Storie di downshifting – Sandro

Sarà serendipity, sarà semplice casualità, ma in questi ultimi tempi mi sono imbattuta in ben due persone che, proprio qui in Italia, hanno intrapreso un percorso di downshifting. Ovviamente non mi potevo far sfuggire l’occasione di approfondire il discorso, e così ecco qui quella che spero sia la prima di una serie di mini-interviste a downshifter “reali”, persone normali che, a un certo punto della loro vita, hanno scelto di intraprendere una strada diversa.

Sandro, 53 anni, milanese; qui c’è anche il suo blog, di recentissima apertura.

Cosa facevi “prima”?
Mi sono occupato per trent’anni di manutenzione condominii: impianti idraulici, fognature, tetti e tutto quello che può rompersi in un caseggiato, a parte gli ascensori.

Cos’è che ha fatto scattare la molla?
Diciamo subito che è molto poco che pratico il downshifting, da gennaio per l’esattezza. Ne avevo sentito parlare in una intervista di Simone Perotti, non mi ricordo se da Augias o Fazio. Mi si è aperto un mondo nuovo: c’era una voglia latente di cambiare vita, ma non sapevo cosa andasse cambiato.

Cos’è per te il downshifting?
Credo che in tutti noi sia radicato il senso del dovere avere un lavoro, che ci permetta di essere inseriti nella società. Lo dice anche l’articolo 4 della nostra costituzione :
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Da troppo tempo, però, il mondo del lavoro è sempre più legato a filo doppio con le strategie del sistema liberale di mercato ormai globale, che pretendono per funzionare del continuo consumo. Quindi si instaura un meccanismo di lavoro -> consumo -> lavoro: lavoriamo non per noi stessi e per far crescere la nostra società, ma per alimentare il consumismo. Credo che, in buona sostanza, l’idea del downshifting sia quella di rifiutare questo tipo di “uso” del lavoro.
Eliminando gli sprechi, l’acquisto compulsivo, dettato dalla pubblicità, avendo la possibilità, coltivare un piccolo orto, anche da balcone, si può lavorare meno e avere a disposizione di più tempo libero, per se stessi, per i propri figli, la propria compagna.

Ci racconti la tua esperienza più in concreto?
L’occasione mi si è presentata a dicembre 2010: è morto mio padre e per sbrigare le pratiche per il funerale e la successione, con tutti gli annessi e connessi, praticamente non ho lavorato per metà del mese, e ho avuto modo di meditare sulla mia situazione.
Considerando il lascito di mio padre e i miei risparmi, ho valutato se fossi in grado di affrontare l’abbandono del lavoro attuale e dedicarmi al downshifting. Così è nato tutto, come si dice: da un male è nato un bene!

Cos’è successo quando hai fatto il salto?
Il primo mese continuavo a chedermi se avessi fatto bene: da notare che ho chiuso la mia partita iva, e anche volendo ricominciare non potrei farlo prima di due anni.
Di quei pochi amici a cui ho dato notizia della mia decisione non ce n’è stato uno che mi abbia incoraggiato. Parlando con loro mi sono reso conto che nessuno penserebbe mai di lasciare il lavoro prima della pensione. Poi, piano piano, mi sono abituato alla nuova situazione, e finalmente mi sento libero di da quella pressione che ti assale tutti i giorni quando devi affrontare una nuova giornata di lavoro.

Che programmi hai per il futuro?
Per il momento non ho bisogno di cercarmi un lavoro partime, ma ho un grande sogno e spero di realizzarlo: mi piacerebbe trovare un bel terreno agricolo, piantarci alberi da frutta,una vigna, fare un bel orto e magari allevare animali da cortile. non ho avuto molti rimpianti. Anche quando mi metterò a cercare un lavoretto per avere una piccola entrata, la mia ottica resterà sempre quella del “basta meno per vivere”.

Ci descrivi la tua “giornata tipo”?
Leggo molto, sto scrivendo il mio secondo libro, ascolto la mia musica, posso dedicare più tempo ai miei figli e per la prima volta mi sento quasi felice. Appena posso vado volentieri al lago (Maggiore), dove ho una casa in affitto. Lì anche far niente è tutta un’altra cosa. di solito faccio una passeggiata in riva al lago, la spesa e poi cucino. Devo dire che se non ci fosse il sogno di trasferirmi al lago, sarei molto in difficoltà, perchè sono proprio stufo di Milano; quando proprio non ce la faccio più, vado alla montagnetta e faccio una lunga camminata.

Ti senti mai “annoiato” o “senza niente da fare”? Ti manca qualcosa della tua vita “di prima”?
Per dire la verità, prima di mollare il lavoro, mi sono chiesto spesso cos’avrei fatto tutto il giorno: ma no, non mi sento mai senza nulla da fare e soprattutto non mi manca affatto la mia vita di prima.

C’è qualcos’altro che vuoi aggiungere?
Sì, due cose: da quando ho cominciato ad applicare il downshifting alla mia vita è successo una cosa strana e automatica. Ogni volta che vedo una cosa che mi piace e mi viene l’impulso di acquistarla, comincio a chiedermi: mi serve veramente? cosa me ne farò dopo il secondo giorno, finirà per diventare un soprammobile? Praticamente è da gennaio che i miei acquisti, a parte per il cibo, si sono quasi azzerati; solo i libri resistono, ma penso di andare a vedere la biblioteca di zona se è ben fornita ed iscrivermi.

Ho anche fatto un grande repulisti in casa, buttando via tutto il superfluo che non faceva altro che ricordarmi tutto quel comperare compulsivo.”

***

Come quella di Simone Perotti, quella di Sandro è una scelta estrema: nel senso che downshifting può anche significare semplicemente vivere in modo più semplice, lavorando meno e consumando/spendendo meno, senza necessariamente fare un passo così definitivo come abbandonare il proprio lavoro. Personalmente, io non smetterei mai di lavorare, anche se non avessi più bisogno di guadagnare, perché amo troppo quello che faccio :). Certamente, in questa forma, il downshifting presuppone di avere una riserva di denaro alla quale attingere, ma si tratta davvero e solo di una scelta “da ricchi”, “da privilegiati” (la prima critica che sento muovere a questo tipo di scelte, quasi in automatico), oppure se si guarda oltre ci si accorge che i fattori in gioco vanno ben oltre l’aspetto economico? Aspetto/aspettiamo i vostri commenti, anche su Facebook.

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21 thoughts on “Storie di downshifting – Sandro

  1. Ciao Laura, complimenti per l’iniziativa: è bello leggere di esperienze “vere”, estreme o meno che siano.

    Aspetto impaziente la seconda intervista!
    Elisa di recente ha scritto Pesci

  2. Certo che è una scelta da ricchi…
    Bisogna essere ricchi di spirito, d’ideali, di coraggio, d’inventiva, di capacità di mettersi in discussione e di voglia di vivere anzichè sopravvivere!

    1. Grazie mille. Ho già un’altra “intervista” in coda, e spero di poterne aggiungere altre.

  3. Leggendo mi chiedevo: ma se ha dei figli che hanoo dai 10 ai 13 anni pensate sia possibile poter decidere di attuare una scelta del genere senza condizionarli?
    Mi accorgo che il mio consumismo è dovuto più che altro a loro e non riguardo bene materiali ma alle attività che fanno, alla scuola, etc.
    Cosa mi consiglate?

    Un saluto a tutti

    1. Ciao Simona!
      Io mi chiamo fuori non avendo figli e non volendo straparlare. Comunque considero “consumismo” fino a un certo punto il fatto di far svolgere ai tuoi figli una serie di attività (sport e altro). Poi ovviamente ci sarà modo e modo, comunque mi sembrano soldi estremamente ben spesi. Per il resto spero che le tante mamme che mi fanno l’onore di leggere Minimo intervengano numerose 😉

  4. Hello,
    I am Mariliza, working for the greek newspaper Hellenic Mail (www.thehellenicmail.gr). Is there a way to contact you and ask you a few questions concerning downshifting and how it can be achieved? The greek audience would love to read about it..
    Thank you in advance

  5. a distanza di due mesi circa faccio un riepilogo della mia situazione:
    il sogno del terreno agricolo è ancora distante, ma ci sto lavorando (in ogni comune vige un proprio piano regolatore, dove piace a me, anche se hai il terreno e sei iscritto come coltivatore, non puoi costruirti una casa prima di dieci anni, assurdo, le norme italiane parlano di un anno, ma poi ogni comune legifera come vuole ed è sovrano). Dovrò pensare ad un altro modo per realizzare il sogno di fare il contadino. Per il resto tutto procede bene, a parte quando sono a milano in giorni feriali, tutti lavorano e quando ti incontrano percepisci che loro non capiscono la mia scelta.
    Ma la cosa che più mi stupisce è molte persone non saprebbero cosa fare se non andassero al lavoro. Io ho sempre coltivato hobby, scrivere leggere, andare a pescare e se potevo condividevo queste attività con i miei figli. Mi domando queste persone al loro primo giorno di pensione.
    pare che in Germania ci sia un tipo di corso da frequentare un anno prima del pensionamento, è pazzesco se deve occuparsi lo stato del nostro tempo libero futuro.
    Per rispondere a quelli che hanno detto che questa scelta del downshifting è una storia per soli ricchi dico che se uno arrivato all’apice della carriera lavorativa comincia a risparmiare per almeno dieci tredici anni, come consiglia Simone Perotti, accumula un piccolo tesoretto e può cominciare il processo di dowshifting. in quegli anni ha tutto il tempo di pianificare il suo prossimo libero futuro.
    Io me sono trovato tra capo e collo ed in fatti devo recuperare tempo per la scelta di cosa fare, inteso come quel poco lavoro che basterà a vivere e dove sopratutto, basta che non sia milano.
    cordialità
    sandro

    1. Grazie Sandro per aver condiviso queste riflessioni. Posso capirti perfettamente perché ho davanti l’esempio di mio padre che, dopo essere andato in pensione, si è rimesso a lavorare come consulente e ha smesso solo da poco, a più di 70 anni. L’ho sentito ripetere più di una volta che a casa non avrebbe “saputo cosa fare”, e sono certa la condizione di pensionato “vero” in un certo senso ora gli pesa. Del resto anche io quando sono del tutto senza lavoro provo un certo disorientamento 🙂 Sono davvero tante le cose che dovremmo ripensare della nostra vita…

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