A sufficienza: vivere nella terra del “basta così” (I)

Questo post è la traduzione di Living in the Land of Enough, di Courtney Carver, apparso originariamente su “Becoming Minimalist” lo scorso mese di agosto. Courtney, che è anche la curatrice del blog Be More with Less, ha successivamente deciso di ampliare il discorso scrivendo una serie di post, che sta pubblicando sul suo blog e che è stata così gentile da autorizzarmi a tradurre. Buona lettura quindi, e a presto con le altre “puntate”, che saranno dedicate ai temi del denaro, dello spazio, del tempo, della connettività, del tempo libero e della gratitudine.
E un grazie a Courtney per la sua disponibilità e per l’entusiasmo con cui ha accolto la mia richiesta – Thank you Courtney for being so nice and for your enthusiasm!

Potete seguire Courtney (che è anche un’ottima fotografa), sul suo blog Be More with Less e su Twitter.

“Le risorse che la Terra ha da offrire sono sufficienti per soddisfare le necessità di ognuno, ma non l’avidità di tutti” – Mahatma Gandhi

Non è un segreto: viviamo nell’abbondanza. Anche nel bel mezzo della crisi economica, la famiglia americana media spende quasi $3000 l’anno per cenare fuori. Fino al 40% delle famiglie americane spendono più di quel che guadagnano; nel 2009, l’americano medio aveva accumulato circa $8.400 di debiti in acquisti fatti con carte di credito.

In questo paese di Bengodi siamo continuamente tentati da modi nuovi di spendere: porzioni più grandi, 3×2 e infinite opportunità per diventare milionari in una settimana. La maggioranza di noi non ha mai sperimentato direttamente cosa significhi avere davvero fame o trovarsi seriamente in stato di bisogno. Eppure, i piatti colmi di cibo, gli armadi che strabordano di vestiti e le cantine piene di scatoloni che non trovano spazio neanche nelle case sovradimensionate che abitiamo non riescono a nascondere che, sempre di più, siamo alla ricerca di ben altro. Chiaramente, spendere più del necessario, possedere più del necessario, non equivale a essere felici… nemmeno nel paese di Bengodi.

E se decidessimo di abbracciare l’idea di vivere nella “terra del basta così”, anziché nel paese di Bengodi? Se iniziassimo a resistere alla tentazione del “di più” e riuscissimo ad accontentarci di quel che abbiamo già? Come cambierebbe la nostra vita?

Per chi ha già considerato l’idea di vivere all’insegna di una maggiore semplicità senza mai provarci veramente, ecco un piccolo test da fare per qualche giorno (o qualche settimana). I vantaggi saranno evidenti dopo poco, e forse vi ispireranno a un cambiamento radicale del vostro stile di vita. Ecco un mini “allenamento rapido” per aiutarvi a cominciare: provatelo per 10 giorni per vedere come cambia la vostra vita. Credo resterete sorpresi di quanto sia bello vivere nella terra del basta così.

7 modi per prendere residenza nella terra del basta così
Risparmiate – Nella terra del basta così le carte di credito e lo shopping terapeutico non servono, non esistono commissioni di scoperto né spese di prelievo al Bancomat. Dimenticatevi le carte per 10 giorni; poi, fate un elenco degli acquisti che avreste fatto se le aveste utilizzate, o se vi foste dati allo shopping “spensierato”, e prendete nota della somma che non avete speso.
Prendete tempo Nella terra del basta così avete tempo per respirare. Basta cercare di trovare un momento per tutto. Se siete costantemente in ritardo, o impegnati nel tentativo di stare al passo, provate a rallentare. Annullate gli impegni non necessari e se è possibile non programmatene di nuovi. E createvi ogni giorno un po’ di spazio solo per voi.
Scollegatevi – Decidete di andare offline ogni giorno alla stessa ora. Nella terra del basta così non è così necessario essere sempre connessi. Se possibile, fate in modo di non usare il computer dopo cena o prima di pranzo. Siate consapevoli del tempo trascorso online e durante il quale siete raggiungibili “virtualmente”. Prendetevi cura del vostro tempo e della vostra mente.
Mangiate cibo vero. Mangiate solo cibo cucinato da voi. [L’estate è perfetta per privilegiare i cibi freschi, spesso è possibile trovare frutta e verdura dalla filiera corta e quindi più fresche e meno costose rispetto alla stagione invernale]. Non mangiate nulla che viene da una scatola, da un ristorante o da un bar. Eliminando gli alimenti lavorati mangerete meno, e vi renderete conto, con ogni probabilità, di stare mangiando nelle giuste dosi.
Fate spazio – Fate spazio in casa. Non c’è bisogno di buttarsi su un grandioso progetto di sgombero, basta dedicarsi a una stanza, o magari a una sola parete, e mantenerla il più pulita e sgombra possibile. Indipendentemente dallo stato del resto della casa, quella zona rappresenterà un ottimo promemoria di cosa potrebbe significare “vivere con meno”.
Divertitevi – Staccate il cavo dell’antenna e passate del tempo in famiglia, con gli amici, all’aperto o in compagnia di un libro. Non spendete tempo e soldi per spettacoli, viaggi o attività ricreative costose. Nel paese del basta così spendere di più per divertirvi è possibile, ma non veramente necessario.
Dite grazie – Man mano che mettete in pratica questi suggerimenti, scoprirete di avere abbastanza spazio e tempo di cui essere grati. Cercate di condividere questo sentimento ogni giorno: con una preghiera silenziosa, una nota di ringraziamento o un gesto gentile.

Fate una visita alla terra del basta così: non correte alcun rischio. Portate con voi i vostri cari e discutete insieme dei cambiamenti che avete apportato e delle loro conseguenze. Queste discussioni vi serviranno come punto di partenza per decidere cosa integrare definitivamente nella vostra vita: se stare senza TV non vi piace, ricollegatela; se risparmiare vi mette tristezza, fatevi un giro per negozi.

Come minimo, avrete tempo a disposizione per stabilire quali sono le vere priorità per voi e la vostra famiglia. Come massimo, sarete più felici e scoprirete che abbastanza è davvero abbastanza.

Qualche osservazione mia (elle): le statistiche sull’indebitamento medio e sulle abitudini di spesa delle famiglie americane mi hanno lasciata stupefatta, e ho fatto qualche ricerca per scoprire come siamo messi in Italia. Ecco qualche dato:

– In termini di indebitamento medio per famiglia, in crescita costante negli ultimi anni, si è passati, solo tra il 2009 e il 2010, da 21270 euro a 24512 euro. Gran parte ovviamente è costituito da mutui immobiliari.

– Praticamente in qualunque articolo sull’argomento la prospettiva è sempre la stessa: si tratta di cifre molto meno elevate di quelle di altri paesi, in particolare Germania e Regno Unito, siamo un popolo di risparmiatori, malgrado la crisi il sistema regge… Però queste cifre crescono eccome, e si guarda ai dati storici diventano impressionanti: tra il 1 gennaio 2002 e il 31 dicembre 2009 la crescita dell’indebitamento medio delle famiglie italiane è quasi raddoppiata con un incremento del +91,7% (l’inflazione a livello nazionale è cresciuta, nello stesso periodo, del 16,6%) (fonte La Repubblica, agosto 2010).

Tutto questo, molto semplicemente, significa che non riusciamo (più) a risparmiare, e siamo costretti a fare prestiti anche per arrivare a fine mese; oppure che accendiamo finanziamenti per comprare a rate quel che non potremmo permetterci. E, in genere, non si tratta esattamente di beni di prima necessità.
Il discorso sarebbe lunghissimo e, come sempre, non sono qui per fare la morale a nessuno. Io e Marco siamo sempre stati altamente allergici ai finanziamenti; e gli unici “debiti” che abbiamo sono per la casa e la macchina (e quest’ultimo verrà estinto in capo a 3 mesi, con nostra grande gioia :)). La nostra idea è sempre stata “lo compro se posso permettermi di farlo in contanti”; altrimenti ci rinunciamo volentieri e se ne riparla quando abbiamo più soldi in cassa. L’idea di accumulare tante “piccole” rate per questo e quello mi fa paura, perché mi sembra troppo facile ritrovarsi con un totale “grande”, problematico da gestire. So bene che è un discorso delicato, molto personale, e ognuno è giustamente libero di fare quel che vuole con i soldi che ha (o che non ha!). Come sempre, il mio desiderio è solo quello di offrire degli spunti… e magari discuterne con chi legge. Commenti e opinioni sull’argomento sono, quindi, particolarmente benvenuti.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

20 thoughts on “A sufficienza: vivere nella terra del “basta così” (I)

  1. per quanto mi riguarda, leggendo quell’elenco, deduco di essere da tempo in avanzato stato di minimalismo, fatta eccezione per la dose giornaliera di computer, nel mio caso praticamente inevitabile.
    si, ok, magari qualche carenza anche nell’ultimo punto…

    anche il mio atteggiamento verso i debiti è molto vicino al tuo (/vostro).

    quindi ?? perchè ho commentato non avendo elementi nuovi per arricchire l’argomento ?
    così…giusto per contribuire a formare la base statistica con i miei due cent 😉

    1. Tanto per cominciare i commenti SONO sempre graditi, e poi il tuo contributo l’hai dato eccome…
      Io sono bravina con la gratitudine (diciamo un 7+), al limite ho problemi con il cibo “vero”. E con il computer pure io, ma sto cercando di fare qualcosa *almeno* durante il weekend e le vacanze.

    1. I am honored actually! Thanks again! (and yes, “grazie mille” means “thank you very much” indeed!)

  2. Personalmente non sono “affamato” di cose: ne compro il meno possibile e quelle che posso le compro “immateriali” (libri, dischi, giochi, viaggi invece di oggetti). Dovrei darmi una regolata invecesul fronte computer: ma con quello non ce la faccio proprio…

    Come avrei potuto scoprire questo blog altrimenti? 🙂

    1. Intanto benvenuto e grazie per il tuo commento!
      Per quanto riguarda il computer, beh, ognuno di noi ha le sue debolezze, no? 🙂
      Scherzi a parte, gli oggetti elettronici sono un po’ anche la mia (nostra) passione, quindi mi sa che da quel punto di vista potremmo darci tutti una regolata… Ma a) vale come sempre il discorso del non mortificarsi e b) è uno degli ambiti in cui vedo meno spreco in assoluto (perché il Mac mi serve per lavorare, perché mi piace, perché mi facilita la vita etc.)

  3. Ritengo che i soldi per i viaggi siano sempre ben spesi. Beh a meno che non si vada nel villaggio vacanze con animatore e canzoncina del villaggio… BRRR!

    1. I viaggi sono la prima cosa, ma (personale opinione) non se devo fare debiti per potermeli permettere… Non per niente mi sono data allo scambio casa 😉
      Poi sai, ognuno giustamente decide come spendere i suoi soldi: c’è anche chi ama il villaggio e la canzoncina, non è esattamente quello che io intendo per viaggio o per vacanza ma… to each one his own

  4. Anche per me viaggio = conoscenza o scoperta, ma tra ingegnarsi a risparmiare nei viaggi (come voi) e non farli (come suggerisce l’articolo) ne passa 🙂
    Volgio dire: non si risparmia sull’arricchimento personale, IMHO.

    1. Devo ancora leggere e tradurre il post dedicato al tempo libero, ma penso che l’accento vada messo sul “costoso”… Nel senso: non c’è bisogno di andare necessariamente dall’altra parte del mondo per divertirsi (o per “fare un viaggio”). Per il resto non posso che essere d’accordo con te. Ma è anche vero che quello che per me e per te è un arricchimento personale non necessariamente lo sarà per un altro (c’è anche chi viaggiare lo odia cordialmente).

  5. Bel articolo e bella integrazione. Sposo anch’io la filosofia degli acquisti “pronto cassa”. L’abuso delle carte è sicuramente deleterio, ma il bancomat può rivelarsi uno strumento prezioso. Più di due anni fa mi sono dotato di un software di gestione budget. Non farò pubblicità, ognuno scelga quello che più lo soddisfa. L’obiettivo era di tenere sotto controllo le spese, con l’obiettivo di pianificare gli acquisti importanti (casa, auto, terreno, ecc.) dati alla mano e non basandosi sulle sensazioni del momento. Mi sono accorto subito che mancava un input decente. Troppe spese “per contanti” rendevano impossibile tracciare dove finivano i soldi e quindi costruire una pianificazione almeno decente. Sono notoriamente pigro, quindi ho scartato subito l’ipotesi di conservare gli scontrini d’acquisto per poi registrarli nel programma. Così io e mia moglie abbiamo iniziato a pagare con il bancomat ogni volta che era possibile. L’estratto conto del servizio di home banking riporta il nome dell’esercizio commerciale, quindi è equivalente a tenere lo scontrino, solo più pratico che portarsi in tasca un portafogli a fisarmonica pieno di cartacce. Per le spese ricorrenti (cibo, carburante, ecc.) uso voci generiche come “Supermarket” e “Stazione di servizio”, mentre per gli altri acquisti sono più preciso nell’indicare il negozio. Ciascun acquisto ha una sua categoria et voilà, so dove sono finiti i nostri soldi in tempo reale. Resta sempre una parte di acquisiti “per contanti”, ma in una percentuale del totale che considero accettabile. Basta un minimo impegno nel riportare le voci dall’estratto conto online. Credetemi, è più facile a farsi che a dirsi. Grazie ai dati storici e anche alla categorizzazione, ho potuto pianificare con serenità l’acquisto del terreno dove costruiremo casa. La sensazione mi diceva che mi bastavano i soldi, i dati invece mi hanno raccontato una storia diversa e così ho chiesto un prestito più alto, sapendo prima che sarei riuscito ad onorarlo e con che margine di sicurezza. La previsione si è dimostrata corretta. Valutare “a freddo” l’inutilità di molti acquisti, lontani dall’onda emotiva che li ha generati, mi ha aiutato a restare sempre più lontano dai centri commerciali. Per un po’ ci entravo uscendo a mani vuote, oggi ci vado solo per acquisti mirati. E quando ci vado, ho più soldi di prima da spendere.

    1. Ciao Andrea e benvenuto!
      In effetti l’idea del gestionale per le finanze di casa stuzzica anche me, ma per ora credo che ci limiteremo al foglio excel che abbiamo… Magari in un futuro ti chiederò quale usi tu 😉 E in bocca al lupo per la costruzione della casa!

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