Lettore e consumatore

Abbiamo dichiarato che Settembre è il mese del decluttering, e ho pensato di parlare degli ambiti che tendono a creare qualche problema a chi si imbarca nell’impresa di liberarsi del superfluo: e i libri sono sicuramente tra questi, perché anche i più convinti si fermano davanti all’idea di liberarsi di questi particolari oggetti. Come me, del resto, se per “liberarsi” si intende “buttare”; mentre mi piace molto l’idea di rimettere i libri in circolo, regalandoli o vendendoli o facendo book crossing. Il che naturalmente ci porta a una questione almeno altrettanto spinosa: ebook sì o ebook no?
Ne avevamo già parlato qui e la mia idea, in questi mesi, (non ricordo onestamente quando abbiamo comprato l’ultimo libro cartaceo), è stata confermata: amo il contenitore, ma soprattutto amo il contenuto, e tutto quanto può contribuire a diffondere e a facilitare la lettura, mia e di altri, è un progresso più che benvenuto.

Vi propongo quindi questo articolo, lunghetto ma che merita davvero (ancora di più in inglese, se potete; sono andata a cercarmi una bella grana…). Il Libro di sabbia, che “contamina e corrompe l’ordine naturale e divino”, ormai è una realtà, che ci piaccia oppure no. È anche molto vero che, nell’eterno scontro tra ebook e libro cartaceo, i sostenitori del primo portano argomentazioni pratiche (comodità, convenienza…), i sostenitori del secondo argomentazioni più personali ed emotive (l’odore della carta, il piacere dello sfogliare le pagine…).

Ma preferisco lasciare la parola all’autore, e vi rimando invece a un prossimo post per quanto riguarda il risultato del nostro “esperimento ebook” (che, l’avrete già capito, è perfettamente riuscito). Buona lettura!

L’e-reader di sabbia: il Kindle e il conflitto interiore tra consumatore e lettore – di Mark O’Connell (via Terza Pagina)

“Posso mostrarle un libro sacro che forse interesserà un uomo come lei” – Jorge Luis Borges, “Il Libro di Sabbia”

1.
Come molti amanti della lettura, mi trovo nella condizione contraddittoria di chi possiede un numero di libri al contempo eccessivo e insufficiente. Probabilmente non ne ho molti di più della media dei lettori della mia età ma, vivendo in un appartamento piuttosto piccolo, spesso lo percepisco come sovraffollato di libri, in modo pericoloso e quasi maniacale. Un traballante obelisco di edizioni economiche lette solo in parte torreggia dal mio comodino, ricoperto da un velo di polvere. Su tutti gli scaffali ci sono libri in doppia fila, disposti come pezzi del Tetris per ottimizzare al massimo lo spazio; e praticamente su qualsiasi superficie orizzontale è presente un qualche tipo di materiale da lettura. Non mi avvicino nemmeno ad aver letto tutti questi libri (per molti neanche ci ho provato seriamente), ma questo non mi impedisce di continuare ad accumularli a un ritmo insostenibile, in termini economici e di spazio vitale.

Succede che questo sia fonte di qualche tensione tra me e e mia moglie. Anche lei è una lettrice, anche lei ama vivere in una casa piena di libri, ma non le dispiacerebbe avere spazio anche per tutti gli altri oggetti necessari a fare sì che una casa sembri, appunto, una casa, anziché una rivendita di libri usati lasciata a se stessa. Ogni volta che varco la soglia con un paio di nuovi acquisti, o apro con circospezione una busta gommata di Amazon, so di stare compiendo un piccolo atto di colonizzazione domestica, rivendicando qualche altra decina di centimetri di spazio nel nome della pagina stampata, nell’eterna lotta tra Lesensraum e Lebensraum.

La situazione è andata sempre più deteriorandosi, di anno in anno, senza segni di possibile miglioramento. Poi un amico mi ha fatto dono di un Kindle*, lasciando intendere con una certa malizia che, almeno in parte, si trattava di una forma benevola di intervention in relazione ai miei problemi di spazio. Non sono certo che, lasciato a me stesso, avrei necessariamente acquistato un e-reader. Sono più o meno il bibliofilo tipo, nel senso che ho sempre amato i libri per le loro caratteristiche fisiche oltreché intellettuali. Amo il modo in cui un’edizione economica ben fatta ti si spalanca in mano con un rumore sonoro, lo schiocco deciso e autoritario delle pagine quando la si chiude. Apprezzo la sensazione che trasmette un’edizione in brossura, la sua solidità e autosufficienza, il suo peso discreto, il sussurrante scricchiolare della costa che si distende. Amo anche l’odore, dei libri: quello penetrante, vagamente chimico, dei libri nuovi, la fragranza morbida e legnosa dei libri vecchi (se vi state immaginando il sottoscritto rannicchiato in un angolo della libreria più vicina, tipo matto del quartiere, il naso affondato in una versione di Pale Fire, potete anche fermarvi subito: è una droga d’occasione, non qualcosa di cui vado alla ricerca con intensità da monomaniaco).

Quel che voglio dire è che, come molti altri, apprezzo il libro anche come oggetto in sé. Nonostante le difficoltà che possono derivare dal loro accumulo, amo il fatto che i libri occupino spazio fisico, oltre che mentale. In effetti, nutro segretamente la speranza impossibile che e-book ed e-reader si dimostrino un capriccio passeggero, e che tutti magicamente finiranno per dimenticarsi del fatto che libri sono ingombranti, e relativamente costosi, e non una scelta particolarmente valida per l’ambiente; e che che è possibile sostituirli facilmente con insiemi di dati elettronici, trasferibili in pochi secondi da un luogo all’altro senza occupare spazio fisico. Non volevo che succedesse ai libri quel che è successo ai CD. Ma poi ho estratto dalla sua confezione questo piccolo rettangolo di plastica grigia, morbidamente funzionale, e l’ho acceso. In pochi minuti, stavo iniziando a comprenderne l’incredibile potenziale. in brevissimo tempo avevo scaricato una piccola biblioteca di classici gratuti fuori copyright. Vorrà pur dire qualcosa, la possibilità di andarsene in giro con l’opera omnia di Tolstoy senza temere il pubblico ludibrio, o di fratturarsi una vertebra. E, naturalmente, vorrà dire qualcosa anche il fatto di avere accesso immediato a un magazzino di titoli ampio e intangibile da cui decidere di acquistare qualcosa e iniziare a leggerlo immediatamente, secondo l’umore del momento. Ho realizzato che il Kindle avrebbe ispirato a Borges trepidazione e orrore in ugual misura. In effetti, bizzarramente, in qualche modo è stato lui a inventarlo (così come Leonardo ha “inventato” l’elicottero e vari altri oggetti del genere).

2.
All’inizio del racconto “Il Libro di sabbia,” l’anonimo narratore/bibliofilo (come Borges, ex-bibliotecario in pensione della Biblioteca nazionale argentina), sente bussare alla porta del suo appartamento. Sulla soglia trova un venditore scozzese di Bibbie porta a porta. Quando il narratore lo informa, con una certa supponenza, di possedere già un numero più che sufficiente di Bibbie, grazie tante, e perdipiù in edizioni piuttosto rare, l’altro replica di essere in possesso di un bizzarro volume, acquistato a Bombay, per poche rupie e una Bibbia, da un intoccabile analfabeta (veniamo a sapere che “la gente non poteva nemmeno calpestare la sua ombra senza venirne contaminata”). Egli mostra questo volume in ottavo, rilegato in tela, al narratore che, esaminandolo, rimane sorpreso dalla “sua inusuale pesantezza”. Il venditore di Bibbie riferisce che l’analfabeta da cui ha acquistato il volume “mi disse che è chiamato “Il libro di sabbia” perché, come la sabbia, non ha inizio nè fine”. Quando il narratore tenta di individuarne la prima pagina, si rende subito conto che si tratta di un’impresa impossibile: è come se la pagine “sbocciassero dal libro stesso”. Lo stesso vale per l’ultima, e il narratore non può che balbettare la sua incredulità di fronte all’oggetto impossibile che tiene tra le mani:

“Non può essere, eppure è,” disse il venditore di Bibbie, la voce flebile che era poco più di un sussurro. “Le pagine di questo libro sono letteralmente infinite. Nessuna prima pagina; nessuna ultima pagina”.

Rendendosi conto di doverne entrare in possesso, il narratore offre in cambio del libro la sua intera pensione e una rara edizione della Bibbia di Wyclif (ripetendo così il precedente, simbolico scambio, realizzato dal venditore, tra Sacra Scrittura e questo testo impossibile, che sembra al contempo racchiudere e bestemmiare l’ordine naturale e divino). Entrato in possesso del Libro di sabbia, trascorre i propri giorni contemplandone i misteri e abbuffandosi alla sua fonte inesauribile di parole. Non ci vuole molto prima che si renda conto che il libro è in sé “mostruoso”, e che possederlo, come esserne posseduto, in qualche misura lo ha reso altrettanto mostruoso. “Lo sentivo come un oggetto da incubo,” ci dice, “un’oscenità, capace di contaminare e corrompere la realtà”. Valuta di darlo alle fiamme, ma teme che “il bruciare di un libro infinito potrebbe, allo stesso modo, non avere fine, e soffocare nel fumo l’intero pianeta”. Infine decide che “il luogo ideale dove nascondere una foglia è una foresta”, e la conclusione della storia lo vede abbandonare il Libro di sabbia su una mensola carica di vecchie riviste, nell’umidità del seminterrato di una vecchia biblioteca, facendo attenzione a non prendere nota della sua posizione, in modo che sia davvero perduto, per lui e, così spera, per il mondo intero.

Adoro il mio Kindle. Per i motivi detti sopra, penso che sia un aggeggio geniale. Ma nei miei momenti più istericamente Borgesiani, penso anche che abbia qualcosa di osceno, e che corrompa una realtà che non voglio vedere contaminata e corrotta. È un oggettino, in realtà, ancora più piccolo dell’edizione economica Penguin Classics del Libro di sabbia. Eppure, il numero di pagine che racchiude è, se non proprio “letteralmente infinito”, almeno potenzialmente tale. Nessuna prima pagina; nessuna ultima pagina. Se lo piazzo su una delle mie mensole, se magari lo faccio scivolare tra due volumi di racconti di Borges, pieni di orecchie e di segni, se ne sta lì zitto zitto, più sottile di tutti i libri che lo circondano. Eppure ha il potenziale arcano per mutare di forma e racchiuderli tutti, per inglobarli singolarmente e nel loro complesso. Senza dare nell’occhio, fa sembrare tutti gli altri libri d’improvviso non più necessari, superflui, e li perseguita, quasi, con il fantasma della loro imminente ridondanza. È un’elegante coincidenza che i microprocessori che rendono possibile questa misteriosa magia siano fatti di silicio, estratto dalla silice, contenuta nella sabbia. Il Kindle è pertanto, in senso bizzarramente letterale, un libro di sabbia.

Ciò che (credo) del Libro di sabbia dava i brividi a Borges è il modo in cui, come l’Alef del racconto omonimo, racchiude paradossalmente l’infinito in uno spazio finito. Come molti oggetti misteriosi descritti nelle sue opere, esso esercita sulla realtà una pressione terribile, che la trasforma. E il Kindle esercita una sua propria pressione trasformativa, anche se in modo più banale. Non voglio dire che gli e-reader mi facciano paura, non è così. Non sono più mostruosi o malvagi di qualsiasi altro esempio di nuova tecnologia che ne sostituisce una precedente (e anche il libro è tecnologia: un gadget fatto di colla, carta, e inchiostro). Ma il loro ascendente mi ispira una vaga tristezza, perché so che, quando uso il mio Kindle, anche se ci sono ambiti più significativi in cui non può nemmeno sperare di competere con la più grande invenzione della civiltà, ce ne sono anche di ugualmente importanti in cui la supera senza sforzo apparentemente; e che queste sono le ragioni per le quali l’e-reader finirà per sostituire il libro cartaceo.

3.
L’ho sperimentato personalmente di recente, quando ho ricevuto copia del colossale romanzo d’esordio di Adam LevinThe Instructions, che ho incautamente accettato di recensire per un giornale. Un affare da oltre mille pagine che, nell’edizione in brossura, è notevolmente più grande e pesante di qualsiasi altro volume in mio possesso (incluso un Norton Complete Shakespeare che, fino all’arrivo di The Instructions, troneggiava sulla sua mensolina come un Colosso e la governava con pugno di ferro). Per dare un’idea dell’imponenza fisica del romanzo di Levin, concedetemi un’ammissione alquanto bizzarra: la scorsa settimana, in un momento di stravaganza, ho scoperto che è possibile inserire nel generoso spazio tra la costa del libro e la rilegatura interna non una ma due armoniche a bocca di dimensioni standard, che avevo per caso sulla scrivania mentre leggevo. Qualunque oscuro beneficio possa derivare dalla capacità di celare due strumenti a fiato all’interno della rilegatura di un libro, un oggetto di quelle dimensioni sarà un problema da portare in giro (con o senza armoniche a bocca). E se state leggendo un romanzo da 1.030 pagine e avete una scadenza da rispettare, dovrete affrontare un problema pratico piuttosto spinoso: per leggere il libro, avrete bisogno di portarlo con voi quando uscite di casa, ma andarsene in giro con un oggetto del genere su un treno o un autobus non è certo uno scherzo, viste dimensioni e peso vagamente paragonabili a quelle del minibar di una camera d’albergo.

L’ovvio passo successivo, quindi, è stato andare a vedere se potessi scaricare The Instructions dal Kindle Store. Quando ho riscontrato che la versione e-book non era ancora disponibile, per un momento sono stato preso dalla più moderna (e stupida) delle irritazioni: quella che deriva dal vedersi negata una comodità che, fino all’altro ieri, non era nemmeno concepibile. Certo, il romanzo di Levin è un esempio estremo, ma mi ha fatto riflettere sulle forze inarrestabili contro le quali il libro come oggetto, come manufatto culturale, deve schierarsi. La storia di ciò che definiamo progresso è un catalogo di casi in cui il desiderio di comodità ha prevalso praticamente su qualsiasi altra considerazione. Come ho già detto (e forse anzi ripetuto più e più volte in modo sospetto), amo i libri, e preferirei evitare di vivere in un mondo dove finiscano per rappresentare poco più di un’affettazione da designer di interni o, come i dischi in vinile, oggetti feticcio per una piccola ma devota consorteria di cultori dell’analogico. Gli e-book non sono perfetti, e l’esperienza di lettura che offrono, secondo me, resta inferiore a quella di un libro vero; al punto che probabilmente, a parità di condizioni, sceglierei quasi sempre quest’ultimo. Anche il CD, come qualsiasi audiofilo sarà ben lieto di farvi sapere, è decisamente superiore all’MP3 in termini di fedeltà e qualità del suono: eppure quand’è l’ultima volta che avete comprato un CD? Che qualcuno che conoscete ha comprato un CD? Perfino mio padre usa iTunes per procurarsi la musica che desidera. Continuo a possedere una piccola libreria piena di CD, ma da anni non ne compro altri e, visto che non possiedo più un lettore, fondamentalmente se ne stanno lì a ricordarmi di un passato in rapida fase calante, in cui alla musica registrata corrispondeva una controparte fisica.

Non importa quanto lo desideri: non riesco a immaginare un possibile futuro in cui i libri di carta e inchiostro in qualche modo non subiranno la stessa sorte. Il desiderio insaziabile di forme sempre più nuove e numerose di comodità, che traina la nostra economia globale e la nostra cultura tecnologica, lascia dietro di sè una traccia confusa di obsolescenza. Per quanto non voglia che le mie librerie ne diventino parte, posso già vedere segni premonitori di come il mio stesso desiderio di comodità (avere subito quello che voglio, evitare di aver a che fare con gli oggetti in tutta la loro ingombrante fisicità) inizia a sorpassare l’amore per il libro come oggetto fisico. Non voglio che la mia identità di consumatore, implacabilmente alla ricerca dell’alternativa più semplice e conveniente, abbia la meglio sulla mia identità di amante del libro. Non aspetto con ansia un futuro in cui il mio Kindle (o qualunque altro dispositivo che inevitabilmente lo sostituirà) sarà l’unico libro presente nella mia libreria. Ma è un futuro che, ne sono abbastanza convinto, ci aspetta al varco e alla cui realizzazione, come consumatore, sto contribuendo. Ci sono momenti in cui vorrei poter seguire la via del bibliotecario in pensione di Borges: seppellire il mio libro di sabbia su un’oscura mensola nel seminterrato di una biblioteca, e dimenticarmene. Ma poi mi rendo conto che è un aggeggio troppo utile, uno strumento troppo oscenamente comodo per non adottarlo. E quindi mi dico che in ogni caso non è possibile ignorare il progresso tecnologico, e che la storia è piena di esempi di belle cose soppiantate da versioni più efficienti delle medesime. In ultima analisi, non riuscirete a controbattere in nessun modo l’argomento della comodità: non importa quanto amiate quella cosa anacronistica, pesante, ingombrante e stupenda che vorreste salvare.

*Disclaimer: affiliate link. Se acquisterete il Kindle utilizzando questo collegamento mi verrà riconosciuta una percentuale.

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32 thoughts on “Lettore e consumatore

  1. io non ho ancora preso una posizione in merito (sono lenta, lentissima).
    primo: non ho ancora capito se acquistando il kindle poi trovo libri in italiano o no (ammetto di non aver avuto la pazienza di informarmi)
    secondo: e se poi il kindle si rompe? perdo tutti i libri in un colpo solo e mi tocca incazzarmi come una vipera?
    terzo: e se poi il kindle mi si scarica mentre sto leggendo, sul treno, senza possibilità di ricaricare, sai che nervoso?
    insomma, ho delle perplessità 🙂
    tascabile di recente ha scritto Primo passo: l’armadio

    1. Uhm, vediamo se riesco a risponderti almeno in parte
      a) Al momento no/pochini, se non per vie non del tutto legali, ma pare che Mondadori abbia concluso un accordo con Amazon per rendere disponibili un bel numero di titoli;
      b) Non perdi nulla perché i libri sono collegati al tuo account Kindle, e quindi stanno *anche* su Amazon, non solo in locale
      c) Sulla durata della carica altri ti potranno dare informazioni più dettagliate, ma ti assicuro che è veramente *lunga* (Marco ricarica ogni due settimane, se non sbaglio, e usa il Kindle tutti i giorni)

  2. Grazie per aver riportato questo articolo che mi era sfuggito.
    Anche per me, come tu dici, l’amore per il contenuto sembra avere più importanza di quello per il contenitore, nonostante io abbia furiosamente accumulato libri durante la mia vita.
    Quando ho iniziato a fare ordine e sfoltire i miei oggetti ho proclamato: “i libri mai”. Già l’anno scorso ne ho venduti circa 500 e quest’anno ne ho 700 in vendita. Le dimensioni della libreria fisica si sono quasi dimezzate, mentre la libreria digitale cresce velocemente senza occupare spazio fisico.
    Sono curiosa di leggere il post sul vostro esperimento con gli ebook!

    1. Il post che ho preparato è più che altro un piccola “rivincita morale” nei confronti di chi dice che gli ebook reader sono scomodi e che “sai il profumo della carta”… 😉
      Anche per noi i libri erano intoccabili, ma poi ci siamo “resi conto”… e tutto il resto è venuto di conseguenza.

  3. Argomento molto scottante per me, anche se la mia libreria non tocca i 1200 (almeno) volumi di Rosaverde (oddio non li ho mai contati… ma penso di no…). L’unico tipo di shopping compulsivo che faccio e’ quello in libreria. Ogni tanto 2-3 volumi nuovi fanno la loro comparsa a casa. Ormai davvero non so piu’ dove metterli e sto iniziando a prendere in considerazione l’idea di venderli o regalarli, anzi la scorsa primavera ne ho portati 6-7 al mercatino dell’usato (diciamo che non e’ per i soldi che si fa, al massimo si prende 1 euro a libro). Ma sono ancora abbastanza lontana dall’idea di liberarmi di una buona parte di loro. Molti sono guide o libri di viaggio e li uso incredibilmente anche dopo il viaggio a causa del quale sono stati comprati. Altri sono libri fotografici: per quelli sinceramente non vedo un grosso futuro come e-book!!
    Non ho ancora mai considerato l’idea di comprare un ebook ma penso che prima o poi ci arrivero’, per quanto mi dispiaccia rinunciare alla carta. Magari e’ piu’ facile per i nuovi acquisti, quando ancora non si e’ formato il senso di “affetto” per quel determinato libro fisico…

    1. Io posso solo dirti che anche noi eravamo nella stessa situazione, poi abbiamo detto basta per motivi di spazio… ma anche di nervosismo. Perché tantissimi libri li avevamo comprati e poi mai letto o mai finiti (scemi noi), a causa di quello stesso tipo di shopping compulsivo di cui parli tu, e una volta che ce ne siamo resi conto, vederli tutti lì in fila a prender polvere mi faceva venire il sangue alla testa. Libraccio e Biblioteca sono stati la soluzione, anzi ora che ci penso in sala c’è un altro cartone che aspetta!

  4. Io a dire il vero di libri non letti ne ho pochi, forse una decina. Il resto sono tutti stati usati almeno una volta, alcuni anche due o tre. Ce ne sono anche che non mi sono piaciuti, o che non hanno significato molto per me, e so che non rileggero’ mai. Credo che iniziero’ da quelli. Ma devo segnarmi i titoli da qualche parte, perche’ non sono nuova a cose come comprare un libro, iniziare a leggerlo e dopo 10 pagine cominciare a pensare “oddio, l’ho gia’ letto!” 😛 Mi capita per lo piu’ con libri che ho preso in biblioteca o avuti in prestito da amici. :/

    1. @Elle: biblioteca? A me hanno detto che non possono ritirarli. O meglio: potrebbero ritirarli ma solo per la sede locale, senza poterli inserire nei database dei comprensori bibliotecari, ma preferirebbero di no. Ti risulta? Non capisco il senso ma mi dispiace.

      @Sab: i libri sono la mia passione da sempre ma mi sono accorta che stavo sconfinando nella mania. Ne compravo e leggevo tantissimi ma le pile di quelli messi sugli scaffali perché “li leggerò” erano sempre altissime. La prima volta che ne ho venduto un lotto mi sembrava un’eresia nei confronti di me stessa poi è stato facile fare selezione tra quelli letti e che non avrei di sicuro riletto. Hai ragione: si comincia così. E da qualche parte ci si ferma anche: concordo con te, però, sul fatto che ci siano libri ( di viaggio, fotografici, fuori catalogo…) che si tengono e basta.
      PS: un centinaio in più di quelli che hai calcolato, tutti catalogati in database da anni, proprio perché sono maniaca 😉
      unarosaverde di recente ha scritto I dubbi del lunedì di una ingegnere: avrò mica la CAH?

      1. Non sei la prima che riferisce questo tipo di difficoltà, anche a Eugenio mi pare avessero detto qualcosa di simile (comunque rifiutando quello che avrebbe voluto portare). Qui da noi Valenza invece tutto quello che abbiamo donato (compresi fumetti e guide turistiche non recentissime) è stato accolto con grande entusiasmo; ci hanno detto che eventualmente avrebbero condiviso con le biblioteche del circondario.
        Francamente mi sembra molto triste che una biblioteca pubblica rifiuti una donazione. Non so che dire.

  5. Trovo molto interessante il titolo: lettore e consumatore. E’ un binomio che si applica bene ad innumerevoli situazioni dove è sempre presente da una parte il soggetto facente qualcosa (ascoltatore, mangiatore, spettatore, telespettatore, ecc) e dall’altra il consumatore che è una componente relativamente recente e da non sottovalutare a differenza dell’altra che è sempre esistita.

  6. Ebook assolutamente sì! oggi leggo il 90% dei libri in questo formato, quasi la metà in inglese. In Italiano ci sono più di 12.000 titoli in circolazione e ne escono di nuovi ogni giorno, prossimi ai 20.000 a fine anno.

    Kindle aprirà probabilmente un negozio in Italia entro fine anno, come anche Kobo. Sony nella prima parte del 2012. Mondadori già pubblica le novità in doppio formato e sta ampliando il catalogo degli altri titoli.

    Non serve per forza comprare il titolo su Amazon per leggere con Kindle. Lo compri dove vuoi. Se hai il social DRM lo converti da epub in mobi con Calibre in due minuti. Se ha il DRM Adobe lo devi forzare, ma è una operazione che richiede 20 minuti la prima volta e 3 minuti dalla seconda in poi.

    Con gli ebook non occupi spazio, sono sempre con te. Se perdi Kindle ne hai una copia nei loro server, idem per gli altri negozio, anche se con regole diverse. Quando viaggi sei leggero e puoi leggere più titoli.

    Il fascino della carta, dell’oggetto, della bella libreria non ha niente a che fare con il piacere della lettura. Già il 30% dei lettori forti USA è passato all’ebook e per alcune categorie di libri si tocca anche il 35% del mercato per la versione ebook.

    E-Ink non sforza la vista ed ha la stessa esperienza di lettura della carta. Il libro ti arriva subito e la libreria è sempre aperta, dovunque tu abbia un collegamento ad internet.

    Bastano come ragioni per passare all’ebook?

  7. Kindle, Kindle delle mie brame… comodissimo, però mica ho smesso di acquistare cartacei 🙂 Una volta è il romanzo che in En Entropia non leggerebbe mai, un’altra è il terzo-della-serie che sta bene con gli altri, un’altra volta giusto perché sono in libreria e il romanzo è lì che mi guarda… però devo dire che adesso, diversamente da prima, per ogni libro che entra cerco di farne uscire un altro dalla porta. Sperèm 🙂
    Alliandre di recente ha scritto Senza immobilità, non esiste silenzio

    1. Pensa che io, nei miei momenti di follia, ho seriamente meditato di eliminare *tutti* i libri cartacei, salvandone solo alcuni di fotografie. Non credo che Marco me lo lascerebbe mai fare, né che alla fine mi basterebbe il coraggio, tutto sommato. Ma poi penso alla possibilità di traslocare e mi dico che… forse… magari… chi lo sa. Vuoi mettere la differenza tra 20 scatoloni di libri da fare, trasportare e disfare, e trasportare un Kindle e un iPad?

        1. Non credo che rinuncerò mai ai miei libroni di foto su U2 e Depeche, tanto per citarne due molto cari al mio cuore, ma tutti gli altri…

  8. Arriverà il giorno (forse non molto distante) in cui le nuove generazioni cominceranno ad alfabetizzarsi direttamente sugli ebook, senza usare il cartaceo. Quando quella generazione sarà adulta non vi sarà più nostalgia del cartaceo e, l’ebook (che in seguito verrà sostituito da qualcosa di ancora più evoluto), trionferà definitivamente.
    Forse in un futuro più o meno lontano, la nostra società ipertecnologica decadrà, tornando per forza di cose ad essere più semplice e rurale. Quel giorno, i libri cartacei ancora conservati avranno la meglio e forse riusciranno a salvare parte del nostro patrimonio culturale. Quel giorno, gli ebook reader e i loro successori diverranno completamente inutilizzabili. Forse è in vista di questo futuro che, nonostante l’inevitabile avanzata degli ebook, dovremmo continuare a stampare una certa quota dei nostri libri in formato cartaceo (magari escludendo moccia & co :-).

    1. Due problemi: il primo, chi decide cosa va conservato? Qualcuno potrebbe dirti che anche Moccia fa parte del nostro patrimonio culturale 🙂
      Il secondo: se la nostra società ipertecnologica decadrà, temo che saremo costretti (tristemente) a preoccuparci di ben altro che dei libri e degli ebook… tipo di come riscaldarci, ripararci e procurarci da mangiare.

      1. Sì, va bene, conserviamo anche moccia, quanto meno consentirà ai posteri di capire qualcosa di più sulla nostra società attuale 🙂
        E’ vero anche che nell’immediato i problemi di una società post-tecnologica saranno quelli che elenchi tu; ma credo anche fermamente che, se qualcosa di questa società riuscirà a sopravvivere nel tempo, sarà solo grazie ai libri cartacei.
        PS: sono un entusiasta possessore di un ebook-reader (anche se non kindle).

        1. Per la cronaca, sono tra quelli che userebbe Moccia per il camino 😉
          Scherzi a parte, è ovvio, il valore del libro come patrimonio è innegabile; ma penso che l’ebook sia uno dei tantissimi “progressi” che, facendo un’ipotesi “catastrofista” come la tua, dovremmo prendere con le pinze per evitare di diventarne troppo dipendenti.
          Mi viene in mente L’ombra dello Scorpione di King (tanto per citare un autore che io salverei sicuramente ma che forse altri considererebbero alla stregua di Moccia!).

  9. niente… è più forte di me! mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro ma non ci riesco, non credo ci riuscirò mai… leggo in formato elettronico qualsiasi cosa, soprattutto per lavoro e per informarmi… ma non potrò mai separarmi dai libri, dal comprarli, dal leggerli… non trovo per nulla rilassante leggere ebook, non riesco a trasformare quello che leggo in emozione… so di essere un po’ anacronistica… ma per me le emozioni della lettura passano anche attraverso il “contenitore” e non solo dal contenuto
    🙂
    Valepi di recente ha scritto le parole sono vive?

  10. Da quando ho scoperto l’ebook mi sono riappropiato del gusto della lettura. Portarsi in vacanza 10, 20, 30 libri nello spazio che ne occupa uno solo è impagabile, per tutto il resto mastercard; perchè l’unico difetto che ci trovo al momento è il prezzo, c’è ancora poca differenza tra il cartaceo e l’elettronico.
    Ruben di recente ha scritto Passato e futuro

    1. Sfondi una porta aperta… E fa ancora più rabbia, se si confrontano i prezzi con gli ebook in inglese!

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