Smaller living

Tempo fa, su Smaller Living è apparso un articolo, secondo me estremamente interessante, diviso in due parti e dedicato alle tematiche della casa e dei trasporti e del cibo, visti come i tre ambiti che incidono di più sulla nostra “impronta esistenziale”.

L’idea che sia scontato avere una casa il più grande possibile indipendentemente dalle esigenze, dal numero di membri della famiglia e in certa misura anche dalla propria disponibilità economica (!) non è solo “americana”; noi per primi abbiamo comprato un appartamento sovradimensionato rispetto alle nostre esigenze (anche se, ovviamente, il numero di metri quadri “giusto” in assoluto non esiste), e io ho sempre dichiarato ai quattro venti che lo spazio non basta mai e che il mio sogno è un loft enorme dalla metratura non pervenuta. Il loft resta nei miei pensieri, ma forse il discorso della metratura andrebbe ridimensionato (no pun intended), anche se devo sempre tenere conto di due elementi: il primo è che trascorro in casa la stragrande maggioranza del mio tempo, a volte non uscendo per giorni interi; il secondo che, come ho già detto, vogliamo liberarci del superfluo ma non mortificarci e, almeno per ora, abitare in questa casa ci dà una grandissima gioia, per quanto sovradimensionata sia 🙂 Resta il fatto che una casa più piccola significa ovviamente meno spese, meno spazi da pulire e dove accumulare robbba, meno spreco di risorse.
Da una prospettiva più ampia, sarebbe anche bello scoprire perché continuino a sorgere case nuove come funghi, specie in tempi come questi, con il mercato immobiliare in fase di ristagno. Mistero.

Il discorso trasporti dell’articolo si applica fino a un certo punto alla nostra realtà (come a quella di moltissime altre città e cittadine) perché, vivendo a Valenza, è quasi impensabile non possedere un’auto. Ma siamo già stati bravi passando da due a una sola 🙂 I vantaggi di un utilizzo inferiore dell’auto comunque sono evidenti: intanto si fa moto!, e poi si inquina meno, si spende meno etc. I miei spostamenti sono tali che posso tranquillamente andare a piedi (o al massimo, nei rari casi in cui la mia meta è più lontana del supermercato e io e Marco non ci muoviamo insieme, in autobus o treno), ma ovviamente è inutile cercare di spingere l’utilizzo dei mezzi pubblici, se poi questi ultimi sono pessimi o inesistenti (sì, Trenitalia, mi sto riferendo proprio a te e alla linea Alessandria-Mortara-Milano). D’altro lato è anche vero che molti, i mezzi pubblici, non li prendono in considerazione per principio, perfino quando consentirebbero un effettivo risparmio di tempo e denaro, e anche un minore livello di stress (perché “puzzano”, “sono scomodi”…). Molto meglio leggere o dormicchiare per un’ora sul treno, anziché dover guidare! Tutte ovvietà, ma a volte sulle ovvietà non si riflette a sufficienza.

Cibo: anche qui la situazione rispetto agli USA è (fortunatamente) molto diversa. Da noi i mercati di quartiere sono presenti un po’ dappertutto, la qualità del cibo è generalmente molto migliore, incluso il fatto che l’impiego di alimenti geneticamente modificati è  inferiore, e i prezzi più bassi. Mangiamo meglio, anche perché cuciniamo di più e usciamo di meno. Ma è importante non dare tutto troppo per scontato. Per dirne una, anche da noi si stanno diffondendo a macchia d’olio supermercati (e centri commerciali): qui a Valenza abbiamo un’Esselunga e un’Ipercoop, più 3 Unes e un paio di altri supermercati più piccoli. Decisamente sproporzionato per 20000 abitanti, o no? La conseguenza è (anche) che i piccoli negozi tendono a chiudere: non si va più dal macellaio o dal salumiere, ma direttamente alla Coop a comprare tutto quanto. Molto più comodo, ovvio, e non si può dire che la qualità della carne o dei salumi sia bassa (almeno in generale); ma, ad esempio, lo stesso non vale per il pane: è sempre più difficile trovare pane buono e che non sappia di gomma dopo mezza giornata. Mi dicono che è un problema di lievito, di tempi, e di sempre meno voglia dei panettieri di fare orari folli (e come dare loro torto): ma poi la differenza si sente eccome.

In sintesi: cuciniamo quando è possibile, e ogni tanto “premiamoci” andando a comprare il Parma in quella bella salumeria dove hanno tutto ma proprio tutto; e dove sono gentili senza avere il sorriso un po’ forzato dell’addetta al banco dell’Esselunga (azienda non esattamente nota per il buon trattamento che riserva ai suoi dipendenti), e in linea di massima più competenti, se non decisamente appassionati. E magari facciamoci il pane in casa, cosa che ormai è alla portata di tutti grazie agli appositi elettrodomestici: ci riesco perfino io che in cucina sono una capra 😉

Altri suggerimenti su come semplificarsi la vita e pesare “meno” (in termini economici, di tempo, ecologici)? Non esitate a proporli nei commenti!

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4 thoughts on “Smaller living

  1. tutto giusto!
    anche noi facciamo così: una sola macchina che nn usiamo quasi mai ….sempre mezzi spesso anche per uscire la sera (ma noi abitiamo a milano città….), pane in casa, poca carne dal macellaio di fiducia, non compriamo MAI cibi pronti e cuciniamo tanta verdura 🙂

    1. In realtà devo dire che io e il 3v abbiamo grossi margini di miglioramento su tutto (in particolare sulla verdura che non ci piace – sigh 🙂 ), però ci proviamo! Cibi pronti pressoché zero, ma per esempio facciamo acquisti quasi solo al supermercato per ovvi motivi, e mangiamo relativamente tanta carne, anche quasi solo di pollo. Poco tempo fa hanno (ri)aperto qui vicino il classico salumiere/macellaio/spacciatore di cose buone di quartiere e mi sono ripromessa di andarci più spesso: penso che sia giusto sostenere le piccole realtà locali, specie quando vendono anche prodotti del territorio che magari sono più costosi (ad esempio certi salumi o formaggi, oppure certi grissini artigianali che qui si usa molto mangiare) e che non potrai mangiare continuamente, ma che rischiano di andare persi per poca convenienza a produrli. GNAM 🙂

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