Cry a little, weep a little (I)

Qui l’originale – Il post che mi sto rigirando in testa da un po’ l’avrei anche scritto, ma poi ne ho incrociati un paio di altri che cascavano proprio a fagiolo, e che mi offrono la scusa perfetta per temporeggiare (!). Ecco il primo.

“Ieri abbiamo venduto la nostra casa. Abbiamo firmato un bel po’ di documenti, consegnato le chiavi, e detto definitivamente addio a un posto che amiamo.

La parte razionale di me accetta il fatto che una casa sia semplicemente un insieme di cemento armato, mattoni, vetro, legno e acciaio. Come ha detto George Carlin, una casa è semplicemente un contenitore per noi e per i nostri oggetti. La parte emotiva di me, però, fa fatica a separarsi da tutti i bei ricordi che abbiamo creato qui. La casa che abbiamo venduto è quella che ha accolto mio figlio quando siamo rientrati dall’ospedale. È dove ho scritto il mio libro. Queste mura racchiudono sei anni e mezzo di bei momenti e di felicità.

Come per tutto ciò che possediamo, però, viene un momento in cui un determinato oggetto smette di rispondere alle nostre esigenze. Quel che era perfetto ieri, oggi non lo è più. E, per quanto sia difficile lasciarlo andare, è la cosa giusta da fare per realizzare i nostri sogni.

Anche se pratico il decluttering da quasi un decennio, non sono ancora arrivata al punto in cui riesco a eliminare completamente il mio attaccamento per gli oggetti dotati di valore sentimentale. Non sono un automa. Continuo a provare un po’ di dolore nel separarmi da oggetti che hanno fatto parte della mia vita; ma oggi, perlomeno, sono in grado di dire loro addio quando viene il momento.

Non c’è niente di male nel provare un po’ di tristezza quando ci separiamo da qualcosa che abbiamo amato. L’importante è non lasciare che ci trattenga dal lasciar andare qualcosa che non è più adatto alla nostra vita, e alla direzione in cui vogliamo andare. Quando facciamo uncluttering e sentiamo il bisogno di “piangere” la fine del nostro rapporto con un oggetto… prendiamoci qualche minuto.”

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2 thoughts on “Cry a little, weep a little (I)

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