(Troppo) Fiera (?)

…dove per fiera intendo ovviamente Fa’ La Cosa Giusta, di cui ho già accennato qui. Ci siamo stati il 26 nel pomeriggio, una bella giornata di sole che ci ha permesso anche di muoverci con il treno e quindi di sentirci un po’ più eco-equo-sostenibili pure noi (!). Uscendo dalla metropolitana a Lotto è facile capire chi ha la nostra stessa meta, e chi invece è diretto al PhotoShow: fanno la differenza le macchine fotografiche e gli obiettivi (e il fatto che al PhotoShow la presenza femminile è evidentemente limitata solo alle hostess, in bianco/rosso o giallo/nero calabrone, a seconda della scuola di pensiero). Entriamo, compriamo il biglietto, immediatamente ci consegnano la sportina di carta d’ordinanza, esattamente come speravo non essendomi portata una borsa. Ci rendiamo subito conto che le cose sono molto cambiate rispetto a cinque anni fa, quando siamo stati qui la prima volta: lo spazio è veramente enorme e la quantità di stand fa girare la testa. Ve la faccio breve: ci procuriamo da mangiare e poi facciamo un giro quanto più “scientifico” possibile, mangiucchiando mela essiccata; raccogliamo una tonnellata di depliant, biglietti e bigliettini, ci tratteniamo (anzi mi trattengo: benedette le file chilometriche al Bancomat) dal comprare gioielli, maglie, mobili (!) e chi più ne ha più ne metta; beviamo un caffè; ci serviamo più volte degli ottimi distributori d’acqua sparsi un po’ ovunque; e, verso le 16, riprendiamo la strada di casa.

Cosa mi ha colpito:
– Le dimensioni. C’erano anche espositori che non ho capito esattamente che ci stessero a fare (la Lindt?! Il super albergo trentino con SPA?!), ma trattavasi di un paio di casi isolati. Tutte riunite, queste realtà di produzione, turismo, alimentazione… alternativa davano un’idea (probabilmente falsata ahimè) di grande “forza”, e in un certo senso anche di speranza.

– L’entusiasmo degli espositori. Ovviamente non abbiamo parlato con tutti, ma quelli con cui abbiamo interagito comunicavano davvero grande passione per la loro attività, oltre a essere generalmente cortesi, cordiali e disponibili. Siamo d’accordo che, in una fiera aperta al pubblico, tendenzialmente uno dovrebbe esserlo per forza, cortesecordialedisponibile; ma io ho avvertito una grande positività, mi sono sentita circondata di persone innamorate del proprio lavoro e convinte del suo valore (volontari compresi). E questo non è molto comune.

Insomma, ero entusiasta. Lo sono ancora. Però però… leggetevi questo. La Stima ha ragione da vendere. Non rinnego il mio entusiasmo, o l’importanza del valorizzare un certo tipo di attività e di prodotti: ma è importante riuscire a prendere le giuste distanze anche da questo tipo di consumo. Altrimenti si passa da un eccesso all’altro, correndo anche il rischio di diventare degli snob dell’eco-bio-alternativo. Magari dimenticando, mentre predichiamo le meraviglie del cibo bio, o degli indumenti di cotone puro non trattato, che entrambe le categorie di articoli non sono esattamente alla portata dell’italiano medio (se è vero anche che l’italiano medio ultimamente è sempre più tendente alla pezza sul fondo dei pantaloni). Sì, è vero, non è possibile negare il valore e gli effetti positivi del cibo non trattato, non avvelenato, non industriale. Sì, è vero, meglio comprare magari un capo solo ma bello, di qualità e che durerà nel tempo (di questo concetto sono una fiera sostenitrice ed è il motivo per il quale sostengo anche determinati acquisti “griffati”, non solo e non necessariamente “bio”). Però non scordiamoci che, per riempire il frigo di prodotti bio, ci vuole un capitale. Che, per quanto si possa essere minimalisti con il proprio guardaroba, ci sono casi in cui una relativa quantità è necessaria, e allora la qualità (almeno in assoluto) andrà sacrificata. Che comprare anche una sola maglia di AltroMercato, se quella maglia non ci serve, resta uno spreco. Insomma, che comprare/consumare non è mai un valore in assoluto. E che è sempre bene non mettere nessuno, per quanto ben intenzionato, nella condizione di dirci quando stiamo “facendo la cosa giusta” e quando no.

Vi lascio con qualche foto (mia e del 3v).

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5 thoughts on “(Troppo) Fiera (?)

  1. Cinicamente, definirei “Fa la cosa giusta” la fiera del consumismo per pseudo-alternativi. E’ stata una grossa delusione, vi ero andato soprattutto per prendere informazioni sui progetti di volontariato e devo dire che l’impressione ricavata è stata pessima. Non hanno bisogno di volontari ma di persone vogliose di pagare per un soggiorno “lava coscienza” di al massimo tre settimane. Sul turismo eco-sostenibile, slow e via dicendo il discorso sarebbe assai lungo… a parer mio si tratta di ottimo marketing e sontuosa presa per i fondelli.
    per mangiare si mangia bene, ma mi sembra riduttivo per una fiera di questo tipo. Per assaporare delizie regionali italiane mi fiondo alla fiera del gusto. Sugli stand di abiti, gioielli e accessori vari non mi pronuncio dato che non è il mio campo 🙂
    Interessanti i banchi sui materiali eco-sostenibili, mi sono innamorato dei mattoni in calce e paglia!
    Ciao

    1. Chiedermi di PAGARE per fare volontariato mi pare follia pura. Mi pare più serio allora chiedere un’offerta e buona notte.
      Sull’eco-turismo e compagnia cantante/camminante ne so quanto te su gioielli e abbigliamento, quindi non mi pronuncio, ma anche lì sospetto fortemente che (almeno in certi casi) tu abbia ragione da vendere.
      Detto tutto questo però vorrei *anche* fare l’avvocato del diavolo. Con tutti i suoi difetti, una manifestazione del genere secondo me ha comunque il merito di portare, o cercare di portare, certe realtà “all’altezza” (alla bassezza?) del grande pubblico. Non nel senso che noi siamo informati e intelligentissimi e gli altri delle pecore :), però forse facciamo in fretta a giudicare “deludente” una fiera del genere, che invece magari per tanti è una scoperta incredibile e potenzialmente un punto di partenza. In questo senso non so fino a che punto siamo “noi” il vero target di Fa’ La Cosa Giusta 😉

  2. Ottime riflessioni, di ritorno dalla fiera ci ho molto pensato anch’io.
    Ritengo che ovviamente tutto dipenda dal punto di partenza dei visitatori: per qualcuno sarà stato illuminante, per chi mastica da tempo questi temi forse un po’ ripetitiva, sicuramente il rischio di cadere in una nuova forma di consumismo c’è. Un consumare che si sente “giusto” rischia di non avere limiti, evidentemente non è sano,nè per noi nè per il pianeta.

    Però anch’io come te sono stata colpita dall’entusiasmo che si respirava, da parte degli operatori e anche dei visitatori. Non frequento molto le fiere e non so quanto sia standard ma questi eventi hanno anche l’obiettivo di far parlare, far pensare, far cambiare idea a chi non ha ancora le idee chiare.

    1. Infatti, Gloria, penso anche io che il valore di un evento del genere forse stia più nel poter far riflettere persone totalmente digiune di queste tematiche. Resta che (appunto) è bello vedere tante persone ‘appassionate’ 🙂

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