(Intermezzo)

L’altro ieri mi sono alzata quasi due ore prima del solito; non vi dirò quando è “il solito” perché riceverei una selva di insulti, ma diciamo che di mattina presto non sono particolarmente viva né vivace. È una fortuna che lavori in casa e da sola, perché divento intrattabile. Più intrattabile del solito, ecco.

Mi sono messa davanti al computer, ovviamente, e ho fatto esattamente quello che descrivo qui: ho saltabeccato come un’idiota da Facebook a Twitter a Google Reader a Mail, senza riuscire a concentrarmi su niente per più di due minuti. Avevo mal di testa, non riuscivo a scrivere né a tradurre. Non è servito neanche alzarsi e fare qualche faccenda in giro per casa, perché ho finito per tornare davanti al computer. Era tutto rallentato come se ogni pensiero si fosse fatto una nuotata nella melassa.

Poi è arrivata l’illuminazione geniale, sotto forma di commento su Facebook al mio status piagnino (e ho mal di testa, e non riesco a concentrarmi, e magari dormo): “Perché non vai a farti una passeggiata?”. E ci voleva tanto, direte voi. Tante scene col minimalismo e il semplificare e la pillola rossa e la pillola blu, e poi non arrivi da sola a capire che lavori in casa e puoi decidere di uscire e andare a farti un giro alle 2 del pomeriggio, se ti va? Che non c’è bisogno di avere chissà che piani, basta infilarsi le scarpe, uscire dal cancello e semplicemente camminare.

Tendenzialmente sono un po’ allergica al girellare da sola senza meta, ma mi sono detta che se ce l’aveva fatta pure il sole, a vincere la pigrizia e a farsi largo in mezzo alla nebbia, potevo far su le caviglie e le ginocchia e il pesantissimo fondoschiena che mi ritrovo e uscire anche io. Mi sono armata di iPhone e auricolari e sono uscita.
Tutto qui eh. Non ho avuto rivelazioni straordinarie. Ho fatto due foto (una la vedete qui sopra), mi sono guardata in giro case-vicoli-palazzi, ho involontariamente pedinato una coppia di ragazzini che, scesi dalla macchina di chi probabilmente li stava riaccompagnando da scuola, si sono dati un tono per duecento metri, e poi non ce l’han più fatta e han dovuto baciarsi. Lei aveva una borsa enorme, che per me era da vecchia e per lei probabilmente da grande, e un’espressione discretamente beota/beata che dovrei invidiare, e che mi ha fatta sentire vecchia come la borsa.

Poi è scesa di nuovo la nebbia, quella che vede solo chi abita vicino a un fiume, e se non mi concentro mi fa dimenticare troppo in fretta che aldilà del muro di latte ci sono le colline e non la pianura sotto-il-livello-del-mare dalla quale sono scappata. Sono tornata a casa in fretta, prima che mi inghiottisse in un boccone.

Non c’entra niente con il minimalismo (credo), però il mal di testa mi è passato. C’entra invece, e pure tanto, questo.
Praticamente tutti gli interpellati (me compresa – la risposta è volutamente telegrafica, quindi non vogliatemene se sono stata ancora meno profonda del solito…), alla domanda, che era “Qual è il principale vantaggio di uno stile di vita minimalista?”, hanno dato la stessa risposta, “Più libertà“. Food for thought.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

6 thoughts on “(Intermezzo)

  1. ci sono poche cose belle come camminare con la musica giusta nelle orecchie. “giusta” per quel momento lì, per quel paesaggio lì, per quel ritmo lì.

  2. una cosa più bella per me è camminare in silenzio, ascoltando i pensieri che piano piano se ne vanno e arrivano le sensazioni che ti restituiscono gli occhi, come hai fatto tu.
    Io spesso prendo la scusa di fare delle foto per Una Stagione:.. di Kosenrufu Mama.. E in realtà spesso quello che ne risulta è uno scatto intenso, libero.

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