Parigi, o “come vivere felici avendo Jim Morrison come vicino” – marzo 2010

Parigi, Parigi… mica facile parlare di Parigi. C’eravamo stati qualche anno fa, e io ero tornata abbastanza delusa. Non era la mia prima visita, e avevo trovato quella che dovrebbe essere la città più fascinosa del mondo (o una delle), sporca e un po’ puzzona, come una signora invecchiata che adesso non si preoccupa più tanto di sè, igiene personale compresa.
Alloggiavamo in un albergo vicino agli Champs Elysées, posizione ideale e prezzo da vero affare, ma la camera era piccola piccola (alla parigina) e la vasca da bagno scrostata malgrado le quattro stelle. A parte le solite lamentazioni trite da cugini d’oltralpe: che i francesi sono antipatici, che non ti considerano se non parli la loro lingua (provate ad andare in Liguria e a cercare di mangiare un piatto di pasta o un pezzo di focaccia senza sapere l’italiano, poi ne riparliamo) etc. etc., tutte cose che a dire il vero io non ho mai sperimentato (e sì che vado in giro con un tizio che parla bene francese, sì, ma pur sempre da straniero), ricordo il soggiorno soprattutto perché è stato l’occasione per conoscere, finalmente di persona, un’amica con la quale condivido una passione molto poco italiana: quella per Starbucks. Insomma, bella Parigi, però mi ero trovata a concludere che, per natura, io preferisco altre atmosfere: Bruxelles, Amsterdam, Londra…

Malgrado tutto questo (o forse anche per questo), non abbiamo perso l’occasione di tornare, quando ci si è presentata sotto forma di richiesta di homesitting: una coppia di nostri connazionali che vive là, ma torna spesso qui in Italia per vari motivi, aveva bisogno di qualcuno che desse un’occhiata alla casa e ai due gatti.

La posizione è piuttosto… singolare: una via privata proprio di fianco al cimitero Père Lachaise, nel XX° arrondissement. Annalisa, che conosce bene i padroni di casa ed era già stata da loro, mi anticipa che si tratta di un posto molto particolare, e io sono ancora più curiosa. Non resterò delusa 🙂
In realtà l’avventura comincia prima di partire, come si suol dire, perché ci si mette di mezzo il famigerato vulcano islandese: dopo due voli annullati e una serie di telefonate con i padroni di casa, nel frattempo arrivati fortunosamente a destinazione e comprensibilmente preoccupati per la sorte dei loro mici, ci siamo detti: “Ma se andassimo in macchina?”
Detto fatto, la mattina dopo siamo partiti e alle 19 parcheggiavamo di fronte al cancello: viene ad accoglierci una vicina, che ci dà il benvenuto e ci consegna le chiavi. Siamo stanchi da morire, soprattutto il 3v che ha guidato tutto il tempo: ad aspettarci c’è una casa alta e stretta che sembra di stare in Olanda, quasi in fondo alla piccola via pedonale, stretta stretta pure lei, su cui occhieggiano cancelletti e casette tutti diversi tra loro, con piccoli giardini e cortili abbastanza “selvaggi”. La porta è in realtà una porta finestra a vetri (da cui il timore dei ladri), e all’interno c’è una scala bellissima e sospesa (senza corrimano, scenografica e inquietante), dove mi arrampico con la nostra valigia, sotto l’occhio attento dei due gatti, che hanno già fatto la loro comparsa “interessata” (faaaaameeeee).

Descrivere la casa è molto semplice: 3 stanze su tre piani, più una cantina; al piano terra cucina a vista e sala, al secondo un salottino più bagno, al terzo una piccola camera da letto. Le scale sono due e piuttosto ripide, soprattutto quella che porta al secondo piano… non il massimo per chi come me tende a ritrovarsi a sera con una caviglia tipo copertone, ma tutto il resto compensa: mobili essenziali in legno chiaro, cucina minuscola ma attrezzata, vasca da bagno con idromassaggio (particolarmente apprezzata dal copertone di cui sopra), un letto morbidissimo (addirittura troppo, per noi abituati al futon). E fuori, qualche metro a destra, c’è il muro del Père Lachaise, che attraverseremo varie volte rientrando a casa.

Il giorno dopo il nostro arrivo, domenica, il quartiere è piuttosto sonnolento, con la maggioranza dei negozi chiusi e un solo supermercato aperto che ci salva. È così un po’ in tutta Parigi, compresi i quartieri più turistici e i grandi magazzini più chic. Facciamo una lunghissima camminata senza meta o quasi, a sera siamo stanchi morti ma io mi sento già riconciliata con questa città che ritrovo più bella, pulita e vivibile, anche grazie alla calma domenicale e al bel sole. Sole che ci accompagnerà (incredibilmente) per due settimane, fino alla partenza.

La prima settimana è un po’ caotica, perché ho un grosso lavoro da finire e questo mi impedisce di rilassarmi davvero: mi sveglio presto per tradurre un paio d’ore prima di uscire, poi facciamo colazione con la moka e le madeleine di Bonne Maman, mentre i due mici, Perla e Venitien, escono a fare un giro. Dopodiché ci diamo il cambio: loro rientrano e noi usciamo, diretti alla fermata dell’autobus o della metropolitana. Come ho scritto spesso anche su Facebook o su Twitter, siamo dei turisti molto poco disciplinati: solo raramente puntiamo alle destinazioni tipiche e preferiamo camminare a zonzo come scemi guardando i negozi, puntando gli Starbucks, fotografando le insegne, mangiucchiando qualcosa affidandoci alla Guida Routard.

In due settimane abbiamo visitato il Louvre, ma in modo parecchio selettivo; non era possibile e non ci interessava vedere tutto, così abbiamo selezionato un paio di sezioni e alcune opere che ci attiravano particolarmente e, una volta esaurite quelle, ce ne siamo andati, soddisfatti e senza il solito straniamento un po’ nauseato di chi “doveva” visitare un grande museo.
Abbiamo macinato km e km nel Marais, dove gira gira finivamo sempre per tornare: per mangiare un boccone da Pitzman o da Breakfast in America, ma anche per sentire all’improvviso molto freddo, in una giornata molto calda, visitando il Memoriale della Shoah e le sue lastre di marmo coperte da migliaia di nomi.
Abbiamo attraversato la Senna dodici volte alla ricerca di uno Starbucks dove fare colazione (!), abbiamo rivisto il Quai d’Orsay, ammirato le Ninfee, una mostra (un po’ deludente) su Doisneau e un’altra (favolosa) su Izis, fotografo totalmente sconosciuto a noi bestie ignoranti (!!). Abbiamo passeggiato nei giardini di Versailles, non degnando di un’occhiata le code infinite di gente che voleva visitare il castello, e pranzato con una baguette stranamente non troppo costosa sulla riva del laghetto dove Maria Antonietta si divertiva (e probabilmente mangiucchiava le sue brioche). Siamo saliti sulla Tour Eiffel nell’unica giornata in cui il sole andave e veniva (furrrbi come pochi, noi), siamo passati sopra il ponte dell’Alma, abbiamo scattato tantissime foto e fatto buon uso dell’iPhone: Lonely Planet, Paris2Go (veramente ottima) e Metro (utilissima per verificare l’itinerario più rapido per rientrare a casa, e per mettere alla prova il 3v, che finora era servito da app umana ;)). Sempre su questa nota, devo dire invece che, forse per mia incapacità, ma non sono stata capace di trovare i celeberrimi hot-spot WiFi gratuiti sparsi in giro per la città di cui avevo letto ovunque, quindi mi è tornato parecchio comodo che le app di cui sopra funzionassero egregiamente anche offline.

E ogni sera, siamo tornati nella “nostra” casetta fatta a scale, dopo aver fatto la spesa, per una cena tranquilla e una dormita. Ci sono probabilmente centinaia, se non migliaia, di cose che non abbiamo fatto, ed è anche inevitabile; ma, anche questa volta, venendo via di là, abbiamo avuto la sensazione, più che di tornare, di andarcene da casa. Un altro regalo di Homelink.

minimo è anche su Facebook e su Twitter

4 thoughts on “Parigi, o “come vivere felici avendo Jim Morrison come vicino” – marzo 2010

  1. Io AMO Parigi. E voi eravate attaccati alla Rue de Bagnolet, non poteva che essere bello 🙂

    Le soleil de la rue de Bagnolet
    N’est pas un soleil comme les autres.
    Il se baigne dans le ruisseau,
    Il se coiffe avec un seau,
    Tout comme les autres,
    Mais, quand il caresse mes épaules,
    C’est bien lui et pas un autre,
    Le soleil de la rue Bagnolet
    Qui conduit son cabriolet
    Ailleurs qu’aux portes des palais,
    Soleil, soleil ni beau ni laid,
    Soleil tout drôle et tout content,
    Soleil de la rue de Bagnolet,
    Soleil d’hiver et de printemps,
    Soleil de la rue de Bagnolet,
    Pas comme les autres.

    (État de veille — Robert Desnos, 1942)

    1. In effetti il quartiere mi ha stupito piacevolmente, pensavo non sarebbe stato granché e invece…

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

CommentLuv badge