Decluttering fase III – Cabina armadio

La cabina armadio è sempre stata un problema, nel senso che averla è comodissimo, ma tende a moltiplicare esponenzialmente la sindrome del chiudi-l’anta-e-dimenticatene: una volta che hai chiuso l’anta (o, in questo caso, la porta), il disordine non si vede più e puoi (quasi) fare finta che non esista.

Aggiungete che abbiamo più ripiani che cassetti e che magliette, maglioni e felpe impilati tendono inevitabilmente all’entropia: risultato, in cinque anni credo di aver “Sistemato La Cabina Armadio” almeno dieci volte. In qualche caso riordinandola e basta, in qualche altro anche eliminando il superfluo, seppure con grande cautela (!), ma comunque spendendo tempo ed energie, e sempre (sempre) ritrovandomi a scorrere i capi appesi sugli attaccapanni e il contenuto dei cassetti e delle varie scatole e a pensare “Questa roba andrebbe tutta buttata – non la uso da una vita – non la metto da anni – mi ero scordata di averla”. Dopodiché, ripiegavo, risistemavo, riordinavo, ri-impilavo, chiudevo la scatola e buonanotte. Mi accontentavo di un risultato parziale, dicendo tra me e me che “prima o poi…”. Tempo tre mesi, il disordine era quello di prima.

Fino a oggi. Mi sono mossa per gradi e in più fasi:
una scrematura iniziale solo del mio abbigliamento, eliminando tutti i capi che davvero non mettevo più per vari motivi (taglia, acquisto sbagliato…) -> i famosi tre scatoloni di cui ho già parlato, praticamente un altro guardaroba, che ho regalato; come potete facilmente immaginare, il vero problema erano/sono le mie cose, non quelle di Marco, che è un uomo e come tale deve essere spronato a comprarsi anche quello che gli serve assolutamente, per cui difficilmente accumulerà abbigliamento superfluo…
una scrematura ulteriore quando abbiamo svuotato gli armadi a muro, uno dei quali conteneva anche abiti, e più precisamente cappotti, giubbotti e simili. A quel punto ho recuperato anche i capi analoghi che tenevamo nella cabina armadio e che si potevano eliminare/pensare di vendere -> alcune borse di cappotti, giubbotti, giubbetti… che sono finite in cantina.

Restava la parte più impegnativa, ovvero… tutto il resto, in particolare la montagna di scatole piene non si sa bene di cosa che avevamo accumulato nella parte alta del mobile. Ho cominciato venerdì pomeriggio, dall’angolo in cui teniamo l’abbigliamento da casa (che nel mio caso è anche quello da ufficio), passare alla tonnellata delle mie magliette “non da casa”. Ho riempito un saccone di plastica di capi eliminabili in quanto rovinati, scoloriti, bucati; e iniziato a riempire uno scatolone di capi ancora in buono/ottimo stato, ma che non metto più, da piazzare (per adesso) in cantina. Dopodiché, sabato abbiamo continuato insieme (per la gioia del 3v 😉 ). Devo dire che è andata meglio ed è stato più facile del previsto: fondamentalmente perché, nella mia lucida follia (…), nel corso delle 10 Sistemazioni precedenti avevo già amorevolmente selezionato quello che si poteva eliminare. Solo che poi l’avevo chiuso in una scatola e riposto… In molti casi è bastato trasferirlo direttamente dalla scatola al sacco nero, o addirittura buttare anche la scatola, che aveva visto giorni migliori. Marco ha fatto una selezione delle sue magliette (alcune delle quali abbastanza improbabili, risalenti a parecchi anni fa e in condizioni abbastanza pietose 😉 ) e abbiamo svuotato anche la scarpiera e l’armadio a muro in cui tenevamo i maglioni. Risultato: 4 sacchi di capi + 2 scatole che sono finiti nel bidone della Caritas, sperando che vadano davvero a chi ne ha bisogno; uno scatolone e una scatola riposti in cantina. Quello che prima occupava tutta la cabina armadio, un armadio a muro e tre ripiani di un Expedit adesso sta tutto nella cabina, dove lo spazio a disposizione è molto aumentato; ci siamo liberati (anche) di una quantità di scatole e contenitori; l’armadio a muro è completamente vuoto (a volte vado ad aprirlo solo per verificare che sia proprio vero…); abbiamo sfruttato i ripiani dell’Expedit per i libri che prima si accumulavano sul comodino, dove ora teniamo quel che stiamo leggendo al momento e (nel mio caso) le scatoline con i miei orecchini, ciondoli etc. Finalmente abbiamo trovato posto nella scarpiera per la stragrande maggioranza delle scarpe, soprattutto le mie; e ce ne sono almeno tre paia che potrei tranquillamente mettere in vendita (si parlava di acquisti sbagliati?).

Bilancio: la cabina armadio è ovviamente molto più ordinata, e da oggi “fare il cambio degli armadi” equivarrà, per me, a spostare maglioni oppure polo/magliette dai ripiani più a portata ai cassetti, e viceversa. Volendo potrei fare un’ulteriore scrematura, anche notevole (ebbene sì), se mi decidessi a tenere solo quello che mi sta bene, che ha i colori che mi piacciono davvero, che in definitiva metto più spesso.

Paradossalmente, e questo vale in generale per tutta la casa, i risultati evidenti di questo progetto di decluttering sono in un certo senso inferiori a quel che avrei pensato. Bisogna grattare la superficie. Bisogna sapere che in quel cassettone in cucina c’erano posate per 50 persone. Che l’armadio a muro non si chiudeva più da tante cianfrusaglie c’erano dentro. Che avevamo una scarpiera capiente eppure le mie Nike e Adidas (ho una quantità di scarpe da ginnastica che basterebbe a una squadra di atletica) occhieggiavano da sotto la panca in bagno. Che sulla libreria in sala c’erano una tonnellata di carta tra brochure, depliant, materiali di seminari dimenticati. Che in uno scatolone erano ammucchiate lenzuola per un reggimento delle quali avevo scordato anche l’esistenza.

I risultati non “superficiali” invece sono eccezionali, almeno per quanto mi riguarda, e non abbiamo nemmeno finito! Semplicemente, sto cambiando il mio approccio nei confronti delle cose, e questo lo ritengo straordinario. La strada da fare è ancora molto, molto lunga: non si tratta solo di eliminare il superfluo che già c’è, ma anche quello che ancora non c’è, ovvero di iniziare a comprare in modo più consapevole. E a me piace fare shopping, mi piacciono le belle cose (indipendentemente dal fatto che siano utili o mi servano), e sono tipicamente una che fa acquisti in modo istintivo. Ma sono molto orgogliosa dei passi che abbiamo compiuto finora e del fatto che, negli ultimi due/tre mesi, le uniche somme che abbiamo destinato ad acquisti non alimentari sono state relative a un nuovo router (perché il nostro ormai ci stava lasciando), alla mia Magic Trackpad, e forse a un centinaio di euro in libri. E non perché ci siamo trattenuti dal comprare questo o quell’oggetto (con un’unica eccezione, che ovviamente riguarda la sottoscritta…), ma semplicemente perché non ci sono stati oggetti che c’è venuta voglia o desiderio di comprare. Il vero risultato è questo e la sua conseguenza più diretta: avere più risorse (economiche, ma anche di energie, mentali e fisiche) da dedicare non alle cose, ma alle esperienze. A capire cosa vogliamo fare davvero, come e dove vogliamo vivere, cosa ci identifica come persone.

Su una nota leggermente diversa, ho la netta impressione che chi ci legge e non solo pensi che siamo impazziti; sarei curiosa di sentire qualche opinione, e soprattutto di sapere se ci sono altre persone che si stanno muovendo in questa stessa direzione. Ma a questo magari dedicherò un post più avanti. Per ora buona lettura!

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7 thoughts on “Decluttering fase III – Cabina armadio

  1. Personalmente, negli ultimi giorni ho deciso che, non avendo ancora tempo per un lavoro all’ingrosso, butto via una/due cose al giorno. Nella fattispecie, elimino dall’armadio, insacchetto, preparo per lo smaltimento… Ho il baule dell’auto pieno di sacchetti di abbigliamento che sto pian piano portando alla Caritas (tra cui una gonna di Antonio Fusco e una di Gerani che se lo sapesse la mia ex-capa-DiavolovesteDior le verrebbe un coccolone)

    1. Ottima tecnica, consigliata del resto da tutti gli esperti di uncluttering: due cose al giorno per 365 giorni fanno una valangata di cose di cui ti sarai liberata a fine anno!
      Anche io ho regalato/buttato tanta di quella roba firmata da far schifo… ma del resto noi lavoriamo in tuta no?! 😉

  2. Sai qual è il problema, ora? Che declutterando una cosa al giorno ho letteralmente declutterato anche il ripiano dei sacchetti di plastica grossi, sì, quelli che ti danno nei negozi e si tiene perché sono enoormi e comodi per portare avanti e indietro piumini and co tra casa e lavanderia… è un problema, sì, perché… non avendo più sacchetti non so più dove insacchettare la roba che devo buttar via!!! 😛 (Non l’avrei mai creduto, mo’ mi tocca comprare sacchetti per buttar via sacchettate di roba.)

    1. Beh, però ammetterai che è una soddisfazione! Io ho avuto un problema analogo con i miei famosi “scatoloni”, a un certo punto anche quelli dell’Esselunga sono finiti; per fortuna al Brico (il più sfornito del mondo) ci hanno detto di portarci via tranquillamente quelli dei loro imballaggi, che sarebbero stati buttati. Abbiamo esaurito anche quelli 🙂 ma anche se non ne ho ancora scritto sono finite anche le stanze della casa da svuotare, quindi… fino al prossimo giro siamo a posto!

  3. Io sto affrontando questo percorso pian piano. Devo dire che ogni tanto, già nel passato, mi era capitato di avere quei momenti di follia in cui, stanca delle condizioni in cui versava la mia camera, mi davo alle pulizie. Sono riuscita a piazzare persino vecchie magliette (in ottime condizioni s’intende) alla sorella del mio ragazzo e a sua mamma, che ora li usano senza problemi.
    Però il caos si ripropone regolarmente. Spero di riuscire a trovare un equilibrio prima o poi, e che sia duraturo!
    Eleonora di recente ha scritto La sfida delle 100 cose di Dave Bruno

    1. Ciao Eleonora 🙂
      Ottimo per il “piazzamento” magliette. Sono convinta che una “rete” di persone con cui scambiare oggetti, vestiti etc. sia il modo ideale per “gestire il caos”, nettamente migliore di qualsiasi altro. Il problema, almeno per come la vedo io, è che costruirsi questa rete è più difficile di quel che potrebbe sembrare.

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