Nessun rimpianto

Lago di TovelNessun rimpianto
Miss Minimalist

Ormai è da un po’ che faccio decluttering, e sono arrivata a semplificare parecchio. Di conseguenza, mi sento chiedere spesso se ho mai rimpianto di essermi liberata di certi oggetti. In più di dieci anni, dev’esserci forza qualcosa che vorrei aver tenuto.

Può sembrare incredibile ma non ho rimpianti, sinceramente. Non riesco a pensare a nulla che rivorrei. Non mi mancano i vestiti, i libri, i ricordi, i soprammobili, le scarpe, le borse, o i gadget da cucina di cui ho deciso di fare a meno.

Forse ho solo la memoria corta. Magari, se avessi fotografato ogni singolo oggetto, guarderei indietro e sentirei la mancanza di quella felpa o di quella pastaiola. Ne dubito, però. Se quelle cose avessero avuto un posto speciale nella mia vita, come minimo non le avrei dimenticate!

Uno degli ostacoli principali al decluttering è la sensazione che ce ne pentiremo. Datemi retta: in realtà, le probabilità sono bassine. È altamente probabile che vi dimenticherete di quel singolo oggetto quasi subito dopo la sua dipartita. Avrei decisamente difficoltà se dovessi fare un elenco di quello di cui mi sono liberata l’anno scorso, figuriamoci cinque anni fa, o dieci.

Nel caso improbabile che abbiate dei rimpianti, qual è la cosa peggiore che può capitare? Dover ricomprare qualcosa? A volte non è così negativo. Di recente stavo valutando l’idea di comprare una tavoletta (grafica), da usare per le illustrazioni dei miei prossimi libri. Alcuni anni fa ne possedevo una, che ho eliminato: ma non sto dicendo che la rivorrei. Anche se l’avessi ancora, con ogni probabilità non sarebbe sensato usarla comunque, visti i progressi fatti dalla tecnologia nel frattempo. Anche se ce l’avessi qui di fianco, ne starei comunque cercando su Internet una con caratteristiche più avanzate del mio modello di cinque anni fa. E sicuramente non sarebbe valsa la pena trascinarmela dietro (o tenerla lì a prender polvere) per tutti questi anni.

Lasciar andare gli oggetti resta un’impresa difficile? Ecco alcuni suggerimenti per ridurre al minimo i rimpianti:

1. Fotografate. Avvolti come siamo dalle brume della nostalgia, a volte il ricordo di un oggetto non corrisponde esattamente alla realtà. Un’immagine digitale può rappresentare un ottimo promemoria del fatto che quella riproduzione di Elvis in velluto decisamente NON era un’opera d’arte. Le fotografie in questi casi fungono anche da ottimo sostituto: guardare un’istantanea della collezione di snowglobe della vostra zia preferita, oppure tenerla in bella mostra sulla mensola del camino (o in cantina!), avrà esattamente lo stesso effetto.

2. La tecnologia conta. State conservando quel vecchio cellulare, monitor, fotocamera digitale, nell’eventualità che il nuovo vi abbandoni? Siete certi che, quando succederà, sarà veramente utilizzabile (o addirittura che funzionerà ancora)? Forse sarebbe meglio che qualcun altro lo usasse ora, mentre voi potrete acquisirne un modello nuovo e aggiornato quando servirà. Io di certo non sostituirei la mia stampante laser defunta con quella ad aghi che riposa in garage.

3. Separazione di prova. Inscatolate i potenziali candidati al decluttering per sei mesi (o anche un anno, se preferite). Se non ne avrete sentito la mancanza trascorso quel periodo, probabilmente non la sentirete più. Valutate di regalare direttamente le scatole senza aprirle, in modo da evitare un nuovo ciclo decisionale “tengo-butto”.

4. Money money money. Che si tratti di un gadget tecnologico che non usate più, di un capo firmato che non mettete o di un gioiello che non rispecchia più il vostro gusto, vendetelo. Se necessario, potrete utilizzare il ricavato per un sostituto (nuovo e migliore).

5. Fate del bene. Donate il vostro superfluo a chi ne ha bisogno. È meno probabile che abbiate rimpianti se il vostro decluttering porterà gioia o sarà d’aiuto a un’altra persona.

6. Finalmente spazio. Certo, su 100 oggetti eliminati, può anche darsi che uno prima o poi vi serva. Ma pensate a tutto lo spazio che avete guadagnato nel frattempo! È decisamente meglio acquisire un sostituto quando serve, che conservare cassetti e armadi strapieni di “non si sa mai“.

7. In prospettiva. Rimpiangete il giorno in cui vi siete liberati del vostro amato detorsolatore? Non è la fine del mondo. Andate a comprarne un altro, e soffermatevi piuttosto su quanto lo apprezzerete.

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***

Qualche osservazione mia (elle): Il “non si sa mai/e se poi mi serve” è uno dei principali ostacoli al decluttering. Ci fornisce un alibi, ci fa sentire sensati e pratici. Oppone al desiderio di spazio e di rimozione del superfluo la voce della BravaCasalinga che, un po’ petulante, ci ricorda che quell’oggetto l’abbiamo pagato, l’abbiamo tenuto magari per anni, e ora vogliamo liberarcene? E se tra due mesi ci servisse di nuovo? Pensa che spreco!
Fidatevi: potete ignorarla. La mia esperienza di decluttering è limitata (un anno circa), ma è stata abbastanza intensa. E non rimpiango nulla, non mi manca nulla: e nemmeno io ricordo esattamente di cosa mi sono liberata e quando. Se mi sforzo, e tento di fare un elenco, mi rendo conto di aver eliminato una bella quantità di oggetti. E la mia reazione non è di nostalgia o di rimpianto, ma un misto di rabbia, perché ho sprecato tanti soldi, tanto tempo, tanto spazio, per cose che in un attimo ho scordato perfino di aver posseduto; e di sollievo, perché adesso ho capito, o quanto meno spero di aver capito, e mi auguro di non ripetere più gli stessi errori.

Seconda osservazione: come avevo già scritto qui, se posso riporre un oggetto (per sei giorni o sei mesi o sei anni non importa), significa che non mi serve. Quindi posso liberarmene anche subito e risparmiarmi la fatica.
Lo dico dopo aver riempito la cantina di scatoloni di stoviglie e oggetti da cucina che pensavamo di…. cosa? Vendere? Regalare a qualcuno? Sono diventata ferma sostenitrice del metodo della cernita ultra-rapida: tengo/butto, senza starci troppo a pensare. Capisco che la via di mezzo possa essere utile psicologicamente, soprattutto all’inizio ma mi sento di dire: siate decisi (e coraggiosi!). Ne varrà la pena e vi risparmierete tempo e di seccature.

Il problema, semmai, è cosa fare dopo il decluttering: come smaltire gli oggetti che non prenderanno direttamente la via del cassonetto. Ma di questo, se vi va, vi parlerò prossimamente, perché credo sia un argomento che merita di essere sviscerato. Anche e soprattutto perché, se abbiamo già un’idea chiara di cosa fare degli oggetti superflui per noi, ma che restano utilizzabili, riusciremo a mettere a tacere molto più facilmente la Brava Casalinga Petulante 😉

Terza osservazione: forse avrete notato che nel post sopra si calca abbastanza la mano sulla contrapposizione vecchio/nuovo. Volevo solo aggiungere: attenti a non andare da un estremo all’altro. Il decluttering non dovrebbe essere scusa per sostituire un oggetto funzionante e funzionale, solo perché ne esiste una versione più nuova e aggiornata (una tentazione che può anche venire, specie se si è un po’ nerd come siamo noi); e soprattutto, non è detto che nuovo e aggiornato sia necessariamente meglio. Recentemente valutavamo che avrebbe potuto farci comodo una centrifuga, per fare succhi e simili: anziché correre da MediaWorld, come avremmo fatto fino a poco tempo fa, abbiamo acquisito quella della mamma di Marco, che ha forse 20 anni ma è stata usata tre volte e poi riposta. Certo, ha richiesto una bella pulita e non è bellascintillantecromata come quelle che si vendono ora, ma funziona perfettamente. E, per la cronaca, anche noi l’abbiamo usata tre volte e poi riposta (!). Ma anche questo, il fascino del nuovo, il concetto di possesso temporaneo, che mi sembra geniale nella sua semplicità, è un argomento di cui mi riprometto di parlare più avanti.

Nel frattempo aspetto i vostri commenti e vi chiedo: c’è qualcosa che vi siete pentiti di aver eliminato, o al quale semplicemente vi capita di ripensare? I potenziali rimpianti rappresentano un ostacolo al vostro decluttering, oppure i problemi sono altri (e quali)?

E infine… chi mi segue su Twitter, su Facebook e su G+ non avrà potuto fare a meno di venire a sapere (dato che sono stata presa da un LIEVE moto di entusiasmo) che minimo è stato citato sul Venerdì di Repubblica del 7 ottobre (qui la scansione dell’articolino). È una piccola cosa, ma per me è enorme.

Due grazie: uno, immenso, a tutti voi che mi leggete, commentate con tanto entusiasmo e condividete i miei post. Senza di voi minimo sarebbe ancora il delirio di una matta che un giorno ha pensato di svuotarsi gli armadi a muro. Sono sempre una matta e questi sono sempre i miei deliri, ma grazie a voi so di non essere una matta sola! 🙂
Il secondo grazie, naturalmente, a Pierpaolo De Lauro, autore del pezzo.
E poi un benvenuto a tutti quelli che sono arrivati qui dopo aver letto il Venerdì. Siete tantissimi, e spero che almeno una piccola parte di voi si troverà bene e rimarrà a farci compagnia.

Grazie, davvero.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

27 thoughts on “Nessun rimpianto

  1. L’onore del primo commento 🙂
    Il decluttering, come lo si chiama oggi io l’ho sempre fatto, da quando avevo 15 anni, quindi da quasi metà della mia vita: lo chiamavo sindrome “bidone-bidone” perché durante la selezione di oggetti, vestiti, scarpe, smalti, trucchi li guardavo e dicevo mentalmente: “bidone” “bidone” “bidone” e via dentro il sacco nero. C’è una sola solissima cosa di cui mi sono pentita, una meravigliosa gonna verde scuro di seta lunga fino ai piedi, la mia gonna preferita, che ho indossato per l’unico servizio fotografico che il mio fidanzato mi ha fatto nel suo studi, che mi faceva sentire bella e gitana. L’ho buttata via. L’ho cercata poche settimane dopo e non l’ho trovata più nell’armadio, mia madre mi ha dovuto dire “guarda che l’hai buttata via con le altre cose”. Non ci credevo, mi sembrava impossibile, nessuno butta via la sua gonna preferita… io sì evidentemente.
    E l’errore so qual è stato. Quel giorno io ero di cattivo umore, triste e arrabbiata e se la sindrome bidone-bidone prende con questo stato d’animo bisogna respingerla con tutte le forze perché non si è lucidi mentalmente e non si riesce a fare distinzione lucidamente tra cosa è bene tenere e cosa buttare. Bisogna essere allegri e di ottimo umore, perfettamente lucidi e con l’animo cristallino. Altrimenti non si segue il criterio di selezione giusto, si butta via tutto quello che si incontra senza distinzione solo per sublimare i sentimenti che ci abitano, almeno questo vale per me.
    Da allora sto ancora cercando una gonna che possa sostituirla, ma ancora non l’ho trovata. sigh. che peccato. mi manca proprio.
    Marina di recente ha scritto Col fazzoletto al collo

    1. Marina, sei avantissimo, io fino a poco tempo fa non mi sarei mai sognata di fare bidone-bidone (amo già questa definizione). Gli oggetti mi definivano, non volevo separarmene; nel mio caso (ma questo più prima dei 30 anni) c’era anche una forte componente dell’esibizionismo di cui parla yliharma nel suo commento. Ero orgogliosa della mia indipendenza economica e dei miei guadagni, con i quali ovviamente “compravo cose”. Credo che sia normale, in un certo periodo della propria vita (ma esistono le luminose eccezioni, evidentemente).
      Hai ragione da vendere anche sul fatto che il decluttering richiede uno stato d’animo tranquillo e sereno, altrimenti si commettono errori; anzi, secondo me si rischia proprio di non combinare nulla, di rinunciare, e poi ci si sente in colpa, e poi si associa il decluttering a un momento negativo e via così, si crea un circolo vizioso.

  2. concordo al 100% sulla cernita veloce: ho notato anch’io che se mi metto a pensare è moooolto male…leggendoti mi hai fatto prendere coscienza dello schema mentale che uso (e che per me sembra proprio funzionare): ci ho fatto un mini post 😀
    l’idea del possesso temporaneo è veramente semplice e geniale…cambia tutto se consideri gli oggetti in questo modo. solo che effettivamente in USA dev’essere più facile, qui da noi (e soprattutto in provincia dove sono io) c’è parecchio il concetto di acquisire oggetti = dimostrazione potere/valore e quindi riesce un po’ più difficile vendere/comprare usato…di solito quello che trovi ai vari mercatini sono proprio scarti 🙁
    yliharma di recente ha scritto La regola dell’1-2-3

    1. Sicuramente hai ragione, negli USA (paradossalmente, visto che il consumismo l’hanno praticamente inventato loro) la cultura dell’usato c’è sempre stata.
      Però (anche noi abitiamo in provincia), sto notando che piano piano qualcosa sta cambiando. In Alessandria ha aperto un bellissimo negozio di usato firmato, a Casale un Mercatopoli che, mi dicono, sta avendo un grande successo. E anche il baratto piano piano prende piede. Spezzare l’equivalenza “mi serve qualcosa” = “vado a comprarlo nuovo, in un negozio” e farci entrare in testa che esistono alternative secondo me può avere una forza dirompente. Lo sto sperimentando personalmente in questi giorni!

  3. Ti seguo da circa un mese e ti ho trovata per caso, perchè pure io sto svuotando casa, armadi , soffitta, cassetti, ripostiglio e ho iniziato ad appassionarmi all’argomento.
    Sono contentissima perchè mi dai ispirazione(1) e ho la sensazione di non essere l’unica matta(2)!!!
    Non rimpiango nulla di quello che ho buttato, anzi sono molto soddisfatta.
    Stamattina prima di venire in ufficio sono passata dal centro di raccolta differenziata dove sono ormai di casa e gli addetti mi hanno salutata calorosamente come una vecchia amica.
    Peccato non averti conosciuta prima , avrei potuto postare foto di prima e dopo impressionanti!!!!
    Mio valido collaboratore è mio figlio diciannovenne, che è molto più spietato di me….
    A volte sono recalcitrante e lui è implacabile: via, via!!
    In questo momento sto eliminando due casse di pietre(!) che il mio ex marito aveva raccolto in montagna in occasione di varie gite; non hanno alcun valore, l’ho invitato a riprendersele senza risultato, ed ora dal momento che sono passati 10 anni dalla separazione , credo che sia arrivato il momento di eliminarle ( abito in un appartamento, due casse di pietre non sono proprio il massimo…..)
    Ti racconto ancora questa: circa due mesi fa mio figlio ed io abbiamo svuotato il ripostiglio e sistemato temporaneamente tutto il contenuto in soggiorno per fare la cernita ( teniamo/buttiamo/regaliamo).In quel momento chiama una mia amica e mi dice , posso fare un salto per un caffè? Sarei lì tra 10 minuti.
    Che fare??? L’ho fatta salire, accomodare in cucina e con nonchalance le ho detto , non ti preoccupare, non hai visto nulla, non è successo niente…Ci siamo fatte un sacco di risate.

    1. Benvenuta Federica!
      Beh, avresti dovuto approfittarne per chiederle se le serviva qualcosa! 😉

  4. Mai rimpianto nulla, mai.
    Sarà che elimino solo quando sono convinta davvero…

    Volevo segnalarti, se c’è qualcuno che legge di Pavia o provincia, che con l’associazione di cui sono parte (www.associazionetechne.tk) organizziamo periodicamente degli Swap Parties del tutto gratuiti durante i quali barattare vestiti, libri etc etc…
    Il prossimo sarà sabato 26 novembre! 🙂

    1. se e solo se sarò laureata da almeno 2 3 giorni (il tempo un attimo di rendermi conto e smaltire l’adrenalina) – io avrei giusto giusto un po’ di cose da swappare. :)anche se barattare è una parola che mi piace di più 🙂
      Marina di recente ha scritto Col fazzoletto al collo

          1. Mmmhhh sarebbe un discorso lungo. Magari ne faremo un pezzettino se ci vedremo allo swap party! 🙂 (resta che i termini come “swappare” non piacciono nemmeno a me: O una lingua O un’altra)

  5. Rimpianti per le cose che ho lasciato andare fino ad ora nessuno. L’ostacolo maggiore a lasciare andare sono per me i sentimentalismi, l’associazione di un ricordo che mi è caro all’oggetto.
    Se riesco a digitalizzare (bigliettini, vecchi ricordi di scuola,…) allora risolvo il problema e procedo spedita, altrimenti mi prendo tempo e torno a pensarci dopo, a mente fredda.
    unarosaverde di recente ha scritto Il solito tran tran

    1. Davvero digitalizzi quel tipo di cose? Io capisco la ratio dietro la pratica, in astratto, ma non sono mai riuscita a farla mia. Quando ho affrontato quel tipo di oggetti ho fatto un bel respiro e via tutto con violenza (forse troppa, lo ammetto). Ma è stato liberatorio. E poi digitalizzare anni e anni di diari giornalieri, letterine tra compagne di banco, bigliettini vari, fotografie non sarebbe stato fattibile. Ci sono altr* tra voi che fanno come RosaVerde? Ditemi ditemi! 🙂

      1. Io non ho ancora iniziato il vero decluttering. Sono all’inizio del cammino e non so nemmeno se riusciro’ ad avere qualche risultato. Anzi, in alcuni momento temo di essere sulla strada opposta, soprattutto per quanto riguarda le cose a cui mi sento legata sentimentalmente, come dice unarosaverde.
        Ad esempio le fotografie. Ho decine e decine di album di foto stampate, 17 solo del mio anno in Giappone. Dal 2004 sono passata al digitale e ho solo foto digitali. Quando torno da un viaggio le scarico e le tengo tutte, a parte quelle del tutto inutili (nere o completamente mosse).
        Beh cosa sto facendo nell’ultimo anno? Scansionando le migliaia di foto cartacee. Bene, direte voi, cosi’ poi le butti. NOOOOOO… non sia mai! Anzi, sto meditando di stampare una parte di quelle digitali, perche’ la mia ENORME fobia e’ che un giorno mi si rompano / vengano rubati tutti i supporti su cui le tengo (pc, HD esterno a casa, HD esterno in ufficio) e le perda irrimediabilmente. Scattare foto e’ una mia passione e uno hobby, associato al viaggiare che e’ praticamente una ragione di vita. NON potrei sopravvivere se perdessi tutte le immagini dei miei viaggi dal 2004 ad oggi. Allo stesso modo ho il terrore di un incendio o simili che distrugga tutte le foto cartacee… Sono senza speranza in questo campo…
        La cosa pessima e’ che mi rendo conto di quanto sarebbe liberatorio se non avessi questo attaccamento ai miei ricordi. In maggio quando c’era stata la bufala del terremoto distruttivo in arrivo a Roma, mi ero fatta delle domande importanti tipo “ma se mi crollasse la casa e perdessi tutto, cosa veramente sarebbe una tragedia perdere?” e la risposta, a parte eventuali persone che fossero rimaste coinvolte, e’ stata “le foto”. Il resto si ricompra, ma quelle no. ARGH.

        Invece ti volevo fare i complimenti per la citazione sul Venerdi’ di Repubblica e farti sapere che gradirei tantissimissimo un post su cosa fare della roba scartata, perche’ al momento e’ il mio problema principale. L’anno scorso ho messo in uno scatolone dei vestiti che non volevo piu’ ma che sono ancora utilizzabili e non mi va di mettere nel cassonetto Caritas (sospetto che diventino stracci): peccato che negozietti dell’usato e anche il Mercatino non li abbiano voluti (saranno mica un po’ troppo anni 80? :P) e non li ho venduti nemmeno su Ebay. Dopo 1 anno lo scatolone e’ ancora in camera e siccome sono tutte cose primaverili o ci rimane ancora per mesi in attesa di un nuovo tentativo o li butto nel cassonetto Caritas. Se prima non mi libero di quella scatola non mi viene nemmeno voglia di continuare col decluttering… Suggerimento? (lo so: buttali nel cassonetto Caritas, vero? :P)
        Sab di recente ha scritto Piccole soddisfazioni

        1. Ok, ti faccio una domanda, non mi odiare: cosa succederebbe davvero se perdessi tutte le tue foto? Intendo *davvero*. Prova ad andare oltre la risposta iniziale di “oddiomuoio” (è una domanda seria, non retorica).
          Detto questo, capisco benissimo il tuo attaccamento. Però posso permettermi di dirti che forse (forse) esageri un pochino, e che magari (magari) potresti cominciare a domandarti il *perchè” di tutto questo attaccamento?
          Di nuovo, non mi odiare 🙂
          Per quanto riguarda il digitale, mi sembra che a backup tu stia messa benino. Noi abbiamo tutto sul mio Mac, poi ci sono i backup di TimeMachine, e molte cose le abbiamo passate anche su DVD. Sul cartaceo ho poco da dire perché di foto stampate mie ne avevo pochissime, quelle poche le ho eliminate. A casa dei miei ce n’è una scatola, ma è relativamente poca roba (e naturalmente non mi compete).

          Vestiti: alternative, dunque. Partecipare a uno swap party, o organizzarne uno tra amiche. Provare con Mercatopoli (ma, appunto, devi aspettare che sian di stagione). Trovare un’associazione di volontariato, magari che si occupi di gestire case-rifugio per donne vittime di violenza o simili. Il cassonetto della Caritas è l’ultimissima spiaggia anche per me, quindi non mi sento di consigliarlo a meno che tu non sia veramente ma veramente alla frutta.

          E da ultimo: non ti scoraggiare, davvero. Chi più chi meno tutti abbiamo le nostre bestie nere.

  6. Se perdo tutte le foto? Ovviamente a livello fisico nulla, ma mentalmente sarei decisamente a pezzi. Perche’ ci sono affezionata? Da un lato, quelle di quando ero piccola ad esempio, per motivi di ricordo. Dall’altro perche, specie negli ultimi anni, ne ho fatto una forma di espressione. Di certo mie foto non sono da mostra fotografica ma mi piace pensare che esprimano il mio lato “artistico” che generalmente non trova sfogo. In piccolo (MOLTO piccolo :P), quindi, sarebbe come se un autore di libri perdesse i manoscritti dei suoi romanzi (non ancora pubblicati)… forse e’ per questo che sto cercando di mettere online piu’ foto possibile 🙂

    1. Ok, giustamente tu ti identifichi con le tue foto, almeno un po’, e non vuoi rischiare di perdere un pezzettino di te. Però il triplo backup penso che sia un po’ eccessivo 😉

      1. Sinceramente capisco il timore di perdere le foto … anche io faccio di tutto per ‘mettere al sicuro’ le foto dei miei bimbi (dal 2002 ad oggi). Io, oltre al disco esterno a casa, il disco esterno in ufficio, ho anche un backup completo su internet (che consiglio comunque a tutti, anche prima dei backup su dischi esterni). Sinceramente però penso che prima di arrivare a fare decluttering sulle foto (almeno nel mio caso) ci sia ancora molto da lavorare sul resto 🙂

        1. Non volevo essere in nessun modo critica nei confronti di Sab… Ovviamente anche noi teniamo (tanto) alle nostre foto, e anche noi abbiamo e facciamo backup. Però non arriverei a digitalizzare il cartaceo e poi tenerlo ANCHE in formato “fisico”. Questo *per me* (e sottolineo per me) sarebbe eccessivo; anche lasciando il perdere il fatto che passare allo scanner una simile mole di fotografie è davvero un lavoro a tempo pieno! Anche in questo caso resta vero quello che dico sempre, e cioè che ognuno di noi hai i suoi tempi e i suoi modi, ed è giusto che sia così.

  7. ho 2 figli adolescenti e ho DOVUTO buttare via (quasi) tutti i loro vestiti e i giochi e i libri e i quaderni etc etc perchè non ci saremmo mai stati in casa con tutta quella roba accimulata da oltre 15 anni… ma mi sento in colpissima…anche se mi dico che bisogna fare spazio e lasciarli crescere e non si deve essere attaccati agli oggetti etc etc… ditemi qualcosa di rassicurante!!!

  8. Ciao, per quanto mi riguarda essendo appassionata di abbigliamento il mio problema è il guardaroba. Sono diverse stagioni che faccio pulizie drastiche ma nelle ultime due mi sono scatenata ancor più. Anche motivata dal fatto che il mio compagno non tollerava più di vedersi sottrarre una fettina(ona) dell’armadio ogni cambio stagione. Ho iniziato a giocare a riduciamo il guardaroba ai minimi termini. Dopo quest’ultima pulizia ha constatato stupito che ha più spazio lui di me!! Di solito passo la merce che penso potrebbe esserle gradita e adatta a sua sorella minore (20 anni, io ne ho 30), ma ultimamente ho provato a portare qualcosinaa un neogozio dell’usato a 10 minuti scarsi da casa. Sono rimasta delusa perchè non pensavo valutassero la roba così poco tenendosi pure il 50%…alla fine ho la netta impressione che l’affare lo facciano loro! Ho portato ad esempio un paio di Armani decoltè scure, età super giù 5 anni, prodotto di elevata artigianalità ma non più nelle mie corde perchè con tacchetto fino e davanti un po’ a punta, qualche mia amica ha gridato allo scandalo quando gliel’ho raccontato, ma tant’è, a me utlimamente quando le infilavo mi sembrava facessero “effetto scarpa di Minnie” e pertanto non le portavo più. Bè la tizia voleva metterle in vendita a 30 euro, io le ho detto almeno 60, ma poi il giorno dopo ci ho ripensato e sono andata per riprenderle perchè all’idea di guadagnarci 30 euro (pagate 250) preferivo tenermele. Allora fa senti le teniamo un mese (di solito la merce la tengono 3) a 100 euro (60 li prendo io 40 loro) e poi te le vieni a prendere. Sono andata sabato scorso ma ha insistito per tenerle ancora un mese. Forse ci sono negozi che fanno percentuali migliori tipo 30 a me e 70 a te però dovrei perdere tempo e risorse per cercarli e andarci…forse la prossima stagione, ci provo, chissà! Secondo me la figata sarebbe un negozio che ti noleggia la roba per quanto ti serve e poi gliela riporti (dopo un po’ che li porto i vestiti o i beaujeux mi stancano e non arrivo mai a consumarli), questo si che sarebbe comodo! Ciao, Marica

    1. Effettivamente la valutazione mi sembra un po’ scarsina, per quelle cifre tanto vale usare eBay (almeno intaschi tutto tu). Forse avresti più fortuna in un negozio specializzato in usato firmato, dove sono in grado anche di valutare meglio il valore dei tuoi capi. Qui in Alessandria ce n’è uno e i prezzi mi sono sembrati scontati ma non troppo, insomma una cosa giusta.
      Sono invece assolutamente d’accordo sul discorso noleggio, da anni lo sogno anche per i viaggi. In parte stanno iniziando a spuntare anche da noi comunque (negli USA si fa da tempo), anche se solo per gli abiti da sposa o simili…

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