Il circolo vizioso e la linea virtuosa

(English version)
Decluttering non significa solo svuotare gli armadi a muro: il disordine e la confusione sono anche e forse soprattutto mentali, il “rumore” che ci impedisce di concentrarci su quello che stiamo facendo. Eliminarlo o limitarlo significa essere più produttivi (se “quel che stiamo facendo” = “lavoro”), ma anche semplicemente più sereni, più presenti.

È una tematica molto discussa e complessa, nella quale si intrecciano una quantità di elementi: il multitasking, ad esempio (per qualcuno la peste bubbonica per altri un dono). La dipendenza più o meno grave dalla tecnologia, dal Web e in particolare dei social network, con tutti i dispositivi che ci permettono, ma in qualche misura anche ci “costringono”, a essere always on, origini e destinatari di un flusso ininterrotto di informazioni che ci offre stimoli continui, nel bene e nel male. L’incapacità di filtrare questi stimoli, di rimanere concentrati per più di pochi minuti su un unico ambito perché c’è sempre qualcos’altro di potenzialmente più interessante, che ci aspetta dietro l’ennesimo angolo virtuale. La tendenza a rimandare certe attività (preparare una relazione o studiare o pulire casa o spedire un pacco) che non abbiamo voglia di fare, e di sostituirle con qualcos’altro, non necessariamente più piacevole o divertente, perché trovare qualcos’altro da fare è così semplice.

È anche un ambito rispetto alla quale sono quasi schizofrenica: da un lato non ho mai avuto problemi di concentrazione. Tipicamente, se sto traducendo (quando ero più giovane, mentre studiavo) mi dimentico anche di mangiare, e non ci sono social network o feed RSS che tengano. Magari ogni tanto do un’occhiata a Twitter o a Mail, ma in modo casuale, e solo se le scadenze me lo consentono. In generale, se c’è qualcosa che devo fare, lo faccio e basta e non smetto finché non ho finito. È la mia linea virtuosa: inizio, faccio e finisco.
Ma ci sono momenti, che purtroppo si dilatano fino a diventare giorni interi, in cui ho la concentrazione di un pesce rosso (è il caso di questi giorni). Saltello da Twitter alle aste su eBay a Google Analytics ai feed alle notizie, e poi ritorno. Devo rivedere un articolo (non per lavoro ma per diletto), so che devo farlo, eppure mi trascino venti volte da un SN all’altro prima di mettermici. Apro il file e dopo un paragrafo mi viene in mente che devo controllare quella spedizione. E apro il browser. E poi vado in Mail per recuperare il codice di tracking. E quando ci sono vedo la mail di un cliente e mi ricordo che è il momento di mandargli il proforma, quindi apro Parallels, e mentre si avvia incollo il codice nella pagina di ricerca dello spedizioniere…
Alla fine della giornata non posso dire di non aver combinato nulla (il proforma viene inviato, la spedizione controllata, la traduzione rivista, la mia pagina di FB aggiornata…). Eppure, alla fine di queste giornate mi sento insoddisfatta, e stanca di una stanchezza malsana, nulla a che vedere con la sensazione che provo dopo aver macinato parole tutto il giorno senza alzare la testa (e senza sentire il bisogno di alzarla). Un circolo vizioso che di solito riesco a interrompere allontanandomi dalla scrivania e facendo “altro dal computer”, le pulizie, oppure attività fisica. Ma 1) mi viene parecchio difficile 2) poi inevitabilmente ritorno, anche solo perché devo assicurarmi di rispondere a eventuali richieste di lavoro. E ricomincio tutto da capo. Purtroppo, mi capita di farlo anche in situazioni “analogiche”: parlo e intanto sto leggendo qualcosa, e quindi lascio la frase a metà, con grande gioia dell’interlocutore (di solito Marco che in questi casi vorrebbe strozzarmi).
Gli elementi ci sono tutti: multitasking, dipendenza dalla tecnologia, incapacità di concentrarsi, procrastinazione. Non per niente ho sentito il bisogno di mollare tutto e prendermi una vacanza analogica

Oltre a essere una tematica complessa e discussa, è anche molto cara all’autore del Mac Minimalista, blog con il quale collaboro da qualche mese: in veste di traduttrice e con grande orgoglio.
Dato che quindi la fatica di riunire articoli interessanti sul tema l’aveva già fatta qualcun altro :), ne approfitto e ve ne indico alcuni in ordine sparso. Sono solo alcuni spunti: se avrete voglia di spulciare, oltre alle recensioni di app e ai post più strettamente inerenti al mondo Mac, ne troverete molti altri.
Su una nota più socio-filosofica (!), voglio aggiungere che, se più diciannovenni italiani fossero come Diego, avremmo qualche speranza 🙂

We’re here on Earth to fart around – Come si fa a non notare un pupazzo di neve gonfiabile ad agosto? Da questa domanda parte la “sfida” dell’autore per arrivare a una maggiore consapevolezza.

Say hello to my little friend – Da “spacciatore” a schiavo del Web

La tecnica pomodoro – ovvero come ritrovare la concentrazione nel mondo moderno

Come trovare lo “spazio bianco”

E per ovviare al problema in modo “radicale”: Anti Social, social network e concentrazione

Più tardi – dal New Yorker un articolo interessantissimo sulla procrastinazione

E infine, non perché c’entri in particolare con queste tematiche, ma perché mi è piaciuto moltissimo e perché in definitiva parla di declutttering: Barboni digitali

E voi? Vi ritrovate in questo post? Vi capita di cercare di rimandare l’ennesima commissione (io ad esempio trovo ogni scusa probabile e improbabile quando devo fare qualcosa che mi costringe a uscire di casa), o di saltellare da Facebook a Twitter a YouTube senza perché, per poi accorgervi che sono passate due ore? Come ovviate?

minimo è anche su Facebook e su Twitter

14 thoughts on “Il circolo vizioso e la linea virtuosa

  1. Mi ritrovo si’!

    Thanks for putting together the articles. I’m bookmarking this page and will read them – hopefully when I’ve got time and am not supposed to be doing something else!

    1. Thanks Marian for the comment! In realtà il merito è più di Diego che mio, ma sono contenta che l’articolo ti sia stato utile. Questa settimana è stata davvero un incubo da quel punto di vista: ho in programma di cercare di stare più lontana possibile dal Mac durante il we, fare altro e vedere se mi schiariscono le idee.

  2. eheheheh…..io mi ci riconosco molto nel cazzeggio e sopratutto nel procrastinare impegni e cose da fare ….per quanto mi riguarda è sempre stata una mia caratteristica, anche da studentessa, ed è dovuta al fatto che io rendo molto bene nel lavoro e/o studio in situazione di stress: se so di avere poco tempo mi concentro e faccio anche 20 ore alla scrivania …..se invece la scadenza non è vicina il mio motto diventa: “perché fare oggi quello che potrei fare domani?” :DDDD
    ovviamente mi detesto……
    confermo anche la sensazione di stanchezza e “spleen” che dà il cazzeggio….cmq leggerò un po’ degli articoli che hai suggerito

    1. Ti consiglio in particolare quello del New Yorker (leggitelo in inglese visto che puoi, che merita), è davvero TANTO interessante.

  3. anch’io sono come Veronica, ma a dire il vero mi piaccio così. Lo considero semplicemente un lato del mio carattere, da accettare come la taglia dei miei pantaloni :-). Adoro la tecnologia perché mi permette di sbarazzarmi di ogni presenza fisica inutile ma mi guardo ben bene dal separarmi da quegli oggetti che rappresentano fisicamente momenti e ricordi della mia vita. Sicuramente sono stata influenzata da mia nonna che diceva sempre “Ten da cunt, al peu semper gni bon” che tradotto dal lomellino vuol dire semplicemente non buttare via quello che potresti riutilizzare. Secondo me, con o senza bagaglio di oggetti fisici al seguito, se non si è determinati nel portare a termine il ciclo, così come fa Laura, le code ci saranno sempre. Ho avuto la fortuna di assistere all’arco completo della rivoluzione digitale, passando dall’Olivetti Lettera 32 all’iPhone. Ma non mi sento così “dipendente” dall’essere online. Ho solo cambiato strumento di cazzeggio. Però è vero che dopo aver passato una giornata a far niente quando invece avrei dovuto fare un mondo di cose mi sento un po’ in colpa (ma un pochino!). Per come la vedo io più che malinconia o necessità di dieta digitale, si tratta di lavorare sull’eliminare il senso di colpa. E chiudo citando il daily tune up di Yehuda Berg di qualche giorno fa’:
    BUSY BUSY
    Some of us feel like we must be busy in order to feel good about ourselves. We don’t want to be alone because then we have to deal.
    What would happen if you stopped and stood still for a moment? You might just remember who you really are.

  4. Bellissimo, tutto, ma soprattutto mi attraggono tutti i titoli elencati alla fine. Si, mi ci riconosco in pieno. Una corda su cui cercare di stare in equilibrio… Frauke

    1. Appena ho visto il tuo post non ho potuto non pensare al collegamento… Benvenuta e grazie per esserti letta tutta la pappardella 🙂

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