Vancouver – 8/22 marzo 2009

Alla fine del 2008, a qualche mese dalla bellissima esperienza di De Panne, riceviamo una proposta di scambio da un posto che (nella nostra colossale ignoranza) non avremmo mai considerato: Vancouver, British Columbia.

La proposta viene, per una volta, da una coppia di nostri coetanei (l’età media degli Homelinker è abbastanza avanzata). Iniziamo a scriverci, fornendoci a vicenda informazioni varie, e messaggio dopo messaggio scopro di avere un sacco di cose con comune con Brook, che finisco per ribattezzare “La mia gemella canadese”. Entrambe non mangiamo nulla che venga dall’acqua (una caratteristica che finora non avevo mai condiviso con nessuno), entrambe siamo puntigliose per non dire un po’ (!) ossessionate dai dettagli. Insomma, andiamo immediatamente d’accordo: e quando finalmente ci incontriamo di persona, il 7 marzo, un giorno prima della nostra partenza, qualsiasi dubbio residuo che potevamo avere su questa “follia” del lasciare casa nostra in mano a due sconosciuti si scioglie definitivamente. Trascorriamo una magnifica serata chiacchierando un po’ di tutto, riceviamo in consegna la preziosa Chiave Di Casa, e la mattina dopo ci imbarchiamo destinazione Vancouver. Le premesse sono ottime, ma al nostro arrivo Homelink, ancora una volta, ci stupirà con effetti speciali.

Dal nostro quadernino di appunti di viaggio:

“Siamo arrivati ieri sera verso le 19, dopo aver visto contemporaneamente nevicare “cats & dogs” davanti a noi e tramontare il sole alle nostre spalle.
A casa ci ha accolto la gatta Xyla, che secondo Brook ci avrebbe ignorato e invece ci tiene costantemente d’occhio ed è pure molto affettuosa, una serie di luci morbide e soffuse già accese, un letto coooomodo (anche se è vero, avrei dormito anche nell’acqua…), una bella doccia calda, e una vicina (Yvette) che evidentemente aspettava il nostro arrivo ed è venuta ad accoglierci con baci, abbracci, informazioni su dove trovare informazioni, su Vancouver, sui vicini d’angolo che hanno costruito una casa troppo grande che è un pugno in un occhio e hanno 7 dicasi SETTE macchine… Insomma, non è che potessimo desiderare TANTO di più! Anzi, dimenticavo, ad accoglierci c’era anche un cesto pieno di cose deliziose con il nostro nome sopra: Brook e Isaac ci avevano preparato una serie di specialità locali, dalle Kettle Chips al burro al succo d’acero alla marmellata al caffè bio alle praline al sapone gnammoso che sembrano Mars. Una pacchia.
Per il resto (!), stamattina alle 6.30 ero in piedi e, mentre Marco dormiva il sonno del giusto, sono scesa dalle scale avvolta in una coperta e mi sono trovata davanti, incorniciata dal finestrone del soggiorno, una scena da film: il vicinato avvolto nel buio, una nevicata fittissima, la luce dell’abat-jour in sala, la gatta che mi seguiva e qualche lampione acceso. È stato davvero un momento di quelli che si ricordano. Nessun albergo avrebbe potuto regalarmelo, così come in nessun albergo avremmo potuto sopperire all’abbigliamento un po’ troppo leggero che ci siamo portati (la settimana scorsa c’erano 12°C…) con i pile gentilmente offerti dai padroni di casa, che ovviamente sono super-forniti.”

Restiamo in quella che per entrambi, a oggi, è la città più bella del mondo per un paio di settimane. Assistiamo a una partita di hockey stupendoci di come l’equivalente canadese del nostro calcio possa essere a tutti gli effetti uno sport per scuole e famiglie, in un palazzetto gremito dove i tifosi delle due squadre stanno gomito a gomito senza nemmeno l’ombra di un incidente. Visitiamo la città dove si alternano montagne, oceano, spiaggia, boschi sterminati e grattacieli. Facciamo anche una puntata a Seattle, dove abbiamo la fortuna di salire sullo Space Needle in una giornata di sole, e di visitare il bellissimo Pike Place Market. Andiamo a cena con Yvette e tutta la sua famiglia. Tocchiamo con mano cosa significa vivere in una città dove la gente è mediamente felice, di sicuro molto più felice che da noi: tutti sono gentili, rilassati, salutano e ringraziano in ogni occasione.
Salutiamo Vancouver, la “nostra” casetta e Xyla con gli occhi pieni di bellezza e il cuore pesante.
Anche questa esperienza di scambio casa è stata fantastica, e cominciamo davvero a pensare che diventerà una dipendenza…

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