più che un oggetto, un incubo (decluttering fase 2)

offertaminimo è nato, lo saprete, come blog sul decluttering, termine allora piuttosto misterioso e oggi molto di moda, che riunisce due concetti, rimozione del superfluo e ordine. All’epoca, infervorata ed entusiasta, avevo “aggredito” ogni stanza della casa, e per ognuna (più o meno) avevo scritto un post, più un altro di riepilogo. Risultato: eliminazione di una quantità di oggetti che se ci penso mi viene ancora male. Dove per eliminazione intendo genericamente sia il lancio nel cassonetto che la vendita, attraverso vari canali (qualcosa ho anche regalato). Diciamo che quella è stata la prima fase del mio declutteringContinua a leggere

perché

casettaLeggo su Repubblica (purtroppo l’articolo è disponibile in versione integrale solo sul cartaceo, o a pagamento) dell’odissea (sic) di una coppia di trentenni, con un contratto a tempo indeterminato e con un co.co.pro., che in tre giorni hanno girato 12 banche per ottenere un mutuo prima casa, incassando altrettanti schiaffi in faccia.

Stipendio da 1500€ (tempo indeterminato) + 1200€ (co.co.pro), casa da 200.000, 50.000 raccolti tra risparmi e aiuti della famiglia, somma richiesta 150.000; una rata mensile prevista di circa 800 euro “meno di quello che spendiamo di affitto“.
Si tratta in realtà di una simulazione, per evidenziare cosa l’avete già capito: che “per una giovane coppia la casa di proprietà è un miraggio”, perché l’unico reddito considerato è quello derivante dal contratto a tempo indeterminato. Continua a leggere

priorità

vedettaTra i post più letti su minimo ci sono quelli dedicati allo spazio, come questo, e alla casa; tra le chiavi di ricerca ricorrenti, stringhe come “vivere in n mq” o “quanto è grande la vostra casa” o “quanti mq di abitazione per n persone” (e anche altre meno ovvie: tipo “quanti mq a gatto in una stanza“. La risposta è “Il numero è assolutamente indifferente, tanto qualsiasi gatto si approprierà comunque di tutto lo spazio disponibile“). Sull’argomento (non dei gatti, dello spazio), io vi devo un post da qualche mese.  Continua a leggere

godersi il tempo che c’è

cieloLeggevo qualche tempo fa questo post di Simone Perotti (ve lo riporto integramente di seguito, dato che è veramente breve):

“Viviamo nel paradosso di pretendere chissà cosa dalla nostra vita e sprecare tempo e opportunità per realizzarla. Preserviamo la nostra salute fino all’ossessione, e poi sprechiamo il tempo di maggior vita che non fumare, le diete e lo sport ci generano. Il tempo sarà quello che sarà, e dovremmo sperare solo di essere in equilibrio e di godere di quel che si può, finché si può. Piantare un albero, scrivere un verso, frequentare il mare… ”Il giorno della fine non ci servirà l’inglese”, cantava un buon poeta. Continua a leggere

Il trucco

lattinaNegli ultimi due mesi mi sono comprata (ben) due paia di scarpe: un paio da da running (il precedente era arrivato a fine corsa, non solo metaforicamente), e un altro “da diporto”, perché avevo bisogno (e non per motivi di semplice voglia) di un paio di scarpe il più possibile comode ma anche il più possibile “discrete” e portabili.  Continua a leggere

Chiudere bottega

bustedQui l’articolo originale, come vedete pubblicato su un blog a tema piccole imprese e piccola imprenditoria. E allora perché parlarne qui? Perché questo elenco di “cinque cose in grado di farvi definitivamente chiudere bottega” si applica benissimo, con piccoli aggiustamenti, anche alla dimensione personale: basta sostituire “chiudere bottega” con “non sentirsi realizzati”; essere in difficoltà dal punto di vista finanziario; ritrovarsi bloccati in una situazione lavorativa non soddisfacente perché senza quello stipendio non potremmo più sostenere il nostro stile di vita; avere l’impressione che le persone intorno a noi non ci capiscano davvero… in una parola, non essere feliciContinua a leggere

un blog satanista

coloreEbbene sì, minimo è un blog satanista. No, non sono impazzita. Leggete qua (tutto da Wikipedia, tradotto da me; c’è anche una pagina in italiano, ma è molto più scarna):

“La legge del taglione [...] è alla base della formulazione satanica di LaVey. “Fai agli altri quello che gli altri fanno a te” sostituisce il “Fai agli altri quello che vorresti facessero a te”, ovvero: riserva comprensione e compassione a chi le merita. Una regola reattiva, anziché proattiva, che prevede che empatia, amore, compassione e comprensione non vadano sprecati per le persone “ingrate”, ma riservate solo a coloro che consideriamo “degni”. [...]. Continua a leggere