A sufficienza: i soldi nella terra del “basta così” (II)

MoneySecondo appuntamento con la serie di post dedicata alla terra del “basta così”. Questa volta parliamo di soldi, argomento più che mai d’attualità con le feste appena trascorse e la crisi che non accenna a rallentare, malgrado le dichiarazioni del nostro PresDelCon… Qui trovate la prima parte. E, di nuovo, grazie a Courtney, che potete seguire sul suo blog Be More with Less e su Twitter.

A sufficienza: Soldi

Sicuramente avrete sentito modi di dire come “I soldi fanno girare il mondo” o “Pagare denaro, vedere cammello”. I soldi sono importanti, ma quando diventano l’oggetto principale della nostra passione, o dei nostri incubi, evidentemente è venuto il momento di fare qualcosa.

Recentemente ho avuto l’onore di scrivere per uno dei miei blog preferiti: becomingminimalist.com di Joshua Becker, un post intitolato Living in the Land of Enough, e in quell’occasione mi sono resa conto di voler davvero vivere nella terra del “basta così”, ed esplorarla meglio. Nelle prossime settimane, quindi, approfondiremo i vari temi che ho citato in quel primo post, ovvero soldi, tempo, disconnessione, cibo, spazio, divertimento e gratitudine.

“Trasferirsi” per qualche giorno o settimana è una cosa, ma per ottenere un vero cambiamento dobbiamo definire cos’è abbastanza: definizione che sarà diversa per ognuno, e cambierà nei vari momenti della vita, ma con alcuni elementi di base ricorrenti. Dato che di recente ho parlato di debiti, il denaro è il punto di partenza ideale.

1. Soldi

Risparmiate – Nella terra del basta così le carte di credito e lo shopping terapeutico non servono, non esistono commissioni di scoperto né spese di prelievo al Bancomat. Dimenticatevi le carte per 10 giorni; poi, fate un elenco degli acquisti che avreste fatto se le aveste usate, o se vi foste dati allo shopping “spensierato”, e prendete nota della somma che non avete speso.

Questo era il consiglio iniziale. Chi volesse rimanere un po’ più a lungo da queste parti (che so, per tutta la vita :)) dovrà valutare quanto denaro gli serve, ponendosi domande come “Ho bisogno di guadagnare di più? Se avviassi un’attività minimalista, quanto dovrei guadagnare?” Se tentate costantemente di guadagnare il più possibile, senza limiti, a cosa state rinunciando? Cos’è “abbastanza” per voi? Questo non significa che nella terra del basta così non si possa guadagnare: ma se lo fate solo per avere più soldi, altri ambiti della vita ne soffriranno. Ponetevi questa domanda: “Sarei più felice se lavorassi e guadagnassi di meno?”

Con i soldi si possono fare essenzialmente tre cose: risparmiarli, spenderli o darli via. Ognuna di queste alternative presenta vantaggi; avere denaro a sufficienza le coinvolge tutte.

Molto, molto tempo fa, la gente comprava quel che poteva permettersi e, finiti i soldi, smetteva di comprare finché non ne aveva di nuovo. Nel 1914, Western Union lanciò la prima carta di debito per privati, stampata su carta. La prima carta di credito ufficiale fu inventata nel 1950 da Frank McNamara, che la battezzò Diners Club. Nel 1959, American Express è stata la prima società a emettere carte in plastica come le conosciamo oggi.

Dato che avere una carta di credito significa non dover più aspettare, abbiamo smesso di farlo. Oggi possiamo comprare a credito, fare leasing…: basta essere disposti a pagarne il pezzo. Che, sfortunatamente, aumenta sempre di più, anche a prescindere dai tassi di interesse esorbitanti: poter avere tutto in qualsiasi momento ci rende insoddisfatti, poco ispirati e, in un certo senso, pigri.

Guida pratica per vivere nella terra del basta così:

Spendere – Usate il vostro denaro in modo pensato e significativo, comprando ciò che vi serve e a cui tenete davvero. Non comprate per provare un’emozione. Se fare acquisti vi fa sentire bene, è il segno che qualcos’altro vi manca. Ogni centesimo che spendete va a sostenere qualcosa o qualcuno: supportando quello in cui credete, trasformate ogni centesimo in un voto e in una decisione consapevole.

Risparmiare – Una volta saldati i debiti, mettete da parte il 15% del vostro reddito per la pensione. Non è mai troppo tardi per cominciare, ma prima è meglio è. Gli interessi composti sono vostri amici!

Donare – Quando voi avete abbastanza, è il momento di dare a chi ne ha bisogno. Donate a una persona o a un ente che considerate valido. I vostri soldi potrebbero cambiare la vita di qualcuno.

Fate sì che il vostro modo di gestire il denaro sia un riflesso di chi siete e di come volete vivere. Quando spendete, risparmiate, donate, fatelo con semplicità e consapevolezza. Cosa cambiereste, in questo ambito, per rendere il mondo, o il vostro mondo, un posto migliore?

Suggerimenti di lettura (i commenti sono miei – ndt):

Smalltopia di Tammy Strobel – di cui avevo già parlato qui
Minimalist Business di Everett Boguenon l’ho ancora letto, in compenso ho trovato davvero molto interessante, sempre dello stesso autore, The art of being minimalist
Your Money or Your Life: 9 Steps to Transforming Your Relationship with Money and Achieving Financial Independence: Revised and Updated for the 21st Century

Qualche osservazione mia (elle):
in questi ultimi mesi ho riflettuto parecchio sull’argomento soldi, in particolare da quando abbiamo visto le nostre spese mensili ridursi di circa due terzi (ne ho accennato qui). Siamo sempre stati portati per l’acquisto compulsivo, e una riduzione così notevole probabilmente la dice più lunga sullo spreco di prima che non sul risparmio di adesso. Però resta significativa, e cambia molte cose, anche considerando un altro elemento: nel 2009, come molti altri professionisti, purtroppo, ho subito un calo di lavoro, per la prima volta dall’inizio della mia attività (quasi 10 anni fa). Anche se la flessione non è stata così tragica e, soprattutto, sono riuscita a controbilanciarla aumentando le tariffe (quindi, in proporzione, ho lavorato meno!), c’è stata e sicuramente si è fatta sentire, economicamente e, forse soprattutto, psicologicamente. Ed è qui che entra il gioco il fattore della riduzione delle spese: a essere cambiato davvero è il mio atteggiamento, che è sereno. La mia prospettiva, che si è rovesciata: non più “come facciamo a guadagnare di più per fare fronte alle spese” ma “spendiamo di meno, quindi possiamo anche guadagnare meno (e lavorare meno)”. Questo non significa ovviamente che sono felice di avere meno lavoro; ma che posso fare fronte al calo in modo ragionato, senza panico o allarme. Che se un lavoro non mi sta bene per motivi di tariffa o altro, continuo a poterlo rifiutare. Che ho tempo per fare altro, non da ultimo per occuparmi di questo blog (!). Che dormo bene di notte 🙂 Che posso percorrere altre strade e vedere se ci sono opportunità che prima non avevo mai considerato. Forse, perfino che lavoro meglio. Mi dicono che si chiami downshifting, come al solito non ho inventato niente… ma in definitiva sono più libera, e questo mi pare più incredibile ogni volta che ci penso.

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