Vado eh? Allora vado

Tanto per la cronaca, ho già riscritto e cancellato questo post ventidue volte. Vediamo se ce la faccio.

Dunque

Negli ultimi due post mi sono tenuta sul vago (tanto lo so che l’avete già capito, dove voglio andare a parare…): nel frattempo ho riflettuto un po’ sulla mia cosiddetta mancanza di ispirazione, e sono giunta alla seguente conclusione: non è che non so cosa scrivere. È che da scrivere mi rimane poco.

Mi spiego meglio. Quasi esattamente un anno fa, riflettevo sulle troppe cose che mi circondavano, e da lì decluttera tu che decluttero io, iniziavamo a svuotare casa e garage, buttare-vendere-regalare, dai libri ai mobili ai vestiti alle stoviglie.

Nel farlo, ci rendevamo conto non solo di quanto superfluo avessimo accumulato, ma anche di quante risorse, non solo economiche, ci erano costate tutte quelle cose: ne derivava direttamente il desiderio di non ricascarci e il netto ridimensionamento degli acquisti idioti, e quindi delle uscite.

La riduzione delle spese era tale e tanta che, bontà nostra, arrivavamo anche a capire che il ciclo lavora-consuma-opzionalmente-crepa si può interrompere: che spendere meno significa poter produrre meno, e quindi in definitiva essere più liberi. Di lavorare (meglio), di non lavorare (anche), di farsi finalmene una vacanza come divinità comanda. La scoperta dell’acqua calda, alla quale erano arrivati in tanti prima di noi, in modi più o meno estremi; da qui l’interesse verso il downshifting ma anche, in modo complementare, verso le alternative al consumo come l’auto-produzione, e tante altre piccole cose: usare la Brita anziché comprare l’acqua in bottiglia, cucinare di più, regalare marmellate e liquori fatti in casa per Natale, fare più attenzione a quello che mangiamo e a come facciamo la spesa…

Insomma, abbiamo semplificato in tanti ambiti, compresi ad esempio quello digitale, della lettura e dei bagagli. Abbiamo perfino perso peso (!) e, dopo taaaanto tempo, ho riadottato il mio amato taglio di capelli alla Alcatraz (ho anche scoperto che il taglio radicale della chioma in una donna scatena guerre di religione vere e proprie… magari dedicherò all’argomento un post apposito).

La mia/nostra esperienza non nasce da motivazioni precise né di principio (ad esempio ecologiche, di riduzione dell’impatto, o anti-consumistiche), ma semplicemente dalla “fatica del superfluo”, ed era naturale che prendesse direzioni diverse e andasse a toccare tanti ambiti diversi. Oggi, però, a un anno di distanza, mi rendo conto che in qualche modo ci siamo assestati. Qui potremmo fermarci e in effetti da un po’ l’abbiamo fatto: e dato che minimo è legato a doppio filo all’esperienza “pratica”, è naturale che a questo punto inizino a mancarmi gli argomenti.

Potrei cominciare un nuovo giro di decluttering, oppure… passare al prossimo livello. Io e Marco sappiamo bene di cosa si tratta, da un po’, ne abbiamo parlato (tanto) e abbiamo anche iniziato a muoverci in questo senso, ma ancora piuttosto timidamente. Ne avevo accennato qui: in quell’occasione avevo ricevuto un sacco di supporto morale (anche in privato – grazie Stima), e un commento di Elisa che riporto perché penso esprima una grande verità:
“Per me è ogni volta un misto di ansia, attesa, eccitazione, mal di testa e fantasia. Un cocktail che alla fine non è male. O se non altro ti ubriaca abbastanza da fare cose folli a sufficienza da significare qualcosa.”

È un grande passo e probabilmente ci fa un po’ paura. Pensarci mi entusiasma e allo stesso tempo mi mette addosso un’ansia terribile, ma sono tanti i fattori che sembrano in qualche modo congiurare per convincerci che è la decisione giusta. Non ultimo il fatto che rappresenta il proseguimento naturale di tutto quello che abbiamo fatto finora: decluttering E downshifting.
Sto parlando di vendere la nostra casa e trasferirci, probabilmente a Milano; e, sempre probabilmente, restare in affitto.

Ecco, mi fa effetto perfino scriverlo. Ho talmente tanta ansia che i dettagli (?!) ve li do nel prossimo post. Ma aspetto i commenti (preliminari) per sapere se anche voi vi siete in qualche modo “assestati”; e soprattutto se, con il caldo, anche voi venite assaliti dalle grandi riflessioni esistenziali, oppure se siete più furbi di me, e vi limitate a una granita al tamarindo…

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37 thoughts on “Vado eh? Allora vado

  1. Non so se farei mai una scelta del genere…ma ammiro tantissimo il coraggio che ci va anche solo per pensarla. In bocca al lupo! 🙂

    1. Guarda, a pensare le cose di coraggio ce ne vuole fino a un certo punto. È quando si presenterà (eventualmente) un tizio che vorrà casa nostra, che inizieremo ad aver bisogno del coraggio vero… 🙂

    1. Tu sai già che, tra una granita al limone e un tamarindo, ti sfrutterò biecamente come mio agente all’Havana, vero?

  2. Io invece sto sognando una casa così: http://www.tumbleweedhouses.com/houses/weebee/
    da poter fare con le mie mani, piccola piccola.
    Un fazzolettino di terra minuscolo con l’erba, una casetta e tanti fiori. E se mi stufo, prendo la casa e vado via 🙂
    Secondo me la casa “tradizionale” è un legame enorme, che un po’ blocca e impedisce di fare scelte radicali (tipo “basta, vado a vivere in Perù”). La paura di venderla e di stare in affitto è sicuramente un prodotto della nostra cultura, del modo in cui siamo abituati a pensare fin da piccoli: che la casa è il raggiungimento più grande che si possa ottenere, casa=famiglia, se non hai una casa tua è perché sei povero, ecc ecc ecc.
    Liberarsi di un’idea così radicata è sicuramente difficilissimo…ma probabilmente anche “liberante”. Tienici informata, questo argomento mi interessa tantissimo! E in bocca al lupo 🙂

    1. Grazie per l’in bocca al lupo, mi sa che ne avrò bisogno…
      Hai assolutamente ragione sull’equivalenza casa di proprietà = benessere e viceversa. È un argomento che affascina molto anche a me.
      E per quanto riguarda la mini-casa, GH! Che cosa bella! :))

  3. Sarebbe bellissimo avervi a Milano ma l’affitto è IMHO IL male. invece di vendere, affittare la vost4a casa e pagare l’affitto a Milano? scusa ma scrivo con un minuscolo smartphone 😉

    1. Per me invece l’affitto è proprio il bene… ma devo elaborare sull’argomento, me ne rendo conto 🙂
      All’opzione affitto + affitto ci abbiamo pensato, ma il nostro primo scopo sarebbe “liberarci” della casa… e poi economicamente non sarebbe granché fattibile.
      (grazie per il “sarebbe bellissimo avervi a Milano” 🙂 )

  4. Che dire?
    Si cambia fuori, poi si cambia dentro, poi si cambia fuori e avanti così.
    Io ti/vi capisco: ci sono momenti in cui si deve fare una scelta radicale ma profondamente autentica, nostra.
    Per poter stare bene.
    🙂

  5. Ogni volta passare di qui e leggerti è una sorpresa gioiosa.
    Sei una delle poche che ha qualcosa da dire ogni volta, e sempre è qualcosa di così denso che poi me lo rileggo più volte.
    Onestamente non mi capita quasi mai di rileggere i post di nessuno.
    Hai tutta la mia ammirazione per il tuo percorso e il mio sostegno.

  6. Hola! Io cito Kaneda *parola per parola*, stavo per scriverlo io 🙂 🙂
    Dopo tutto il decluttering che sto facendo, se mi offrissero un lavoro fantasmagorico in qualche posto favoloso all’estero caricherei tutto su un camion (tanto con le ultime trad so anche come caricare un camion :-P), affitterei casa mia e andrei in affitto altrove 😛

    1. Fondamentalmente abbiamo parecchi amici lì, e siamo un po’ stufi di vivere in provincia. Capisco che la gente normalmente fa il contrario… ma lo giuro, c’è un ragionamento dietro, devo solo trovare il tempo per elaborarlo 🙂

    1. Per ora siamo solo nella fase di pianificazione, abbiamo cercato a Milano ma con poca convinzione, e abbiamo impostato un minimo la vendita di casa nostra.È tutto molto in fieri insomma. Vediamo 🙂

        1. Noi abbiamo cambiato tante volte (ciascuno e insieme), è sempre stato difficile capire le priorità vere e i dubbi rimangono sempre, ma il discorso della casa è veramente fondante.. il nocciolo della questione, direi!

  7. Urpu! Che scelta…vedi perchè mi incasino? Io sto in città e voglio vivere in provincia, ma chi sta in provincia vuole vivere in città, e se poi in provincia mi rompo? e se non posso andare all’ikea in venti minuti? e se voglio andare per dire in gastronomia(non ci vado mai, ma magari il bastian cuntrari che c’è in me…)? e se non voglio usare la macchina? Ooooo che storia…ti seguirò con SOMMO interesse

    1. Appunto, mi hai capito perfettamente. Io sto qui da quasi 15 anni, insieme a Marco da più di 8, e cominciamo a essere un po’ stufi. Ma ci sono anche altri aspetti, più importanti, legati soprattutto al lavoro di Marco. Comunque, come mi ha consigliato anche la prode Stima, siamo intenzionati a fare una prova, affittare per 1/2/3 mesi e toccare con mano se per caso non diamo di matto nella “grande città”…

  8. Uhm a dire il vero proprio l’altro giorno con M. ho osato esprimere una idea che mi ronza nel cervello da un po’ e mi spaventa ma mi piacerebbe tanto.
    A breve ci facciamo dare sti soldi dalla banca (chiamasi mutuo), con questi soldi finiamo di costruire casa di M. e poi ci trasferiamo la’. E fino a qui il programma e’ sicuro. Poi al momento l’idea e’ affittare casa mia (gia’ pagata e libera da mutui). Ma se… se invece… la vendessimo? Meta’ del ricavato ci basta per estinguere subito il mutuo, cosi’ torniamo ad essere liberi dai debiti. Con l’altra meta’ realizziamo i nostri sogni viaggerecci (previo licenziamento, visto che il sogno prevede almeno 1 anno fuori) e ci manteniamo una volta rientrati per lo meno un po’ di mesi fino a che troviamo di nuovo lavoro.
    La risposta di M.: eh si’, pero’ prima di partire per l’anno di viaggi dovremmo seppellire i nostri 4 genitori, perche’ credo che a una notizia simile morirebbero di dolore!

    Sinceramente non ho mai permesso ai miei di decidere della mia vita per cui non sara’ questo il motivo se non faremo davvero quel passo. E’ vero pero’ che mi sentirei un po’ in colpa a “buttare” i soldi che i miei hanno speso per darmi una casa MIA. Dico buttarli perche’ meta’ finirebbero investiti nella casa di Marco (quindi se poi ci lasciamo….) e l’altra meta’ in viaggi e cose di “poca importanza” secondo i miei.
    Comunque se non lo faremo, il motivo probabilmente sara’ qualcosa di banale, come appunto il senso di sicurezza che da’ avere una casa di proprieta’ “mia” (metti che poi con M. va a finire male?? NON mi sembra assolutamente possibile, ma….). E poi, mollare i nostri due lavori? Entrambi, e senza che almeno uno dei due abbia un rimpiazzo pronto?
    Come vedi non sei l’unica alle prese con grandi riflessioni esistenziali 🙂

    Quanto a voi, ovviamente aspetto un post che approfondisca questo argomento perche’ mi incuriosisce l’idea che un affitto sia percepito come piu’ “minimal” di una casa di proprieta’. Ok, quest’ultima “lega” a un determinato posto, ma si puo’ sempre vendere e ricomprare da un’altra parte. Se non lo si fa troppo spesso non ci si perdono soldi. Invece l’affitto sono solo soldi buttati dalla finestra.
    A me sapere di avere un tetto sopra la testa da cui nessuno puo’ buttarmi fuori anche se non ho piu’ una lira piace un sacco….

    Poi l’altra questione: perche’ Milano??? Una grande citta’ con la sua vita frenetica, il traffico, il rumore… forse sara’ che dopo 10 anni a Roma non ne posso piu’ e desidero tantissimo un posto TRANQUILLO e potermi godere un po’ di relax senza vicini urlanti o clacso che strepitano…
    Attendo con ansia il prossimo post! 🙂

    1. Acc che scelta Sab, e che idea! Non oso dirti nulla, se non che questo programma di azzeramento debiti E viaggi ovviamente mi fa venire l’acquolina in bocca… 🙂
      Per tutto il resto, spiegherò nei dettaglix, ma intanto considera che noi non abbiamo un posto da dove nessno può mandarci via: abbiamo una casa che è della banca finchè non finiamo di pagarla 😉

  9. ciao, passavo di qua per caso e ho letto questo post. Io sto per partire per un anno di viaggio e downshifting e cercavo qualcuno di altrettanto nomade e transitorio che volesse affittare casa mia, a Milano, per un po’, senza impegno. Scrivetemi, se vi va.

  10. Perché no, con la mia famiglia ho vissuto sempre in affitto (soprattutto perché mio padre era soggetto a trasferimento). In effetti non è poi così “terribile”, soprattutto se non hai l’indole stanziale! 🙂

    1. E se ti conviene dal punto di vista fiscale, come a noi! 😉 (ciao bellezza, come va la vita?)

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