Storie di downshifting – Emma

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Storie di downshifting – Downshifting per caso

Emma, 38 anni, vive in Umbria. Potete seguirla dalla sua frequentatissima pagina Facebook, Vivere bene con poco: l’arte del Downshifting, che amministra insieme a Yummi (le cui risposte arrivano prossimamente su questo schermo!).

In che direzione si è mossa la tua voglia di cambiamento e cosa ha fatto scattare la molla?

Sono una mamma di 3 figlie e lavoro da casa da alcuni anni, perché è l’unico modo in cui posso gestirmi figli e casa.
Quello che ho cambiato è il mio approccio al consumismo, il modo di acquistare, l’idea di voler diventare autosufficiente. Certamente non lo sono ancora ma tutto é iniziato con la casa: abbiamo ristrutturato decidendo di spendere di più per la coibentazione, le finestre a doppi vetri, i pannelli solari e ora fotovoltaici, piuttosto che per mobili costosi.
Il cambiamento è coinciso con la volontà di ridurre i rifiuti che produciamo, e stiamo cercando di fare del nostro meglio per riuscirci. Siamo arrivati a una piccola busta al mese di indifferenziata, e la differenziata é diminuita drasticamente negli ultimi mesi, per via degli acquisti sempre più consapevoli. Ho la compostiera in casa, e ho letto vari libri sull’argomento: da NoImpactMan a libri di Permacultura, Vivere la decrescita, libri sulla Transition Network

Ci racconti la tua esperienza più in concreto?

Avendo un giardino, poi, ho iniziato a coltivare un piccolo orto: mi è piaciuto, piano piano l’ho ingrandito e invece di comprare le piantine ora pianto i semi.
Ho imparato a fare lo yogurt e la ricotta in casa, il pane, i detersivi.

Non vado quasi più al supermercato e acquisto tramite un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) e nei mercatini contadini e bio. Ogni tanto compriamo pesce e mangiamo poca carne proveniente da allevamenti locali. Sono fortunata perché trovo quasi tutto a km zero, solo pochi alimenti vengono da fuori regione (agrumi, parmigiano, pasta e riso). Acquistiamo bio, come ho detto, il cibo che consumiamo è locale, frutta, verdura e olio sono autoprodotti.

Ora non mi fermo più, e cerco di applicare tutto quello che posso nella vita quotidiana. Certo, non è sempre facile, ma ci provo.

Per quanto riguarda le bimbe, spiego loro il perchè di certe nostre scelte. Cos’è il cibo, cosa sono i coloranti, i conservanti, che certi cibi contengono sostanze chimiche dannose… come sono fatte le caramelle o gli hamburger. Spieghiamo anche cosa sono i rifiuti e perché bisogna cercare di ridurli il più possibile. Non è sempre facile, anche perché non siamo soli con i nostri figli: siamo anzi circondati da molte persone che non capiscono esattamente il nostro percorso, e comprano gelati, gomme da masticare, cibi confezionati e pieni di imballaggi, il tutto in totale contrasto con le nostre idee… e questo complica le cose. Ma non possiamo essere “talebani” su tutto, quindi cerchiamo di spiegare con la consapevolezza di dover necessariamente “allentare” un po’ la cinghia con i figli, lasciarli avere esperienze proprie e poter fare delle scelte.

Cos’è per te il downshifting?

Il downshifting è vivere secondo natura, cercare di tornare a una vita più semplice, con rapporti veri con le persone; consumare meno, non solo in termini di oggetti ma anche di imballaggi, petrolio, acqua… È uscire dalla finzione della moda, dei soldi, del glamour, del “far vedere”…

Che programmi hai per il futuro?

I programmi per il futuro sono parecchi: vorrei smettere di lavorare e dedicarmi ad altro, ma anche trovare un modo per far lavorare di meno il mio compagno, che deve ancora pagare un mutuo… Siamo persone normali e stiamo facendo questa scelta consapevolmente, passo dopo passo. Anche il nostro gruppo su Facebook vuole cercare di dimostrare che ognuno può compiere piccoli gesti quotidiani per cambiare le cose.
Un mio sogno è poter abbandonare la macchina, ma abitando dove abito non mi è possibile. Ho però scelto di spostarmi a piedi in tanti casi in cui prima usavo la macchina: ad esempio, mi sono resa conto il tempo che impiego per andare a prendere le bimbe a scuola in auto è lo stesso che camminare 3km a piedi in salita, dato che dovevo muovermi in anticipo per trovare parcheggio. Il vantaggio aggiuntivo è che faccio un po’ di moto 🙂

Ti senti mai “annoiata” o “senza niente da fare”? Ti manca qualcosa della tua vita “di prima”?
Non mi sento annoiata, anzi, il tempo è a disposizione è poco :), Come ho detto, vorrei smettere di lavorare per averne di più, da dedicare alle bimbe, all’orto, e magari tenere delle galline!
Ci sono le bimbe ovviamente, attività scolastiche ed extra scolastiche comprese, quindi il tempo libero non è molto, ma sono felice così. E ovviamente cerco di mantenere amicizie e relazioni, senza le quali questo percorso non avrebbe molto senso.

La mia vita di “prima” non mi manca. Tutto considerato non ho bisogno di nulla e non mi manca nulla. Forse l’unica cosa alla quale non rinuncerei, e credo che in molti la pensino come me, sono i viaggi; ma è anche perché la mia famiglia è sparsa in giro per il mondo.
Il mio test più grande, anzi, lo affronterò tra poco andando all’estero per una vacanza, e cercando di applicare il più possibile le idee di riduzione dei rifiuti, di alimentazione sana o riduzione al massimo della CO2 prodotta [Emma è stata a Londra durante le vacanze di Pasqua; questa intervista risale a qualche giorno prima – ndr]

C’è qualcos’altro che vuoi aggiungere?

Quello che secondo me è importante ripetere e sottolineare è che per essere downshifter, non c’è bisogno di chissà che vocazione. Molti dicono “ma io ho figli, non ho tempo, lavoro tutto il giorno”. Ma poi trovano il tempo per andare al cinema, in palestra, a teatro… ecco, si tratta di priorità ovviamente! Se anziché andare in palestra o guardare la TV, prepari una torta e il pane, secondo me hai fatto una cosa buona. Idem se dedichi il tuo tempo ad acquistare in modo consapevole e a ridurre i tuoi rifiuti.
A volte mi sveglio la mattina e mi rendo conto che non ho la merenda per le bimbe: così mi metto a fare i muffin (cuociono in meno tempo di una torta), in 30 minuti sono pronti e via!

Si può fare, piano piano, iniziando da piccole cose che poi diventeranno normali, dalla shopper in borsa, al tovagliolo di stoffa a tavola invece dello Scottex, dall’autoprodurre anche pochissimo su un balcone, andare a piedi, in bici o con i mezzi il più possibile, autoprodurre detersivi o acquistarne di ecologici, cucinare di più in casa ed eliminare gli imballaggi. Anche fare parte di un GAS, oppure crearne uno se in zona non c’è, non è utopia, e anzi aiuta a costruire rapporti umani. Sabato ad esempio sono stata a un mercatino contadino, per frequentare un laboratorio di creazione di borse con la stoffa degli ombrelli rotti, insieme ad alcune donne del gruppo GAS. Ecco: fare gruppo, instaurare rapporti con altre persone, avvicinarsi agli altri, regalare il proprio tempo magari facendo felice qualcuno: per me il downshifting è questo, è anche condivisione, una parola che è sparita dal nostro vocabolario.

***

State pensando che Emma ha fatto un sacco di belle cose, ma che il suo non è downshifting? Devo confessare che, quando un amico mi ha segnalato su Facebook il suo gruppo, svariati mesi fa, avevo pensato (in modo presuntuoso, lo ammetto, e col senno di poi sbagliando completamente): “Sì, vabbè, come al solito ci si riempie la bocca con parole di cui non si conosce il significato”. Forse, allora, è utile a tutti ricordare la definizione di downshifting:
“Il downshifting è un comportamento o tendenza sociale nella quale gli individui decidono di vivere in modo più semplice per sottrarsi all’ossessione del materialismo e per ridurre lo stress, la necessità di lavorare sempre e comunque e le conseguenze psicologiche che ne derivano. Questo approccio mette l’accento sulla necessità di trovare un miglior equilibrio lavoro e tempo libero e sul riorientamento dell’esistenza verso la realizzazione personale, anziché verso la costante ricerca consumistica del successo economico”.

Stupiti? Io lo sono stata, almeno in parte: è un concetto molto più generale di quanto pensassi. E la scelta di Emma (che lei stessa in qualche occasione ha definito “eco-dowshifting”) rientra completamente in questa definizione.

Miglior equilibrio tra lavoro e tempo libero e realizzazione personale sono concetti evidentemente molto relativi, che possono variare moltissimo da persona a persona. Sulla pagina Facebook di Emma e Yummi si è discusso di downshifting in relazione a un’intervista a Simone Perotti (ne ho parlato qui), e in quella occasione ho letto reazioni piuttosto dure. Ovviamente, a fare notizia sono sempre le situazioni più estreme, che tendono a essere eccezionali e sulle quali si appuntano anche le critiche; ma è evidente, almeno lo diventa se ci si inizia ad addentrare in questo mondo, sempre più popoloso, di persone e di percorsi “alternativi” (?), che alla base ci sono altre storie, storie come quelle di Emma. Qualche tempo fa, nell’ambiente dei blogger minimalisti USA si è scatenata una certa polemica, in seguito a una (volutamente) provocatoria dichiarazione di morte del minimalismo: c’è chi ha replicato che, semplicemente, il minimalismo ancora non è stato adottato dalla massa, e questo significa che continua a esserci bisogno sia di “esploratori”, gente che si spinge al limite e scopre nuovi territori, sia di “agricoltori”, quelli che scelgono di coltivare quei territori e farli fiorire. Forse la metafora si adatta anche a questo contesto: il Perotti della situazione può essere un esploratore; Emma, e tanti altri come lei, sono la base della piramide, e svolgono un ruolo insostituibile di consolidamento, senza il quale i downshifter “estremi” resterebbero fenomeni isolati e forse, relativamente privi di significato in una prospettiva più ampia e di massa. Mumble. Commenti?

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5 thoughts on “Storie di downshifting – Emma

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