Minimalismo & decluttering… secondo lui

Il 3v si prepara per l'ennesimo viaggio in cantina

[English version]

“Lui” è, naturalmente, Il Trev.

Quando, qualche mese fa, ho iniziato a parlargli dei blog che stavo scoprendo, del minimalismo, di questa gente che (pensa un po’) aveva svuotato casa (“decluttering, si chiama”), venduto metà delle proprie cose e regalato l’altra metà, lasciato un lavoro d’ufficio per scrivere a tempo pieno, traslocato in una casa più piccola, ridotto le spese… anziché guardarmi come se fossi pazza vera, ha fatto quello che fa sempre o quasi quando gli propongo qualcosa di nuovo (è una delle sue qualità migliori). Si è interessato, si è fatto spiegare, si è entusiasmato.Senza questa sua reazione, molti dei cambiamenti che abbiamo fatto non ci sarebbero stati, forse tutti, e probabilmente non sarebbe nato questo blog. Che dicesse la sua era… il minimo :), e ha deciso di farlo sotto forma di intervista (mi sa che si sta montando la testa…). Tra parentesi quadre i miei commenti; “ndf” è, ovviamente, la “nota della fidanzata” 😉

Cosa ti ha attirato della proposta minimalista, che hai sentito “tuo” e ti ha fatto pensare “questo possiamo farlo anche noi”?

Rispolvero i ricordi del liceo e penso a Socrate: secondo lui, il compito del filosofo non è insegnare al discepolo ciò che lui non sa, ma “tirare fuori” ciò che già conosce (la so! la so! si chiama “maieutica”!!!). Ecco, per me è stato qualcosa di molto simile: quando mi hai parlato di questi stili di vita, non ho pensato “questi sono scemi”, ma mi sono sembrate le cose più normali del mondo. [speriamo di non fare la stessa fine, di Socrate – ndf]

So che è un argomento molto delicato (sigh), ma uno dei passi più importanti che abbiamo fatto è stato sicuramente quello di vendere la mia automobile; dato che sei sempre stato tu a guidarla, non posso non chiederti come ti sei sentito e, soprattutto, se ti sei pentito o no, e perché (sincero eh!).

Possedere una MX5 è stato uno dei miei sogni da quando ne vidi una da un rivenditore di auto usate, quasi vent’anni fa. Anche se la nostra “NC” resterà per sempre legata a uno dei momenti più cupi della nostra vita (in moto, al ritorno dal concessionario, dopo aver firmato il contratto d’acquisto, fummo coinvolti in un incidente dal quale io uscii del tutto illeso ma tu decisamente meno), ogni volta che salivo su quell’auto, a ogni cambio di marcia, a ogni cambio di direzione, io mi emozionavo un po’.
La decisione di venderla è stata sofferta per me così come per te, ma necessaria: 12000 km in tre anni erano prima di tutto un insulto nei suoi confronti, oltre che uno spreco (tra bollo, assicurazione, tagliandi) per noi.
Di questa decisione non mi pento affatto, perché così come ci ero affezionato, così mi rendo conto del fatto che, considerato il nostro stile di vita, non aveva senso tenere due auto.

Decluttering: come ti aspettavi che sarebbe stato e che effetto ti ha fatto?

Non posso negare che all’inizio la cosa mi ha un po’ disorientato: inizialmente, ad esempio, l’idea di liberarmi delle t-shirt che mi portavo dietro da quando ero un ragazzino mi sembrava un’assurdità. Poi, riflettendoci, mi sono reso conto che non indossavo da anni buona parte di quelle t-shirt, e probabilmente non l’avrei mai più fatto. Svariati kg di cotone ammassati in un angolo remoto dell’armadio, non facevano altro che prendere polvere e occupare spazio.
Questo è stato l’inizio, il resto è venuto da sé. 🙂
[donne/fidanzate/mogli/compagne: se riuscite a fargli buttare via le vecchie magliette, poi sarà tutta in discesa! ndf]

Hai anche tu la sensazione che potremmo tranquillamente ricominciare daccapo o sono io ed è meglio che mi dia una calmata? 🙂

Come mi piace ripetere, questo è un percorso, non un’attività “toccata e fuga”. Non avendo preso la strada radicale degli estremisti che un bel giorno si liberano di tutto tenendo solo X cose (per noi sarebbe stato impraticabile, oltre che secondo me assolutamente deleterio), potremo sempre trovare qualcosa di cui liberarci. [risposta diplomatica… – ndf]

Quali sono state le conseguenze di questa “deriva” minimalista, per te personalmente?

Vivo nel casino: sono sempre stato disordinato, dentro e fuori. È una vita che mi invento sistemi per ovviare a questo disordine, sistemi dei quali poi mi dimentico regolarmente (ho già detto che ho anche una pessima memoria? no? ecco, me n’ero dimenticato). La “deriva minimalista” per me è stata un modo per dare un ordine alla mia vita. E no, non si tratta di un altro dei sistemi di cui mi dimenticherò presto! [per la cronaca, no, non vive nel casino – a meno che non abbia un’altra casa a mia insaputa e si sfoghi con quella! ndf]

Quali potrebbero essere i prossimi passi, secondo te? O pensi che vada ampiamente bene così e hai già pronte le carte per far internare la tua fidanzata e impedirle di vendere/buttare/regalare qualcos’altro? 🙂

Decluttering della fidanzata! Bello! [ora lo picchio – ndf]
Scherzi a parte, una volta che avremo svuotato la cantina si può ricominciare daccapo.

Oppure potremmo mettere in pratica l’idea più ambiziosa di tutte: provare a vendere casa e prenderne una più piccola, magari in affitto.

(e cadde il silenzio) [qui la faccenda si fa complessa- ndf]

È stato “difficile”?

Risposta breve: no.
Risposta articolata: è stato un piccolo shock all’inizio (vedi la storia delle t-shirt), ma dopo il disorientamento dei primi tempi è diventato tutto quasi meccanico. E vedere svuotarsi armadi e librerie è stata una bella soddisfazione. 🙂

Ovviamente non è scontato che il proprio partner reagisca in questo modo. Ecco un post interessante su come affrontare la situazione quando “Voi siete minimalisti e il vostro partner no“: “But what should be done when your partner is on the complete opposite side of the spectrum – you are pursuing minimalism but your partner is a self-described hoarder or packrat. What steps can help these two lifestyles coexist?”
Su una nota simile vi segnalo anche “In Praise of Relationships – Being a Minimalist & a Partner”.

Per quanto riguarda noi, non posso sapere con certezza cosa sarebbe successo se Marco mi avesse detto “Ma tu sei fuori” anziché “Interessante, spiegami”, ma mi ritengo molto fortunata per non averlo dovuto scoprire. Ho la sensazione che questo tipo di aspirazione, di bisogno o come lo vogliamo chiamare, sia sì un processo, ma anche una specie di interruttore: quando scatta, non credo che si possa fermare, o frenare (non senza causare una grossa frustrazione); ma anche che non sia così facilmente comunicabile a una persona che non sia già “predisposta” e ben disposta. Ma è anche vero, che probabilmente, nella vita di coppia un po’ in tutto ci vuole (pre/ben)disposizione.
Qual è la vostra opinione? Vi trovate in una situazione simile, o (semplicemente) trovate difficoltà a far capire/accettare al vostro partner il desiderio crescente di “eliminare” e “fare spazio”? Come vivete questo disaccordo e in che modo lo risolvete? Avete altre domande per l’altra parte, finora silenziosa, di questo “processo a due”? Aspettiamo commenti 🙂

(la foto viene da qui – articolo interessante, tra l’altro!)

minimo è anche su Facebook e su Twitter

14 thoughts on “Minimalismo & decluttering… secondo lui

  1. Beata te! Mio marito di secondo nome fa Entropia, mio figlio di secondo nome fa Caos.
    Io di secondo nome faccio LANCIAFIAMME ASPIRAPOLVERE!

  2. Ciao, io seguirei la tua stessa strada di liberazione da oggetti, non liberandomi di tutto ma mettendoli da parte (cantina, solaio, ovunque-possa-comunque-un-giorno-recuperarli). Una specie di ancora che-non-si-sa-mai.

    Quello che vorrei chiederti però è di precisare l’accenno alle “librerie”: svuotate anche quelle? Che peccato… anche se i libri, per la maggior parte, sono una delle cose più inutili presenti in un appartamento.

    1. Ciao!
      Noi in realtà abbiamo riempito la cantina non perché prevediamo di dover/voler recuperare qualcosa, ma perché sono oggetti che hanno ancora un’utilità/un valore, e quindi vorremmo venderli o quantomeno regarlarli. L’ancora-non-si-sa-mai secondo me è un po’ pericoloso in questo contesto, rischi di non liberarti mai veramente di niente; però può essere un primo passo, per renderti conto che di quelle cose non te ne fai veramente nulla.
      Librerie: nei post prettamente dedicati al decluttering troverai maggiori dettagli, comunque sì, abbiamo se non svuotato decisamente sgombrato anche le librerie, vendendo (al Libraccio) o regalando (alla biblioteca comunale) forse 300 libri. Non lo trovo un “peccato”, semplicemente erano titoli che non avremmo mai (ri)letto e che stavan solo lì a far muffa e a prendere spazio… si tratta solo di stabilire una scala di valori, che ovviamente sarà diversa per ognuno di noi 🙂

    2. Una piccola precisazione (presente comunque nei post che parlano direttamente del nostro decluttering di qualche mese fa): non abbiamo affatto svuotato le nostre librerie, per il semplice motivo che prima del “raid” avevamo una quantità di libri veramente esagerata. Ora restano ancora due Billy completamente pieni più un tot di libri sparsi in luoghi tattici della casa.

      Giusto per chiarire 🙂
      3v di recente ha scritto Minimal Mac- Freedom From Choice

  3. Ciao!

    Sono arrivato sul’ questo blog da ‘becoming minimalist’, oggi. Non sapevo che anche in Italia sta crescendo il ‘minimalist movement’. (Io ho sempre conoscuto l’Italia come un paese dov’è tutto deve essere caro per fare la bella figura 😉 )

    A mi piaciuto tanto leggere questo blog!

    Saluti dall’ Olanda e scusa se il mio Italiano non è tanto bene.. sono straniero sposato con una mezza Italiana 🙂
    Jurino di recente ha scritto Minimalist menu Monday- Jurino

    1. Il tuo italiano va benissimo e ti ringrazio del commento!
      Purtroppo la tua impressione non è del tutto scorretta… ma qualcosa si sta muovendo anche qui! 🙂

  4. Ciao, complimenti per il blog è una manna dal cielo! Tanti siti ti danno consigli generici ma quando sei lì a tu per tu con quella vocina che ti implora “non lo buttareee… :(” poche cose sono utili come la check list in 6 punti!

    Gli scatoloni messi da parte ti aprono veramente gli occhi sulle cose che consideri indispensabili ma non lo sono; nel ’99 ho traslocato e ovviamente ho inscatolato tutto: le cose indispensabili ben etichettate in modo da essere trovate subito, le altre in anonimi scatoloni “da mettere da parte in attesa di sistemarli”; qualche anno fa mi sono reso conto che per tutto questo tempo molti non li avevo nemmeno aperti. Ho vissuto tranquillamente per 10 anni senza le cose che pensavo di non potere buttare mai, e non ne ho sentito la mancanza.
    Secondo me abbiamo il terrore che buttando perderemo anche i ricordi legati alle cose.
    Ora posso dire che non è così 🙂 felicissimo della mia scelta, e mi fa piacere leggere le esperienze degli altri.

    Ciao

    1. Grazie, sono contenta che sia utile!
      Anche noi idem per gli scatoloni: alcuni erano in cantina dal trasloco, belli chiusi e sigillati. Ci siamo sentiti due cretini, manco ci ricordavamo cosa ci fosse dentro!
      E hai perfettamente ragione: con le cose temiamo di rinunciare a una parte di noi. Tutto sta nel rendersi conto che noi NON siamo le cose che abbiamo 🙂

  5. Io ho un marito che lavora in un ufficio con una parete a vetrata e le altre tre pareti bianche-intonse-abbagliante. Punto. La scrivania in mezzo è così accessoriata: schermo, tastiera, matita, gomma, agenda. Punto.
    La nostra casa piena di tre figli e di giochi e di cose lo manda in affanno… Io ho sempre accumulato madeleine varie e fatico a lasciarle. Quando lui è veramente stressato mette tutto a posto, occultando il più possibile. Ecco, forse le magliette dei suoi vent’anni è l’unica cosa che tiene.
    Io gli ho promesso che mi impegno…
    mammainverde di recente ha scritto YIN vs YANG ovvero GIRONZOLANDO PER LA CITTA

    1. Ciao e benvenuta (anche sulla lista!)
      Beh, con tre bimbi è sicuramente più difficile, ma vedila così: hai già un marito “minimalista”, che sicuramente ti può dare una grossa mano. Fammi sapere come procede allora 🙂

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