18/20 giugno 2011 – Il parco nazionale dello Yosemite

Lo Yosemite è a più di due ore di auto da “casa”, ma non vogliamo ovviamente rinunciare a visitarlo, e decidiamo di fermarci un paio di notti. Scopriamo presto, però, che è più facile a dirsi che a farsi: siamo in altissima stagione, perdipiù avendo piovuto tanto le cascate sono particolarmente spettacolari, insomma c’è una folla di gente che mollami, e tutti i lodge all’interno del parco sono pieni… fino alla fine di luglio! 🙁Scoraggiati, stiamo quasi per rinunciare, quando per miracolo sbucano due notti all’Evergreen Lodge, che in realtà si trova appena fuori dall’entrata di Hetch Hetchy, e a una quarantina di minuti in auto da Yosemite Valley, ma è consigliatissimo anche su TripAdvisor. Bello, costa poco, che vuoi di più? Nulla… è che gli unici posti rimasti sono in tenda! Il sistema in realtà è parecchio furbo e casca a fagiolo per noi che di attrezzature da campeggio ovviamente non ne abbiamo neanche l’ombra: il prezzo comprende infatti la tenda, un materassino queen size, sacco a pelo, asciugamani, sedie da campeggio e una lanterna, oltre naturalmente all’accesso al bagno e a tutte le strutture del lodge. Io non sono mai andata in campeggio in vita mia (ci sarà un perché), e confesso che l’idea del bagno in comune mi lascia un po’ perplessa ma non voglio rinunciare a vedere il parco, e così prenotiamo. Si rivela un’ottima decisione (per i dettagli sull’esperienza vedere qui). E per quanto riguarda il parco… non ci sono parole. Arriviamo per l’ora di pranzo, già catturati dalla bellezza della strada. Decidiamo di visitare la zona più vicina a noi, che è appunto quella di Hetch Hetchy, meno nota e frequentata, e facciamo una passeggiata di una quarantina di minuti a partire dalla diga (diga che, incidentalmente, fornisce acqua a tutta San Francisco e limitrofi…). Il panorama è spettacolare, anche se non c’è tempo di avventurarsi troppo in là. Rientriamo al lodge nel tardo pomeriggio, prendiamo possesso della nostra tenda e, dopo un’ottima cena in compagnia, ci addormentiamo sereni.

19 giugno: Bridal Veil Fall, Yosemite Valley, Yosemite Falls, Mirror Lake
Oggi facciamo tappa verso la zona più turistica del parco, Yosemite Valley, e ci rendiamo subito conto che la concezione di “parco naturale” qui è molto diversa dalla nostra: come spesso succede da questo lato dell’oceano, gli estremi si incontrano. Da un lato, lo Yosemite è meta di circa 3,7 milioni di visitatori l’anno, la stragrande maggioranza dei quali arriva e si muove in auto, anche per oggettiva necessità, viste le distanze (esistono comunque delle navette). Le zone più turistiche, come la Yosemite Valley appunto, facilmente raggiungibili da chiunque (disabili compresi) direttamente in auto o con passeggiate brevi/brevissime, sono ovviamente frequentate da tutta una fauna (e non mi riferisco agli orsi!) di visitatori che non hanno nulla a che fare con il tipo di persone che ci aspetteremmo di vedere in un parco naturale. Sono turisti, né più né meno che al Colosseo o sull’Empire State Building, sono famiglie, bambini, anziani; alcuni nemmeno scendono dalla macchina e fotografano gli scorci più panoramici direttamente dal sedile del guidatore… Sono greggi di persone con calzature e indumenti totalmente fuori luogo, e se non possono arrivare in macchina alla loro meta, si mettono docilmente in coda per prendere la navetta ed evitare così ben 500 o 600 metri (!) di passeggiata in piano, spesso su vere e proprie strade asfaltate, anche se in mezzo al bosco…

Dall’altra parte, più o meno il 95% del parco è wilderness, ovvero un ambiente naturale completamente incontaminato, lasciato a se stesso, al ciclo delle stagioni e degli eventi naturali (anche catastrofici). Basta scegliere un sentiero, munirsi di permesso (e della giusta attrezzatura) e partire: anche in alta stagione, le probabilità di non incontrare nessuno per km sono parecchio elevate! I sentieri sono segnati, ma non ci sono rifugi come sulle nostre montagne: semplicemente ci si ferma e si campeggia, stando attenti ovviamente agli orsi e agli altri animali e avendo cura di “disturbare” il meno possibile l’ambiente circostante. Due estremi, come dicevo, che non potrebbero essere più lontani, ma che si incontrano nella bellezza disarmante che il parco offre democraticamente a tutti, a ogni curva, a ogni scorcio, a ogni passo: non importa se c’è una marea di gente e noi non abbiamo né il tempo né l’attrezzatura per fare un’escursione seria e allontanarci dalla folla. Davvero non ci sono parole, ma solo la speranza che tutta questa bellezza continui a venire preservata per il futuro, perché tutti possano fruirne (anche i bambini che urlano e le signore con i tacchi…).

20 giugno: è tempo di rientrare, ma sulla vita del ritorno decidiamo di fare tappa a Mariposa Grove. Un altro pezzetto di parco e un’altra serie impressionante di panorami incredibili: e quando arriviamo a destinazione, ci sono gli onnipresenti turisti, i bambini fastidiosi e urlacchianti, ma ci sono anche le sequoie grandi come grattacieli. Riprendiamo la macchina e usciamo dal parco con il rimpianto di non averlo potuto visitare tutto, ma grati (e un po’ storditi!) per quello che siamo riusciti a vedere.

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