Quegli oggetti che non ti mollano

È l’effetto che mi fa la primavera: sono piena di energia, di voglia di fare, e soprattutto di cambiare. Le persone normali si sentono fiacche e sbattute, io concepisco piani omerici di StravolgimentoEsistenza, che comprendono cambiare la disposizione dei mobili della sala, anche solo per vedere com’è; sostituire il tavolo in cucina con una penisola “hackerata” (prima, però, dobbiamo vendere tavolo e sedie attuali, e apparentemente non li vuole nessuno); e, soprattutto, proseguire con la nostra opera di decluttering.

E qui i nodi vengono al pettine, perché, dopo la prima scrematura, già abbastanza poderosa, quello che rimane sono oggetti dei quali è difficile liberarsi: o perché avrebbero anche un certo valore, ma logisticamente pensare di venderli è un po’ improbabile (vedi lo scatolone che contiene praticamente un’intera dotazione da cucina: piatti, bicchieri, runner, attrezzini, padelle; la lampada a piantana carina ma pesantissima; i millemila oggettini decorativi che ho man mano eliminato dalle superfici di casa); oppure perché il valore che hanno non è economico. Un ottimo esempio: il nostro “guardaroba” da moto, che abbiamo finalmente messo in vendita proprio ieri. Quale utilità possono avere caschi, giubbotti e guanti di pelle… se la moto non c’è più, e da parecchio?

In due parole:  nel luglio 2007 abbiamo avuto un incidente, io mi sono frantumata ben bene una caviglia; poteva andare peggio, ovviamente, ma è stato subito abbastanza evidente che nessuno dei due avrebbe più voluto risalire in sella a una moto. Abbiamo venduto la nostra “bimba” poco più di un anno dopo, e vi assicuro che c’è costato parecchio: a ogni sguardo, pur rabbrividendo fino all’ultima vite e bullone della mia cavigliona ormai quasi bionica, non potevo fare a meno di provare anche una grandissima tristezza, mista a rabbia per il demente che, passando col rosso e quasi investendoci, mi aveva regalato mesi di stampelle (che in qualche modo ci eravamo lasciati dietro le spalle), e anche qualcosa di ben più duraturo: questa paura quasi irrazionale, che provo a volte anche quando sono in macchina, e che mi ha derubato del piacere di essere una zavorra, di smadonnare per il caldo d’estate e per il freddo d’inverno, di prendere un acquazzone improvviso, di vestirmi di pelle :), di salutare gli altri motociclisti con un gesto che, a volte, irrazionalmente e istintivamente, mi viene ancora spontaneo fare; di annusare l’aria mentre si passa, sfrecciando, vicino a un campo o su una collina; di togliersi finalmente il casco, e di stirarsi, dopo un giro durato più del solito… chi va in moto sa di cosa sto parlando, e sa che non si può davvero descrivere. Abbiamo venduto la moto nel 2008, quindi, ma il resto ha continuato a sostare nei nostri armadi a muro, con qualche eccezione che abbiamo venduto ad amici perché c’è stata l’occasione, o svogliatamente tramite eBay (gli stivali, ad esempio). In particolare dai caschi non mi volevo separare. “No no, vendiamo tutto il resto, ma il casco no, non si sa mai, può far comodo”: lo dicevo che avevo ancora le stampelle, e a momenti non riuscivo a salire su una macchina, figuriamoci andare in moto! Sono passati anni prima che mi rendessi conto del perché di tanta ostinazione. Quel casco, che per me continua a essere un’opera d’arte (lo vedete qui sopra, non è bellissimo?), mi identificava come zavorra, se non proprio come motociclista; indicava l’appartenenza a un club del quale ero molto orgogliosa di fare parte; e mi ricordava tanti bei momenti. È difficile accettare che quei momenti appartengono al passato, in qualche modo mi sento “derubata” se ci penso: ma questo non toglie che devo lasciar andare. Non solo non sono più una zavorra, ma tutti quegli oggetti non sono più legati solo a ricordi positivi, ma anche ad alcuni dei mesi più brutti che abbiamo mai passato. E allora, un bel respiro, e si lascia andare sul serio, sperando che il mio adorato casco (e con lui tutto il resto) possa percorrere ancora tanti, tantissimi km di buona strada.

E voi come gestite il decluttering “sentimentale”? Ci sono oggetti privi di utilità pratica ma dai quali semplicemente non riuscite a separarvi?

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23 thoughts on “Quegli oggetti che non ti mollano

  1. Mettendosi seduti di fronte all’oggetto incriminato e analizzandolo finchè non lo si riesce a rimuovere sia fisicamente che psicologicamente, credo. Ma non è facile! Dopo aver eliminato la collezione dei Levi’s delle superiori – ormai immettibile, chiaro – ho avuto bisogno di dieci minuti buoni di pausa.
    unasnob di recente ha scritto Why I do wear Chanel N°5

    1. I 501 taglia 28 che ho venduto quest’inverno sono stati una tappa epocale… Mi sono detta che, se fossi tornata a pesare 55 kg, sai la soddisfazione ad andare in negozio e ricomprarli? È anche vero che se pesassi 55 kg non correrei, perché probabilmente starei morendo di consunzione, ma questo è un altro discorso 😉

  2. capisco perfettamente le tue emozioni per le due ruote e lo condivido. Io ho smesso di andare quando abbiamo messo in cantiere un figlio, ed è stata dura lasciar andare una parte così importante di me. Un bell’ostacolo al decluttering sicuramente! Per questo trasloco abbiamo deciso di lavorare a fuochi incrociati: io spulcio tra i suoi cordoni ombelicali e lui tra i miei. Non è facile neanche così, ma ci stiamo provando! 😉
    Mamma C di recente ha scritto I venerdì del libro n38

    1. Tempo fa abbiamo guardato The Long Way Round e io ho pianto tutto il tempo… ti dico solo questo 😉

  3. decluttering sentimentale? aiuto! mio marito è un motociclista nato. In primavera comincia a guardare le moto che sfrecciano come se fossero belle ragazze e le curve delle strade in collina come per saggiarne il piacere che potrebbe trarne percorrendole in due ruote.
    A vendere la moto ci ha provato, diverse volte. Poi la doveva ricomprare, anche solo per tenerla li. Ora sono io che, stufa, gli impedisco di venderla, anche se mantenerla è una spesa praticamente buttata.. semplicemente non è pronto, come tu dici, a lasciare andare..
    Ma vabbé, pace!! siamo umani e sempre un po’ bambini, no?
    Per lui la moto e gioventù e libertà e altre cose che non so perché non c’ero. Per me la stufa con la pietra ollare era il calore del nostro nido, e non mi sono ancora ripresa dalla vendita improvvisa. Non so se ci sia una ricetta se non il tempo ed altre esperienze(forse).
    vogliounamelablu di recente ha scritto Cambiare i paradigmi educativi

  4. mai andata in moto ma capisco perfettamente quanto certi oggetti siano difficili da lasciar andare. me ne rendo conto ogni volta che sto per mettere qualcosa in baratto e ancora quando lo sto inscatolando per consegnarlo alla nuova proprietaria… anche le cose che non servono più, racchiudono ricordi, emozioni, pezzetti di vita…
    tascabile di recente ha scritto Ma veramente

    1. Per me è difficile lasciar andare le cose che, mi rendo conto, mi restituiscono una certa immagine di me, che mi piace ma che magari non mi corrisponde (più). Mollare il casco significa prendere atto del fatto che in moto con ogni probabilità non ci andrò più, e questo mi rende davvero triste. Ma allo stesso tempo bisogna crescere no? E se non rinuncio a quello che non sono (più), come cresco?

      1. già… e poi bisogna mettersi in testa che non non siamo quello che possediamo e che gli oggetti sono solo oggetti. tutto il valore che gli attribuiamo è il nostro valore, non il loro. è difficilissimo comunque. poco tempo fa ho barattato ad esempio un tritacarne vintage (avrà avuto 30 anni). sono vegetariana, non ho mai usato quel tritacarne. ma era dei miei genitori, di quando si sono sposati nonostante non me ne facessi nulla, mi è dispiaciuto liberarmene. d’altra parte penso che l’accumulo di oggetti nelle nostre case sia folle.

  5. Ne ho parlato tempo fa sul mio blog http://minimalitaly.blogspot.com/2011/03/sentimental-clutter.html
    sono in assoluto gli oggetti più difficili da trattare….ancora non ho trovato il coraggio di eliminare cose come ad esempio la chitarra (che mi è stata regalata e non suono più da almeno 10 anni) o la MTB che non uso perché è scomoda e pesante. Sono quelle cose che tieni “in caso di” e per quei “non si sa mai” e quelle cose che tieni anche se sono inutili perché ti ricordano qualcosa o qualcuno. Spero di trovare presto la forza di occuparmi di loro…

    1. C’è chi suggerisce di fotografare tutto e poi di liberarsi degli oggetti e tenere solo le foto. Chissà… magari funziona 😉

      1. sì l’ho letto spesso ma anche se può funzionare di sicuro per gli oggetti “bidimensionali” dubito che possa servire in caso di “strumenti” e in caso di oggetti in cui i ricordi non sono legati solo alla vista ma soprattutto agli altri sensi…peccato sarebbe facile fotografare e via 🙂

        1. Dimenticavo che leggiamo gli stessi blog 😉
          Non so. Finora sono riuscita a eliminare (anche) tanti oggetti dal valore sentimentale, tutto sommato, ed è stata una gran liberazione. Non ne sento la mancanza, anzi, e vedendoli andare al loro destino ho tirato un sospirone di sollievo. Però ci sono tanti altri “strati”, vorrei quasi dire “livelli di difficoltá”, che potrei/dovrei attaccare. Come dice Lucia, ci vuole tempo 🙂

  6. Stavo giusto pensando di prendere il coraggio a tre (!) mani e vendere il mio abito da sposa…che sta lì, quieto, piegato nella sua scatola. E’ bellissimo, particolare, una specie di kimono candido con tante farfalle ricamate a mano. Ho divorziato da eoni, ma guardare quella meraviglia, che ancora profuma di stoffa nuova, mi fa pensare con nostalgia all’altra me, che non esiste più:giovane, tenera, piena di sogni e di speranze. Adesso ho altri sogni e altre speranze, e lasciare che qualcun altro possa indossare quell’abito mi sembra un buon modo per seppellire definitivamente un passato che ho amato, ma che non ha più ragione di esistere.
    Però è difficile…
    elena di recente ha scritto Tremate- tremate

    1. Elena, scusa, però adesso pretendo una foto dell’abito, mi hai troppo incuriosito! Ti prego! 🙂

      Scherzi a parte, sì, è veramente tanto difficile… e la cosa strana è che spesso teniamo non solo gli oggetti legati a ricordi positivi, ma anche quelli che in realtà ci ricordano tempi/momenti/persone che di positivo non hanno proprio niente. Perché abbiamo paura di dimenticarci della lezione che abbiamo imparato e di star male di nuovo forse (ma there’s a doctor in the house che magari può dirci di più sull’argomento :))

  7. Uh, per me i tabù sono i due (DUE!) cap da equitazione usati ancora nel cassetto, uno è il primo cap che abbia mai preso, di quelli vecchi, neri, classici, di velluto, senza un filo d’imbottitura di sicurezza e da indossare con l’elastichino, l’altro è da campagna, tutti e due han preso colpi, tutti e due già abbondantemente fuori normativa CEE e pericolosi, e sostituiti da uno nuovo a norma… ma sono la mia storia equestre e mi spiace buttarli 🙁

  8. Una storia molto commovente. Ho iniziato a guidare una moto circa 3 anni fa, abbiamo davvero tanto amore con la moto e le avventure e le amicizie che ci offre. Una volta che si conosce la bici è difficile andarsene. Spero tu superi questo trauma e guidi. Un grande abbraccio e Dio benedica tutta la tua famiglia.

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