10 agosto 2010 – C’è un cuore che batte/Nel cuore di Roma

Rispolvero Venditti perché ci sta bene, anzi benissimo, anzi è proprio la morte sua (ao’), per descrivere la nostra ubicazione attuale. Se Roma ha un cuore (ma probabilmente ne ha tanti), noi ci siamo proprio in mezzo, piazzati come siamo a uno sputino da Castel Sant’Angelo, da San Pietro, Borgo Pio e pure dal Tevere. Malgrado il caldo, il “nostro” appartamento è fresco, anzi freschissimo, e io comunque apprezzo molto che, al posto dei condizionatori, ci siano ventilatori a soffitto in tutte le stanze. La padrona di casa ci ha lasciato un nutrito elenco di negozi, ristoranti, gelaterie etc. ai quali fare riferimento, e per sfruttarlo subito ieri sera ci siamo comprati mezzo kg di mozzarella “vera” che aveva la stessa consistenza di un filetto di vitello… wow. Come sempre, le sensazioni sono estremamente positive, non solo per la posizione eccezionale dell’appartamento e per la comodità di avere a disposizione una vera casa anziché una camera d’albergo, ma anche per il fatto di trovarci circondati di libri (anche in inglese – che bello!) e di CD e di fotografie che raccontano di viaggi, di nascite, di matrimoni, insomma dell’intera storia di una famiglia che un pochino finiamo per condividere anche noi.
Detto tutto questo, quando stamattina ci siamo svegliati e abbiamo fatto colazione con la solita calma olimpica, il programma era andare verso il Colosseo, scoprire se la Domus Aurea è visitabile (no, non è così banale… provate un po’ a cercare “domus aurea” su Google; e se riuscite a trovare un sito *ufficiale*, fatemi un fischio) ed esplorare i Fori, guida alla mano (guida Clup, gentilmente fornita dalla padrona di casa, che ha partecipato alla sua stesura; l’autrice è pure un’iscritta Homelink. Detto per inciso, non conoscevo questa collana e, come spirito, mi piace molto). Senza guida, come chi li abbia già visitati ben saprà, la visita è solo un modo per disidratarsi in fretta vagando con l’occhio sempre più spento tra una distesa di sassi, pezzi di capitelli, colonne (smozzicate e non, ma quelle non sono la netta minoranza). In ogni caso: è mattina, siamo giovani (?) e forti (??), nonché ritemprati da una bella colazione, quindi decidiamo di snobbare i mezzi e di incamminarci, anche se si tratta di quasi 4 km.
Come ogni piano che si rispetti, anche il nostro era evidentemente fatto per essere disatteso. Abbiamo finito per farne 5, di km, e al Colosseo non ci siamo mai arrivati  Abbiamo girato per Via del Corso, siamo sbucati di fronte alla Fontana di Trevi, visitato la Galleria Alberto Sordi (centro commerciale, sì, ma in un palazzo Art Nouveau piuttosto particolare), siamo passati pericolosamente vicini alla sede delle massime istituzioni dello Stato (in questo momento, poco istituzioni e pochissimo massime, diciamo pure che ispiravano più sentimenti terroristici che senso della Patria) e alla fine, dato che si era fatta una certa e che a quel punto saremmo arrivati al Colosseo nelle ore più calde della giornata, abbiamo deciso di prendere la metro, pranzare a casa e poi dirigerci verso i Fori, questa volta per davvero!, più tardi. Detto fatto: metro Repubblica – > Ottaviano, breve tappa in panetteria consigliata, pranzo, cafferino, breve giro di controllo sul Mac e poi, vinto il desiderio di farci una pennica al fresco, eccoci pronti a uscire. Questa volta, consci dei nostri limiti, prendiamo direttamente la metro
Nota a margine: una volta di più, abbiamo imparato che affidarsi a un sito Web istituzionale italiano è come chiedere informazioni a un altro turista. Sul sito ufficiale delle metropolitane di Roma, la mappa mostra una linea C che però non esiste ancora se non nella mente di chi l’ha progettata. E con la mente di chi l’ha progettata, io al Colosseo non ci arrivo.
La visita dei Fori si rivela più complicata del previsto, soprattutto perché io sono priva di senso dell’orientamento (l’ho già detto, credo) e perché la visita sulla guida parte esattamente dal punto in cui il percorso di visita finisce… ma alla fine ce la facciamo. È un percorso in cui si mischiano sensazioni molto diverse: emozione (perché alla fine ho passato cinque anni della mia vita mangiando latino & greco a pranzo e cena e merenda, quindi mettere piede in Senato non può che essere emozionante), ma anche una grande tristezza, nel vedere che una delle culle della civiltà occidentale è ridotta a un cumulo di sassi o poco più. E che l’unico edificio conservato in modo decente è, guarda un po’, uno che a un certo punto è stato riconvertito in una chiesa… Una persona che conosco direbbe che “il sito è poco leggibile”. Alias, che una persona non esperta non ricavarerebbe nulla o quasi nulla dalla visita in sè; con l’eccezione della basilica di Massenzio, che seppure sventrata comunica comunque un’idea di imponenza e di grandiosità.
 Piccola informazione di servizio: alla biglietteria dei Fori è possibile acquistare un biglietto cumulativo Fori-Palatino-Colosseo, valido due giorni e che consente di evitare le file impossibili che si vedono fare serpentone intorno all’anfiteatro. O almeno così ci ha assicurato la gentile impiegata della biglietteria (dove la coda era inesistente): domani verificheremo!
La giornata termina, dopo una doccia e la constatazione che è troppo tardi per andare a fare spesa, in un ottimo ristorante indiano consigliato dalla guida Gambero Rosso low cost, che avevo consultato a dire il vero con speranze quasi nulle di trovare un posto interessante in zona (I legge di Murphy applicata alle guide turistiche: l’attrattiva dei ristoranti segnalati sarà sempre inversamente proporzionale alla vicinanza con il tuo albergo – o appartamento, in questo caso). Capita invece che a qualche minuto da qui ci sia Shanti, dove per una cifra assolutamente ragionevole (circa 40 euro in due) ci rimpinziamo di ottimo curry, pollo tandoori, riso basmati con vari aromi ma soprattutto con un pane fantastico, cucinato al momento appunto nel forno tandoori. Siamo soddisfatti e torniamo a casa sorridendo e commentando la coppia veramente strana della cui conversazione, causa la vicinanza dei tavoli, abbiamo goduto ampi stralci: diciamo che lei faceva discorsi assolutamente folli, e lui era stranito almeno quanto noi.
La perla della giornata però l’abbiamo sentita ai Fori: coppia di ragazzi di una ventina d’anni, lui enorme e un po’ bovino, lei minuta con occhiali da diva anni ’50, vestitino nero e sandali (quei sandali che vanno di moda quest’anno, piede nudo e gamba coperta fino al ginocchio di pelle, o camoscio, o altro… praticissimi, soprattutto per camminare in mezzo alla polvere dei secoli con un caldo africano). Sono appena usciti, come noi, dalla Curia, che è poi il Senato, quando lui, evidentemente non proprio nel suo elemento e magari anche un po’ imbufalito dal caldo, sbotta: “Maccome, ma quindi il Senato stava dentro ‘a Curia? Macchestaddi’ ao’?”. Lei si toglie gli occhiali, sbuffa e scuote la testa senza neanche fare finta di nascondersi. 
Sipario.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

CommentLuv badge