Riflessioni (ma magari è il caldo)

(English version)

“Having stuff blows. Liquidity is the new luxury!” (D. Karp)

È solo mia l’impressione di avere troppe cose? Sarà che mi sto intrippando da un po’ con siti come questo o questo, ma a volte è proprio forte.

Troppi vestiti. Oggi ho fatto ordine nella cabina armadio: ho riempito 3 scatoloni di camicie, pantaloni, abiti, completi, magliette, felpe, e mi rimane comunque ancora 8 di tutto. Considerando poi che tendo a mettere un po’ sempre le stesse cose, sento un filo di angoscia. E non voglio nemmeno accennare al capitolo scarpe e (soprattutto) borse, perché mi coprirei di ridicolo.

Troppi CD e DVD. Da un po’ di tempo, io e il 3v, in realtà, abbiamo notevolmente ridotto gli acquisti. Per la musica c’è iTunes, per i film e le serie aspettiamo di dotarci di un lettore BluRay, e comunque son veramente poche le cose che ci teniamo ad acquistare. Pur essendo appassionatissimi di serie, le uniche che abbiamo comprato in DVD sono The Sopranos e ER (che è una delle mie perversioni personali). La prossima (in BluRay, appunto) sarà probabilmente Battlestar Galactica. Ma finisce qui.

Troppi mobili. E sì che non ne abbiamo tantissimi 🙂 Ma a volte ripenso con una certa nostalgia a com’era casa nostra subito dopo il trasloco, con la sala vuota vuota che sembrava immensa. Certo, c’erano scatoloni dappertutto. E questo perché abbiamo…

Troppi libri. Qui il discorso è delicato, nel senso che il concetto di “troppi libri” pensavo che non mi si applicasse. Non c’è NIENTE che io ami di più che tuffarmi in una libreria e fare incetta. Però eravamo arrivati a un punto di non ritorno: libri impilati ovunque e, soprattutto, libri che avevamo letto una volta (e magari nemmeno) e che mai nella vita avremmo riletto
Morale: 3 scatoloni, via. 2 sono finiti in biblioteca, uno è ancora in attesa (!) perché volevamo provare ad andare a venderli al Libraccio. Chi ci conosce potrà testimoniare che, anche dopo questo repulisti, i libri non ci mancano e, anche se sto tentando di trattenermi e di seguire la via dell’ebook, se non facciamo attenzione presto saremo al punto di prima.

Troppe cose. Robine che quando le hai viste sulla scaffale o in negozio ti sono sembrate trooooppo carine per non prenderle e portarle a casa, magari con l’aggravante che lo scaffale o il negozio stava dall’altra parte del mondo e quindi “vuoi non comprare un ricordino”. Oppure cose “utili”, che però mantengono questa categorizzazione solo se ne hai un certo numero e non di più.
Candele (io adoro le candele), attrezzini per cucinare (io non cucino), bicchieri (da birra, da vino, da qualsiasi cosa – e io non bevo; ok, c’è il 3v e ci sono gli occasionali ospiti, ma comunque…), asciugamani (ho decine di asciugamani, rigorosamente tutti o quasi spaiati tra loro), coprimaterassi e copripiumoni (il letto non lo cambieremo più di una volta la settimana, no?), servizi di piatti (sì, siamo sempre in due), tazze (argh), pezzi, pezzetti e pezzettini di design che sono semplicemente “belli da vedere”… e potrei continuare. A lungo.

Paradossalmente, il capitolo “Tecnologia” è quello sul quale ci difendiamo meglio. I computer li usiamo per lavoro e li abbiamo presi a noleggio. Abbiamo scaricato Sky e staccato l’antenna della TV mesi e mesi fa, e viviamo felici con il nostro mediacenter. L’impianto surround è quello che il 3v mi ha regalato per il nostro primo Natale insieme 🙂 , e resistiamo alla tentazione di cambiarlo anche se l’ampli ha iniziato a fare i capricci. Di TV ne abbiamo una sola, ovviamente. Una stampante multifunzione HP di fascia media copre egregiamente tutte le mie esigenze di scansione, fax, copia e stampa.
L’acquisto della Wii è stato ampiamente ammortizzato perché la usiamo, soprattutto io, per allenarci, e quindi ha sostituito la palestra. Abbiamo troppi cellulari, questo sì, tra usati e nuovi comprati (anche se a pochissimo) perché “erano un’occasione”.
Certo, sono tutte cose delle quali si potrebbe fare benissimo a meno (a eccezione dei Mac, a meno che ci troviamo un’occupazione alternativa… tipo vincere al SuperEnalotto), però almeno le utilizziamo in modo intensivo.

Vorrei anche precisare che il mio discorso non è prettamente economico: certo, è meglio che non tenti di calcolare quanto abbiamo speso all’Ikea o in libreria o alla Bodum di Serravalle (quando ancora c’era), ma il punto non è questo, o non solo. Il punto è il troppo. Sono stufa di essere circondata da cose che non mi servono, o che mi servono una volta l’anno e quando succede mi sono dimenticata di averle. Cose che occupano spazio, che bisogna pulire o spolverare, che mi fanno confusione intorno e quindi mi innervosiscono quando le vedo. In inglese si dice “clutter“, in italiano forse ci starebbe “robba”; e ci sta anche l’allusione verghiana all’accumulo che non basta mai.
E poi naturalmente c’è la robba “digitale”, l’enorme quantità di feed che non riesco mai a leggere, di blog che non riesco a seguire a modo, Facebook, Twitter e compagnia cantante (vivevamo benissimo senza i social network fino a poco tempo fa, l’avevate notato?).

Conclusioni: a parte cercare di evitare, in futuro, gli acquisti impulsivo-compulsivi di cose inutili o quasi, c’è il problema di liberarsi di quel che già c’è e non serve. Ho sempre pensato che sarebbe bello che anche qui si diffondesse la sana abitudine delle yard sale (o garage sale). Purtroppo non è così, e credo che il motivo sia da ricercare più nell’italica mentalità che non nella minore quantità di case con giardino indipendente; ma questa è un’altra storia. Insomma, dovrò trovare, o inventarmi, un’alternativa. I suggerimenti sono ben accetti 🙂

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12 thoughts on “Riflessioni (ma magari è il caldo)

  1. Oh, how I sympathise. And how hard it is to get rid of the “stuff”.
    I’d always felt that books were somehow “sacred” and held on even to ones that I hadn’t enjoyed or that were ugly to look at. I finally took the plunge in January and sent several box-loads to our local Oxfam bookstore.
    We’re now organising a mega-sale on ebay of ornaments, household items, clothes, shoes… Some of them still in their original packaging, unused and unworn. I CAN’T WAIT to get rid of this stuff!
    The one thing I still can’t part with, ahimè, is my stash of Vogue magazines…

  2. @Marian: same here for the books, but I now feel relieved. Clothes (and household items in general) are a real problem, and in the past I haven’t really had much luck with those on eBay. Hope your sale will go great though!

  3. ciao,
    è un pò di tempo che mi sto appassionando alla filosofia del downshifting. A dire la verità ho fatto il grande passo, ho chiuso a dicembre la mia attività, che facevo da trent’anni. Dopo la prima fase euforica è venuta quella dei ripensamenti, avrò fatto bene, riuscirò a vivere con meno e via così. Per non parlare degli amici e dei conoscenti che vedendoti a spasso in orario di lavoro, chiuedono: oggi non lavori? Capisci che è nella cultura comune che o lavori o lavori, non ci sono via di mezzo, anche i ricchi lavorano.
    Se non lo fai sei diverso o scansafatiche.
    Ora sono più tranquillo, anche se qualcuno non crede alla mia scelta, ma pensa che abbia vinto a qualche lotteria. Insomma sembra che sia l’unica soluzione accettata per decidere di smettere di lavorare.
    in ogni caso la prima cosa che mi sono imposto è di limitare al massimo gli acquisti, valutare se è veramente indispensabile quella tale cosa o altre. Alla fine quasi l’ottanta percento delle cose che ci viene voglia di comperare, spinti dalle pubblicità martellanti, sono inutili. Altre cose siamo spinti ad acquistarle perchè ce l’hanno tutti e sono cose di moda. Ho smesso di acquistare cibi pronti o precotti, ho il tempo di lavare l’insalate sfusa e non quella già lavata, costa tredici volte di più, cucino con ingredienti freschi e mi diverto a farlo.
    Ho cominciato anche io a sfoltire il superfluo che si è accumulato negli armadi e nella libreria. Sicuramente comprando molto meno spero di arrivare ad un equilibrio con lo spazio in casa. Anche io avevo pensato al yard sale, ma non avendo le yard avrei dovuto farlo in casa, ma non mi piacerebbe ospitare sconosciuti per vendere le mie cose, in un giardino sarebbe ottimo, ma in casa…
    In ogni caso dopo un periodo sabbatico dovrò cercarmi un lavoro partime per tirare avanti la baracca, ma come dice Simone Perotti nel suo libro Avanti Tutta, se uno ha voglia di lavorare, non ci sono problemi.
    A me piacerebbe un terreno da coltivare…vedremo
    Ciao
    Sandro

    1. Ciao Sandro e benvenuto. Grazie per questo commento così “esplicativo”, che mi fa un grandissimo piacere.
      Nel mio piccolo, non di downshifter ma di lavoratrice con l’ufficio in casa e quindi con modalità di lavoro molto “atipiche”, vivo quotidianamente sulla mia pelle il fatto che la gente “non capisce” e non sa andare oltre. Lavori in casa? Beh, ma allora… avrai sempre tempo per fare le faccende domestiche, per rispondere al telefono, per intrattenere chi ti viene a trovare nel bel mezzo della giornata, per occuparti delle mille commissioni “non lavorative” che nessuno si aspetterebbe da te se lavorassi in un ufficio “vero”. In definitiva, se lavori in casa non lavorerai poi tanto no? Insomma, posso capirti molto bene.
      Grazie ancora per aver condiviso la tua esperienza 🙂

  4. ciao elle,
    l’unica cosa che non ho ancora inquadrato bene nel downshifting è il rapporto che da tenere con internet. Io sono appassionato del mac, ( uso mac dal 1983 ) non che io cambi computer ogni sei mesi, però mi piace essere aggiornato, non potrei eliminare la connessione veloce e adesso sono molto tentato dall’acquistare l’Ipad2.
    daltronde non si può mica vivere a pane e acqua, o no?
    Sandro

    1. Ciao Sandro. Io uso Mac da molto meno, solo qualche anno; ne sono entusiasta ovviamente :), ma anche se avessi continuato a usare PC il problema si sarebbe posto lo stesso, visto che sono una nerd, amo il computer e il Web in genere e, non da ultimo, ci lavoro!
      Sicuramente anche per me la tecnologia è un “punto debole”, sia in termini di consumi, e quindi di “oggetti” comprati (ho un iMac, un MacBook, anche se ereditato da Marco, iPhone e iPad), che in termini di tempo trascorso sul Web e comunque usando questi strumenti. Diciamo che, lavoro a parte (!), cerco di non esagerare ma anche di non fustigarmi troppo.
      L’importante per me è essere consapevoli, non privarsi di tutto per principio.

  5. Pingback: Domande « minimo.

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