Pillola rossa, pillola blu (o del rovesciamento di paradigma)

(English version)
“L’espressione “cambiamento di paradigma“, coniata per descrivere un cambiamento nelle assunzioni basilari all’interno di una teoria scientifica dominante […] (è utilizzata anche per) rappresentare la nozione di un cambiamento maggiore in un certo schema di pensiero e un cambiamento radicale nelle convinzioni di una persona, un sistema complesso o un’organizzazione […]”.

È anche questo un argomento molto complesso, ma vorrei provare almeno a mettere nero su bianco qualche riflessione che ho fatto in questi giorni, ispirate in parte da una telefonata con un’amica, e in parte da questo post: “Vi sentirete come Neo di Matrix. Una volta ingoiata la pillola rossa della semplicità, e vista al lavoro la ruota dell’edonismo, non vorrete mai più tornare indietro” (Eric LaForest / Elevated Simplicity). Leggendo articolo e commenti, vedrete che è un tema ricorrente: acquisita una certa consapevolezza, non si può più scegliere di ignorarne le conseguenze: e se applichiamo il cambiamento del paradigma ai concetti di consumismo/smaller living/decrescita, queste conseguenze sono potenzialmente dirompenti.

Un paradigma è, per definizione, qualcosa che non mettiamo in discussione: un esempio è sicuramente l’idea che avere di più sia positivo (ampliando il discorso, l’idea è che un’economia debba necessariamente tendere alla crescita). Per avere di più, dobbiamo spendere. Per spendere di più, dobbiamo guadagnare di più. Ma il nostro scopo nella vita dovrebbe essere la felicità. Avere/guadagnare di più ci rende più felici? Apparentemente no:
“La ruota dell’edonismo, o adattamento edonistico, è la tendenza (supposta) dell’essere umano a tornare rapidamente a un livello relativamente stabile di felicità malgrado il verificarsi nella sua vita di eventi o cambiamenti importanti, positivi o negativi che siano. Secondo questa teoria, l’aumento del reddito di un soggetto corrisponde a una crescita delle aspettative e dei desideri, e conseguentemente non determina mai un aumento definitivo del suo livello di felicità […] Alla fine degli anni ’90, questo concetto è stato elaborato […] collegandolo alla teoria dell'”hedonic treadmill”, che paragona la ricerca della felicità a una persona su un tapis roulant, che deve continuare a muoversi per rimanere costantemente nello stesso posto”.
Dove, naturalmente, “muoversi” = “lavorare/guadagnare” e “rimanere nello stesso posto” = “mantenere un livello invariato di felicità”.

Ma se più cose/denaro non equivalgono a più felicità, allora dobbiamo mettere in discussione il paradigma: non è detto che avere/guadagnare di più sia necessariamente positivo. Per me, un esempio evidente è la casa. Iniziando a riflettere sulle nostre abitudini di consumo in generale, non potevamo non passare da quella che è la voce di spesa più grande del nostro bilancio, come di quasi tutti. Quando ci siamo messi in cerca, abbiamo dato per scontato di comprare la casa più grande e più bella che potessimo permetterci; non abbiamo necessariamente considerato le nostre vere esigenze; se potevamo spendere x, allora x avremmo speso. La motivazione economica dietro questo ragionamento apparentemente esiste: è un investimento. Peccato che, 5 anni dopo, con la crisi sia scoppiata la bolla immobiliare: noi siamo stati più che fortunati ma, diciamocelo, dell’investimento non ci importava un tubo. Abbiamo semplicemente applicato il paradigma: più è meglio. Non ci è nemmeno passata per l’anticamera del cervello la possibilità di spendere meno della cifra x a disposizione e (Ebbene sì! Rivelazione!) comprare una casa meno costosa di quel che ci potevamo permettere. Ed è già andata bene (!), visto che, come tutti sappiamo, c’è anche chi (con la complicità delle banche disponibili a concedere mutui al  1500%) ha comprato una casa che NON si poteva permettere, e si è poi ritrovato a non poter più sostenere le rate… ma tornando a noi, quando l’ho realizzata, questa cosa mi ha colpito come una botta in testa. Insieme alla riflessione immediatamente successiva: aver sempre dato per scontato che la prossima casa sarebbe stata più grande/più bella. Normalmente si fa questo no? Si compra, il valore della casa aumenta, sperabilmente aumenta anche il tuo reddito, e quindi al turno successivo si alza la posta: indipendentemente dal fatto che siano aumentati i membri della famiglia o siano davvero cambiate le esigenze. Noi siamo due, non abbiamo in programma di diventare tre e le nostre esigenze quelle sono, già abbondantemente soddisfatte dalla casa attuale. E allora non c’è motivo al mondo per il quale dovremmo prendere una casa più grande. L’unico motivo sarebbe perché possiamo permettercelo (sempre che sia così; al momento, non penso :)). Ed ecco che ricomincia tutto daccapo.
Cosa succederebbe se cambiassimo il paradigma e considerassimo per il futuro una casa più piccola, o meglio: se valutassimo in modo onesto le nostre vere esigenze e partissimo da quelle, anziché dalla disponibilità economica che possiamo avere? O addirittura, se considerassimo di vendere e di non ricomprare, ma di andare in affitto? Ecco un altro paradigma: “perché buttare i soldi in un affitto, con la stessa cifra paghi un mutuo e la casa è tua”. Posto che il discorso della “stessa cifra” non è proprio vero, avere una casa propria è necessariamente meglio, dal punto di vista economico? Con il senno di poi, molti di quelli che hanno applicato questo paradigma negli ultimi 10 anni vi risponderanno di no (se sono onesti)…
È un discorso al quale avevo già accennato in questo post (con toni, penzaunpo’, decisamente più soft; mi starò radicalizzando?), dove trovate citato anche un articolo molto interessante sui vantaggi di vivere in casa “più piccola” in generale.

Provate a pensarci: niente più mutuo, niente più controllo semi-ossessivo dell’andamento dei tassi (se avete un mutuo variabile; il fisso ovviamente è più sicuro, ma anche più costoso…), niente più sindrome del “sono indebitata per i prossimi (2)20 anni”, niente più burocrazia, notaio e complicazioni quando finalmente si trova la casa giusta (e noi tutti sappiamo quanto sia costoso e penoso comprare casa, inteso come procedura, almeno in Italia), o se (dio non voglia) per qualche motivo è necessario traslocare, o semplicemente abbiamo voglia di andare a vivere da un’altra parte. Niente più spese di condominio assurde per rifare l’ascensore, il tetto, la facciata, per chi vive in condominio, e niente più panico se si rompe qualcosa di serio per chi vive in una casa indipendente: è il proprietario che deve preoccuparsene, e il proprietario non siamo noi! So benissimo che avere una casa propria ha anche dei vantaggi, ovviamente, ma il punto è considerare tutte le opzioni, prima di dare per scontato qual è la migliore.

Un discorso analogo vale per la macchina (che in genere non si cambia per prenderne una più piccola/meno potente/meno accessoriata/meno costosa), per la spesa, per le spese, per come viviamo in generale. Mi azzarderò a dire che siamo tutti un po’ criceti sulle nostre ruotine: e se provassimo a scendere? O anche solo a valutare di scendere? A rallentare un attimo e ribaltare la prospettiva, e vedere cosa succede? Come sempre, a contare non sono tanto le risposte che ci diamo (insomma, non è detto che una casa più piccola o una macchina meno potente siano necessariamente “meglio”; non è detto che la pillola rossa sia la scelta migliore… alla fine Cypher non aveva tutti i torti!), contano le domande, conta la “solita” consapevolezza (uff, dico sempre le stesse cose). Vale davvero la pena di lavorare come cretini per guadagnare soldi che poi spendiamo in cose che non ci servono, e che non ci rendono veramente felici? E questa ormai è una verità assodata… quasi un paradigma 😉 Come al solito ho scritto un papiro quindi mi fermo qui, ma prossimamente su questo schermo vorrei approfondire il discorso e darvi, se ci riesco, qualche altro spunto, in particolare sulla felicità. Vi lascio con “il” dialogo di Matrix, ovviamente.

“Morpheus: […] Let me tell you why you’re here. You’re here because you know something. What you know you can’t explain, but you feel it. You’ve felt it your entire life, that there’s something wrong with the world. You don’t know what it is, but it’s there, like a splinter in your mind, driving you mad. It is this feeling that has brought you to me. Do you know what I’m talking about?
Neo: The Matrix.
Morpheus: Do you want to know what it is?
Neo: Yes.
Morpheus: The Matrix is everywhere. It is all around us. Even now, in this very room. You can see it when you look out your window or when you turn on your television. You can feel it when you go to work… when you go to church… when you pay your taxes.
It is the world that has been pulled over your eyes to blind you from the truth.
Neo: What truth?
Morpheus: That you are a slave, Neo. Like everyone else you were born into bondage. Into a prison that you cannot taste or see or touch. A prison for your mind”.

…Pillola blu o pillola rossa?

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18 thoughts on “Pillola rossa, pillola blu (o del rovesciamento di paradigma)

    1. No problem! E complimenti per il tuo blog che è veramente interessante, anche io condivido pienamente tantissime delle cose che scrivi!

  1. A casa piccola corrisponde anche meno tempo da dedicare in manutenzione e pulizie e meno denaro da spendere in arredamento, sempre manutenzione e tasse. Ragionamenti analoghi valgono anche per l’auto. Sull’affitto sono vittima del paradigma 😀

    1. Beh, per il momento ne sono vittima anche io, visto che abbiamo preso casa poco più di cinque anni fa! E non è detto che affittare sia meglio che comprare, dipende da tanti fattori anche personali: l’importante (IMHO) è porsi il problema.
      Sul resto hai perfettamente ragione! A pulizie e manutenzione avevo pensato, ma al discorso meno soldi per l’arredamento (e meno tempo per sceglierlo!) assolutamente no.

  2. ah ah ah, sempre lì a sovvertire regole 😀

    scherzo 😉 immagino che immaginerai che sono d’accordo.
    mi viene naturale esercitarmi in paradigm shift, soprattutto, come dicevi nella definizione, quando in un sistema complesso non riesco ad afferrare il problema, e anche solo il cambio di prospettiva è quasi sempre risolutivo o almeno portatore di piccole soddisfazioni.

    anche nelle piccole cose, chessò…mi immagino spesso di spostare i mobili di una stanza per scoprirne nuovi futuribili utilizzi.

    poi, essendo moolto pigro, è difficile che lo faccia, ma cosa importa ? noi abbiamo la Visione 😀 😀

    perciò sono sicuro che da tutto questo tirerai fuori qualcosa di positivo 🙂

    1. E infatti è la Visione che conta, mica il metterla necessariamente in pratica, o il metterla in pratica tutta e subito 😉

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