Momenti difficili

Chi sia Seth Godin ve lo lascio scoprire, io vi dirò soltanto (semplificando molto) che scrive di marketing e che i suoi post sono vere perle. Marketing quindi: che con il minimalismo non c’entra niente, e infatti di solito rilancio i suoi articoli sulla mia pagina professionale, e non su quella di minimo. Ma questa volta faccio eccezione.

“I momenti difficili sono opportunità ideali. È in base a come reagite in quei momenti che gli altri si ricorderanno di voi, e vi giudicheranno: perché è in quei momenti che, si presume, mostrate la vostra vera personalità. Quando siete sotto scadenza, avete mal di testa, il servizio clienti se n’è andato a gambe all’aria, avete dormito due ore la notte prima, siete di fronte a un dilemma etico-morale; quando tenete il coltello dalla parte del manico, vi sorprendono e pensavate nessuno vi vedesse, siete irritabili, avete l’opportunità di vendicarvi, state perdendo (una gara, o un cliente), o semplicemente vi sentite completamente e totalmente sopraffatti.

Sono la vostra opportunità, insomma, per raccontare di voi la storia che vorreste far conoscere”.

La settimana scorsa ho (abbiamo) avuto un “momento difficile”. Ci siamo trovati a dover combattere, letteralmente, con la burocrazia, con un’ingiustizia plateale, con l’ottusità di certi dipendenti statali che andrebbero bruciati vivi sulla pubblica piazza. Aggiungete che non ero fisicamente in forma smagliante, a causa di un forte dolore al collo/schiena/braccio che mi prende ogni tanto e che, unito e amplificato dallo stress per questa situazione, mi impediva perfino di stare seduta e di riposare a modo. E io divento una bestia quando non dormo. Si trattava della classica situazione “Se c’è soluzione, perché ti preoccupi/Se non c’è soluzione perché ti preoccupi”: ovvero, abbiamo ragione, dobbiamo “solo” fare tutti i passi necessari per dimostrarlo, ma fino a quel momento… subiamo e basta. Non c’è alternativa, e urlare, strepitare, spaccare i muri a testate, augurare in giro malattie lunghe e dolorose non serve a niente.
La situazione, alla fine, si è risolta con relativa rapidità, grazie all’intervento di Quella Santa Donna della Fede, alias la Commercialista Errante, e a Marco che ha dedicato una mattinata a girare per uffici pubblici. Resta il fatto che io ho abbastanza sclerato, contro TUTTI indistintamente. Non c’era razionalizzazione che tenesse, io volevo, pretendevo, che la situazione si risolvesse ORA SUBITO ADESSO. Qualcuno aveva fatto uno sbaglio (pure grosso) e, semplicemente, non riuscivo ad accettare che fossimo noi a pagarne le conseguenze.

Se questo “momento difficile” era un’opportunità per mostrare il mio vero io, mettiamola così: non ho fatto una gran figura. Mi ritengo una persona razionale, decisa, dal carattere forte, una che agisce e prende in mano la situazione anziché lamentarsi e restarsene con le mani in mano. Ma se non posso agire, e devo semplicemente “aspettare che le cose si risolvano”, do di matto.  Per tornare a bomba: fare ordine in un armadio è molto semplice. Buttare, vendere, sgomberare, regalare le proprie cose può anche richiedere un certo sforzo. Ma, anche se ho cercato e cerco onestamente di non adottare fastidiosi (issimi) atteggiamenti da maestrina (che poi la penna rossa si sa dove va a finire), e men che meno voglio banalizzare l’importanza di quello che ho (abbiamo) realizzato in questi mesi, mi rendo conto che il grosso del lavoro resta da fare. La casa più ordinata del mondo non serve a nulla se poi il casino ce l’hai dentro, e basta così poco per farlo uscire. È come pretendere di fare ordine buttando tutto in un armadio alla rinfusa: va tutto bene finché resta chiuso. Fino a un certo punto, poi, perché io lo so che dentro c’è un casino infernale, e che prima o poi dovrò rassegnarmi a metterci le mani.
È inutile smettere di accumulare, e cercare di liberarci di un rapporto “malato” con le cose, che serve a tamponare bisogni ben più profondi, se lo sostituiamo semplicemente con un altro uguale e contrario: eliminare il superfluo è un mezzo, non un fine. Il fine dovrebbe essere riuscire a esprimere tutte le nostre potenzialità al massimo, semplificare dovrebbe aiutarci. Nel mio caso, a non perdere più neanche un minuto di sonno rimuginando su un problema per il quale esiste già soluzione (o non esiste). Non pretendere di avere sempre tutto sotto controllo, perché tanto si sa che la vita non funziona così. Essere un po’ più comprensiva nei confronti degli sbagli altrui (a livello personale, almeno… chi lavora coi piedi e non ne subisce le conseguenze mi manda in bestia, forse perché, da professionista, se sbaglio le conseguenze le subisco eccome). Fare decluttering in testa, insomma. Molto, ma molto, più complicato che buttare via vecchie foto e ricordini delle gite scolastiche. Ma ci voglio almeno provare. Vediamo se al prossimo “momento difficile” riuscirò a fare una figura migliore.

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12 thoughts on “Momenti difficili

  1. Direi che ha i scritto un post quasi telepatico.

    Il “minimalismo interiore” è l’argomento di un post che sto scrivendo in questi giorni… un post piuttosto difficile a dire il vero, proprio perchè buttar via roba è molto più semplice che fare decluttering in testa.

    Se non ti spiace ci aggiungo anche un link a questa tua pagina! 🙂

    Ciao!
    Elisa di recente ha scritto Un mini-generatore di biglietti da visita

    1. Sì, è decisamente un argomento “ostico”. Le tre regolette per svuotare gli armadi possono scriverle tutti… ma quando si tratta di farsi angosciare meno da quello che non possiamo comunque cambiare… quella è tutta un’altra storia.
      Ovviamente non mi spiace se aggiungi il link, anzi!

  2. In fondo, come si dice sin troppo banalmente ma anche giustamente: siamo umani.
    La consapevolezza di non poter agire è mooolto difficile da gestire, direi che in questo caso ti puoi assolvere. Anche perché altrimenti fai altro casino interiore.
    🙂

  3. Dai, Laura! Se non si può neanche sclerare un po’ che vita è?
    Comunque il fatto che non stessi bene e non dormissi, già ti giustifica. La pazienza per forza scappa!
    Il trucco sarebbe trovare delle vie alternative per accelerare i tempi di recupero dallo stress (e ricordarsele al momento giusto!!)
    ogni suggerimento è gradito! io ad esempio per sopravvivere alla giornata dopo una notte insonne sbaglio bevendo un caffè, che mi agita e basta..
    sabato avevo una brutta situazione di lavoro in mente (come è noto, controllare i pazienti non si può!!!!!)
    e tirar su sassi dalla terra col mio bimbo per seminare il prezzemolo ha funzionato eccome! chissà stasera che m’invento?
    vogliounamelablu di recente ha scritto Sei cuori e una casetta

    1. Ecco sì, le tecniche per accelerare i tempi di recupero, ottima idea! Per me sicuramente uscire, camminare, allontanarmi dal computer, fare qualcosa di “manuale”. Insomma allontanarsi per riacquisire la prospettiva giusta.

  4. “Eliminare il superfluo è un mezzo, non un fine. Il fine dovrebbe essere riuscire a esprimere tutte le nostre potenzialità al massimo.”

    “Fare decluttering in testa, insomma. Molto, ma molto, più complicato che buttare via vecchie foto e ricordini delle gite scolastiche. […] Vediamo se al prossimo momento difficile riuscirò a fare una figura migliore.”

    Qui poni una dicotomia tra gli oggetti esterni e le idee nella tua testa. Nella prima frase pare il tuo fine sia esprimere le proprie potenzialità al massimo. Nella seconda frase mi sembra che fai coincidere il tuo fine al decluttering in testa e fare una figura migliore. Ma sono davvero questi i tuoi ultimi veri fini?
    Felice domenica!
    ago_s di recente ha scritto Che io sappia non ne esistono di pigreQuantomeno- quelle non

    1. “Fare una figura migliore” in questo caso era un modo di dire, per riallacciarmi al post di SG… anche perchè le persone con cui ho fatto questa “figura” sono solo due, e non rientrano nella categoria di quelle con cui devo mantenere una certa facciata, per così dire (anzi). Il mio primo scopo è evitare questo tipo di reazioni per non stressare me stessa inutilmente, e di conseguenza (anche) non stressare gli altri.

  5. hhmmm…la cosa più difficilissimissima è proprio svuotare il cervello. Dagli automatismi, dai copioni, ma anche dalle cose che ci frustrano e ci fanno sentire impotenti. Io comunque non mi colpevolizzerei più di tanto. Mi pare che tu abbia già fatto un ottimo lavoro a riconoscere il tuo “limite” (chiamiamo così una sana e probabilmente dovuta inc….ura), così la prossima volta riconoscerai al volo l’ostacolo e lo supererai leggiadra come una farfalla. Uff, ma che fatica!! :-))
    elena di recente ha scritto Le mille bolle blu

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