Un mese senza Internet (prima)

In luglio, Tammy di Rowdy Kittens ha deciso di prendersi una vacanza digitale (“digital sabbatical”) che è durata tutto il mese. Di seguito il post in cui spiega i suoi motivi e come ha deciso di organizzare concretamente questa esperienza. Seguirà la traduzione del resoconto del suo “mese disconnesso”. I miei commenti in fondo.

Un mese senza Internet: come e perché – di Tammy Strobel

A settembre, il Chartered Institute for IT ha pubblicato un’interessantissima relazione sul collegamento tra utilizzo di Internet e benessere. I risultati suggeriscono che alcune persone beneficiano più di altre del mondo digitale: soggetti a basso reddito, abitanti di paesi in via di sviluppo, donne. Secondo i ricercatori, Internet “funge da “abilitatore” indiretto, e conduce a un maggiore senso di libertà e di controllo, e di conseguenza a una maggiore soddisfazione”. In altre parole, l’accesso a Internet rende (più) felici.

D’altro lato, conosco tante (troppe) persone che se ne vanno in giro come zombie con gli occhi incollati al proprio iPhone. Business Week sottolinea che “scorrere la posta elettronica o inviare SMS in batteria stimola la produzione di dopamina, una “dose” di piacere che per un 6% circa degli utenti Internet è diventata una forma di dipendenza clinica”.

Insomma: pur essendo sempre collegati (e-mail, Facebook, Twitter, blog), siamo davvero autenticamente connessi? Forse è venuto il momento di scollegarsi e dedicarsi alla vita reale?

Perché ho deciso di scollegarmi

Durante il mese di luglio, mi prenderò una vacanza digitale e trascorrerò l’intero periodo lontano da blog, Twitter, Facebook e altre attività online, per dedicarmi esclusivamente al mio libro.

Ho sgombrato il mio calendario per il mese di luglio e ho deciso di concentrarmi su questo progetto. In sintesi, questa vacanza digitale rappresenta il mio  “piano ultra-serio per gestire le distrazioni digitali”.

In cosa consisterà la mia vacanza digitale

Mi sto dedicando al blog da più di tre anni e mezzo senza vere interruzioni. Prendersi una pausa, da qualsiasi mezzo di comunicazione, è sempre positivo. Abbiamo tutti bisogno di ricaricarci.

Cosa farò in questo periodo:
Mi dedicherò al mio libro.

Berrò parecchio caffè.

Farò yoga, giri in bicicletta, passeggiate.

Scriverò lettere.

Utilizzerò Skype per chiamare amici e famigliari.

Cosa non farò:

Non pubblicherò post, non mi occuperò di moderare i commenti, non sarò su Twitter o Facebook, non navigherò su Internet.

Oltre a spedire le mie lettere settimanali, controllerò la posta elettronica due volte la settimana per restare in contatto con amici e famigliari, e con il mio editor.

Non risponderò alle richieste dei lettori.

Come
Ho fatto alcuni preparativi in previsione di questo mese di pausa:

– Ho preparato i miei strumenti. Una parte del mio libro è rappresentata da una ricerca ed è già al sicuro sul mio disco rigido, di conseguenza non dovrei avere bisogno di aprire il browser. In aggiunta, ho fatto un elenco dei libri che vorrei leggere.

Per quanto riguarda gli strumenti di scrittura, terrò un diario utilizzando OmmWriter e Word. Se state pensando di imitarmi, non importa per quanto tempo, preparate un elenco delle risorse di cui avrete bisogno. Pianificando in anticipo eviterete di dovervi collegare.

– Complicatevi la vita. Il piano è scrivere al parco o in coffee shop senza collegamento a Internet. A casa, disabiliterò la connessione wifi. Inoltre, ho eliminato tutte le app di social networking dal mio iPod Touch, insieme al mio account e-mail.

Ho anche installato Freedom. Si tratta di una “semplice applicazione per la produttività che impedisce l’accesso a Internet, su Mac o computer Window, fino a otto ore per volta”.

Domande e risposte
La settimana scorso ho chiesto ad amici e follower su Twitter di inviarmi eventuali domande sull’argomento. Di seguito alcune delle richieste che ho ricevuto, e qualche risposta ai suggerimenti di Gwen Bell.

1. Descrivi il primo momento in cui hai deciso di aver bisogno di scollegarti. Per quanto tempo sei rimasta offline?

Alla fine della scorsa estate ho iniziato a lavorare a una proposta per un libro. Il processo di scrittura è stato divertente, ma anche impegnativo. Mi sono sentita vagamente sopraffatta e in qualche modo “bloccata” durante questa fase, e ho scoperto che parte del problema era rappresentata dal troppo tempo trascorso online anziché scrivendo.

Durante lo stesso periodo, ho letto un articolo di Gwen Bell sul suo prossimo digital sabbatical. Ha deciso di scollegarsi per tutto il mese di luglio; l’idea suonava attraente, ma non ero pronta per un periodo così lungo. Così, ho iniziato con dei fine settimana e continuato con una settimana intera nel mese di settembre. È stata una pausa rigenerante, durante la quale ho ritrovato il contatto con le cose che contano davvero: famiglia, natura, e la mia scrittura.

2. Ci sono stati momenti in cui hai barato, o hai avuto la tentazione di farlo?

Assolutamente sì, molte volte. Nella maggior parte dei casi, hanno coinciso con momenti in cui non ero a mio agio con la scrittura. Ho realizzato che stavo utilizzando Internet come strumento di procrastinazione.

3. Cosa ti ha insegnato questa esperienza?

Anzitutto, che devo smettere di cercare conferme dall’esterno. Il numero di email che ricevo, di like su Facebook, di retweet e di commenti sul blog non rappresentano una conferma delle mie capacità di scrittrice.

In secondo luogo, tendo a rimanere facilmente intrappolata nei piccoli drammi della vita di tutti i giorni. Sfarfallo da un’attività all’altra e dimentico che la felicità sta nei dettagli, per quanto piccoli. Quella settimana di disconnessione mi ha dato spazio per rallentare. Sarà interessante vedere gli effetti di un mese intero.

4. Quanto è davvero realistico, oggi, pensare di scollegarsi completamente?

Tutto è fattibile, basta volerlo. Naturalmente la situazione di ognuno è diversa, e ci sono anche persone che non possono permettersi di scollegarsi per un mese intero.

Per me, questo esperimento si riduce in essenza alle mie intenzioni quotidiane e all’uso che faccio del mio tempo. Internet dà dipendenza, specie per chi è suscettibile a questo tipo di cose come lo sono sempre stata io, e tende ad alimentare distrazione e procrastinazione a un livello elevatissimo.

Realisticamente, sarà una vacanza digitale al 95%, dato che continuerò a controllare la posta un paio di volte la settimana. Si tratta essenzialmente di dedicare un po’ più di sforzo alla mia attività creativa.

5. C’è qualcosa, e cosa, che dovrai fare diversamente nella vita di tutti i giorni?

Eviterò di twittare, di pubblicare post e di controllare ossessivamente la posta elettronica, ma continuerò a mettere nero su bianco le mie riflessioni. Semplicemente, non le condividerò con il mondo.

In secondo luogo, ho dovuto prepararmi a lavorare offline e questo ha significato raccogliere i dati della mia ricerca in anticipo, anziché fare tutto all’ultimo minuto. E per molti versi è stato un vero toccasana, mi ha aiutato a strutturare i capitoli con maggiore dettaglio e sentirmi meno sopraffatta.

6. Quale sarà, secondo te, l’aspetto più difficile di questa esperienza, e quale quello più gratificante?

La parte più difficile sarà resistere alla tentazione di collegarmi. Quella più gratificante? Prendermi lo spazio necessario per essere creativa. E, ancora più importante, acquisire la consapevolezza che si può prendersi una pausa da email, blogg e social network per dedicarsi esclusivamente a un progetto. L’idea che dobbiamo rispondere a qualsiasi stimolo o richiesta non appena possibile ed “esserci” costantemente è sbagliata, la più grande bugia che i cosiddetti professionisti raccontano a se stessi. Abbiamo invece la responsabilità di trovare il tempo per essere creativi e per aiutare gli altri.

Per finire

Qualche riflessione finale che voglio condividere con voi.

Barare. Ovviamente vorrei evitarlo, ma non sarò troppo dura con me stessa se dovesse capitare. Posso sempre fare un passo indietro e chiedermi come mai ho sentito l’esigenza di collegarmi. Se succederà, sarà un’altra esperienza dalla quale imparare qualcosa.

Tenere un diario. Nel corso del prossimo mese, ho intenzione di farlo in modo intensivo; sono curiosa di vedere come mi sentirò restando scollegata da Internet per un intero mese.

Aver sviluppato una dipendenza così forte mi fa davvero sentire ridicola. Alle superiori, la mia migliore amica si era procurata una connessione a Internet ma io ero molto scettica al riguardo. Non ho avuto un indirizzo email fino all’università. Ricordo distintamente quando controllavo il mio account dalla sala computer degli studenti: all’epoca non avevo un computer mio e la tecnologia mi faceva paura. Però tenevo un diario. Nel corso del prossimo mese, tornerò a fare qualcosa di simile.

Comfort. Mi rendo conto che un mese di disconnessione a qualcuno può sembrare eccessivo. Va benissimo, ma spero davvero che prenderete in considerazione la possibilità di farlo quest’estate, anche se solo per qualche ora al giorno.

Anziché aprire il browser, uscite e godetevi il sole. Dedicatevi a qualcosa che vi appassiona. Meditate. Fate yoga. Fate volontariato. Uscite con il vostro partner. Godetevi la vita!

Un esperimento sulla felicità. Superficialmente, questo esperimento può sembrare un esercizio di deprivazione. Lo è per alcuni versi, ma non del tutto. È una sfida, ed è divertente. Io rappresento un campione molto piccolo, ma sono curiosa di vedere se mi renderà o meno più felice.

La relazione del Chartered Institute for IT suggerisce con forza che Internet possa renderci più felici. Come per tutte le cose positive della vita, però, serve equilibrio: una volta rimosso l’equilibrio dall’equazione, è difficile trovare la felicità, anche nelle cose che dovrebbero effettivamente accrescere il nostro benessere.

***

Per maggiori informazioni sul tema del digital sabbatical, ecco alcune risorse da cui partire:

Everything You Need to Know About a Digital Sabbatical

The Longest Day of My Life

Why I Ditched my Cellphone

Digital Sabbatical Q & A

Racking Focus

Hooked

Qualche riflessione mia (elle): sono davvero molto tentata. Dato che la mia attività dipende da Internet, in particolare dall’e-mail, una disconnessione totale non sarebbe fattibile, ma potrei cominciare dai fine settimana. Sia io che Marco passiamo davvero troppo tempo davanti allo schermo, anche quando non è necessario per lavoro. Che ne pensate? So che molti di voi probabilmente non sono così “dipendenti” dal Web come (purtroppo) mi rendo conto di esserlo io, ma sarei curiosa di conoscere le vostre abitudini. Vi collegate solo al lavoro, anche a casa, o quasi costantemente tramite smartphone? Qual è il periodo più lungo che trascorrete disconnessi, ad esempio, nel corso della settimana? Quanto siete rimasti (dis)connessi durante l’estate e le vacanze?
All’estremo opposto, questo tipo di (de)privazioni auto-imposte mi suonano sempre male, come se ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato nell’eliminare completamente qualcosa che, in fondo, è utile e positivo, solo perché non si riesce a farne un uso equilibrato. Mi indispone moltissimo l’idea di non essere capace di “gestirmi”, ma devo ammettere che in questo ambito è così, almeno in parte, e che un po’ di dieta digitale non può farmi che bene. Vedremo. Voi cosa ne pensate?

minimo è anche su Facebook e su Twitter

33 thoughts on “Un mese senza Internet (prima)

  1. io quest’anno mi sono connessa in vacanza dopo circa 10-12 gg, ma solo perché volevo vedere la fotina della neonata Viola. l’anno scorso avevo resistito bene due settimane. di più non saprei.
    certo, se la maggioranza degli amici interessanti non li si frequenta dal vivo, imporsi lo scollegamento è un po’ folle o inutile, credo.
    io però mi limito al pc, con il quale faccio anche le cose pratiche tipo spesa e banca. solo l’idea di pagare un bonifico in banca mi uccide.
    l’idea di essere collegata/rintracciabile in ogni momento tramite smartphone mi pare esagerata. tengo molto alle mie “zone neutre”, che sono poi quelle in cui mi sposto fisicamente. sono il “mio tempo”, quello in cui non devo rendere conto a nessuno. per questo ho un cellulare estremamente basico.
    Silvia di recente ha scritto El Maresme – Lettura

    1. Mi frega *moltissimo* il fatto di NON spostarmi fisicamente, neanche per lavoro. E il fatto di essere una mezza nerd (anche tre quarti… anche intera), ed essere amante della tecnologia oggi significa avere uno smartphone, nel mio caso un iPhone, che in realtà non uso praticamente mai per fare o ricevere telefonate…

          1. Ad un invito così non si può sorvolare. Qeust’anno per la prima volta per i due periodi vacanzieri ho deciso di staccare la spina (14 gg prima e 7 gg il secondo periodo): non ho raggiunto quota un mese, ma sono contento di aver abbandonato pc e internet. Ho barato qualche volta (o almeno ci ho provato) cercando qualche hotspot free, ma la fortuna mi ha assistito: mai trovato e per giunta in albergo a Jesolo non prendeva nemmeno il tel. Risultato: mai collegato con il cell e mai, dico mai, scaricato la posta: sono davvero fiero di me! Cosa ho portato per non sentire nostalgia: solo il mio caro e fidato e-reader, prima cosa che infilo in valigia ormai. Conclusione: per chi ci lavora con pc, smart e i-cosi vari, consiglio di staccare veramente la spina: il mondo al di fuori sarà più bello! 🙂
            Ruben di recente ha scritto Non vi ricorda qualcuno?

            1. Intanto benvenuto 🙂
              A me è successo qualcosa di simile l’anno scorso, ma per una settimana sola e barando programmaticamente una volta al giorno, la sera dopo cena, per controllare la posta. Mi sa che quest’anno vado di seguito (se riesco a convincere il fidanzato a fare altrettanto…;))

  2. Bel post interessante. Prima faccio il punto della mia situazione. Io uso internet al lavoro quasi sempre per distrazione perche’ non riesco a stare concentrata su quello che faccio (e che non mi interessa minimamente). Finisco per aprire il browser ogni 20-30 minuti, leggere gli ultimi post sui miei forum e blog preferiti, scrivere qualche commento, controllare le notizie sui siti dei quotidiani, qualche rara volta aprire la mail personale (navigare su siti di webmail sarebbe vietato ma non ce li hanno bloccati, e nessuno in 8 anni e’ mai stato ripreso per averlo fatto… io comunque mi limito a 1-2 volte al giorno). Niente Facebook in ufficio per auto-imposizione, al massimo in pausa pranzo. Non ho un account Twitter (meno male).
    Poi sempre al lavoro essendo 8 ore davanti a un pc mi capita di preparare post o commenti o mail con un editor di testo e di collegarmi il tempo necessario a spedire / uploadare.
    Secondo me passo piu’ tempo in ufficio a fare i cavoli miei che a lavorare… :/ Naturalmente uso internet anche per lavoro, mi e’ indispensabile a volte, ma in percentuale sara’ il 20% delle volte che uso il browser.

    La sera a casa mi capita spesso di accendere il pc per sistemare un po’ delle mie foto o scrivere qualcosa, ma poi finisco per perdere tempo sugli stessi forum o blog che ho gia’ letto 10 volte ciascuno durante il giorno, oppure apro Facebook, dove ho piu’ di 300 contatti (non molti si possono definire davvero amici) e passo un’ora o piu’ solo per leggere cosa hanno scritto anche solo quelli che mi interessano di piu’. Avendo amici (veri) sparsi tra mezza Italia e vari paesi del mondo mi piace tenermici in contatto ma a volte mi rendo conto che e’ un’esagerazione.

    Pero’ mi capita sempre piu’ spesso la sera di non avere nessuna voglia di accendere il pc, perche’ lo so che se lo faccio poi rimango davanti al monitor fino a tardi e non mi va. Allora magari sfrutto il pc di M. che e’ praticamente sempre acceso, gli chiedo di farmelo usare 10 minuti, controllo giusto la posta o poco altro, e poi mi metto magari a leggere un bel libro, a fare una telefonata ai miei, o anche solo a rilassarmi sul divano. La tv e’ praticamente sempre spenta a casa nostra.

    Cosa fondamentale: non ho uno smartphone! M. si’, e in viaggio ci e’ stato utile per prenotare qualche hotel. Ma l’abbiamo usato anche per aggiornare lo status di Facebook e scrivere dei post sui forum di viaggi che frequantiamo: ci sono sempre le sezioni “viaggi in diretta” dove chi e’ in giro racconta qualcosa dal posto (cio’ non toglie che al rientro si scriva un vero e proprio report del viaggio magari mettendo le foto). Mi e’ piaciuto condividere con gli amici e gli altri viaggio-maniaci le scoperte e le avventure che stavamo vivendo, anche se (su Facebook) qualcuno ha obiettato che passare del tempo su internet anche in viaggio era assurdo. Diciamo che l’abbiamo fatto sempre la sera, nei momenti di relax quando eravamo troppo stanchi per uscire a berci una birra o fare una passeggiata. Ma la sensazione che non avessero poi cosi’ torto mi e’ rimasta.

    Detto questo, ammetto che mi sento come te: trovo internet una risorsa meravigliosa ma mi rendo conto di usarlo come “via di fuga” quando dovrei fare altro ma quell’altro non mi va o mi stufa. Internet mi distrae. Ma non e’ colpa del mezzo. Anche quando studiavo all’universita’ 15 anni fa ero cosi’, ogni mezz’oretta circa mi alzavo dalla sedia e gironzolavo per casa, mi mangiavo una merendina, mi leggevo qualche pagina di una rivista, facevo una telefonata. Poi tornavo a studiare. Solo che all’epoca avevo un traguardo giornaliero di pagine da studiare, per cui mi auto-imponevo di arrivare fino la’. Finite quelle ero libera. Invece ora in ufficio non riesco a farmi una “schedule” come dicono i miei capi, non so mai se sono in anticipo o in ritardo sui tempi, e mi ritrovo a cazzeggiare per una settimana per poi fare straordinario tutti i giorni la settimana dopo per rispettare la consegna. Oltretutto non e’ che se mi do’ degli obiettivi quotidiani e poi li finisco presto posso tornare a casa, sempre qui dentro mi tocca rimanere…
    Ma qui sto scivolando su un altro argomento, scusa!

    Rimanendo in tema, quel programmino che blocca l’accesso a internet mi attira un sacco. Da installare sul pc dell’ufficio, cosi’ che le distrazioni terminino e io riesca a fare quello per cui mi pagano (per inciso, ci sono sempre riuscita perche’ poi per recuperare mi sono portata il lavoro a casa nei weekend… pessima!).

    A casa sto gia’ riuscendo da sola ad autoregolarmi, o meglio a non accendere il pc. Una volta che lo accendo e’ rischioso, ci passo 4-5 ore davanti senza rendermene conto: se l’intenzione iniziale era buona (portare avanti il mio lavoro con le foto) poi finisce che anche qui mi faccio distrarre e passo l’80% del tempo a cazzeggiare. Due foto e mezz’ora su un forum, altre due e mezz’ora su Facebook… si fa l’una di notte in un attimo, e poi il giorno dopo ho sonno!

    Si’ devo dire che l’idea di un disintossicamento da internet la trovo interessante. Dovrei rifletterci un po’, e poi dovrei cercare di coinvolgere anche M. che quanto a uso del pc e’ peggio di me. Si si, devo proprio pensarci seriamente. 🙂

    1. Uh che bel commento corposo, grazie!
      Pensa come posso essere messa io che lavoro in casa e tutte le “tentazioni”, se così possiamo definirle, ce le ho io costantemente a disposizione, anche sotto forma di iPad…
      Io ho la fortuna di essere (per dono di natura, senza alcun merito) una persona molto organizzata e molto concentrata, lo ero quando studiavo e lo sono adesso quando lavoro (vedi post sulla procrastinazione), ma ho notato che, quando sto traducendo e “non mi viene una parola” (leggi, non trovo un traducente), il primissimo istinto è fare mela-tab e controllare la posta, o guardare Tweetdeck. E da lì ovviamente è un attimo rispondere a un commento (come sto facendo ora), condividere un link… Così, quando devo veramente mettermi sotto, semplicemente chiudo tutto e finisce lì. Sono i momenti in cui non lavoro proprio quelli in cui dovrei fare altro e spesso non ci riesco, ed è su quelli che vorrei concentrarmi in termini di “vacanza digitale”. Non aiuta avere un fidanzato che è peggio di me 😉

  3. dunque: io non ho un Ipod nè un Ipad e a malapena so cosa sono; non so scaricare la musica; non so mandare gli MMS dal cellulare, figuriamoci se ho un account Twitter e non ho capito a cosa serve Google+1,insomma sono una frana. Solo ultimamente sono molto più connessa a Internet un po’ per via del blog e un po’ perchè girello spesso su FB, Magari leggo rapidamente le notizie, controllo le previsioni del tempo, leggo i blog degli altri ecc, e tutto questo perchè ho molto più tempo per poterlo fare. Sono un po’ preoccupata da questa mia piccola nuova dipendenza, ma devo dire che in effetti in vacanza non mi sogno di portarmi il pc. Ho controllato la posta tre volte in 15 giorni e senza grosse sindromi carenziali….
    elena di recente ha scritto Frattura spaziotemporale

  4. Sono connessa praticamente tutto il giorno tutti i giorni, OK la vita agreste, OK il paesello, ma non credo sarebbe stato così piacevole senza internet. Nell’ultimo anno per me è diventato fondamentale. Social, ma non solo, anche acquisti, streaming per i film e le serie TV (in tv vedo solo due canali e comunque che si può guardare in TV?) oltre naturalmente alle notizie dal mondo. Quando sono a casa spesso il pc è acceso in sottofondo, faccio le mie cose e ogni tanto passo a controllare e a “salutare”. Periodo massimo di disconnessione? 24 ore, le domeniche d’inverno quando non lavoro.
    In tutto questo discorso però ho considerato solo la vita quotidiana: in vacanza non ci sono per nessuno, e non è assolutamente un sacrificio. Che sia un fine settimana o un mese. Ma ripensandoci…da quando c’è internet non ho mai fatto vacanze di un mese!
    L di recente ha scritto Le vacanze, che stress

    1. Posso solo commentare dicendo che… ieri sono riuscita a stare lontana dal computer tutto il giorno, yay! 😉 (come sono caduta in basso…)

  5. La prima volta che ho messo le mani su un computer – si parla di eoni fa e dell’indimenticabile Commodore 128 – mi sono resa conto di quanto i videogiochi mangiassero il tempo e mi sono imposta, da sola, un tempo massimo di gioco. La regola vale ancora, se non per i videogiochi, per il resto delle cose che devo fare. Sono connessa 24 ore su 24: la maggior parte del mio tempo lavorativo trascorre davanti ad uno schermo, ho avviato un progetto di digitalizzazione dei miei documenti, foto, e altro materiale personali che è già a buon punto, mi organizzo i viaggi e quando in viaggio uso il web per ricavare informazioni, consulto internet per dubbi che non richiedono grandi approfondimenti. Ho un blog, non ho un profilo facebook nè twitter, ne ho uno su google+ senza contatti solo perchè ero curiosa di vedere cosa fosse, detesto telefonare (sono costretta a farlo già abbastanza in ufficio) e gli sms – cosa che i miei conoscenti fanno molta fatica a capire. Preferisco contattare e rispondere via email, per la libertà di orario che questo mezzo mi offre. Mi piace leggere i blog perchè alcuni propongono punti di vista interessanti e spunti di riflessione.
    Sono lieta, a posteriori, che il web fosse agli albori quando studiavo perchè sarebbe stata una grossa tentazione però, come in tutte le cose, credo sia una questione di gestione personale del proprio tempo. Se non fosse il web, sarebbero altri i rivoli in cui ci si può perdere se si è procrastinatori per natura, per esempio davanti alla tv.
    Non sono organizzata per natura. Seguo però la vecchia regola: prima il dovere e poi il piacere, quindi il tempo che passo a girellare su internet fa parte, di norma, del tempo dedicato all’ozio. Il blog è un’attività che mi dà piacere e che mi permette di scrivere, attività che mi è sempre piaciuta, e non ricade nell’ozio: se non dovesse essere così, non avrebbe senso tenerlo aperto. Il resto del tempo che trascorro davanti al Mac o al PC, invece, lo considero produttivo.
    Credo che questi piani personali autoimposti di disintossicazione nascondano, in realtà, l’incapacità o la difficoltà ad organizzare i propri tempi, come le diete, insomma. Hai esagerato e adesso devi frenare ma il cibo, così come il web e la vita digitale, non è cattivo in sè.
    L’unico pericolo che trovo nella rete è la superficialità della maggior parte delle fonti di informazione: per imparare veramente qualcosa ricorro ancora alle vecchie enciclopedie e ai libri o agli ebook. Il tempo che richiedono per essere assimilati è molto più lungo ma il lavoro di compilazione che ha portato alla loro scrittura di solito ne garantisce la validità. Le fonti su internet, salvo rari casi, sono spesso frutto di elaborazioni personali gestite da persone non addette ai lavori. A volte questo può essere una risorsa, spesso è molto pericoloso: se non si sa discriminare cosa si legge o non si fanno ricerche incrociate si perde moltissimo tempo.

    1. Sono d’accordissimo con te per quanto riguarda il preferire l’email al telefono. Io uso praticamente solo email e skype per i miei contatti di lavoro, e spesso questo mi ha letteralmente salvata. Non ho un buon carattere :), e l’email mi dà il tempo di riflettere e di non reagire a botta calda come dovrei fare al telefono, ad esempio. Di fronte a certe cose, spesso ce n’è bisogno 🙂

  6. Ahia… Questo articolo tocca uno dei miei punti deboli… ti dico solo che sono appena tornato da 2 settimane in Spagna e per non dover fare il cacciatore di wifi ho comprato una sim locale per essere sempre connesso anche da lì…
    Nei 3 giorni forzatamente offline (mi ci sono voluti un paio di giorni per fare la sim e tagliarla, non ho trovato neppure una wifi free) mi sono sentito “perso” sia in senso metaforico sia in senso letterale non potendo usare google maps ecc.
    E’ comunque stato diverso da quando sono a casa perché il telefono rimaneva in modalità offline per quasi tutto il giorno (per arrivare a sera con la batteria) e abilitavo la rete solo quando mi serviva cercare qualcosa di un posto/monumento su wikipedia, usare il navigatore, twittare una cavolta mentre magari aspettavo in coda o postare una foto/video sulla pagina e Facebook, e quando mi ricordavo fare un check-in su foursquare.
    Sinceramente non penso di essermi perso qualcosa stando su internet anche in vacanza, anzi credo che avere uno smartphone con internet sempre a portati di mano mi abbia permesso di risparmiare un sacco di tempo.
    A febbraio ho avuto anche io un periodo di crisi da internet/telefono e ho tagliato tutti i ponti per quasi una settimana spegnendo iPhone e Mac, quando mi sono ripreso ho cancellato (non disabilitato) il mio account su Facebook e ora ne ho uno senza amici che mi serve per gestire una pagina di un gruppo che seguo, ricordo ancora le ore trascorse a scorrere l’homepage e gli album fotografici, ora ho trovato modi migliori per perdere il mio tempo davanti al PC!

    Ne approfitto anche per ringraziarti e per complimentarmi, seguo da un bel po’ il tuo blog! E’ uno dei miei preferiti sia per gli argomenti trattati, che per qualità e forma dei contenti! Complimenti davvero!

    1. Intanto grazie dei complimenti, che fanno sempre molto piacere 🙂
      Anche noi usiamo molto l’iPhone quando siamo in viaggio per mappe, guide etc (ne ho anche scritto), ed è una bella comodità, ma devo ammettere che non sono mai arrivata a comprarmi una SIM locale 😉 Di solito in vacanza sono più portata ad andare offline anche grazie al fatto che i costi di roaming sono elevati, e quindi in genere sfrutto le wifi aperte quando ci sono e per il resto mi assicuro di poter accedere alle varie info che mi servono offline… ma il collegamento nelle varie case dove facciamo scambio non deve mancare…

  7. Ciao! Dopo l’exploit su twitter ora ti rispondo come si deve 🙂

    Come te, sono sempre al pc per lavoro, ergo praticamente sempre collegata… però ho anche due vantaggi e uno svantaggio.
    I due vantaggi sono che non ho un portatile e nemmeno lo voglio, per cui in ferie per una settimana niente lavoro, ma nemmeno niente Internet compulsivo; e ho ripreso a montare a cavallo, per cui mi sono ripresa come anni fa il mio “spazio sacro” una volta la settimana al sabato pomeriggio, dalle due alle sei niente internet, in maneggio non c’è e anche se ci fosse non servirebbe. Mi faccio l’oretta di lezione, poi il resto del tempo cazzeggio tra le bestie, e senza internet è taanto bello 🙂

    Lo svantaggio è che prima avevo un ciofecofono che manco sapeva che fosse, la rete, mentre dall’autunno scorso mi son presa lo smartphone, il che mi rende più vulnerabile. Magari controllo solo la posta e twitter, però quello va a finire che lo faccio a tutte le ore anche in ferie 🙂 sicché mi devo regolare, e collegarmi magari solo la sera o per inviare qualche bella foto su Twitter!
    (A cavallo no, il vantaggio lì è che il cell resta nel marsupio x le emergenze ma hai già da controllare cosa fa la massa di muscoli sotto di te, non hai tempo né testa per collegarti a internet :P)

    1. Il che mi fa pensare, non per la prima volta, che dovrei trovarmi un hobby che non c’entri niente con il PC…

  8. Io trovo che il cavallo sia molto zen, prima di tutto perché non ce n’è uno che si comporti come un altro, e poi perché non finisci mai di imparare, una pensa di aver finalmente imparato una cosa ed ecco che ti danno da montare un bestio diverso e lui sbarella tutto e te fai la figura del pirla totale 🙂 Poi è uno dei pochi sport *veramente* a contatto con la natura, uno può camminare o andare in bici o correre o fare perfino trial nel bosco, col motore sotto al c… ma niente batte andare nel bosco dovendo tener conto di come ti senti tu e di come si sente il bestio che ti porta a spasso 🙂

  9. p.s. molla la Wii ed esci in bici! Ah già, la bici l’hai declutterata… riclutterati di bici! 😛 Basta un percorsino in piano, mezz’oretta al dì… relax, sport, e niente internet 🙂

    1. A parte che non ho granché voglia di ricomprarmi la bici, qui percorsi in piano che non siano per strada, dove non ho molta voglia di andare, non ce n’è… e la collina mi ammazza (ho provato). E poi andarmene in giro in bici da sola non è proprio il mio (smetterei dopo due volte) :/

  10. Devi trovare qualcuno che lo faccia con te allora 🙂
    Io andavo molto, da sola, fin da ragazzina. Ho smesso col pargolo piccolo, e ripreso da poco perché il pargolo ha finalmente una bici degna di questo nome ma soprattutto ora è *capace* e mi vien dietro 🙂

  11. Premesso che ritengo Internet una delle più importanti invenzioni della storia dell’umanità e ne piazzo il diritto all’accesso (anche quotidiano) immediatamente a seguire i diritti fondamentali della persona. Ritengo però che una interruzione potrebbe essere molto utile alle persone (me incluso) per ripensare alle proprie (cattive?) abitudini di utilizzo di questo potente mezzo (un pò come, in ambito decluttering, in una fase preliminare, nascondere le cose di cui ci vorremmo liberare per capire di cosa sentiamo veramente il bisogno e la mancanza). La maggior parte delle cattive abitudini nell’utilizzo di Internet sono, a mio modo di vedere, figlie del contesto sociale (ancora) in cui la rete delle reti è nata, è cresciuta e continua a crescere e che per la sua versatilità e potenza non fatica ad assecondare (come d’altronde è in grado di assecondare i contesti sociali più svariati, anche i più nobili). Ecco allora che dopo ore frenetiche e meticolosamente pianificate e disciplinate di lavoro (il tempo è denaro, rapporto costi/profitti, reperibilità pressoché totale, nei casi peggiori alienazione), ore di tempo libero (libero?) ancor più pianificate, disciplinate e fortemente orientate ad obiettivi ferrei, non c’è niente di più naturale che trasferire questa frenesia nell’utilizzo del mezzo Internet: ecco allora il controllare l’email compulsiva mente ogni microsecondo, dover sapere ogni secondo le notizie più importanti, dover sapere quotidianamente cosa hanno fatto, pensato o scritto (magari risucchiati e vittime della stessa frenesia) amici di amici di amici che se incontriamo per strada non vediamo nemmeno, dover trovare e leggere TUTTI i post di TUTTI i blog di un argomento che ci interessa o magari più innocentemente cliccare, quasi automaticamente e inconsciamente su un sito presente lì in alto, nella nostra barra dei preferiti soltanto per non fare quello che c’è da fare, quello che ci piace veramente o per non avere del tempo veramente libero.
    lorenzo di recente ha scritto Archlinux: Pacman, PKGBUILD e comunità

    1. Che posso dire… condivido tutto quello che hai scritto, nel clic compulsivo mi ritrovo fin troppo bene 🙁

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