Decluttering fase II – Cucina

Abbiamo aggredito la cucina domenica scorsa, ed è stata una bella sfida: a fine giornata eravamo entrambi abbastanza sfiniti (sposta, svuota, imballa, sistema, solleva, posa, scendi in cantina, risali in casa – ripetere ad libitum), ma anche molto soddisfatti.

In due parole, abbiamo svuotato del loro contenuto cassettoni e cassetti che contenevano piatti, bicchieri, posate e biancheria, più un paio di scaffali della dispensa.

Cos’abbiamo tenuto: 6 piatti piani, 6 piatti da frutta, 4 fondine, un po’ di scodelle, grandi e piccole, che usiamo sia per cucinare che per pasta e riso. 12 bicchieri “da tutti i giorni” e qualche bicchiere da vino e aperitivo (comprati all’Ikea come tutto il resto, si sono rivelati però un pessimo acquisto; abbiamo deciso di andare a esaurimento, e quando si saranno rotti, come tendono a fare con facilità, magari ne compreremo di seri); 8 bicchieri da birra di vario tipo; un paio di brocche per l’acqua; un set di contenitori per il microonde; 2 insalatiere, una in ceramica e una in plexiglass; 6+3 bicchierini in ceramica che usiamo come tazzine da caffè; 6 piatti da pizza.
L’idea dietro questa selezione è che, comunque, se siamo più di 6 a pranzo o a cena (cosa che non capita poi così spesso), non c’è comunque spazio per sederci tutti a tavola, quindi tanto vale usare i piatti di carta.

Cos’abbiamo eliminato: andate voi per esclusione :-), tenendo conto che molti piatti e scodelle erano già sbreccati, e quindi da buttare comunque; e che abbiamo “barato” conservando un servizio di piatti Ikea da 4; le nostre tazze, anche se non tutte; e 1 servizio da 4 di posate. Tutte cose che non usiamo spessissimo o che a rigore sarebbero superflue, ma alle quali siamo particolarmente affezionati (vedi le tazze) o che ci piacciono particolarmente. Decluttering va bene, mortificazione no! 🙂

Posate: 2 servizi da 12 Ikea, coltelli con seghetto; una confezione di bacchette che riposava intonsa in fondo al cassetto mentre noi continuavamo a usare lo stesso paio ormai distrutto; e i vari attrezzi “base” da cucina (mestolo, coltelli, spatola, cucchiaio di legno, rotella tagliapizza…). A descriverla è tantissima roba, eppure ne abbiamo buttato altrettanta. Per non parlare della biancheria: tonnellate di tovaglie, tovagliette, tovaglioli anche spaiati. Ho affiancato anche quelli al solito cassonetto, sperando/sapendo che qualcuno avrebbe potuto farne buon uso (com’è successo con un paio di oggetti provenienti dagli armadi a muro e che avevamo lasciato la settimana scorsa); e ho tenuto soltanto una tovaglia particolarmente bella, i runner che usiamo di solito e alcune tovagliette all’americana.

Il pentolame non rappresentava un problema perché, da quel punto di vista, siamo sempre stati abbastanza spartani: abbiamo scartato una sola padella (che risaliva ancora al mio primissimo trasloco). Dispensa notevolmente più sgombra, cassetti alleggeriti, 3 scatoloni di stoviglie varie (praticamente una cucina intera: se qualcuno vuole approfittarne, mi faccia un fischio, Tutto già imballato e pronto da portar via) riposti in cantina, un altro paio buttati.

Un paio di giorni dopo, in pausa pranzo tra una traduzione e l’altra, mi sono occupata delle mensole nella nicchia e dei cassettini del carrello, vero ricettacolo di cose varie che piazzi lì quando non sai dove altro metterle. È bastata una mezz’oretta, anche perché moltissimo era semplicemente da buttare (vedi medicine scadute nel 2007…), ma ho comunque fatto ordine e spazio. Ora restano solo da piazzare la Cucina Italiana in 12 volumi + 9 di Dizionario Enciclopedico 😉

Come ripeto, stiamo eliminando il superfluo ma senza estremismi (insomma, non siamo a questo livello). Per scremare ulteriormente c’è sempre tempo, ed entrambi pensiamo che sia importante andare per gradi: da qui l’approccio stanza-per-stanza, o anche angolo-per-angolo, quando il tempo è poco.
Mi domando se arriveremo a un punto in cui la casa ci sembrerà troppo vuota (sempre che sia possibile avere una casa troppo vuota, al momento il concetto mi suona elettrizzante), e quindi troppo… grande? È un argomento molto più complesso, di cui abbiamo già parlato qualche volta, ma che per ora rappresenta solo un’eventualità in un futuro (abbastanza) remoto.

Un passo molto concreto, invece, l’abbiamo fatto una decina di giorni fa vendendo la mia macchina. Non ne ho scritto prima (o meglio, avevo scritto un post catartico-strappalacrime che poi non ho pubblicato ;)) perché è stata una decisione necessaria e assolutamente valida, ma anche abbastanza sofferta. Due macchine non ci servivano, dato che io lavoro in casa e mi muovo pochissimo. E poi, quando un tizio brucia un rosso e tu ti ritrovi per terra ad ammirarti il piede piegato a un’angolazione molto poco naturale, e trascorri i 6 mesi successivi stampellando forsennatamente per le strade del mondo, tendi ad avere l’impressione che chiunque, da qualsiasi incrocio, brucerà il rosso di nuovo. E questo ti leva anche (gran) parte del piacere di guidare. Quindi, concludendo, spreco di soldi, spreco di spazio, spreco di risorse, e un po’ di zavorra emotiva poco piacevole. Tutto questo non toglie che vendere quella macchina, che ho adorato in modo inversamente proporzionale alla frequenza con cui l’ho guidata (cioè pochissimo), mi è costato parecchio, anche se ho avuto la fortuna di trovare un acquirente davvero ideale per tanti motivi (ciao Luca… e buona strada!). Ed è costato parecchio anche a Marco. Ma tant’è, è andata e sono serena, perché malgrado un po’ di tristezza so che la decisione è stata quella giusta. Tutto questo per dire che eliminare la robbba comporta anche un certo investimento emotivo: che può essere molto relativo, quando ammucchi 92 tipi diversi di bicchieri sul tavolo di cucina e ti ritrovi a dubitare della tua sanità mentale; oppure molto significativo, quando vedi andare via un tizio sulla “tua” macchina e ti ritrovi di nuovo a dubitare della tua sanità mentale, ma per motivi esattamente opposti.

Evidentemente ne vale la pena, anche se ho qualche difficoltà a descrivere il perché e il percome. Non ho difficoltà ad ammettere di essere sempre stata una maniaca del controllo, e come tale ordinata (ebbene sì, sono una di quelle che sistemano i libri in libreria – per aneddoti spassosi e non al riguardo, citofonare Marco), quindi è naturale che questo tipo di operazioni, che hanno molto a che fare con l’ordine, mi dia particolarmente soddisfazione. Ma non è solo questo: ovviamente non è la prima volta che faccio ordine, ma di sicuro è la prima volta che non mi lascio fermare o tentare dal “ma se poi mi servisse ma quanto mi è costato ma magari”: per la prima volta, faccio ordine anzitutto nella mia testa. L’ovvio complemento di questo chiamiamolo “approccio all’esistente” (qua divento filosofica, scappate finché potete) è la decisione di cercare di ridurre anche gli acquisti futuri. Ma anche questo è un altro discorso, e sicuramente merita un post e una serie di riflessioni a parte.

Per tornare al concreto, ci restano camera da letto e ufficio (livello di difficoltà elevato, come gli armadi a muro se non peggio, soprattutto per quanto riguarda la cabina armadio), sala e terrazzo (livello di difficoltà da medio a basso); terrazzo che finora avevo mentalmente trascurato ma che richiederà un certo lavoro, anche se forse, più che altro, di pulizia e di eliminazione nuda e cruda (hai detto niente, mi sa che ci vorrà la tuta antiradiazioni). Augurateci in bocca al lupo!

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11 thoughts on “Decluttering fase II – Cucina

  1. Sì! In bocca al lupo a voi! Ma mi sembra non ne abbiate bisogno, perchè siete bravissimi. Ma potresti augurarmi un “in bocca al lupo”, per ricambiare il mio, al mio nuovo (è la prima volta, per me), progetto. L’ uncluttering dei miei rotolini i ciccetta. Da oggi, è ufficialmente dieta. Con programma di fitness abbinato. Se fossi un po’ meno imbranata al pc, potrei crearmi un blog dal titolo “Pesame mucho”, nel senso che la bilancia sarà la mia migliore amica, nei prossimi due o tre mesi. Chissà, quante cicciottine mi scriverebbero. Però, alla fine di tutto il percorso, arriverò alla fase uncluttering dell’armadio (che ci accomuna), quando butterò quello che mi è troppo grande, tenendo ciò che invece ora mi va piccolo. Ho controllato bene. Ho più capi di abbigliamento (quasi tutti) taglia 42/44 ,che indossavo fino a un anno fa, che taglia 46/48, che invece indosso ora. Rapido calcolo, sommando questo dato alla salute e alla mancanza di scioltezza nei movimenti che avverto, e ho deciso che mi conviene dimagrire, invece di buttare gli abiti vecchi e sposarmi alle taglie superiori. Sarebbe bello, se potessi comprarti i capi che vendi su ebay, ma per arrivare alla tua taglia, ci vorranno minimo 3 mesi!!! Bravi, comunque. Noi, dell’Ikea, abbiamo le ciotole che usiamo per minestre, zuppe e cous cous. Si sbeccano che è un piacere. Non ho ancora capito se è il materiale, pessimo, o siamo noi che le trattiamo troppo male. Mah… Continuo a leggervi. Ciao
    Patrizia di Casale

    1. L’uncluttering della ciccia è un’idea fantastica! Quanto al mio annuncio, sono tutti i capi invernali: se cominci ora, arriverai a poterteli mettere giusto in tempo. Pensaci 😉

  2. Effettivamente, hai ragione. Però, per scaramanzia, non posso comprarli ora, in previsione della mia taglia futura. E poi, dovrei comunque provarli, taglia a parte, perchè sono comunque un po’ sottile di vita e larga di fianchi, per costituzione.
    Bhè, facciamo così: spero che non te li compri nessuno, così quando potrò farlo io, saranno ancora disponibili! A parte gli scherzi, io ho un budget abbigliamento mensile piuttosto limitato, quindi non so nemmeno se potrei. E poi, soprattutto, non hai indicato i prezzi, nell’annuncio. Sembrano, dalla descrizione, capi molto belli. Capisco che tu non abbia magari un’idea precisa, ora, del prezzo a cui vorresti venderli, e capisco anche che non sarebbe conveniente accennarmi qualcosa qui, sul blog. Perciò, se non hai già ricevuto (o non riceverai prossimamente), offerte allettanti e serie, se ti può andar bene, potresti inviarmi i prezzi (almeno, approssimativi, va bene anche un “circa…”), al mio indirizzo. Io, comunque, potrò aumentare il mio budget di spesa mensile a partire da novembre, quando avremo finalmente terminato con le rate dei mobili. Altrimenti, se non riceverò nessuna mail, significa che avrai avuto buoni clienti e avrai venduto tutto.

    1. Effettivamente non ho idea dei prezzi, comunque ti farò sapere di sicuro. PS: ho modificato il tuo commento eliminando il tuo indirizzo e-mail, per evitare che tu sia invasa dallo spam 🙂

  3. Grazie. Sono un po’ inesperta, in effetti… Il pc lo usiamo solo per scrivere a mio fratello che sta a Firenze a studiare e a mia cognata di Milano, poi per guardare il sito “Le sfigatte”, da cui abbiamo adottato la nostra piccola pelosina Daisy, i miei 4 blog preferiti di cucina, il vostro blog, il sito dei numeri usciti del superenalotto, quello di Trenitalia per gli orari, quello delle farmacie di turno in Casale e Alessandria, quello di giochi di geografia per bambini (che vergogna), quello dei cinema, quello di Slow food, quello delle previsioni meteo, quello dell’Esselunga, quello del Famila, quello de “La Stampa”, quello di Vanity style e quello di Calorie.it (ehm…), Pagine bianche, Pagine gialle e You Tube. Questo, è tutto l’uso che facciamo del pc. Vi sento da qui, che ridacchiate! Siamo proprio inesperti! Grazie, ancora, per aver cancellato il mio indirizzo. Ciao!

  4. A questo punto io *esigo* qualche aneddoto sull’arrangiamento dei libri nelle librerie… (premesso che anch’io ogni tanto mi ritrovo a spostare libri qua e là per metterli in un ordine “più razionale”, qualunque cosa ciò voglia dire)

    1. Toh chi si vede! Benvenuto 🙂
      (Tutto il resto lo elimino perché non avevo capito un tubazzo, abbi pazienza)

      1. lol! beh, nel post dicevi che “sono una di quelle che sistemano i libri in libreria – per aneddoti spassosi e non al riguardo, citofonare 3v”… dato che mi viene un po’ scomodo venire a Valenza per citofonarvi ho preferito chiederli con un commento 🙂

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