The bear necessities

“…And don’t spend your time lookin’ around
For something you want that can’t be found
When you find out you can live without it
And go along not thinkin’ about it
I’ll tell you something true
The bare necessities of life will come to you!”

(The Jungle Book – 1967)

… vi risparmio la versione italiana, ma il significato della celeberrima performance dell’orso Baloo nel Libro della Giungla è più o meno questo: non ti sbattere, l’essenziale arriva da sè. Il tutto condito da un piccolo gioco di parole tra “bear” (orso) e “bare” (essenziale). E il gioco di parole casca a fagiolo visto che lo scorso fine settimana siamo stati in un posto dove l’essenziale e gli orsi la facevano da padroni: il parco naturale dello Yosemite.

Sulla bellezza del parco non mi dilungherò perché è quasi indescrivibile. Abbiamo fatto due miliardi di foto, ma nessuna (a momenti nemmeno quelle di Ansel Adams, figuriamoci le nostre) può rendere la bellezza allucinante delle cascate, delle distese di verde ininterrotte da qualsiasi anche minimo segno della presenza dell’uomo, delle sequoie giganti, perfino delle cicatrici lasciate dagli incendi (benefici, quando l’origine non è dolosa). Mi soffermerò invece sulla nostra esperienza di campeggio, per me la prima in assoluto 🙂

Punto primo: è stata una scelta obbligata. Le sistemazioni all’interno del parco e nelle vicinanze erano completamente prenotate fino alla fine del mese prossimo (!), e quando abbiamo trovato disponibilità qui per due notti in tenda (completa di tutto l’occorrente), l’abbiamo presa al volo, rassicurati anche dalle ottime recensioni su TripAdvisor.
Secondo punto: lo ammetto, l’idea del bagno in comune non mi entusiasma(va), ma per due sole notti, e soprattutto visto che l’alternativa era rinunciare a visitare il parco, mi sono detta che ne valeva la pena. E poi, sarebbe stata un’esperienza nuova: un altro, piccolo cambio di paradigma.

Siamo partiti da casa con uno zaino (non particolarmente grande) gentilmente prestatoci dai padroni di casa, dentro il quale abbiamo stipato veramente e soltanto lo stretto necessario. Arrivati a destinazione, abbiamo trovato una tenda spaziosa e soprattutto pulitissima, e ci siamo provvisoriamente separati anche del beauty case, peraltro mezzo vuoto (niente creme e cremine, solo l’antizanzare e il filtro solare!), perché l’odore dei cosmetici avrebbe potuto attirare gli orsi (il campeggio mette a disposizione apposite cassette metalliche dove riporre cibo, bevande e appunto cosmetici). Il bagno era immacolato, ma niente phon: meno male che ho i capelli corti! La wifi viaggiava sul satellite e quindi funzionava abbastanza a singhiozzo, così come il segnale cellulare (e del resto, attaccarsi a Internet o al telefono in un posto del genere sarebbe veramente triste).  La cucina era davvero ottima, e i vicini di tenda simpatici: cinque minuti dopo il nostro arrivo sono venuti a darci il benvenuto e in un amen eravamo tutti seduti in circolo a chiacchierare, a ridere e a bere birra (loro… e ne avevano pure una quantità spropositata). I materassi comodi, il sacco a pelo caldino, e malgrado un po’ di caos nelle vicinanze grazie ai tappi abbiamo dormito come sassi; quando mi sono svegliata la mattina dopo, c’era il sole e i rami dei pini che si riflettevano sul lato della tenda, e i rumori del campeggio che si svegliava piano piano (o forte forte, in certi casi). Colazione rapida al general store, e poi via verso il parco, da dove siamo rientrati verso le cinque e mezza del pomeriggio, stanchi e infangati (soprattutto la sottoscritta, che è riuscita a infilare un piede nel fango fino alla caviglia… meno male che le scarpe da trekking hanno tenuto miracolosamente). È stato allora che mi sono resa conto di quanto poco in realtà basti, di quanto stretto sia il necessario. Un bagno, un po’ di acqua calda, dei vestiti puliti.

Rientrati a casa, ovviamente, non abbiamo potuto fare a meno di apprezzare ancora di più tutte le comodità “normali”: il bagno non in comune, la doccia enorme, la crema idratante (!), il frigorifero pieno e il supermercato ancora più pieno, e il silenzio (che qui è veramente assordante).
Nelle immortali parole di Chris, uno dei nostri vicini di tenda, “You go camping to come home and say “It’s so good not be out there anymore” (Si va in campeggio per rientrare e poter dire “Quanto si sta bene a casa!”).

Lo so, niente di nuovo: chi di voi ha già fatto esperienza di campeggio sorriderà pensando che ho scoperto l’acqua calda (!).
Sebbene dopo averlo provato possa capirne il fascino (la sensazione uterina di starsene chiusi nella propria tenda e rannicchiati nel proprio sacco a pelo), devo ammettere che continuo a considerare il campeggio un’attività vagamente masochista. Da questa esperienza ho derivato piuttosto la consapevolezza disarmante, da un lato, di quanto poco ci serva per “stare bene”, di quanto (volendo) possiamo scremare, e scremare ancora. Dall’altro, di come quella che noi consideriamo una situazione comunque di privazione, per quanto auto-imposta e limitata nel tempo, come può essere appunto il campeggio, in realtà sia assolutamente lussuosa se paragonata alle normali condizioni di vita di tante, troppe persone.
È stato anche notevolmente liberatorio: intanto, per l’esigenza reale di ridurre i bagagli veramente al minimo indispensabile. Meno cose che potevamo perdere, dimenticare, di cui essere derubati. Meno tempo da dedicare a fare e disfare borse… e a rendermi presentabile: certo, la mattina avevo una faccia che probabilmente avrebbe fatto prendere un colpo a qualsiasi orso, ma volete mettere la libertà inebriante che deriva dal non preoccuparsi minimamente del proprio aspetto, anche se solo per due giorni? E pensare che si potrebbe fare ogni giorno… anche se forse alla lunga il 3v avrebbe qualcosina da dire al riguardo 😉

Ne approfitto anche per segnalare che qui e qui potete vedere le foto che stiamo pubblicando su Instagram in questi giorni. Come sempre grazie per avermi dedicato un po’ di tempo e un abbraccio a tutti. A prestissimo!

minimo è anche su Facebook e su Twitter

22 thoughts on “The bear necessities

  1. maddai, siete in California ? buona vacanza e un saluto anche al 3v 🙂
    in effetti è curioso…non so perchè ma mi viene strano immaginarti in camping 😀
    basta distrarsi qualche mese e…cercherò di recuperare dal blog le ultime novità sul minimismo

    1. La tua impressione è assolutamente corretta ehehehheh, io sono davvero un tipo “comodoso”, ma l’esperienza non è stata male (a parte la faccia anti-orsi del mattino dopo…)
      Il 3v ricambia i saluti!

  2. Bello il campeggio! A me l’ha “insegnato” mio marito, anche se da ragazzina avevo fatto gli scout… Pero’ a viaggiare leggera ero gia’ abituata, quando si parte con tutto sulle spalle e si viaggia tra treni, bus e ostelli, meno si porta meglio e’!
    E’ vero, lo stretto necessario e’ pochissimo. Ma le comodita’ di casa si apprezzano sempre al ritorno.

    1. Io purtroppo non ho mai viaggiato “zaino in spalla”… forse dovrei provare!
      Grazie per il commento 🙂

      1. Non e’ mai troppo tardi per provare, io mi ci sono messa a 27 anni 😛
        Ma partivo avvantaggiata: gia’ nella vita normale metto sempre le stesse 3-4 cose (stile jeans – maglietta – felpa), non mi trucco, non amo le serate mondane, per cui se nello zaino non ci sono le scarpe col tacco e un vestitino NON me ne frega niente! :P)

        1. Di tacchi e gonne faccio a meno anche io, ma ad altre cose rinuncio meno facilmente… anche perchè l’età avanza e tocca “tenersi” almeno un po’ 😉

  3. Ottimo.! Adesso, dopo aver testato il bagno in comune, siete pronti per diventare dei veri backpacker! 🙂
    Suerte

  4. Elle, ti adoro! La canzone di Baloo è una delle mie preferite e spesso me la canticchio!!! Il campeggio – in tenda- ti mette proprio di fronte alla semplicità della natura. io sono stata una campeggiatrice dura e pura con tenda canadese in stoffa e picchetti, non quelle meraviglie leggerissime che ci sono adesso, e mi piaceva moltissimo, nonostante le tante scomodità. Ora però, non credo che reggerei più di tre giorni, troppa fatica..
    p.s. sto qua a rosicare sempre di più. Ma prima o poi ci vengo anch’io, da quelle parti

    1. Non ti risponderò che mi sono innamorata follemente di San Francisco (anche se non ci si può campeggiare ;)), perchè credo sia superfluo!

  5. io ho provato solo il campeggio in roulotte, devo dire che a confronto con certi alberghetti “sgrausi” che ho frequentato sembrava il paradiso!

  6. mi piace molto svegliarmi tra il verde.. è liberatorio!
    per noi da anni la vacanza praticamente è il campeggio, anche se con la piccola comodità del Westfalia 😉
    Quando i piccoli son piccoli il compromesso è il bungalow, ma non è la stessa cosa.
    Le sensazioni di leggerezza sono quelle che descrivi. Io tendo a estenderle anche nel quotidiano.. mi vergogno a dire che mi capita di non guardarmi allo specchio prima di uscire di casa, per non parlare della mia assenza di beauty e borsetta. La domanda è: minimalismo o trasandatezza?!? 😉

    1. La mia risposta potrebbe essere che di troppi “trucchi” da beauty non hai mai avuto bisogno, ma facciamo finta di niente 😉

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

CommentLuv badge