dargli pure il mio numero di telefono…. 🙁
    yliharma di recente ha scritto In segno di rispetto e di amore

    1. Bella domanda la tua… io per evitare situazioni spiacevoli uso sempre Marco come “buffer”. Do il suo numero e non il mio, non mi presento mai da sola all’eventuale consegna degli oggetti, e men che meno faccio venire gente a casa nostra quando non c’è anche lui. Purtroppo fidarsi è bene…

  9. Ciao, io da poco ho assaporato l’ENORME PIACERE di svuotare casa!
    All’inizio ho eliminato oggettini che stazionavano su mensole e in vetrine……mi davano l’impressione di disordine, e li ho portati ad un mercatino dell’usato. E’ vero non offrono tanto ma è bello vedere che quello che elimini lo desiderava qualcun’altro!

    Consiglio di cuore lo scambio di vestiti tra amiche/conoscenti, è un successo. Noi abbiamo iniziato l’anno scorso con il nostro Gas (edizione invernale e estiva, eh, eh!) e quest’anno siamo stati invitati ad un’iniziativa all’aperto e abbiamo venduto gli abiti ad 1 €. Dobbiamo rifarlo!
    alessandra di recente ha scritto bambini con gli occhi grandi

    1. Ancora e sempre, hai mille volte ragione per quanto riguarda lo scambio tra amici. Io purtroppo sono un po’ messa male, da questo punto di vista 🙁

  10. Una delle cose che da più soddisfazione è pensare che una cosa a prescindere dal valore che non utilizzo più possa essere utile per qualcun altro e cerco di dare sempre la precedenza a questo piuttosto che al denaro recuperato. Per la vendita mi sono trovato particolarmente bene con le sezioni mercatino che ormai i grossi forum di discussione tematici hanno al loro interno che permettono un contatto un po più diretto con i possibili acquirenti. Principalmente vendo e ho venduto materiale elettronico-informatico senza problemi. Adesso vorrei cercare di vendere o regalare alcune raccolte fatte in edicola quando ero bambino ma mi trovo un po in difficoltà perché le biblioteche a differenza dei libri non le accettano. Qualche suggerimento?
    lorenzo di recente ha scritto La legge di Linus come base teorica al downshifting [2]

    1. Sono d’accordo, dà grande soddisfazione (anche) perché ci si rende conto di aver evitato uno spreco!
      Per le raccolte, proverei in un negozio dell’usato (buttandomi su quelli generalisti).

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