A sufficienza: vivere disconnessi nella terra del “basta così” (IV)

Quarto appuntamento con la serie di post dedicata alla terra del “basta così”. Questa volta parliamo di Internet. Avete già capito che il discorso è parecchio delicato 🙂

Gli altri articoli della serie:
A sufficienza: vivere nella terra del “basta così” (I)
A sufficienza: i soldi nella terra del “basta così” (II)

A sufficienza: il tempo nella terra del “basta così” (III)

Come sempre, grazie a Courtney, che potete seguire sul suo blog Be More with Less e su Twitter

A sufficienza: Vivere disconnessi

Domenica scorsa ho sperimentato la mia prima vacanza digitale ufficiale. Niente email, twitter, Facebook, iPhone. Non mi sentivo troppo bene, e mi sono limitata a riposarmi e a scrivere senza interruzioni. Ho capito fino in fondo cosa intendeva Gwen Bell quando scriveva “Le chiamo “dosi”. Voglio una dose? Vado su Facebook”. Senza “dosi”, la giornata si è svolta con più lentezza e più consapevolezza.

Questo è il terzo post di una serie, originatasi da Living in the Land of Enough, pubblicato su uno dei miei blog preferiti: becomingminimalist.com di Joshua Becker.

Vivere disconnessi

Scollegatevi – Decidete di andare offline ogni giorno alla stessa ora. Nella terra del basta così non è così necessario essere sempre connessi. Se possibile, fate in modo di non usare il computer dopo cena o prima di pranzo. Siate consapevoli del tempo trascorso online e durante il quale siete raggiungibili “virtualmente”. Prendetevi cura del vostro tempo e della vostra mente.

Questo era il consiglio per chi volesse trascorrere un breve periodo nella terra del basta così: per una permanenza prolungata (una vita o giù di lì), dobbiamo considerare come vogliamo davvero trascorrere il nostro tempo e cosa ci perdiamo quando veniamo risucchiati da posta elettronica e altre distrazioni “digitali”.

Alcune domande possibili:

Perché sto accendendo il computer?

Quanto riesco a essere efficiente se tengo aperti tre programmi alla volta?

Perché leggo un messaggio mentre sto telefonando?

Quand’è l’ultima volta che sono uscito/a?

Per vivere davvero con meno, è necessario ripensare il concetto di “cose” e includervi anche entità non fisiche. Internet, ad esempio. Twitter, la posta elettronica. Può sembrare idiota, ma ogni “cosa” che richiede tempo e attenzione deve essere presa in considerazione quando si vuole applicare il concetto di “more with less”.

Cosa fare

Ogni giorno – Se lavorate con il computer, è altamente probabile che fare più cose contemporaneamente sia un’abitudine radicata. Magari avete il client di posta sempre aperto, o Tweetdeck che cinguetta sullo sfondo. Indipentemente dal tipo di lavoro, suddividere l’attenzione rende meno efficienti. Per rendervi conto meglio di come impiegate il tempo durante una giornata tipo, per tre giorni tenete una specie di registro, annotando (su carta e senza barare!) ogni singola attività: quando controllate la posta, pubblicate un tweet, aggiungete un Like a qualcosa su Facebook, fate pausa per il pranzo, controllate la segreteria telefonica, fate zapping… Il passo successivo è organizzare la giornata in modo da svolgere solo attività che riflettono i vostri obiettivi. Allocate un certo tempo da dedicare a social network e/o posta elettronica (se sono inclusi in quegli obiettivi), ma non sforate.

Vacanze digitali – Dopo aver fatto la prima vacanza digitale di 24 ore, mi rendo conto che dovrei ripeterla ogni settimana. Provate e rimarrete stupefatti di quanto cambia la vostra giornata. Tammy Strobel lo fa ogni weekend e Gwen Bell si è presa una vacanza digitale di un mese. Non preoccupatevi di quel che vi perderete online; invece, godetevi al massimo quel che vi state perdendo rimanendo costantemente connessi.

Eliminate un social network – Siete su Twitter e su Facebook, mandate SMS e messaggi istantanei, avete un profilo su Linkedin, su Skype e su Google con relativa chat. Dov’è il limite? E se vi concentraste su uno o due ambiti soltanto, anziché duemila? Ho eliminato il mio profilo su Linkedin e deciso di non avere una pagina Facebook per Be More with Less, né una newsletter/maling list dedicata. Sostenere l’idea di “vivere con meno” diffondendola su un maggiore numero di canali sarebbe non solo una contraddizione, ma finirebbe anche per ridurre la qualità del mio impegno. Decidete cosa apprezzate davvero, in ambito social, e cos’ha il maggiore impatto sulla vostra attività, e mantenetevi attivi solo in quei contesti. E non solo: non abbiate paura di limitare il numero di persone che seguite o di “amici”. Non esiste un numero magico, ma personalmente trovo che avere meno di 100 contatti risulti più gestibile e più significativo.

Annullate l’abbonamento al satellite – La televisione entra di diritto a far parte delle “cose” da tagliare nell’ambito di una vacanza digitale. Cominciate con un giorno e considerate di annullare l’abbonamento ai canali satellitari. Risparmierete tempo e denaro, e scoprirete modi nuovi e impensati per svagarvi e rilassarvi.

Una serata a lume di candela – Quando abitavo nel New Hampshire, capitava almeno tre o quattro volte l’anno di rimanere senza elettricità per ore, o anche giorni, a causa dei forti temporali. Era scomodo, ovviamente, ma anche piuttosto divertente riesumare le candele e programmare una serata senza le comodità “elettriche” moderne. È passato parecchio da quando sono rimasta senza corrente l’ultima volta, ma sto considerando l’idea di trascorrere una serata a lume di candela, ogni tanto. Riuscireste a stare 24 ore senza elettricità? Potrebbe essere impegnativo, ma anche divertente e perfino romantico.

Spegnete, chiudete, scollegatevi: comunque lo vogliate chiamare, date a corpo e mente la possibilità di prendersi una pausa. Non solo tutte quelle piccole (e grandi) distrazioni consumano letteralmente la giornata, ma il flusso costante di stimoli tende a far dimenticare cosa si prova scendendo da una collina in bicicletta senza frenare, o costruendo un pupazzo di neve con i bambini. E durante la vostra prima vacanza digitale, programmate una gita all’aria aperta, in modo da non essere tentati di collegarvi… per una dose.

Cosa apprezzate di più del tempo che trascorrete offline?

Alcune considerazioni mie (elle): questo post cade a fagiolo, dato che la settimana scorsa ho disattivato il mio profilo di Facebook. Mi ero resa conto da un bel po’ che, dal punto di vista personale, Facebook non mi dava più nulla e rappresentava solo una drammatica perdita di tempo. Solito discorso fatto un milione di volte: gli amici con cui mi interessa davvero essere in contatto li sento comunque in mille altri modi. I compagni di scuola e le conoscenze che avevo perso di vista nel corso del tempo, a parte il breve periodo di entusiasmo subito dopo essersi “ritrovati”, tranne rare eccezioni sono tornati nel dimenticatoio. E poi, naturalmente, ci sono tutti quelli con i quali non ho mai avuto contatti nella vita reale e che mi hanno “chiesto l’amicizia” per motivi vari. Anche qui tranne eccezioni (i cui contatti conservo gelosamente (!) perché con loro si è sviluppato un rapporto che voglio coltivare), erano solo una faccia in più nell’elenco dei miei cosiddetti “amici”. E c’è un’altra considerazione che mi sono trovata a fare: c’erano persone di cui conservavo “l’amicizia” solo perché (lo confesso) volevo farmi i fatti loro.
O perché scrivevano castronerie micidiali e io ne ero attirata tipo incidente stradale. Oppure (ancora peggio, lo so) perché si trattava di personaggi che non definirei proprio “amici”; ma si erano fatti vivi con me, pareva brutto rifiutare, e soprattutto… in quel modo potevo “tenerli d’occhio”. Il prezzo da pagare, ovviamente (salvo impostazioni ad hoc della privacy dell’account), era accettare che queste persone, che probabilmente mi avevano chiesto l’amicizia per motivi analoghi, facessero la stessa cosa con me.
Insomma, mi sentivo una mezza guardona. È anche per questo ho deciso che non ne valeva la pena e ho chiuso tutto. O quasi: ho rimesso in piedi la pagina legata alla mia attività e ne ho creata una per Minimo. Ma niente più profilo personale e niente più amici farlocchi. C’è chi si è fatto vivo per lasciarmi i suoi contatti (grazie!), chi si è stupito e mi ha chiesto “perché sparivo”: con un account su Twitter e uno su Skype, un profilo Linkedin, un blog, un sito Web e ovviamente svariati indirizzi email, difficilmente posso dire di essere “sparita”. Ma è vero che, come mi faceva notare Marco, ormai per tantissima gente Facebook È Internet, e di conseguenza se non stai su Facebook non ci sei…
Sull’argomento vi segnalo Farewell Facebook, pubblicato proprio in questi giorni.

L’altra cosa che sto facendo nell’ultimo periodo è fare un bel repulisti di mailing list e newsletter inutili accumulate nel corso degli anni. Prima mi limitavo a ignorarle, o a lasciar finire i messaggi nello spam; ora provo un certo piacere a ogni clic su “Unsubscribe” 🙂

Per il resto, sono molto attirata dal concetto di vacanza digitale e dall’idea di applicarlo settimanalmente. So bene che la quantità di tempo e di consapevolezza che acquisiremmo sarebbe praticamente infinita (altroché “il fine settimana vola via senza che riusciamo a fare niente”…). E chissà, magari si può parlare anche di quell’ideuzza della serata a lume di candela, tipo M’illumino di meno insomma. Sky l’abbiamo abbandonato tempo; la sera non rinunciamo a un paio d’ore delle nostre amate serie, ma è anche vero che in generale in casa nostra la TV (una sola!) si è sempre accesa solo di sera. E poi naturalmente c’è la quantità di tempo (non produttivo) che dedico ai social network, alla posta elettronica e a Internet in generale. Per me sicuramente è il punto più dolente, perché lavoro davanti al computer e tendo facilmente a “perdermi”. Dovrò lavorarci parecchio.

Cosa ne pensate? Quale delle indicazioni di Courtney vi sembra più praticabile (o sensata!) e quale meno?

minimo è anche su Facebook e su Twitter

7 thoughts on “A sufficienza: vivere disconnessi nella terra del “basta così” (IV)

  1. una mia amica psicologa, prima di vedere in visita la prima volta i suoi pazienti, li cerca su FB.

    1. Non ci avevo mai pensato… in effetti dev’essere uno strumento clinico/diagnostico interessante!

  2. sarà che gli impegni familiari mi costringerebbero comunque a non essere sempre collegato…
    sarà che nonostante il mio essere un tipo per nulla sportivo sento il bisogno, soprattutto nella bella stagione, di stare almeno nel WE e almeno per mezza giornata all’aria aperta…
    sarà che il primo computer che ho visto era, credo, uno Sperry Univac…

    …ma trovo che i consigli siano sensati, magari non proprio delle perle imperdibili 😀

    un promemoria fa sempre bene, soprattutto se ti ricorda che a volte il modo migliore per trovare è permettersi di perdere qualcosa.

    Anche se sicuramente nessuno di noi si nasconde l’eventualità che abbandonando una ‘worst practice’ o anche solo un’abitudine non proprio virtuosa, poi ci si dedichi a qualche altra compulsione, perchè ci vuole ben altro per eliminare certi atteggiamenti…

    P.S. per intenderci uno Sperry Univac era una cosa del genere (altro che twitter sul cellulare) 😀 :

    http://en.wikipedia.org/wiki/File:UnivacII.jpg

    non fare battute sulle ere geologiche eh 😉

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